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    Predefinito La République, les religions, l’espérance…”

    da IL FOGLIO

    Nell’Europa stanca irrompe uno strano teocon laico, si chiama Sarkozy e sarà presidente della Francia
    La religione come elemento civilizzatore e la politica come difesa della libertà di sperare

    Parigi. Un Sarkozy sorprendente, un eretico della “laicità alla francese”, quello del libro “La Repubblica, le religioni, la speranza”. Dal problema dei rapporti tra “l’Islam e la Repubblica” al confronto tra “il fatto religioso e la laicità”. E dalle riflessioni sulle “Chiese e l’Europa” alla domanda sacrilega: “La legge del 1905 [che separa le Chiese e lo Stato] è obsoleta?”.
    Il settimanale Le Figaro Magazine sabato ha pubblicato in anteprima alcuni stralci del libro, che sarà disponibile dal 28 ottobre, pur essendo pronto per la pubblicazione già dall’ottobre 2003. In quel periodo, in Francia, il comunitarismo musulmano faceva paura e si parlava molto di Islam e laicità. Nicolas Sarkozy, all’epoca ministro dell’Interno e dei “culti”, era riuscito a convincere le differenti e litigiose componenti dei musulmani francesi della necessità di dotarsi di un organo rappresentativo che potesse occuparsi dei problemi della comunità ed esprimersi a suo nome: il Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm). Una collaboratrice di Sarkozy, che conosceva il domenicano Philippe Verdin, suggerì allora al ministro di organizzare alcune conversazioni, poi raccolte nel libro, che avessero come tema conduttore la religione. Sarkozy accettò e chiese che il libro fosse pubblicato da “Le Cerf”, casa editrice specializzata in libri a soggetto religioso.
    Nelle sei conversazioni, di un’ora e mezza ciascuna, al domenicano si affiancò Thibaud Collin, giovane professore di filosofia. La pubblicazione del libro era prevista per l’ottobre 2003, ma in quel periodo la situazione era tesa a causa delle discussioni attorno alla legge sul divieto del velo e degli altri simboli religiosi nelle scuole pubbliche; legge alla quale Sarkozy in un primo tempo, discretamente, si disse contrario, per poi alla fine accettarla come un male necessario. Con il rapimento dei due giornalisti francesi in Iraq e la richiesta del ritiro della “legge sul velo”, per la prima volta il Cfcm mostrò la sua utilità e, compatto, condannò il rapimento e la richiesta dei rapitori. Prima e dopo questo episodio, il Cfcm mostrerà divisioni, ma poco importa, perché per Sarkozy quell’istante di unità è stato sufficiente a dimostrare di aver avuto ragione nel dare fiducia ai dirigenti musulmani francesi. In questo contesto, la pubblicazione del libro era di nuovo possibile.

    “Il dispotismo può fare a meno della fede”
    La scelta di Sarkozy è coraggiosa: in una Francia che ha fatto dell’anticlericalismo e del laicismo una religione, pari quasi a quella fondatrice del mito rivoluzionario, le parole di Sarkozy suoneranno come un’eresia, a cominciare dalla citazione di Tocqueville che apre il libro: “E’ il dispotismo che può fare a meno della fede, non la libertà”. Nel libro, Sarkozy si dichiara “di cultura cattolica, di tradizione cattolica, di confessione cattolica. Anche se la mia pratica religiosa è episodica, mi riconosco come membro della Chiesa cattolica”. Afferma: “Tutto quello che può aiutare a dare un senso alla vita è importante, in un mondo nel quale è così difficile trovare punti di riferimento… Non si possono educare i giovani appoggiandosi esclusivamente su valori temporali, materiali, o anche repubblicani”. Per questo, spiega, nelle grandi festività va a messa con la famiglia, perché “pur essendo [per lui] più una questione culturale che non di culto, questa pratica permette di radicarsi in una storia”.
    Sarkozy non solo rompe con l’abituale prudenza dei politici francesi, che generalmente confinano il loro credo nella sfera privata, ma rende merito all’apporto spirituale della religione nella nostra società – “si misura quale vuoto crea quando scompare” – e la vede non come una fonte d’intolleranza, ma come un “elemento civilizzatore”. Il ruolo del politico è quello di permettere il libero esercizio della libertà religiosa perché “è la libertà di sperare”. In particolare, di fronte alla morte è necessario che si possa avere “una prospettiva di compimento nell’eternità”. “Credo al bisogno di religione della maggioranza degli uomini e delle donne del nostro secolo”.
    Sylvie Pierre-Brosselette scrive sul Figaro Magazine: “Col problema della ‘francesizzazione’ dell’Islam, i poteri pubblici sono portati a riaprire il dossier della laicità. L’attuale situazione conduce [Sarkozy] a prendere posizioni che ieri sarebbero state considerate reazionarie (…) ma da molti sono oramai giudicate all’avanguardia”. Questo è il punto: Sarkozy ha dichiarato più volte che è sua intenzione rifondare l’ideologia della destra, che considera arcaica. Vuole la fine del cinquantennale asse franco-tedesco, per esempio, al quale preferisce una cooperazione che comprenda l’Italia, la Spagna, la Polonia, oltre che Germania e Gran Bretagna. Fine anche dell’opposizione pregiudiziale e ideologica agli Stati Uniti, che Sarkozy ammira per il loro dinamismo economico e per la loro capacità di unire azione e pensiero. A novembre “Sarko” dovrebbe essere eletto alla guida dell’Ump, strumento che intende utilizzare per vincere le presidenziali del 2007. Ma, abbandonando i saloni dorati dei ministeri, potrebbe mancargli il sostegno mediatico che ha avuto negli ultimi due anni. Sarkozy non è un tenero e della politica ha potuto gustare vittorie esaltanti perché difficili, come quando, a nemmeno trent’anni, si presentò candidato alle comunali di Neully contro Charles Pasqua, uno dei baroni del suo partito, e a sorpresa vinse. Ma ha avuto anche momenti molto difficili, come alle presidenziali del 1995, quando sostenne Edouard Balladur contro Jacques Chirac, che fino ad allora lo aveva trattato come un figlio. A vincere fu Chirac e Sarkozy, il traditore, fu considerato per anni “un appestato”. Non si sa ancora se Chirac si presenterà per un terzo mandato, ma in ogni caso che cosa c’è di meglio, per mostrare la differenza tra lui e il presidente, che avviare la rifondazione della destra?

    Rafforzare l’identità per dialogare meglio
    Forse Sarkozy coglie il bisogno che ha la Francia di un ricambio generazionale, ma perché non rimanga un desiderio inespresso è necessario mostrare capacità di visione strategica, idee forti e chiare. Con questo libro sembra provare piacere a sparigliare i luoghi comuni parigini, sottolineando l’importanza della religione e attaccando un fondamento ideologico della Repubblica: la “legge 1905”, elaborata all’inizio del secolo scorso per dare un quadro alla presenza della Chiesa nella società statale e per porre fine a una specie di guerriglia tra Chiesa e Stato. Si chiede: “Si deve considerare quello che è stato scritto un secolo fa come scolpito nel marmo? Non credo”. La formazione dei chierici è un’altra delle suggestioni di Sarkozy: “Dispiace che l’attrattiva del seminario patisca le precarie condizioni di vita dei seminaristi e dei preti”. Lo stesso vale per gli imam, per i quali vorrebbe un “istituto di formazione francese”, libero dalle influenze dei paesi stranieri. Per discipline come la teologia o la morale, è favorevole all’accesso di preti, rabbini e imam nell’insegnamento universitario: “In nome di che cosa le nostre università sarebbero chiuse ai ministri del culto?”. Contrariamente al dogmatico Chirac, sulle religioni in Europa Sarkozy rifiuta l’idea che l’Unione sarebbe una minaccia per la laicità e a proposito del Trattato costituzionale dice: “E’ certo che i valori cristiani in Europa sono stati civilizzatori e dominanti (…). Dal punto di vista storico si può dunque evocare la preminenza delle radici cristiane dell’Europa”.
    Tutto ciò può apparire banale, ma in un paese come la Francia, dove il laicismo è una fede, sembrano eresie. Sarkozy vuole una riforma dell’insegnamento religioso nelle scuole, per spiegare agli studenti l’apporto culturale di ogni religione, ma dubita si possa fare per le resistenze del personale dell’Educazione, abituato a una stretta interpretazione della laicità. Il ministro delle Finanze considera positiva l’influenza della religione nella maturazione degli esseri umani e delle società: “Per anni la religione cattolica ha giocato un ruolo nell’istruzione civica e morale, attraverso la catechesi”. E sull’Islam, pretesto e filo conduttore del libro, dice: “Il velo non è che la parte visibile di un problema ben più profondo, che deve impegnare la società francese in un dibattito più ampio su quello che è e su quello che vuole divenire”. Di questo dibattito Sarkozy vuole essere il regolatore e lo stimolo, per dimostrare che lui può realizzare un cambiamento radicale a Parigi, per spiegare che bisogna rafforzare la propria identità culturale, e non solo, per meglio dialogare con le altre identità culturali, e non solo.

    (26/10/2004)

  2. #2
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    Predefinito

    Magari un uomo di tale levatura (nonostante qualche......venatura "gallicana" evidente, del resto quasi inevitabile in Francia), riuscisse a scalfire l'ideologia laicista contrubuendo a portare la cultura nazionale transalpina verso una concezione più moderna, equilibrata e veramente liberale della laicità, abbandonando ogni giacobinismo, di sinistra e di destra. Così come riuscisse a temperare lo sciovinismo francese e il tradizionale atteggiamento di competizione pretenziosa verso gli Stati Uniti, al di là delle polemiche contingenti, facendo della Francia non più una potenza con mire egemoniche sul continente, ma una colonna del processo di integrazione su basi paritarie.
    Tutto ciò sarebbe anche molto utile per il futuro dell'Europa.
    Temo tuttavia che, se questi sono in qualche modo i suoi intenti, le difficoltà che si troverà ad affrontare saranno gigantesche.

    Con Senescenza

 

 

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