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    Iterum rudit leo
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    Predefinito "La nostra vita non vale meno della vostra"

    "Se per sostenere un'idea si cambia la realtà,
    significa che quell'idea non è formidabile"


    Genova. "Tanti buchi fatti sul tavolo di cucina, ecco
    quel che mi ricordo".
    Il padre ritornava la sera dall'Italsider, operaio tutta
    la vita, e quel bambino con gli occhi a mandorla che a
    tre anni era sempre stanco svogliato pallido pallido lo
    preoccupava. E allora prelievi, buchi, un sacco di buchi,
    analisi a pagamento ogni tre giorni, analisi per
    escludere, analisi per trovare. Fino alla diagnosi di
    un pediatra specializzato: "Lui d'ora in poi lo curo io,
    ha la talassemia".
    Millenovecentosessantaquattro, i bambini talassemici non
    superavano la pubertà.

    Loris Brunetta aveva tre anni e si ricorda solo i buchi,
    scappava sotto il tavolo per non farseli fare.
    Suo fratello no, suo fratello era nato sano, fortunato.
    Non è difficile imparare la regoletta, la insegnano alle
    scuole medie, piselli rossi e piselli bianchi: è la
    legge di Mendel, quello dell'ereditarietà.
    Per due genitori microcitemici, cioè portatori sani di
    talassemia, tre possibilità: venticinque per cento figlio
    completamente sano, cinquanta per cento figlio portatore
    sano, venticinque per cento figlio malato.
    Talassemico.
    Condannato a morte.
    Anche deforme, con le ossa del cranio un po' schiacciate,
    nei favolosi anni Sessanta: globuli rossi piccoli, pallidi,
    in numero ridotto e con vita breve, trasfusioni sbagliate
    o approssimative, genitori rassegnati alla malasorte di
    un figlio a termine, con gli occhi troppo allungati.
    Loris Brunetta non aveva più la madre, morta prima di
    sapere che a uno dei due bambini era andata male, morta
    senza sapere nulla nemmeno della microcitemia e delle
    leggi di Mendel.
    Pochi anni dopo, nelle zone più colpite, Bassa padana,
    delta del Po, Sardegna, Meridione, ci si cominciava a
    fare le analisi prematrimoniali, e nel 1974 la talassemia
    ebbe un bel peso nel referendum sull'aborto.
    Meglio un figlio non nato di un figlio condannato a una
    mezza vita.

    Brunetta tira il fiato, oggi che ha 41 anni e la faccia
    da ragazzo, la fede al dito e un impiego in comune, a
    Genova (per un periodo ha fatto le consegne, carico e
    scarico, lavoro pesante che gli ha procurato un paio di
    ernie al disco, poi ha vinto il concorso, è contento, in
    centro ci va con la moto).
    Nessuno l'ha buttato nel cestino quando lui non poteva
    farci nulla, e mai nessuno, anche dopo tutti quei buchi
    e la diagnosi, ha pensato che il cestino sarebbe stato
    meglio.
    "Mi portava mio padre a fare le trasfusioni, quando non
    lavorava, sennò mio nonno, e qualche volta ci andavamo
    direttamente col donatore: un collega di lavoro, un
    cugino, chiunque. Prelievo e via, un'ora dopo nel mio
    braccio il suo sangue ancora caldo".
    Funzionava così, negli anni Sessanta: controlli zero,
    adesso non si può donare il sangue nemmeno se si è
    sovrappeso.

    Dice Brunetta, mentre beve un prosecco - "certo, mangio
    noccioline, bevo, cosa credevi?" - che le complicazioni
    più pesanti le ha avute dopo le trasfusioni, febbri da
    cavallo e vomito per il corpo estraneo, magari non sano,
    magari non compatibile.
    Anche l'epatite C si è beccato con le trasfusioni, il 70
    per cento dei talassemici ce l'ha, e amen.
    Quando era bambino, condannato dalla legge di Mendel a
    vita breve e smunta, non c'era nessuno a fissargli
    l'appuntamento per la provvista di sangue, funzionava
    così: il padre osservava il piccolo, che poco a poco
    andava spegnendosi, sempre più pallido, sempre più
    stanco, e allora capiva che era l'ora delle provviste.
    "Era un tirare a campare, non c'era altra possibilità
    che questa".
    Ospedale, trasfusione, ricovero anche lungo, lunghissime
    assenze da scuola, non come adesso con il day hospital,
    e la ferocia degli altri bambini: non ti picchio perché
    sei malato, hai preso un bel voto solo perché sei malato,
    mia madre dice che devo essere buono con te perché sei
    malato.
    Gli dava fastidio, allora a pallone voleva essere il più
    bravo di tutti.
    Col fiatone, ma il più bravo di tutti.

    "Sono un mostro, io?"

    "Con poco ferro si muore, con molto ferro si muore".
    Lo dice il primario del centro di talassemia a Genova,
    che prima era uno scantinato dell'ospedale e adesso è
    qualcosa di più e cura duecento persone.
    Vanno lì alle undici, seduti in poltrona con l'ago nel
    braccio, trasfusione e alle tre tornano a lavorare, o
    vanno a fare i compiti, i più piccoli piangono un po'.
    Con molto ferro si muore, e infatti di quello muore un
    talassemico: di accumulo.
    Le trasfusioni fanno accumulare il ferro, a poco a poco,
    dove non si deve: cuore, fegato, pancreas.
    Tra gli ottomila talassemici italiani sta una
    maggioranza silenziosa e cardiopatica, il settanta per
    cento muore con un cuore sovraccarico, che non riesce
    più a funzionare.
    Brunetta non è cardiopatico, per adesso, ma ha alle
    spalle dieci anni di non cure, fino al 1974, quando
    finalmente hanno cominciato a eliminargli il ferro
    dal sangue con l'infusione, un ago sottocutaneo attaccato
    a una macchinetta portatile.
    Quell'anno ha cambiato la vita ai malati, cioè gliel'ha
    allungata per sempre: "Nel 1974 c'erano ragazzini di cui
    i medici aspettavano la morte da un momento all'altro, e
    adesso sono ancora qui".

    Adesso sui grafici la curva è ascendente, e l'estate
    scorsa a Genova è morto il paziente più anziano:
    quarantasette anni.
    Brunetta ne ha quarantuno, sa che i miracoli sono rari,
    dice che con la paura si impara a convivere, e che la
    morte non è il suo primo pensiero la mattina né l'ultimo
    la sera:
    "La paura ce l'hanno tutti, la paura ce l'hai anche tu,
    basta non farsi prendere dal panico. E un malato ha
    troppe cose da fare per farsi prendere dal panico".
    Troppe cose sono le trasfusioni, i controlli, la terapia
    per eliminare il ferro.
    Fino al 1997 solo aghi sotto la pelle per dodici ore al
    giorno, cinque giorni alla settimana, adesso finalmente
    c'è una pastiglia.
    Tutti i giorni, come per la pressione.
    Nessuna vergogna, "mentre la macchinina con la pompetta
    faceva vergognare".
    Perché si può anche dormire con un ago piantato nel
    braccio, o nell'addome; ma uscire con una ragazza, a
    sedici anni, come si fa? E allora c'era chi si rifiutava,
    e poi ne moriva.
    "Io se uscivo con una ragazza cercavo di fare presto e
    poi correvo a mettermi l'ago, qualcuno faceva finta di
    niente e andava a toglierselo, però era meglio quando
    glielo spiegavo".

    Vallo a spiegare a quelli che guardano le cellule da un
    microscopio e ne trovano una sbagliata, una da gettare,
    che fare l'amore con una ragazza, anche con l'ago nel
    braccio che magari fa prurito, non è così male, come
    vita.

    A un certo punto Brunetta si è incazzato.
    Parecchio.

    Quando è stata approvata la legge sulla fecondazione
    assistita e i radicali, i genetisti, le madri in provetta,
    hanno scatenato il dramma.
    Vietata la selezione eugenetica degli embrioni, ma come,
    mica partorirete un figlio talassemico?
    Oscurantisti, cattivi, autoritari.

    Un figlio così è una condanna alla sofferenza, e via col
    ripescaggio dall'oblio della talassemia.
    "Come se esistessimo soltanto come prova di non diritto
    alla vita, come esempio di spazzatura di cui liberarsi,
    qualcosa che disturba la perfezione della non sofferenza,
    e allora giù per lo scarico del water".

    Brunetta si è incazzato, dice che anche gli altri pazienti
    sono furiosi, ma non con le madri per le quali talassemico
    è troppo, alle quali non bastano le forze.
    "Non potrei mai criticare la scelta di una coppia
    dilaniata dal dubbio, che alla fine rinuncia", dice, lui
    che avrebbe fatto volentieri un altro figlio, "e sarebbe
    stato quasi sicuramente malato, perché mia moglie è
    portatrice sana, ma sono successe troppe cose, e abbiamo
    perso il treno: adesso è tardi".

    Ma l'arrabbiatura resta.
    "Io mi arrabbio con chi non vuole più ricordarsi di essere
    stato un embrione, con chi studia le cellule e non vede
    oltre, con chi ci considera mostri da non far nascere:
    sono un mostro, io?".

    Sui giornali è stato scritto anche questo, Miriam Mafai
    si è chiesta sulla prima pagina della Repubblica che
    cosa farà una madre quando al bambino di due anni
    comincerà a gonfiarsi la testa e gli si allungheranno
    le ossa del femore.
    Il fatto è che quarant'anni fa succedeva davvero, da
    trenta non succede, non succederà mai più, almeno in
    Italia.
    Brunetta si è infuriato e ha mandato una lettera alla
    Mafai, le ha chiesto perché raccontasse frottole, lei
    che è così brava e autorevole, lei che la gente
    l'ascolta; lei gli ha risposto, privatamente, che quel
    che ha scritto l'ha detto una senatrice della Lega in
    Parlamento, e che comunque loro due hanno idee diverse:
    lei è contraria alla legge e lui no, lei è per la
    ricerca sulle staminali e lui no, lei è per la selezione
    eugenetica e lui no.
    "Ma allora, se per sostenere un'idea bisogna cambiare la
    realtà, vuol dire che l'idea non è così formidabile".

    La realtà però è che la sofferenza è certa, la cura
    incerta, la vita ancora troppo breve.
    "Io non sostengo che dobbiamo per forza far nascere dei
    bambini talassemici, vorrei solo che la gente sapesse
    cos'è la malattia oggi, e sapesse che si può vivere; ed
    è anche una bella vita, questa, non fa mica schifo, sai?".

    E non esiste al mondo, "mai mai mai" un malato di
    talassemia che preferirebbe essere non nato, "la
    sofferenza è niente, in confronto all'essere qui adesso,
    a incazzarmi".

    Loris Brunetta ha un figlio adottivo, talassemico,
    ventidue anni.
    Dipinge benissimo, va all'Accademia di belle arti, è
    un tipo un po' "intellettualoide, legge Dostoevskij e
    fa tardi la sera".
    Loris l'ha incontrato da piccolissimo, quando la madre,
    che adesso è sua moglie, è arrivata al centro
    trasfusionale di Genova, un bimbo malato e non saper
    dove sbattere la testa.
    Il padre era sparito subito, senza nemmeno sapere
    della talassemia.
    Non una storia sconvolgente, anche banale.
    Lei era disperata, aveva ventiquattro anni e da sola
    non era facile.
    Loris le ha spiegato che le trasfusioni non sono una
    tragedia, se il bambino piange poi smette, avrebbe
    potuto andare anche all'asilo e lei poteva lavorare,
    se voleva.
    Lei a poco a poco ha imparato questa cosa scandalosa
    che è vivere con la sofferenza, con l'imperfezione che
    ha bisogno di sangue, e di aghi sottopelle per eliminare
    il ferro.
    Poi loro due si sono innamorati, sono andati a vivere
    tutti e tre insieme, dieci anni fa si sono sposati.

    "Siamo cementati l'uno all'altra" dice Brunetta, e prima
    dell'ernia facevano le vacanze in tenda.
    Il ragazzo è cresciuto e non è come il padre, non
    frequenta granché il centro di talassemia dell'ospedale
    Galliera, ci va quasi solo per le trasfusioni e i
    controlli, non si occupa dell'attività dell'associazione,
    non ha tempo, non gli frega: ci sono le ragazze, e
    l'università, e i vicoli pieni di vita notturna.

    Però quando il padre è andato a Roma per partecipare a
    una puntata di "Porta a Porta", qualche settimana fa, a
    dire che lui è vivo e contento di esserlo (e Daniele
    Capezzone non se l'aspettava, e il biologo che guarda
    le cellule al microscopio nemmeno, lui quelle cellule
    imperfette le butterebbe tutte nel cestino), quella sera
    è rimasto in casa con la madre a guardarlo alla tivù, e
    gli ha mandato un messaggio sul cellulare:
    "Quel che è grave nel tentativo di creare geni non è
    tanto l'idea di migliorare il genere umano quanto quella
    di sopprimere gli altri, considerati come degli avanzi
    umani, come dei sottouomini. Il superuomo potremmo anche
    accettarlo, a condizione che non abbia in testa di
    eliminare altri uomini. Ciao".

    Perché loro, i malati, passano tutta la vita a combattere
    un male non immaginario e a dimostrare che non sono da
    meno di quelli con i globuli a posto, "poi arriva un
    radicale o un genetista o un giornalista che non sa un
    tubo e dice che è meglio non farci nascere, perché
    soffriamo troppo e facciamo soffrire troppo loro, e
    perché siamo troppo diversi, troppo sfigati", sorride
    Brunetta, e anche il sorriso è da ragazzo.

    Quella sera, da Vespa, avrebbe potuto seppellire, e non
    l'ha fatto, il biologo fissato con le cellule.
    "Mi ha detto che loro curano i bambini, e che lo fanno
    per i bambini di sostenere la selezione eugenetica, la
    diagnosi prenatale, la ricerca sulle staminali. A me non
    risulta che i biologi curino i bambini, sono i medici a
    curare i bambini, è diverso. E i nostri medici la pensano
    come noi, e pensano che la selezione degli embrioni sia
    una follia: leggono i giornali e scuotono la testa, loro
    quegli embrioni che altri preferirebbero buttare li
    seguono, li sgridano, li controllano, li consolano fino a
    quando, alla fine, muoiono. Loro sanno di cosa parlano,
    sanno anche che osservare le cellule non dà mai la
    certezza di quel che nascerà. Non vanno a raccontarlo in
    televisione, però, dicono che se vedi troppo spesso un
    medico in video, o sui giornali, allora forse non è un
    granché, come medico".

    Lì al centro per la talassemia di Genova i medici e i
    pazienti hanno raccolto un sacco di ritagli, tutti degli
    ultimi mesi: pagine strappate dall'Espresso, dal Venerdì,
    dai quotidiani, pagine che raccontano di tecniche di
    frontiera, pagine sul luminare Guido Lucarelli, quello
    della tecnica rivoluzionaria che dovrebbe "salvare
    novanta talassemici su cento: il trapianto di midollo
    osseo".
    Solo che qualche anno fa sono morti nove pazienti su
    undici, infettati dall'epatite B. Un complotto, una
    specie di sabotaggio omicida, una cosa di interessi
    contrastanti, diceva l'articolo.
    E comunque, c'era scritto, "il trapianto di midollo è
    l'unica possibilità per salvare il malato da una vita
    da incubo".

    L'hanno sottolineato con l'evidenziatore, lì al centro,
    e un po' si arrabbiano un po' ci ridono sopra, un po'
    chissenefrega, almeno parlano di noi, "però hanno rotto
    con la vita da incubo".
    Il trapianto vale solo per i bambini piccoli, fino a
    otto anni, e si rischia la vita.
    Fino a otto anni e con un fratello compatibile si può
    provare a guarire, dopo no.
    "I tre quarti dei talassemici non avranno mai un
    trapianto", spiega Brunetta, e intanto dietro una porta
    a vetri c'è un ragazzino pallido che sta facendo una
    trasfusione, con la mamma accanto.
    Tra un'ora finirà, il ragazzino pallido potrà andare a
    giocare a pallone.
    "La vostra vita è perfetta, la nostra ci piace"

    Al centro di talassemia c'è una ragazzina iraniana, il
    padre lavorava a Genova, ingegnere minerario.
    Si è trasferito con la moglie e la figlia, per farla
    vivere meglio, perché venga curata meglio, perché non
    si vergogni più.
    "Non ho intenzione di tornare in Iran, non voglio che
    mia figlia muoia", diceva. Poi è morto lui, e adesso è
    più difficile, la moglie ha paura, anche se ogni tanto
    si toglie il velo, ma se ci sono uomini intorno non
    parla. Però non torna in Iran, prova a mantenerla a
    Genova, perché là sarebbe la fine, anche se i talassemici
    sono tanti, seimila solo a Teheran. I padri in genere se
    ne disinteressano, figli imperfetti da dimenticare,
    errori di cui chiedere perdono ad Allah.
    Fanno come se non esistessero.
    Tocca alle madri, colpevoli dello sbaglio, occuparsene,
    ma loro sono donne, quindi inferiori che vogliono curare
    inferiori.
    Non c'è scampo, soprattutto se sono femmine, piccole donne
    che devono fare le infusioni, ago nel braccio e si
    vergognano troppo, preferiscono morire.

    In Iran i talassemici che sopravvivono un po' di più sono
    costretti a sposarsi solo tra di loro, per non infettare
    la razza.
    "Una rudimentale selezione eugenetica", dice Brunetta,
    "un modo per non dover pensare a noi mostri".
    E dal Marocco è arrivato un bambino "undici anni e ne
    dimostra a stento cinque", mal curato perché la cura da
    quelle parti è una vergogna.
    "O sei perfetto o dai fastidio, là la vita conta meno
    della rispettabilità".
    Qui certo che è diverso, qui i talassemici vengono curati
    (quelli che nascono, e sono sempre di meno, a Ferrara non
    succede dal 1983), qui si cerca un modo per evitare la
    sofferenza, si prova a garantire un po' di felicità.
    "Però bisognerebbe chiedere ai malati cosa pensano della
    sofferenza, invece dappertutto continua a pontificare chi
    non lo sa: questa cellula è sana però non è proprio come
    quella là, potrebbe nascere qualcosa che soffrirà, allora
    la butto. Voi soffrite per altre cose, perché siete
    grassi o infelici o non abbastanza intelligenti, perché
    pensate di essere malati e magari non avete niente di
    niente. Non è molto diverso, e allora io, in mezzo a tutti
    i vostri meravigliosi diritti alla felicità, pretendo il
    mio diritto alla sofferenza in vita".

    I bambini che ancora nascono, e non superano mai il dieci
    per cento delle diagnosi prenatali di talassemia, anche
    se ultimamente c'è stata una piccola crescita, imparano in
    fretta che cos'è la sofferenza, e imparano in fretta, anzi
    subito, "che la sofferenza non priva della vita".

    Le ragazze di trent'anni sono quasi tutte sposate, e fanno
    figli con uomini "normali".
    Ce n'è qualcuna che invece quasi non esce di casa, i
    genitori hanno paura, "le tengono sotto una campana di
    vetro e loro non hanno la forza di staccarsi".
    C'è uno che fa politica.
    Ci sono i laureati e gli operai specializzati.
    Ci sono quelli che si piangono addosso e dicono che però
    Brunetta ha un po' minimizzato la malattia, da Vespa.
    Ci sono quelli antipatici.
    C'è una ragazza di ventidue anni che fa i concorsi di
    bellezza, e li vince anche, è bella e non porta nessun
    segno della malattia.
    Loris è di un'altra generazione, vent'anni fanno la
    differenza, qualche segno ce l'ha: non è alto, ha le mani
    piccole, il naso corto e all'insù, è molto magro, i
    vestiti può comprarli nei negozi per ragazzi.
    Un ragazzo di quarantun'anni.
    "Non farò nessun concorso di bellezza, io, ma sto bene
    così, e faccio un pesto buonissimo".
    Non è laureato, ha avuto problemi in famiglia e c'era
    bisogno di soldi, ha lasciato l'università al secondo
    anno, gli dispiace.
    Non si sente malato.
    "So bene di esserlo, ma mi sono sempre occupato di me
    stesso, un po' prendendomi sul serio un po' anche
    scherzando: questa è la mia condizione e non mi pesa,
    forse pesa a mio padre che non l'ha mai dato a vedere.
    Non so, forse pesa a mio fratello che ha sempre voluto
    difendermi, e io gli voglio bene anche per questo, ma
    lui lo sa che io mi sono sempre difeso benissimo da
    solo".

    Lo incontrano, in piazza delle Erbe, e gli gridano
    "ehi, Loris, ti ho visto in tivù, ti sarai mica montato
    la testa?".
    "Accidenti, Loris, non invecchi mai".
    Lui sorride e grida di rimando:
    "Già, ho fatto un patto col diavolo".
    Poi lo sconforto arriva, ma non è niente di speciale, dice
    che basta accontentarsi e non mollare.
    A un certo punto, però, capitano una serie di
    complicazioni tutte insieme, il cuore, l'epatite, il
    ventricolo sinistro che s'ingrossa, e allora uno pensa:
    questa volta non ce la faccio.
    Poi magari non è vero.
    Ma qualche volta, invece, è vero.
    "Io non voglio insegnare niente a nessuno, non dico che
    ho ragione io, non dico che non bisogna abortire, anche
    se sono cattolico praticante; non dico che una coppia
    non può scegliere di non avere un figlio talassemico,
    anche se io sono talassemico e felice di esserci; non
    dico che fare nascere dei bambini per curare il
    fratellino a Pavia significa avere ammazzato gli altri,
    quelli che magari al microscopio erano sani o malati ma
    non compatibili. Dico soltanto che io sono qui, che noi
    siamo qui, non un'entità astratta ma una vita che non
    vale meno della vostra: la vostra di certo è perfetta,
    bellissima, ma a noi invece è andata così, e ci piace
    abbastanza".

    Lui è un tipo curioso di tutto, che parla con tutti, e
    come presidente dell'associazione parla con un sacco di
    luminari.
    Gliel'avevano detto che sarebbe successo, che il
    processo era tremendo ma irreversibile.
    Che dalla talassemia si parte, poi si arriva a storcere
    il naso di fronte alla cellula del colesterolo alto,
    "e gli occhi azzurri non saranno più fantascienza, e la
    clonazione verrà giustificata dalla proteina che cura
    la miopia".
    Che se un limite non esiste più, il limite saranno
    soltanto loro, gli imperfetti che pretendono di essere
    vivi.
    Lui intanto deve tornare a casa dalla moglie, che è a
    letto con l'influenza e reclama aspirine.
    "Saranno trent'anni che a me l'influenza non viene, e
    con le trasfusioni in day hospital non posso neanche
    inventarmi scuse: al lavoro ogni giorno".
    Ride col sorriso da ragazzo.
    "Però scusa, adesso devo scappare, lei ha bisogno di me".

    Annalena Benini
    (C) Il Foglio - sabato 23 ottobre 2004

  2. #2
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    Predefinito

    Giusto ripubblicare questa testimonianza, e giusto ribadire una semplice considerazione: la dignità che l'intervistato qui sopra possiede è mille volte maggiore di quella di molti bambini viziati che vogliono avere un figlio solo se son sicuri che sia perfetto. Come se un bambino possa essere difettoso al pari di un giocattolo...

  3. #3
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    Predefinito

    MA SI !!!
    RICOMINCIAMO A COMPIACERCI DEI CILICI, DELLE PENITENZE, DELLE FUSTIGAZIONI , DEI DIGIUNI, .....
    E METTIAMO IN TELEVISIONE UNA NUOVA REALITY: L'ISOLA DEI FLAGELLANTI....... O DEI FLAGELLATI.
    PATETICI
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Predefinito

    In origine postato da cciappas
    MA SI !!!
    RICOMINCIAMO A COMPIACERCI DEI CILICI, DELLE PENITENZE, DELLE FUSTIGAZIONI , DEI DIGIUNI, .....
    E METTIAMO IN TELEVISIONE UNA NUOVA REALITY: L'ISOLA DEI FLAGELLANTI....... O DEI FLAGELLATI.
    PATETICI
    Cciapas.. hai completamente ragione. Sotto sotto c'è questo.

  5. #5
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    In origine postato da antonio
    Il Signor Brunetta non credo abbia torto..
    mai primi a reclamare la cancellazione della legge non sono i biologi, almeno qui in Sardegna, ma i medici che si occupano di talassemia al Microcitemico..sostenuti dai genitori.
    ===
    ED HANNO TUTTA LA MIA SOLIDARIETà.. HO VISTO UNA BAMBINA DI POCHI MESI MORIRE PER QUESTA MALATTIA, ED UN ALTRO CHE è ARRIVATO A 18 ANNI DOPO ESSERE DIVENTATO UN MOSTRICCIATOLO.......
    ED HO VISTO LA DISPERAZIONE DEI PARENTI.
    DA INFERNO IN TERRA, DAVVERO.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  6. #6
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    In origine postato da cciappas
    ===
    ED HANNO TUTTA LA MIA SOLIDARIETà.. HO VISTO UNA BAMBINA DI POCHI MESI MORIRE PER QUESTA MALATTIA, ED UN ALTRO CHE è ARRIVATO A 18 ANNI DOPO ESSERE DIVENTATO UN MOSTRICCIATOLO.......
    ED HO VISTO LA DISPERAZIONE DEI PARENTI.
    DA INFERNO IN TERRA, DAVVERO.
    MOSTRICIATTOLO CI SARAI TE.
    VERGOGNA

  7. #7
    Super Troll
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    In origine postato da UgoDePayens
    MOSTRICIATTOLO CI SARAI TE.
    VERGOGNA
    ====
    MA CERTO.....NON SONO DEI POVERI DISGRAZIATI. LORO E I LORO PARENTI......
    SONO DEI GRAZIOSI E AMMIRABILI ESEMPLARI DI UMANITà DERIVATI DALLA DEGENRAZIONE DELLA NATURA, OLTRE CHE DELL'IGNORANZA E DELLA PRESUNZIONE UMANA
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  8. #8
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    In origine postato da cciappas
    ====
    MA CERTO.....NON SONO DEI POVERI DISGRAZIATI. LORO E I LORO PARENTI......
    SONO DEI GRAZIOSI E AMMIRABILI ESEMPLARI DI UMANITà DERIVATI DALLA DEGENRAZIONE DELLA NATURA, OLTRE CHE DELL'IGNORANZA E DELLA PRESUNZIONE UMANA
    Non ho mai insultato nessuno in questo forum, e generalmente non lo faccio nella vita, ma il modo sprezzante col quale OSI definire "mostriciattolo" un MALATO di 18 anni è ributtante.
    Va al diavolo, te e le tue idee malate.

  9. #9
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    In origine postato da UgoDePayens
    Non ho mai insultato nessuno in questo forum, e generalmente non lo faccio nella vita, ma il modo sprezzante col quale OSI definire "mostriciattolo" un MALATO di 18 anni è ributtante.
    Va al diavolo, te e le tue idee malate.
    ====
    IL MODO SPREZZANTE LO VEDETE SOLO VOI......
    ANZICHè OFFENDERE CREDO CHE AVRESTI FATTO MEGLIO A SUGGERIRMI UNA SOLA PAROLA CON LA QUALE AVREI DOVUTO DESCRIVERLO PER FARVI CAPIRE IN CHE CONDIZIONI ERA QUANDO è MORTO.
    LO SO CHE IL FAIR PLAIR MODERNO TENDE A NASCONDERE LE VERITà SCOMODE E RIPUGNANTI, E ORA ANZICHè SPAZZINIO SI DICE OPERATORE ECOLOGICO........
    MA SEMPRE DI SPAZZINO SI TRATTA .........
    E QUEL DISGRAZIATO SEMPRE UN MOSTRO ERA. IN QUALSASI MODO TU PREFERISCA CHIMARLO,.....E COME TALE HA VISSUTO E COME TALI VIVRANNO E MORIRANNO QUELLI CHE, IN BASE ALLE VOSTRE LEGGI GENTILI, UMANITARIE, E PREGNE DI RELIGISITà DA INQUISITORI, CONTINUERANNO A NASCERE CON QUEL TIPO DI MALATTIE.
    CHI TI SEMBRA PIù SPREZZANTE TU OD IO??
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  10. #10
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    In origine postato da cciappas
    ====

    CHI TI SEMBRA PIù SPREZZANTE TU OD IO??
    Tu.
    E ti spiego anche PERCHE'.
    Nessuno vorrebbe mai vedere un bambino sofferente, né un adulto.
    Ma c'è una differenza FONDAMENTALE.
    Tu e quelli come te pensate di vivere in un mondo le cui sorti potrebbero essere magnifiche e progressive: basterebbe fare quel che dite voi per eliminare dalla faccia della terra il male e le malattie.
    Vai di clonazione umana, di aborto e di eugenetica. Prosegui con l'espropriazione delle macchine e delle terre, la collettivizzazione di ogni cosa... la creazione di un'isola, Utopia.
    Quelli che non sono adatti al vostro sogno non hanno il diritto di esistere: basta con gli storpi, nel cassonetto chi nasce diverso da come lo volete. Lo Stato penserà a tutto, e ovviamente non ci sarà posto per chi, del vostro Stato, non vorrà diventare complice.

    Provo pena, oltre che disgusto. Perché tu non hai idea di quello che ti perdi. Non hai idea di quanto ti illudi invano.
    Apri gli occhi, sciocco! Ci sono malati terminali che sono PIU' FELICI e PIU' CONSCI di te. Non si tratta di INNEGGIARE al dolore, alla sofferenza o alla morte, si tratta di RICONOSCERNE L'ESISTENZA.

 

 
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