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    Predefinito Tra partito riformista e sanità privata. Ecco cosa dice Fassino

    Dossier. La mozione di Fassino

    Tra partito riformista e sanità privata. Ecco cosa dice Fassino

    1. Prima di tutto Federazione-partito riformista, mentre la Gad è solo citata

    Il punto politico fondamentale della mozione Fassino è il varo della Federazione riformista, che il segretario Ds chiama “Federazione dell’Ulivo”, nel tentativo di far sembrare il nuovo soggetto qualcosa che non è. Infatti l’Ulivo era un soggetto che raccoglieva tra il 43 e il 47% dell’elettorato. La Federazione riformista, invece, solo il 31%, e non comprende Verdi e Comunisti Italiani che dell’Ulivo facevano parte.

    Questo varo corrisponde alla messa in soffitta dell’identità socialdemocratica dei Ds. La parola “socialismo” (nell’espressione “socialismo europeo”) è presente una sola volta, ma, per così dire, declinata al passato: “Al Congresso di Pesaro definimmo la nostra identità di forza riformista che si riconosce nei valori e nelle politiche del socialismo europeo”. Per l’oggi, invece si tratta di “dare al nostro riformismo un progetto”. Il socialismo non c’è più.

    Ma cos’è questa federazione riformista? Fassino nella mozione dice qualcosa ma omette di trattare esplicitamente i nodi fondamentali. La “Fed” è un “soggetto politico”, la “casa dei riformisti”, e non cancella i partiti organizzati. Per D’Alema, invece, la Federazione è il primo passo verso un nuovo partito, il partito riformista, così come ha ribadito nella direzione del 15 luglio e poi in diversi interventi e interviste sui giornali.

    Ma, al di là delle assicurazioni sulla permanenza dei Ds, Fassino è reticente sui punti di discussione: come ci si presenta alle regionali e qual è il rapporto tra partiti e federazione. Sul primo punto dice solo che, di volta in volta, la federazione deciderà come presentarsi agli elettori. Ma, fuori dal testo, la posizione dei Ds è chiara: la federazione deve sempre presentarsi con la sua lista in tutte le consultazioni. Questo vuol dire che il simbolo della Quercia non comparirà più sulle schede elettorali, se non in casi isolati.

    Sul secondo punto, anche qui le scelte non sono chiare. Fassino parla di regolamenti, decisioni, che la federazione dovrà prendere sulle materie “delegate”. Ma non dice né quali sono, né perché. Nel frattempo, la federazione ha già approvato un suo regolamento che stabilisce le materie delegate e la percentuale per prendere le decisioni. A questo punto, qualsiasi cosa si scriva nella mozione, poco importa. Gli iscritti Ds non potranno dire la loro su quale forma avrà la federazione.

    L’altro aspetto, il più importante, è quello del rapporto tra Fed e Gad. La Grande Alleanza Democratica non viene mai chiamata così, ma sempre centrosinistra o alleanza democratica. Il che è indicativo perché implicitamente si ammette che tale alleanza non è data per sempre e non è quindi necessariamente “grande”. Ma, al di là di questa sintomatica omissione, è importante notare che nella mozione di Fassino, tanto nel preambolo che nella tesi 24, l’alleanza è solo un accessorio della Fed. E’ quest’ultima al centro: viene definita motore del centrosinistra e disegnata come la sua guida riformista. In altre parole, il progetto è quello di fare della Gad solo un’appendice: è la Federazione che prende le decisioni, che “guida” il centrosinistra, che gli dà “profilo di governo” e “leadership credibile”. Il resto è benvenuto solo perché “nel nostro sistema bipolare senza di essa [l’alleanza larga, ndr] non si vince”.

    Non c’è quindi un progetto di governo della Gad, ma solo della Federazione. La Gad dovrà, se vuole, adeguarsi. E’ indicativo infatti che Fassino abbia più volte ribadito che sul programma “non si parte da zero”, ma dal “programma di Amato”. Quello stesso programma che alle europee è stato messo nel dimenticatoio perché giudicato troppo debole e spostato al centro.

    Insomma, la proposta di Fassino al congresso è quella di un “nuovo soggetto politico”, la Federazione, con le caratteristiche di un vero partito, con i suoi organi e il suo simbolo elettorale che va a sostituire quelli dei singoli partiti, Ds compresi. La Grande Alleanza Democratica non è oggetto della mozione.


    2. Politiche internazionali: nessun ritiro, un debole no alla guerra, un forte sì all’America

    L’altro punto dirimente tra maggioranza e minoranza nei Ds è il tema della guerra. Su questo occorre fare una premessa. Riguardo all’Iraq, non è vero che i Ds si siano pronunciati contro la guerra all’Iraq in sé. Hanno sempre detto che era sbagliata perché “unilaterale”, cioè senza copertura dell’Onu. Mai è stata avanzata l’idea che fosse sbagliata in sé, ma sono “illegittima”. Questo è stato oggetto di scontro nel partito e fuori. La posizione pacifista, su cui anche la Sinistra Ds si è mossa, era il “senza se, senza ma” di Gino Strada e Sergio Cofferati. Quella della maggioranza, invece, era “con molti se e molti ma”. Questo punto di vista si ritrova nella mozione Fassino.

    Scrive Fassino nella tesi n.5: “Abbiamo espresso la nostra contrarietà alla guerra in Irak – “illegale”, per il Segretario generale dell’Onu Kofi Annan – decisa unilateralmente, scindendo la forza dal diritto”. In nessun passaggio Fassino condanna la guerra in sé, ma solo nella misura in cui essa è stata “illegale”.

    Ma c’è di più. Neppure l’Onu è riconosciuta come l’unica organizzazione titolata ad usare la forza (a prescindere dalla giustezza o meno dell’intervento). Scrive il segretario DS: “Il carattere estremo e dirompente dell’uso della forza, impone che ad essa si ricorra solo dopo che ogni possibile azione politica sia stata vanamente praticata e, in ogni caso, su decisione di soggetti internazionalmente riconosciuti. Centrale è il ruolo che deve essere attribuito all’Onu”. Non si dice che l’Onu detiene il monopolio nell’uso della forza. Infatti, prosegue Fassino: “Ci siamo assunti la responsabilità di condividere l’uso della forza quando – come in Bosnia, Kossovo, Afghanistan – esso era deciso da istituzioni internazionali”. Ma per la guerra in Kossovo (o meglio, la guerra contro la Serbia) le Nazioni Unitie non si espressero. Fu commesso un grave errore, un precedente che in questi mesi è sempre stato rinfacciato dal centrodestra che ha avuto gioco facile nel dire che la sinistra ha fatto una guerra senza l’Onu. Questo errore non solo non viene riconosciuto, ma addirittura rivendicato.

    La Nato, quindi, è per Fassino una organizzazione che legittimamente può decidere una guerra. E questo persino in contrasto con lo statuto della stessa Nato che la definisce alleanza difensiva che opera nell’ambito della Carta dell’Onu.

    Questo si riflette nella visione fassiniana del rapporto tra Usa ed Europa. Per il segretario della Quercia: “L’Europa deve sentire la responsabilità di sottrarre l’America all’isolazionismo e alla solitudine imperiale, e adoperarsi per ripristinare tra le due sponde dell’Atlantico quella comune visione e quel comune agire che sono essenziali per i destini dell’umanità”, perché “i rapporti tra Europa e Stati Uniti affondano le loro radici non solo in interessi comuni, ma prima di tutto nei comuni valori che ispirano l’identità politica e culturale dell’occidente”. Per cui: “oggi Europa e Stati Uniti sono chiamati ad affrontare insieme nuove sfide” sulla base di “comuni responsabilità” anche riguardo alla “lotta al terrorismo”.

    E questo non è condizionato, per Fassino, alla vittoria dei Democratici. Per Fassino, anche se vincesse Bush, quindi, le sponde dell’Atlantico dovrebbero riavvicinarsi perché “ogniqualvolta l’Atlantico è stato più largo, l’Europa è stata meno stabile e meno sicura.”

    Si tratta di una visione che non corrisponde a quella del socialismo europeo: Zapatero ha allargato, eccome, le sponde dell’Atlantico, ma l’Europa anche per questo è diventa più stabile e sicura, non meno.

    L’ultima chicca, perfettamente coerente con la visione precedente: nella mozione Fassino, differentemente che nel documento della Gad, non si parla mai di ritirare i soldati italiani dall’Iraq. Si dice solo che “abbiamo chiesto il rientro”, al passato. Per il futuro, questa richiesta non c’è.


    3. Più mercato, più mercato! Anche nella sanità

    Nella mozione Fassino c’è, all’apparenza, una riscoperta delle politiche pubbliche. Il termine era stato quasi cancellato dal vocabolario della sinistra riformista, insieme a quello di ‘programmazione’. Si tratta però, solo di apparenza. La tesi 9 (“mercato e politiche pubbliche”) e in quelle successive non dice quasi nulla su ciò che concretamente dovrebbero essere tali politiche, ma ci si riferisce genericamente ad investimenti “di cui il mercato e le imprese hanno bisogno”. Invece sul mercato si dice molto, e molto male.

    Scrive Fassino: “Servono più mercato e concorrenza […] nei servizi pubblici, […] nell’offerta di beni sociali. Occorre riprendere con forza il percorso delle liberalizzazioni […] offrendo ai cittadini beni e servizi di migliore qualità e minor costo.”

    Più mercato nei servizi pubblici e nell’offerta di beni sociali. Detta in altri termini: privatizzazione dell’acqua, della sanità e dell’istruzione. Fassino è esplicito: “Per il finanziamento di alcuni servizi pubblici si potranno individuare forme di contribuzione individuale – riferite al livello di reddito – che si affianchino alla fiscalità generale”. Ma queste forme esistono già: i ticket sanitari ad esempio, o ancora le tasse universitarie. Allargare la quota di contribuzione individuale cosa vuol dire? Aumentare ticket e tasse per gli studenti? Innalzare la – oggi ridottissima – tassa governativa per l’iscrizione alle scuole? Far pagare di più – o privatizzare – gli asili nido così come proposto dal segretario dei Ds di Rimini?

    Ma continuiamo la lettura con la tesi sul Welfare (n.13). Per Fassino occorre: “assicurare il diritto alla buona salute […] attraverso una più vasta rete di solidarietà che coinvolga, accanto alle istituzioni sanitarie pubbliche, strutture sanitarie private e istituzioni di solidarietà sociale”.

    Il quadro è quindi disegnato. Privatizzazioni dei servizi pubblici, maggiorazione delle tariffe e/o istituzione di nuovi contributi per i servizi pubblici, contributi statali alla sanità privata.

    E, sulla scuola e l’Università, nessun accenno alla necessaria cancellazione delle riforme del ministro Moratti.

    La frenesia privatizzatrice ovviamente non risparmia la Rai: “la Rai – anche attraverso una apertura ai privati della sua compagine azionaria – deve dotarsi di una struttura di gestione e di comando manageriale” (tesi 15).

    Insomma, il programma di Fassino è lo stesso di Tony Blair. Un programma di liberismo temperato che sta costando al premier inglese milioni e milioni di voti. Non vi è nessuna autocritica rispetto al passato (si pensi alla privatizzazione della Telecom) ma anzi si propone di procedere con passo più spedito verso il privato, in aperta contraddizione con le istanze che provengono dal movimento anter-global di critica al neoliberismo. Le ripetute sconfitte di Blair e Schroeder non hanno insegnato nulla.

    4. Il bipolarismo mite, ovvero una grande bicamerale

    Il segretario dei Ds ha deciso di introdurre una tesi riguardo le riforme istituzionali e il rapporto con il centrodestra proprio nel momento in cui più alto è lo scontro su questa materia.

    Vediamo cosa sostiene Fassino: “E’ tempo di riprendere un “percorso costituente” che – anche attraverso la individuazione di sedi istituzionali proprie – porti a termine una transizione politica e istituzionale incompiuta.” Così esordisce Fassino nella tesi n.18. Le “sedi istituzionali proprie” cosa sono? Fassino non lo spiega nella mozione ma l’ha detto in parlamento. Durante il dibattito sulle riforme, subito prima che i partiti della lista unitaria si astenessero sull’articolo 1, Fassino ha proposto una “assemblea costituente” eletta direttamente dai cittadini, con potere di redigere una nuova costituzione da approvare poi in parlamento. Una formula senza precedenti e che rischierebbe di creare un conflitto inedito tra due organi costituenti-legislativi presenti contemporaneamente nell’assetto istituzionale. Una seconda bicamerale, stavolta in grande, come se il risultato della prima non fosse di per sé eloquente.

    “Siamo per il completamento della transizione istituzionale, attraverso una organica riforma della seconda parte della Costituzione” dice Fassino che spiega: “i cittadini chiedono e vogliono un bipolarismo mite”. Tutto il contrario di quanto, ad esempio, affermò Veltroni, prendendo atto del fallimento della bicamerale: “Occorre allargare il solco tra noi e la destra”.


    5. Curiosità

    La parola “sinistra”, escluse le volte in cui compare come parte del nome del partito (Democratici di Sinistra), è presente 16 volte nel testo della mozione. Le parole “riformista” e “riformismo”, invece, ben 25 volte.

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  2. #2
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    Predefinito Re: Tra partito riformista e sanità privata. Ecco cosa dice Fassino

    La parola “sinistra”, escluse le volte in cui compare come parte del nome del partito (Democratici di Sinistra), è presente 16 volte nel testo della mozione. Le parole “riformista” e “riformismo”, invece, ben 25 volte. [/B][/QUOTE]

    e le preposizioni non le conti?

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Tra partito riformista e sanità privata. Ecco cosa dice Fassino

    In origine postato da willy
    La parola “sinistra”, escluse le volte in cui compare come parte del nome del partito (Democratici di Sinistra), è presente 16 volte nel testo della mozione. Le parole “riformista” e “riformismo”, invece, ben 25 volte.
    e le preposizioni non le conti? [/B][/QUOTE]

    Cioe' tu di tutta un'analisi riesci a leggere e a valutare solo le note?Incredibile.....incredibile!!!

    Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito.......

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Re: Tra partito riformista e sanità privata. Ecco cosa dice Fassino

    .

  5. #5
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    Predefinito

    Insomma, passato, o almeno sta passando, il "pericolo" berlusconi, il nostro buon Fassino, non trova di meglio che scivolare verso il centro, richiamandosi in toto alla politica di blair. Evidentemente egli crede che la battaglia si giochi al centro dove, a detta di qualche osservatore (vedi Sartori con un articolo sul corsera) stanno accampati la maggioranza degli elettori. Ma come giustamente ha fatto notare Scalfari sulla Repubblica di ieri, l'elettorato con cui bisogna, in realta' fare i conti e' spostato a sinistra, e' li che si decide il futuro di una eventuale coalizione antidestra. A parte il paragrafo sulla guerra su cui ci sarebbe da fare un discorso a parte, dato che non credo che l' America di bush meriti la stessa attenzione di quella augurabile di Kerry, quello che mi disturba e non poco sono quegli accenti sull'apertura del mercato della cosa pubblica, con l'introduzione del privato, piu' efficiente e meno oneroso a detta di molti, per le casse dello stato. Evidentemente il signor Fassino non ha mai fatto un viaggio in Inghilterra, oppure negli Usa, o magari qui in Canada, perche' se l'avesse fatto, magari si sarebbe informato sugli effetti del privato nella cosa tradizionalmente pubblica. In Inghilterra sappiamo come le ferrovie, grazie alla privatizzazione di tacheriana memoria "funzionino" alla perfezione; per non parlare della sanita' made in Usa, considerata la piu' dispendiosa e la meno efficiente del mondo occidentale; qui in Canada hanno tentato di privatizzare parte della sanita' con il risultato di veder aumentati i costi gestionali, le liste d'attesa, e la mancanza di professionalita' negli ospedali. Ma dove vivono i leaders della FU sinistra italiana, e' questo il progetto futuro di un governo di centro sinistra? Se cosi' fosse, riprepariamoci le valige.

 

 

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