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    Predefinito La vera storia delle Crociate

    La vera storia delle Crociate

    Un esperto di storia americano ne smaschera i miti
    Parte I
    ST. LOUIS (Missouri), domenica, 24 ottobre 2004 (ZENIT.org).- I crociati non erano persone che aggredivano senza essere provocati, non erano avidi predoni, o colonizzatori medievali, come riportato in alcuni libri di storia.

    Thomas Madden, professore associato e preside della facoltà di storia dell'Università di St. Louis e autore di "A Concise History of the Crusades", sostiene che i crociati rappresentavano una forza difensiva che non approfittava delle proprie imprese al fine di guadagnarci in ricchezze terrene o in acquisizioni territoriali.

    Madden ha ripercorso con ZENIT il quadro sui miti più diffusi relativi ai crociati, a fronte dei recenti accertamenti che li destituiscono di fondamento.

    La II parte di questa intervista verrà pubblicata lunedì, 25 ottobre.

    Quali sono gli errori storiografici più comuni sulle crociate e sui chi vi prendeva parte?

    Madden: Alcuni dei miti più comuni e le ragioni della loro infondatezza sono i seguenti:

    Mito n. 1: Le crociate erano guerre di aggressione non provocate, contro un mondo musulmano pacifico.

    Questa affermazione contiene quanto di più sbagliato ci possa essere. Dai tempi di Maometto, i musulmani avevano tentato di conquistare il mondo cristiano. Ed avevano ottenuto anche notevoli successi. Dopo alcuni secoli di continue conquiste, gli eserciti musulmani dominavano l'intero nord-Africa, il Medio Oriente, l'Asia Minore e gran parte della Spagna.

    In altre parole, per la fine dell'XI secolo, le forze islamiche avevano conquistato due terzi del mondo cristiano. La Palestina, casa di Gesù Cristo; l'Egitto, luogo di nascita del cristianesimo monastico; l'Asia Minore dove San Paolo aveva gettato i semi delle prime comunità cristiane - queste non erano la periferia della Cristianità, ma il vero cuore.

    E gli imperi musulmani non terminavano lì. Essi continuarono a spingersi verso Occidente, verso Costantinopoli, oltrepassandola e varcando i confini della stessa Europa. Le aggressioni non provocate erano quindi tutte dalla parte dei musulmani. Ad un certo momento, ciò che rimaneva del mondo cristiano avrebbe per forza dovuto difendersi o in caso contrario soccombere alla conquista islamica.

    Mito n. 2: I crociati indossavano croci, ma erano in realtà interessati unicamente a conquistarsi ricchezze e terreni. I loro pii propositi erano solo una copertura sotto la quale si nascondeva una rapace avidità.

    Gli storici, tempo fa, ritenevano che in Europa si era verificato un aumento demografico che aveva portato ad avere un numero eccessivo di nobili cadetti, addestrati nell'arte bellica cavalleresca, ma privi di terreni feudali da ereditare. Le crociate quindi erano viste come una valvola di sfogo che spingeva questi uomini bellicosi lontano dall'Europa, verso terre da conquistare a spese di qualcun'altro.

    La storiografia moderna, assistita dall'avvento dei database computerizzati, ha fatto crollare questo mito. Noi sappiamo oggi che erano piuttosto i primogeniti d'Europa a rispondere all'appello del Papa del 1095, e a partecipare alle successive crociate.

    Andare in crociata implicava enormi spese. I signori erano costretti a vendere o a ipotecare le proprie terre per radunare i fondi necessari. Gran parte di loro, inoltre, non aveva interesse a costituire un regno oltre mare. Più o meno come i soldati di oggi, i crociati medievali erano fieri di fare il proprio dovere, ma altrettanto desiderosi di tornare a casa.

    Dopo i successi spettacolari della prima crociata, con la conquista di Gerusalemme e di gran parte della Palestina, praticamente tutti i crociati tornarono a casa. Solo una minima parte di loro rimase indietro al fine di consolidare e governare i nuovi territori.

    Anche il bottino non era granché. Infatti, sebbene i crociati sognassero vaste ricchezze nelle opulente città orientali, praticamente nessuno di loro riuscì anche solo a recuperare le spese sostenute all'inizio. Tuttavia i soldi e la terra non rappresentavano il motivo per cui avventurarsi nelle crociate. Essi andavano ad espiare i peccati per guadagnarsi la salvezza mediante le buone opere in una terra lontana.

    Essi sostenevano spese e fatiche perché credevano che, andando in soccorso ai loro fratelli e sorelle cristiani in Oriente, avrebbero accumulato ricchezze dove la ruggine e la tarma non corrodono.

    Avevano ben presente l'esortazione di Cristo secondo cui chi non prenderà su di sè la propria croce non sarà degno di lui. Essi ricordavano anche che "nessuno ha un amore più grande di chi dà la propria vita per gli amici".

    Mito n. 3: Quando i crociati conquistarono Gerusalemme nel 1099, essi massacrarono tutti gli uomini, donne e bambini della città, fino ad inondare le strade di sangue.

    Questa è una delle storie preferite da chi vuole dimostrare la natura malvagia delle crociate.

    Certamente è vero che molte persone a Gerusalemme furono uccise dopo che i crociati conquistarono la città. Ma questo deve essere considerato nel contesto storico del tempo.

    In ogni civiltà europea o asiatica dell'epoca, era normale ed accettato moralmente che una città che aveva resistito alla cattura ed era stata presa con la forza, apparteneva ai vittoriosi. E questo non comprendeva solo gli edifici e i beni, ma anche le stesse persone che l'abitavano. È per questo che ogni città o fortezza doveva valutare attentamente se poteva permettersi di contrastare l'assediante. Se no, era più saggio negoziare i termini della resa.

    Nel caso di Gerusalemme, la difesa fu tentata fino alla fine. Si calcolava che le formidabili mura della città avrebbero tenuto a bada i crociati fino all'arrivo di una forza proveniente dall'Egitto. Ma si sbagliarono. E quando la città cadde, essa fu saccheggiata. Molti furono ammazzati, ma molti altri furono riscattati o lasciati liberi.

    Secondo il criterio moderno questo può sembrare brutale. Ma un cavaliere medievale potrebbe far notare che un numero molto maggiore di uomini, donne e bambini innocenti vengono ammazzati mediante le tecniche moderne di guerra, rispetto al numero di persone che potrebbe cadere sotto la spada nell'arco di uno o due giorni. È utile osservare che in quelle città musulmane che si arresero ai crociati, le persone erano lasciate indisturbate. Venivano requisite le loro proprietà ed essi erano lasciati liberi di professare la propria fede.

    Mito n. 4: Le crociate erano una forma di colonialismo medievale rivestito di orpelli religiosi.

    È importante ricordare che nel Medio Evo l'Occidente non era una cultura potente e dominante che si avventurava in una regione primitiva e arretrata. Era l'Oriente musulmano ad essere potente, benestante e opulento. L'Europa era il Terzo mondo.

    Gli Stati crociati, fondati in seguito alla prima crociata, non erano nuovi stanziamenti di cattolici in un mondo musulmano estraneo alle colonizzazioni britanniche dell'America. La presenza cattolica negli Stati crociati era sempre molto ridotta, solitamente inferiore al 10% della popolazione. Essi ricoprivano il ruolo di governanti e di magistrati, e altri erano commercianti italiani e membri degli ordini militari. La stragrande maggioranza della popolazione degli Stati crociati era musulmana.

    Non erano quindi colonie nel senso di piantagioni o fabbriche, come nel caso dell'India. Erano degli avamposti. La finalità ultima degli Stati crociati era di difendere i luoghi santi in Palestina, specialmente in Gerusalemme, e di fornire un ambiente sicuro per i pellegrini cristiani in vista in quei luoghi.

    Non vi era un Paese di riferimento per gli Stati crociati, con cui questi intrattenessero rapporti economici, né gli europei traevano vantaggio economico da tali Stati. Al contrario, le spese delle crociate finalizzate al mantenimento dell'Oriente latino, gravavano fortemente sulle risorse europee. Come avamposto, gli Stati crociati mantenevano un'impostazione militare.

    Mentre i musulmani combattevano tra di loro, gli Stati crociati erano al sicuro, ma una volta che i musulmani si unirono, furono in grado di far cadere le fortificazioni, catturare le città e nel 1291 espellere del tutto i cristiani.

    Mito n. 5: Le crociate furono fatte anche contro gli ebrei.

    Nessun Papa ha mai lanciato una crociata contro gli ebrei. Durante la prima crociata un folto gruppo di malfattori, non associati all'esercito principale, discese nei paesi della Renania e decise di depredare e ammazzare gli ebrei che vi risiedevano. Questo fu causa, in parte di pura avidità, ma in parte derivava anche da un'errata concezione per cui gli ebrei, in quanto responsabili della crocifissione di Cristo, sarebbero stati legittimi bersagli della guerra.

    Il Papa Urbano II e i successivi Papi condannarono fortemente questi attacchi contro gli ebrei. I vescovi locali e gli altri ecclesiastici e laici tentarono di difendere gli ebrei, anche se con scarso successo. Analogamente, durante la fase iniziale della seconda crociata, un gruppo di rinnegati uccise molti cristiani in Germania, prima che San Bernardo riuscisse a raggiungerli e a fermarli.

    Queste realtà erano un disdicevole effetto collaterale derivante dall'entusiasmo delle crociate, ma non erano lo scopo delle crociate. Per usare un'analogia moderna, durante la seconda guerra mondiale alcuni soldati americani commisero crimini mentre si trovavano oltre oceano. Essi furono arrestati e puniti per tali crimini, ma il motivo per cui erano entrati in guerra non era di commettere crimini.
    Anarcho-capitalist

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  2. #2
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    La vera storia delle Crociate (Parte II)

    Thomas Madden parla delle crociate e dei conflitti attuali

    ST. LOUIS (Missouri), lunedì, 25 ottobre 2004 (ZENIT.org).- Le tensioni attuali tra i Paesi occidentali e quelli musulmani hanno poco a che vedere con le crociate, afferma uno storico.

    In questo senso, Thomas Madden, professore associato e preside della facoltà di storia dell'Università di St. Louis e autore di "A Concise History of the Crusades", sostiene che, agli occhi dei musulmani del tempo, le crociate non erano considerate molto importanti. Questa prospettiva è poi mutata grazie ai revisionisti del XIX secolo che iniziarono a riproporre le crociate come guerre imperialiste, ha affermato.

    La Prima parte di questa intervista rilasciata a ZENIT è stata pubblicata nel Servizio Giornaliero del 24 ottobre 2004 .

    Crede che i contrasti tra Occidente e mondo musulmano siano in qualche modo una reazione alle crociate?

    Madden: No. Potrebbe sembrare una risposta strana considerando che Osama bin Laden e altri islamici si riferiscono spesso agli americani come "crociati".

    Tuttavia è importante ricordare che nel corso del Medioevo - e in realtà fino al tardo XVI secolo - la superpotenza del mondo occidentale era l'Islam. Le civiltà musulmane erano ricche, sofisticate e immensamente potenti. L'Occidente invece era arretrato e relativamente debole.

    È interessante notare anche che, ad eccezione della prima crociata, sostanzialmente tutte le altre crociate dell'Occidente - e ve ne furono centinaia - non ebbero successo.

    Le crociate possono aver rallentato l'espansione del mondo musulmano, ma non ne hanno assolutamente procurato un arresto. Gli imperi musulmani hanno continuato ad espandersi nei territori cristiani, conquistando i Balcani, molta dell'Europa orientale, compresa la più grande città cristiana al mondo, Costantinopoli.

    Agli occhi dei musulmani del tempo, le crociate non erano considerate molto importanti. Normalmente, le persone del mondo musulmano del XVIII secolo non sapevano granché delle crociate. Queste erano invece importanti per gli europei, perché rappresentavano imprese notevoli, caratterizzate dal fallimento.

    Tuttavia, durante il XIX secolo, quando gli europei iniziarono a conquistare e colonizzare i Paesi del Medio oriente, molti storici - in particolare scrittori francesi nazionalisti o monarchici - iniziarono a considerare le crociate come il primo tentativo dell'Europa diretto a esportare i frutti della Civiltà occidentale al mondo arretrato musulmano. In altre parole, le crociate furono trasformate in guerre imperialiste.

    Queste interpretazioni della storia furono diffuse nelle scuole coloniali e divennero l'impostazione accettata nel Medio oriente e oltre. Nel XX secolo, l'imperialismo fu oggetto di discredito. Allora, alcuni nazionalisti arabi e islamisti fecero propria l'impostazione coloniale delle crociate ed iniziarono a sostenere che l'Occidente era responsabile delle loro afflizioni perché aveva depredato il mondo musulmano sin dai tempi dalle crociate.

    Spesso si dice che le persone, nel Medioevo, hanno lunga memoria; è vero. Ma nel caso delle crociate, essi hanno recuperato memoria: ricordi fabbricati per loro stessi dai conquistatori europei.

    Vi è qualche similitudine tra le crociate e la guerra contro il terrore di oggi?

    Madden: A parte il fatto che i soldati di entrambe le guerre sono spinti dalla volontà di servire qualcosa che è più grande di loro stessi, a cui essi tengono, e che desiderano tornare a casa appena queste terminano, non vedo altre similitudini tra le crociate medievali e la guerra contro il terrore. Le motivazioni di una società secolare posti-illuminista sono molto diverse rispetto a quelle del mondo medievale.

    In che modo le crociate si differenziano dalla jihad islamica o da altre guerre di religione?

    Madden: Lo scopo fondamentale della jihad è di espandere il Dar al-Islam -- la dimora dell'Islam -- nel Dar al-Harb -- la dimora della guerra. In altre parole, la jihad è espansionistica e persegue la conquista dei non musulmani per porli sotto il governo musulmano.

    A coloro che vengono conquistati viene data una semplice alternativa. Per coloro che non appartengono alle "Genti del Libro" - ovvero i non cristiani o i non ebrei - la scelta è convertirsi all'Islam o perire. Per coloro che appartengono alle "Genti del Libro", la scelta è sottomettersi al governo musulmano e alla legge islamica o perire. L'espansione dell'Islam, quindi, era direttamente legata al successo militare della jihad.

    Le crociate furono qualcosa di molto diverso. Nel Cristianesimo, sin dall'inizio, fu sempre proibita la conversione forzata di qualsiasi tipo. La conversione per mezzo della spada non era possibile per il Cristianesimo. Diversamente dalla jihad, lo scopo delle crociate non era né quello di allargare l'estensione territoriale del mondo cristiano, né quello di diffondere il cristianesimo mediante la conversione forzata.

    Le crociate erano invece una risposta diretta e tardiva a secoli di conquiste musulmane di territori cristiani. L'evento che seguì immediatamente la prima crociata fu la conquista turca di tutta l'Asia minore nel corso dei decenni dal 1070 al 1090.

    La prima crociata fu lanciata da Papa Urbano II nel 1095 in risposta ad un urgente appello di aiuto dell'imperatore bizantino di Costantinopoli. Urbano II allora chiamò i cavalieri del mondo cristiano per accorrere in aiuto ai fratelli d'Oriente.

    L'Asia minore era cristiana. Questa parte dell'Impero bizantino fu evangelizzata a partire da San Paolo. San Pietro fu il primo vescovo di Antiochia. Paolo scrisse le sue famose lettere ai cristiani di Efeso. Il credo della Chiesa fu scritto a Nicea. Tutti questi luoghi si trovano in Asia minore.

    L'imperatore bizantino pregò i cristiani d'Occidente di aiutarlo a riconquistare i territori e ad espellere i turchi. E le crociate rappresentarono questo aiuto. Il loro scopo, tuttavia, non era solo quello di riconquistare l'Asia minore, ma di riconquistare altre terre anticamente cristiane, che erano state perse a causa delle jihad islamiche. Tra queste vi era la Terra santa.

    In una parola, quindi, la principale differenza tra le crociate e le jihad è che le prime erano una difesa contro queste ultime. Tutta la storia delle crociate orientali è una storia di risposta ad aggressioni musulmane.

    I crociati ebbero qualche successo nella conversione del mondo musulmano?

    Madden: Nel XII secolo alcuni francescani iniziarono una missione in Medio oriente nel tentativo di convertire i musulmani. Ma non ebbe successo in gran parte perché le leggi islamiche considerano la conversione ad altra religione come un'offesa capitale.

    Questo tentativo fu, peraltro, portato avanti separatamente rispetto alle crociate, le quali non avevano nulla a che fare con il discorso della conversione, e mediante mezzi pacifici di persuasione.

    Come razionalizzò, il mondo cristiano, la propria sconfitta nelle crociate? I crociati stessi furono sconfitti?

    Madden: Lo fecero così come gli ebrei del Vecchio Testamento. Dio non diede la vittoria al suo popolo perché era nel peccato. Questo portò ad un movimento di pietà di larga scala in Europa, il cui obiettivo era di purificare in ogni modo la società cristiana.

    Il Papa Giovanni Paolo II, in realtà, ha chiesto scusa per le crociate. Le ha condannate...

    Madden: Questo è un mito curioso, visto che il Papa è stato cosi palesemente criticato per non aver chiesto scusa in modo espresso per le crociate, nell'ambito della sua richiesta di perdono a tutti coloro a cui i cristiani avevano procurato del male ingiustamente.

    Il Santo Padre non le ha condannate, né ha chiesto scusa per esse. Egli ha chiesto scusa per i peccati dei cattolici. Recentemente è stato ampiamente riportato il fatto che Giovanni Paolo II ha chiesto scusa al Patriarca di Costantinopoli per la conquista crociata di Costantinopoli del 1204.

    Ma in realtà, il Papa ha solo ribadito ciò che aveva detto il suo predecessore, Papa Innocenzo II (1198-1216). Quell'evento fu un tragico esempio di un attacco non andato a buon fine, che peraltro lo stesso Innocenzo II cercò in ogni modi di evitare. Egli ha chiesto scusa per i peccati dei cattolici che presero parte alle crociate, ma non ha chiesto scusa per le crociate stesse o per i loro risultati.
    Anarcho-capitalist

  3. #3
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    Lo studioso cerca di negare l'evidente richiesta di scuse in parole e atti che Karol Wojtyla ha rivolto in più occasioni alle autorità islamiche.

    Dottrinalmente quando afferma che adoriamo lo stesso Dio.
    In opere ad esempio con la restituzione del vessillo maomettano della Sultana del comandante Mehmet Alì Pascià, conquistato a Lepanto; oppure semplicemente il bacio del Corano davanti ad una autorità islamica:


  4. #4
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    Europa dei crociati e degli insorgenti
    Don Ugo Carandino (Istituto Mater Boni Consilii)



    Che funzione ha avuto il Cristianesimo nella definizione del concetto d'Europa?

    L'incontro tra i popoli europei e la Fede insegnata dagli Apostoli e dai loro successori (basti pensare a figure come Sant'Ambrogio, San Gregorio, San Colombano, San Patrizio) ha generato quella splendida opera religiosa e umana che è stata l'Europa cristiana. Il Cristianesimo ha saputo valorizzare le capacità umane dei diversi popoli, elevarle al piano sovrannaturale e armonizzarle tra loro. La Cristianità si presentava come un maestoso mosaico dove l'unica Fede serviva da collante ai molteplici particolarismi etnici, linguistici, culturali, sociali. Dall'unico tronco, quello della Religione cattolica, si sono formati i mille rami, che hanno dato vita ai meravigliosi frutti della nostra Civiltà. Popoli uniti nella professione della stessa Fede, ma differenziati nell'organizzazione sociale in base alle legittime e naturali diversità. I vessilli dell'Europa cristiana rappresentavano perfettamente quest'armoniosa differenzazione, mentre le artificiali e ripetitive bandiere degli stati moderni esprimono l'omologazione imposta dal Nuovo Ordine.


    Carlo Magno è stato eletto a simbolo dell'Unione Europea: ritiene che la nozione medioevale d'Impero mostri delle somiglianze con la costituenda federazione europea?

    Non riesco a individuare un nesso tra l'Impero carolingio e l'attuale Unione europea. L'universalismo cristiano, basato sull'autorità imperiale e soprattutto su quella papale, intendeva edificare un ordinamento sociale dove non vi era opposizione tra il bene particolare e il bene comune. Il bene comune abbracciava ma non schiacciava quello particolare, lo valorizzava e non l'umiliava. Come in un corpo umano, ogni comunità rappresentava un membro vitale, che era armonizzato nel suo insieme e finalizzato al bene comune dall'azione che proveniva dal vertice. Il bene del singolo diventava così il bene dell'insieme. L'attuale Unione europea, invece, intende imporre nel nostro continente il modello mondialista, dove il bene comune si identifica con gli interessi delle oligarchie finanziarie che concepiscono l'organizzazione sociale come un immensa catena di montaggio, dove tutto è finalizzato alla produzione e al consumo; in questo contesto il bene particolare delle diverse comunità viene considerato un'ostacolo a questo perverso ingranaggio. Il sistema politico-economico mondialista non può concepire l'esistenza di particolarismi: da qui l'imposizione dello stato unico, della bandiera unica, della moneta unica, della lingua unica e, in un'ottica sincretista, della religione universale.


    Si può affermare che la prima guerra mondiale mirasse a distruggere l'Impero austro-ungarico, nobile esempio di rispetto per le diversità e modello per un'Europa delle regioni che poco piaceva ai governi giacobini dell'Intesa?

    La prima guerra mondiale fu il sanguinoso coronamento dell'aggressione armata che le logge massoniche scatenarono contro l'Europa cristiana a partire dalla Rivoluzione Francese e che provocò la distruzione di un tessuto sociale a misura d'uomo dove, come abbiamo visto, i particolarismi venivano rispettati e salvaguardati. L'Impero asburgico rappresentava, almeno formalmente, le vestigia della Cristianità: sulle ceneri dell'Impero fu costituita la Società delle Nazioni, che rappresentò il primo passo istituzionale verso il Nuovo Ordine Mondiale. A riguardo della prima guerra mondiale non dimentichiamo il genocidio dei 600.000 giovani cattolici che lo Stato massonico italiano strappò dalle proprie famiglie e dalle proprie terre per mandare al macello in nome dei "sacri confini". In questo senso è ripugnante la retorica della storiografia ufficiale che esalta quella carneficina: invece, dovrebbe riconoscere che la guerra del '15-'18 fu l'attuazione, in tutta la sua drammaticità, del totalitarismo anticristiano di matrice liberal-massonica condannato dai Papi nel corso del XIX secolo.


    Dalla Bretagna alla Croazia, da Euskadi all'Irlanda, dal Tirolo alla Scozia, sacerdoti cattolici fedeli alla Tradizione hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta di liberazione dei popoli negati d'Europa; come spiega ciò?

    Per rispondere a questa domanda bisogna disintossicarsi dalla propaganda anticattolica elaborata dagli illuministi e tuttora imposta nelle scuole di ogni ordine e grado dai progressisti e dai catto-comunisti. Secondo questa vulgata la Chiesa si è macchiata di numerosi crimini, in particolare nel negare la libertà ai popoli: nulla di più falso! L'Ordine Cristiano, voluto e difeso dalla Chiesa, riconosceva e garantiva ai differenti popoli della Cristianità le autonomie e le libertà concrete. I municipi, le corporazioni, le confraternite, i diversi corpi intermedi che componevano la società cristiana pre-rivoluzionaria garantivano all'individuo aiuto e protezione. Con la nascita degli stati napoleonici, basati sul centralismo, le libertà concrete non vennero più riconosciute, in nome di una libertà astratta, la falsa libertà frutto dell'utopia rivoluzionaria. Da quel momento i popoli divennero prigionieri del totalitarismo di stato, della statolatria: lo stato che si sostituisce a Dio e come Dio si considera onnipotente, lo stato che vuole occuparsi di ogni aspetto della vita delle persone. Di fronte a questa prevaricazione la Chiesa ha sempre cercato di difendere i popoli: sia con il Magistero papale, che ha esaminato e condannato questo aberrante totalitarismo di stato (basti pensare al "Sillabo" di Pio IX), sia attraverso l'azione pastorale del clero, che spesso si è trovato in prima linea nella legittima e doverosa azione di opposizione alla Rivoluzione. Ricordiamo, ad esempio, i parroci che impugnarono il crocifisso e sostennero gli Insorgenti contro le truppe napoleoniche oppure i frati che incoraggiarono i patrioti borbonici contro gli invasori italiani. E ancora: la splendida figura sacerdotale di don Davide Albertario che, dopo il massacro dei popolani lombardi ad opera del pluridecorato Bava Beccaris, condannò con coraggio questa strage operata dallo stato unitario e per questo motivo fu processato e incarcerato. Il dramma del nostro tempo è che la maggioranza del clero cattolico è salita sul carro della Rivoluzione e benedice lo statalismo centralista giacobino.


    Recentemente il presidente Ciampi ha auspicato un'integrazione europea che si sviluppi sull'esempio del "risorgimento" italiano. Ritiene opportuno considerare gli attuali stati come delle propaggini di una UE che si pone sempre più come "anti-Europa", nemica di ogni autonomia e identità, inerme davanti all'islamizzazione e succube di interessi extracontinentali?

    Il cosiddetto risorgimento in realtà fu un seppellimento: il seppellimento dell'identità religiosa e civile dei popoli che componevano gli Stati preunitari. Le popolazione furono estranee al processo di unificazione e, in numerosi casi, insorsero per difendere l'ordinamento precedente. L'attuale rilettura del risorgimento sta giustamente mettendo in luce la resistenza delle popolazioni meridionali, ma non dimentichiamo che in ogni stato ci furono dei movimenti di opposizione. Nella Roma papalina, ad esempio, pur mancando un'insurrezione armata contro gli invasori (che venivano chiamati ironicamente "brecciaioli"), vi fu un vasto movimento di disobbedienza civile. Furono rarissimi i casi di ufficiali pontifici che accettarono di passare all'esercito italiano e la maggioranza dei dipendenti dell'amministrazione papalina preferì la miseria pur di non tradire il Papa-Re e di servire i nuovi padroni: i posti vacanti furono presi dagli amministratori del governo unitario e nacque così la "Roma ladrona", non più la Città Santa del Cattolicesimo ma la capitale di uno stato massonico in mano alla borghesia liberale, che si era arricchita nei decenni precedenti con gli espropri dei beni ecclesiastici.
    Ora, con l'attuale unificazione europea, assistiamo al seppellimento dei popoli dell'intero continente. La Comunità europea è una delle principali minacce alla sopravvivenza dell'Europa cristiana. Questa "comunità europea" non è né comunità, né europea. Non è comunità, in quanto non è l'espressione dei vincoli di fede, di sangue e di cultura dei popoli europei; non è europea in quanto è governata da poteri apolidi che non rispettano la storia dell'Europa e, come dimostra la questione della Turchia, neppure la sua geografia! Questa mostruosità che sta nascendo negli uffici dei burocrati di Bruxelles, privata dell'anima cristiana, ammorbata dall'ideologia giacobina e predisposta alla religione musulmana, non è l'Europa: è l'anti-Europa, è la pianificazione sistematica dell'avversione religiosa e ideologica all'Europa cristiana, all'Europa dei popoli cristiani, alla Regalità di Cristo.


    Angela Pellicciari, in seguito ad una serie di studi, ha concluso che i fatti precedenti all'unificazione italiana vadano letti come una "guerra civile fra cattolici e massoni": ritiene valida questa definizione?

    Ritengo che la definizione della professoressa Pellicciari sia l'unica che esprima compiutamente la vera natura delle vicende risorgimentali. Del resto il fine principale del risorgimento era quello di privare il Papa del potere temporale, in quanto i settari erano convinti che senza di esso anche il potere spirituale sarebbe stato abbattuto. I libri di scuola non parlano delle ripetute violenze inflitte dal governo unitario alla Chiesa: persecuzioni fisiche contro i sacerdoti, esilio dei vescovi, oltraggi nei confronti delle consacrate, profanazioni delle chiese, soppressione degli ordini religiosi, confische dei beni ecclesiastici e, soprattutto, le continue offese a Pio IX, definito dal massone Garibaldi "un metro cubo di letame". Durante la traslazione della salma dell'ultimo Papa-Re dal Vaticano al Verano, la teppaglia massonica tentò persino di gettare il feretro nelle acque del Tevere. Come si vede, i veri briganti in quel periodo furono i fautori dell'unità, per nulla "patrioti" bensì collaborazionisti del potere massonico internazionale, principalmente anglosassone, che odiava il Papato e di conseguenza le istituzioni e le popolazioni cattoliche degli stati preunitari. Quindi il risorgimento fu veramente una guerra civile tra i figli della Chiesa e gli affiliati alle logge: da una parte il vessillo della Croce, dall'altra parte le bandiere tricolori.
    Non solo: il concetto di guerra civile tra cattolici e massoni si deve applicare anche alla maggioranza dei conflitti scoppiati nell'800 in Europa e in America. Non dimentichiamo, a questo proposito, l'aggressione massonica agli stati cattolici dell'America Latina, attraverso le diverse rivoluzioni volute dalle logge che causarono un numero elevato di vittime. Vorrei ricordare in particolare la figura di Garcia Moreno, presidente dell'Equador, assassinato all'uscita di una chiesa, proprio perché non intendeva consegnare il suo popolo al potere massonico. Qualche decennio più tardi, negli anni '20 del XX secolo, furono i contadini messicani, che combattevano in nome di Cristo Re e per questo furono chiamati Cristeros, a essere massacrati dal governo massonico, in combutta con i "fratelli" degli Stati Uniti.


    Certe direttive della commissione di Bruxelles sulla abolizione della domenica come giorno festivo o certe disposizioni dello stato italiano sull'esposizione forzata del tricolore ricordano molto le imposizioni subite dai popoli europei dalla Francia giacobina e dagli stati fantoccio a lei dipendenti: è un paragone eccessivo?

    Ritorniamo al discorso della divinizzazione dello stato: lo stato può tutto, lo stato decide tutto, la stato fa tutto. In nome della laicità si impone questa nuova religione dello stato, alla quale anche la Religione rivelata da Dio deve piegarsi. E così un manipolo di anonimi burocrati, in nome del super-stato antieuropeo si permettono di emanare disposizioni di questo genere e di imporle con prepotenza a interi popoli. Il despotismo pseudoeuropeista decide a tavolino come devono vivere i popoli europei, cosa devono mangiare, come devono vestire, cosa devono scegliere, chi devono votare. Gli usi, le consuetudini, le tradizioni e la Religione non incidono nelle decisioni di questi "illuminati" e, nei loro progetti, non devono più incidere nella nostra vita: con una semplice normativa si intendono così cancellare secoli di storia. Adeguarsi prontamente alle norme comunitarie significa accettare passivamente le decisioni delle lobby massoniche che detengono il potere. Questo stato deificato ha inoltre le sue liturgie: da qui la propaganda per suscitare il culto popolare ai simboli del potere laicista, come la bandiera e all'inno nazionale, scimmiottando così la ritualità della Religione.


    La resistenza Vandeana, le insorgenze Padano-Alpine contro Napoleone e la ribellione carlista per i Fueros della Navarra possono rappresentare un modello per quegli autonomisti europei che devono quotidianamente fare i conti con i regimi centralisti cui sono sottoposti e con un'unione che di questi sintetizza gli aspetti peggiori?

    L'epopea delle Insogenze antigiacobine e antinapoleoniche, che rappresentò il più importante movimento popolare europeo degli ultimi secoli, è un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che intendono opporsi all'omologazione mondialista. Gli Insorgenti furono mossi principalmente da due fattori: la volontà di difendere la Religione cattolica, combattuta dalla Rivoluzione, e di salvaguardare le libertà garantite dalla società tradizionale e negate dal potere centralista. E' importante conservare lo spirito che animò le Insorgenze per vivificare una nuova insorgenza antimondialista e permettere così di creare una continuità ideale tra gli uomini liberi di ieri e di oggi, alla luce dell'insegnamento evangelico: "la Verità vi rende liberi". Tutti coloro che non intendono rinunciare alla propria legittima indipendenza e non vogliono rassegnarsi a vivere come sudditi del Nuovo Ordine, potranno trovare nelle Insorgenze un salutare incoraggiamento. Dallo studio delle diverse e numerose Insorgenze emerge la determinazione dei nostri avi, la consapevolezza di dover salvaguardare un patrimonio frutto di secoli di sacrifici e di dedizione, la volontà di impedire che un forestiero indesiderato, in nome di principi non condivisi, sovvertisse la vita sociale, lo scandalo nel vedere l'empietà sostituirsi al timor di Dio. E poi vi erano quelle brutte coccarde e quelle brutte bandiere, composte da pezzi di stoffa di tre colori diversi, che venivano imposte ovunqueS I vandeani, invece delle coccarde tricolorate, cucirono sui loro vestiti il Sacro Cuore di Gesù, mentre nelle nostre città e nelle nostre vallate gli Insorgenti cucirono gli scapolari con le immagini sacre e le coccarde con i colori dei diversi stati. Chi oggi esalta le origini del tricolore dovrebbe piuttosto chiedere scusa per le migliaia di donne e di uomini (tra cui numerosi sacerdoti) che, nel corso delle Insorgenze, furono trucidati dai rivoluzionari all'ombra di quella bandiera.


    Ritiene che il diffondersi un po' in tutta Europa, di movimenti politici indipendentisti ed etno-federalisti, come di associazioni localiste per la tutela delle lingue minoritarie, rappresenti l'inizio di una reazione a questo stato di cose?

    Alcuni decenni fa il filosofo cattolico Marcel De Corte scrisse il libro "L'intelligenza in pericolo di morte". L'imposizione del pensiero unico rappresenta effettivamente una minaccia mortale per le coscienze dei nostri contemporanei. E' importante liberarsi da questa ragnatela e creare degli spazi vitali, per riprendere coscienza di appartenere a popoli che sono stati protagonisti della loro storia e non, come succede oggi, sudditi inebetiti di un potere apolide. Ritrovare le radici, sottolineare le legittime differenze, ricercare le rispettive tradizioni, tutelare le doverose autonomie, ridare forza all'identità nata dal rapporto tra un popolo e un territorio, rappresentano un segno di vitalità e di rinascita. Ovviamente questi aspetti devono ritrovare l'elemento fondamentale che li ha elevati a un livello superiore, non limitandosi a un'ottica esclusivamente antropologica. Sulle bandiere della tradizione europea, sulle guglie degli edifici sacri e soprattutto nelle coscienze delle popolazioni vi era la Croce: la Croce rappresenta ciò che animava l'Europa, e il corpo muore se perde ciò che lo vivifica. L'auspicio che formulo è che il fermento rappresentato dai diversi movimenti localisti, come quello padanista, e l'azione culturale di riviste come la vostra, porti alla secessione delle coscienze dal sistema mondialista, che è un sistema essenzialmente anticattolico. Indipendentemente dai risultati che si possono conseguire a breve termine, è importante consolidare dei focolari di restistenza antimondialista, capaci di salvaguardare e trasmettere l'amore per la Civiltà cristiana che ha sublimato le nostre piccole Patrie.


    La quasi totalità dei più alti esponenti della politica e della cultura ufficiale, si sono in più occasione espressi favorevolmente sull'entrata della Turchia nell'Unione Europea e riguardo la necessità di trovare un livello di "convivenza" fra le comunità padano-alpine e gli immigrati mussulmani: come vede tali prospettive?

    L'intera Europa si prepara a vivere la tragica situazione che ha sconvolto il Libano cristiano e che sta cancellando la presenza cristiana nel Kossovo. Infatti, non è possibile una convivenza pacifica tra cristiani e musulmani: chi crede il contrario mostra di non conoscere l'autentica natura dell'islamismo o di conoscerla fin troppo beneS Mi riferisco alle organizzazioni mondialiste che favoriscono l'arrivo e l'insediamento delle comunità islamiche in Europa, con il preciso intento di disgregare ulteriormente il tessuto cristiano del continente, soffocando con la preponderanza maomettana quello che rimane della Cristianità, già duramente provata dall'azione corrosiva del modello liberal-consumistico americano. L'insanabile differenza tra il Cristianesimo e l'Islam sta nell'origine talmudica di quest'ultimo, che traspare nell'avversione verso il dogma trinitario e la negazione della divinità di Cristo. La società cristiana si basa su queste due verità di fede, mentre le società talmudiche e coraniche si basano sul rifiuto pertinace degli stessi dogmi: ecco perché queste società provocano la persecuzione fisica dei cristiani o comunque una condizione di inferiorità sociale. La dottrina religiosa incide profondamente nell'ordinamento sociale che genera: chi ha avversione per il Dio Trino inevitabilmente avrà avversione anche per i suoi fedeli, e questa avversione non sarà solamente individuale ma troverà ampi risvolti nella legislazione e nella vita sociale. Quindi l'ingresso della Turchia nella Comunità europea consoliderà il potenziale pericolo costituito dalle comunità islamiche già presenti in Europa.


    Le battaglie che hanno visto gli Europei difendersi da aggressioni islamiche, da Poitiers alla battaglia di Vienna, si sono svolte indubbiamente sotto le insegne crociate; ritiene che vi siano affinità fra la spada di Giovanni da Rho e gli scud di Bush?

    Colgo l'occasione di questa domanda per dissociarmi da tutti quei ecclesiastici che, a iniziare da Giovanni Paolo II, hanno chiesto perdono per le Crociate. Le Crociate furono la provvidenziale espressione religiosa e militare della Cristianità, una Cristianità che non aveva paura di confrontarsi con i suoi nemici. Ora, la Civiltà cristiana negli ultimi duecento anni è stata attaccata da quelle forze che oggi rappresentano il potere mondialista e che hanno negli USA il loro braccio armato. Quindi non ritengo che i marines americani siano gli eredi dei Crociati: sono piuttosto gli eredi delle truppe napoleoniche che realizzarono la scristianizzazione della società con la forza delle baionette. E' importante capire che il totalitarismo mondialista (e quindi americano) e il totalitarismo islamico sono entrambi nemici della nostra Civiltà. La tragedia dei Balcani mostra eloquentemente come mondialisti e islamici abbiano in comune l'avversione per la Civiltà cristiana. E oggi sono gli Usa a premere per far entrare la Turchia nella comunità europea. Mi permetta una provocazione: sarebbe necessario visitare i laboratori mondialisti dove si preparano queste armi di distruzione di massa della Civiltà cristiana, poiché l'immigrazione l¹invasione incontrollata di musulmani in Europa è come una bomba micidiale che, quando scoppierà, provocherà una tragedia su scala continentale. Anche in Terra Santa i due schieramenti si trovano concordi quando si tratta di contrastare le comunità cristiane: ad esempio il governo di Sharon sta favorendo la richiesta di un gruppo fondamentalista islamico per costruire una moschea davanti alla Basilica di Nazareth.


    Una domanda che, dopo le sue dichiarazioni coraggiose non è possibile evitare: che opinione ha di Karol Woytila?

    Mi riconosco nella posizione teologica che considera Giovanni Paolo II "papa" solamente materialmente (materialiter) ma non formalmente (formaliter), cioè eletto validamente dal conclave ma non rivestito dell'autorità suprema per governare, insegnare e santificare la Chiesa, poichè aderisce agli errori del concilio Vaticano II. Chiunque può capire che un autentico Papa non potrebbe, come ha fatto Woytila, sostenere che cristiani e musulmani adorano lo stesso Dio e persino baciare il Corano. Un vero Papa non potrebbe organizzare le giornate ecumeniche di Assisi, che aprono la porta all'indifferentismo religioso e che vanno nella stessa direzione del relativismo massonico. La posizione teologica che ritiene la Sede Apostolica formalmente vacante permette di conservare la Fede cattolica e l'amore per la Chiesa senza accettare gli errori e gli scandali degli ultimi decenni, poiché dimostra che questi errori non sono il frutto della Chiesa, bensì di modernisti, non rivestiti dell'autorità, presenti nella Chiesa stessa. La tentazione di molti cattolici, scandalizzati da Giovanni Paolo II, è di abbandonare la Chiesa: sarebbe un gravissimo errore. Non bisogna abbandonare la Chiesa, bensì le chiese dove si insegna l'errore e dove si celebrano dei riti che fanno perdere la Fede. Se si capisce il problema dell'Autorità suprema, si ritrova la fiducia nella Chiesa e la fierezza di essere cattolici, senza dover ricorrere a dei vertiginosi quanto inutili acrobatismi per conciliare l'inconciliabile, cioè l'insegnamento papale sino a Pio XII con gli errori dei suoi successori materiali. La rivista "Sodalitium", edita a Verrua Savoia, in Piemonte, da anni studia questi problemi alla luce del magistero petrino e della teologia tomista.


    Come mai è così radicalmente cambiato l'atteggiamento del clero verso la società europea: ieri promotore di crociate contro l'islam e insorgenze anticentraliste, oggi, nella quasi totalità, complice del processo di islamizzazione e nemici di ogni riscoperta identitaria che non riguardi il terzo mondo?

    Il concilio Vaticano II ha rappresentato una frattura radicale con l'insegnamento della Chiesa Cattolica: i documenti conciliari sono impregnati dello spirito liberale, progressista, modernista. Fin dal 1907 il papa San Pio X, con l'enciclica "Pascendi" denunciò l'adesione di una parte del clero all'eresia modernista, un'eresia che ha potuto imporsi grazie alle macchinazioni dei suoi adepti durante i lavori conciliari. Il Modernismo ha cambiato il volto della Chiesa in quanto ha sovvertito la dottrina, ha rivoluzionato la liturgia, ha sconvolto la pastorale, ha soffocato lo spirito missionario. I modernisti, sulla scia del progressismo laico, condannano buona parte della storia della Chiesa per esaltare invece tutto ciò è estraneo alla dottrina cattolica e alla cultura europea, a iniziare dalla religione musulmana. Qualche tempo fa le Edizioni Paoline in una collana di spiritualità, tra gli scritti di santi come Sant'Ambrogio e San Francesco, hanno inserito le "parole di Maometto". Come potrebbero questi ecclesiastici contrastare l'avanzata della religione di Maometto? Possiamo affermare che i sacerdoti e i fedeli che accettano il concilio e seguono il "magistero" di Giovanni Paolo II sono privati delle armi spirituali e dottrinali per combattere l'Islamismo e il Mondialismo. Come dicevo prima, è fondamentale saper cogliere la differenza tra i cattolici fedeli all'autentica dottrina insegnata infallibilmente da tutti i Papi sino a Pio XII e quei cattolici che aderiscono agli errori del Modernismo, in quanto la Religione ha poi dei risvolti fondamentali per la società. La Fede cattolica di San Pio V ha fermato l'Islam a Lepanto, l'ecumenismo di Woytila favorisce la diffusione dei musulmani in Europa. Quindi chi intende difendere l'identità del proprio popolo non può prescindere dalla questione religiosa.


    Diversi parroci modernisti sono arrivati a cedere le proprie Chiese per la celebrazione del culto islamico; è un caso che gli ecumenisti, tanto preoccupati ai diritti- o presunti tali- di queste nuove comunità, siano invece così ostili alle rivendicazioni autonomiste e culturali della propria gente?

    Ricordo ai lettori che questi apostoli della tolleranza e dell'integrazione multireligiosa e multirazzale, quando sono confrontati con i cattolici difensori della Tradizione della Chiesa, assumono dei singolari atteggiamenti di intolleranza e di discriminazione. Negli ultimi decenni, ad esempio, in numerose occasioni le volontà testamentarie di sacerdoti e di fedeli che chiedevano la celebrazione dei funerali con il rito tradizionale della Messa, sono state disattese da queste "colombe" dell'accoglienza indiscriminata, che blaterano tolleranza nei confronti dei maomettani e praticano una ferrea intolleranza verso i cattolici non decattolicizzati. Queste persone si permettono di concedere le chiese, o comunque degli edifici appartenenti alla Chiesa, alle comunità musulmane per le preghiere rituali: ma quelle chiese, che non sono di proprietà dei singoli preti, sono il frutto dei sacrifici dei nostri Padri che le hanno edificate animati dalla Fede e desiderosi di adorare pubblicamente Gesù Cristo, non Allah! Chiese, peraltro, costruite per la sacralità del culto divino e non per liturgie carnevalesche, celebrate attorno ai tavoli luterani che, con la riforma liturgica, hanno sostituito gli altari cattolici. In questa ottica è naturale che il clero ecumenista si dissoci da quei movimenti che auspicano un atteggiamento diverso nei confronti della criminalità veicolata dall'immigrazione selvaggia e nei confronti della penetrazione islamica. Il clero di Giovanni Paolo II chiede perdono per la battaglia di Lepanto, mentre il clero antimodernista supplica il Cielo di poter ottenere altre vittorie esaltanti e benedette come quella di Lepanto.


    Come piemontese e difensore della Tradizione, che opinione ha del tricolore italiano e della bandiera della UE?

    Come piemontese la mia bandiera è il Drapò e come sacerdote cattolico è quella bianco-gialla del Papa-Re. Quelle che Lei ha indicato mi sono completamente estranee.

    ------------------------------------------

    dal sito: http://www.giovanipadani.leganord.org/

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da Libertarian
    La vera storia delle Crociate

    Un esperto di storia americano ne smaschera i miti
    Parte I
    ST. LOUIS (Missouri), domenica, 24 ottobre 2004 (ZENIT.org).- I crociati non erano persone che aggredivano senza essere provocati, non erano avidi predoni, o colonizzatori medievali, come riportato in alcuni libri di storia.

    Thomas Madden, professore associato e preside della facoltà di storia dell'Università di St. Louis e autore di "A Concise History of the Crusades", sostiene che i crociati rappresentavano una forza difensiva che non approfittava delle proprie imprese al fine di guadagnarci in ricchezze terrene o in acquisizioni territoriali.

    Madden ha ripercorso con ZENIT il quadro sui miti più diffusi relativi ai crociati, a fronte dei recenti accertamenti che li destituiscono di fondamento.

    La II parte di questa intervista verrà pubblicata lunedì, 25 ottobre.

    Quali sono gli errori storiografici più comuni sulle crociate e sui chi vi prendeva parte?

    Madden: Alcuni dei miti più comuni e le ragioni della loro infondatezza sono i seguenti:

    Mito n. 1: Le crociate erano guerre di aggressione non provocate, contro un mondo musulmano pacifico.

    Questa affermazione contiene quanto di più sbagliato ci possa essere. Dai tempi di Maometto, i musulmani avevano tentato di conquistare il mondo cristiano. Ed avevano ottenuto anche notevoli successi. Dopo alcuni secoli di continue conquiste, gli eserciti musulmani dominavano l'intero nord-Africa, il Medio Oriente, l'Asia Minore e gran parte della Spagna.

    In altre parole, per la fine dell'XI secolo, le forze islamiche avevano conquistato due terzi del mondo cristiano. La Palestina, casa di Gesù Cristo; l'Egitto, luogo di nascita del cristianesimo monastico; l'Asia Minore dove San Paolo aveva gettato i semi delle prime comunità cristiane - queste non erano la periferia della Cristianità, ma il vero cuore.

    E gli imperi musulmani non terminavano lì. Essi continuarono a spingersi verso Occidente, verso Costantinopoli, oltrepassandola e varcando i confini della stessa Europa. Le aggressioni non provocate erano quindi tutte dalla parte dei musulmani. Ad un certo momento, ciò che rimaneva del mondo cristiano avrebbe per forza dovuto difendersi o in caso contrario soccombere alla conquista islamica.

    Mito n. 2: I crociati indossavano croci, ma erano in realtà interessati unicamente a conquistarsi ricchezze e terreni. I loro pii propositi erano solo una copertura sotto la quale si nascondeva una rapace avidità.

    Gli storici, tempo fa, ritenevano che in Europa si era verificato un aumento demografico che aveva portato ad avere un numero eccessivo di nobili cadetti, addestrati nell'arte bellica cavalleresca, ma privi di terreni feudali da ereditare. Le crociate quindi erano viste come una valvola di sfogo che spingeva questi uomini bellicosi lontano dall'Europa, verso terre da conquistare a spese di qualcun'altro.

    La storiografia moderna, assistita dall'avvento dei database computerizzati, ha fatto crollare questo mito. Noi sappiamo oggi che erano piuttosto i primogeniti d'Europa a rispondere all'appello del Papa del 1095, e a partecipare alle successive crociate.

    Andare in crociata implicava enormi spese. I signori erano costretti a vendere o a ipotecare le proprie terre per radunare i fondi necessari. Gran parte di loro, inoltre, non aveva interesse a costituire un regno oltre mare. Più o meno come i soldati di oggi, i crociati medievali erano fieri di fare il proprio dovere, ma altrettanto desiderosi di tornare a casa.

    Dopo i successi spettacolari della prima crociata, con la conquista di Gerusalemme e di gran parte della Palestina, praticamente tutti i crociati tornarono a casa. Solo una minima parte di loro rimase indietro al fine di consolidare e governare i nuovi territori.

    Anche il bottino non era granché. Infatti, sebbene i crociati sognassero vaste ricchezze nelle opulente città orientali, praticamente nessuno di loro riuscì anche solo a recuperare le spese sostenute all'inizio. Tuttavia i soldi e la terra non rappresentavano il motivo per cui avventurarsi nelle crociate. Essi andavano ad espiare i peccati per guadagnarsi la salvezza mediante le buone opere in una terra lontana.

    Essi sostenevano spese e fatiche perché credevano che, andando in soccorso ai loro fratelli e sorelle cristiani in Oriente, avrebbero accumulato ricchezze dove la ruggine e la tarma non corrodono.

    Avevano ben presente l'esortazione di Cristo secondo cui chi non prenderà su di sè la propria croce non sarà degno di lui. Essi ricordavano anche che "nessuno ha un amore più grande di chi dà la propria vita per gli amici".

    Mito n. 3: Quando i crociati conquistarono Gerusalemme nel 1099, essi massacrarono tutti gli uomini, donne e bambini della città, fino ad inondare le strade di sangue.

    Questa è una delle storie preferite da chi vuole dimostrare la natura malvagia delle crociate.

    Certamente è vero che molte persone a Gerusalemme furono uccise dopo che i crociati conquistarono la città. Ma questo deve essere considerato nel contesto storico del tempo.

    In ogni civiltà europea o asiatica dell'epoca, era normale ed accettato moralmente che una città che aveva resistito alla cattura ed era stata presa con la forza, apparteneva ai vittoriosi. E questo non comprendeva solo gli edifici e i beni, ma anche le stesse persone che l'abitavano. È per questo che ogni città o fortezza doveva valutare attentamente se poteva permettersi di contrastare l'assediante. Se no, era più saggio negoziare i termini della resa.

    Nel caso di Gerusalemme, la difesa fu tentata fino alla fine. Si calcolava che le formidabili mura della città avrebbero tenuto a bada i crociati fino all'arrivo di una forza proveniente dall'Egitto. Ma si sbagliarono. E quando la città cadde, essa fu saccheggiata. Molti furono ammazzati, ma molti altri furono riscattati o lasciati liberi.

    Secondo il criterio moderno questo può sembrare brutale. Ma un cavaliere medievale potrebbe far notare che un numero molto maggiore di uomini, donne e bambini innocenti vengono ammazzati mediante le tecniche moderne di guerra, rispetto al numero di persone che potrebbe cadere sotto la spada nell'arco di uno o due giorni. È utile osservare che in quelle città musulmane che si arresero ai crociati, le persone erano lasciate indisturbate. Venivano requisite le loro proprietà ed essi erano lasciati liberi di professare la propria fede.

    Mito n. 4: Le crociate erano una forma di colonialismo medievale rivestito di orpelli religiosi.

    È importante ricordare che nel Medio Evo l'Occidente non era una cultura potente e dominante che si avventurava in una regione primitiva e arretrata. Era l'Oriente musulmano ad essere potente, benestante e opulento. L'Europa era il Terzo mondo.

    Gli Stati crociati, fondati in seguito alla prima crociata, non erano nuovi stanziamenti di cattolici in un mondo musulmano estraneo alle colonizzazioni britanniche dell'America. La presenza cattolica negli Stati crociati era sempre molto ridotta, solitamente inferiore al 10% della popolazione. Essi ricoprivano il ruolo di governanti e di magistrati, e altri erano commercianti italiani e membri degli ordini militari. La stragrande maggioranza della popolazione degli Stati crociati era musulmana.

    Non erano quindi colonie nel senso di piantagioni o fabbriche, come nel caso dell'India. Erano degli avamposti. La finalità ultima degli Stati crociati era di difendere i luoghi santi in Palestina, specialmente in Gerusalemme, e di fornire un ambiente sicuro per i pellegrini cristiani in vista in quei luoghi.

    Non vi era un Paese di riferimento per gli Stati crociati, con cui questi intrattenessero rapporti economici, né gli europei traevano vantaggio economico da tali Stati. Al contrario, le spese delle crociate finalizzate al mantenimento dell'Oriente latino, gravavano fortemente sulle risorse europee. Come avamposto, gli Stati crociati mantenevano un'impostazione militare.

    Mentre i musulmani combattevano tra di loro, gli Stati crociati erano al sicuro, ma una volta che i musulmani si unirono, furono in grado di far cadere le fortificazioni, catturare le città e nel 1291 espellere del tutto i cristiani.

    Mito n. 5: Le crociate furono fatte anche contro gli ebrei.

    Nessun Papa ha mai lanciato una crociata contro gli ebrei. Durante la prima crociata un folto gruppo di malfattori, non associati all'esercito principale, discese nei paesi della Renania e decise di depredare e ammazzare gli ebrei che vi risiedevano. Questo fu causa, in parte di pura avidità, ma in parte derivava anche da un'errata concezione per cui gli ebrei, in quanto responsabili della crocifissione di Cristo, sarebbero stati legittimi bersagli della guerra.

    Il Papa Urbano II e i successivi Papi condannarono fortemente questi attacchi contro gli ebrei. I vescovi locali e gli altri ecclesiastici e laici tentarono di difendere gli ebrei, anche se con scarso successo. Analogamente, durante la fase iniziale della seconda crociata, un gruppo di rinnegati uccise molti cristiani in Germania, prima che San Bernardo riuscisse a raggiungerli e a fermarli.

    Queste realtà erano un disdicevole effetto collaterale derivante dall'entusiasmo delle crociate, ma non erano lo scopo delle crociate. Per usare un'analogia moderna, durante la seconda guerra mondiale alcuni soldati americani commisero crimini mentre si trovavano oltre oceano. Essi furono arrestati e puniti per tali crimini, ma il motivo per cui erano entrati in guerra non era di commettere crimini.
    Articolo davvero interessante ...
    Se ti interessa qualche altro libro sull'argomento ti consiglierei la storia delle crociate di Jean Richard...
    Comunque attenzione anon generalizzare poichè bisogna considerrare il caso di uno dei tre grandi baroni della Crociata(Boemondo di Taranto) che cercò indiscutibilmente la creazione di un proprio dominio orientale con la creazione dello regno(penso) di Antiochia addirittura prima della di Gerusalemme!

    Senza contare che ruppe gli accordi con Alessio Comnemo riguardo l'annessione di territori originariamente dell'impero bizantino.

    Non nobis domine sed tuo nomini da gloriam

  6. #6
    Non sono d'esempio in nulla
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    Citazione Originariamente Scritto da Bernardus


    Articolo davvero interessante ...
    Se ti interessa qualche altro libro sull'argomento ti consiglierei la storia delle crociate di Jean Richard...
    Comunque attenzione anon generalizzare poichè bisogna considerrare il caso di uno dei tre grandi baroni della Crociata(Boemondo di Taranto) che cercò indiscutibilmente la creazione di un proprio dominio orientale con la creazione dello regno(penso) di Antiochia addirittura prima della di Gerusalemme!

    Senza contare che ruppe gli accordi con Alessio Comnemo riguardo l'annessione di territori originariamente dell'impero bizantino.

    Non nobis domine sed tuo nomini da gloriam
    Alessio Comnemo era incline al tradimento e alla ipocrisia pur di ottenere i suoi scopi, similmente a Boemondo di Taranto, con la differenza però che il secondo il suo territorio da governare se lo conquistava coraggiosamente. Inoltre Boemondo era cattolico, fedele quindi alla Chiesa di Cristo, mentre nei territori di Alessio I si consuma il turpe scisma, con la propagazione di errori sulla dottrina Cristiana che non furono mai più sanati (solo pochi rimasero fedeli e sono giunti fino ad oggi).

  7. #7
    VeNuS
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    Lampante... mi chiedo come sui libri di storia possano esservici scritte cose in alcuni casi anche molto diverse dall'oggettiva realtà.

  8. #8
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    Predefinito scusate quali articoli?

    Carissimi
    ho letto Madden Le Crociate , (ed Lindau) vale il costo ben moderato.
    ma di quali articoli parlate?
    Grazie nobis Vs Bizzzarrro

  9. #9
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    Signori io ho letto "Deus lo volt" di Evan S. Connell . Potentissimo e bellissimo. anche se romanzato descrive benissimo Boemodo e Goffredo di Buglione ed altri eroi cristiani.

  10. #10
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