Oggetto: Attacco frontale contro il "capitalismo renano"
-----Messaggio Originale-----
Da: Movimento Solidarietà
A: movisol@movisol.org
Data invio: lunedì 25 ottobre 2004 20.13
Oggetto: Movimento Solidarietà
Attacco frontale contro il "capitalismo renano"
Nel 2004 le esportazioni tedesche hanno raggiunto un record storico, un fatto che contraddice nettamente chi parla di una "competitività internazionale in rapido declino". Quest'ultimo è invece l'assioma in base al quale si giustificano richieste sempre più pressanti: "tagliare salari che sono diventati insostenibili", "ridimensionare il sistema del welfare", "emarginare i sindacati" e "deregolamentare il troppo rigido mercato del lavoro". Questo chiedono imprenditori, politici, mezzi d'informazione e varie "iniziative" neo-liberals. Le stesse richieste naturalmente sono avanzate dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), dalla Commissione Europea e da vari gruppi d'élite privati, per lo più di stampo anglo-americano.
Le richieste trovano più o meno pronta soddisfazione. Il governo Schroeder impone inflessibilmente la riforma del mercato del lavoro "Hartz IV" e l'opposizione cristiano democratica vuole infliggere tagli ancora più profondi al sistema sanitario e previdenziale. Le grandi corporation, come la General Motors/Opel o la Siemens, spingono per arrivare allo scontro aperto con i dipendenti: se non accettate tagli del 30%-40% perderete il posto di lavoro perché provocherete il dislocamento delle attività manifatturiere nell'Europa orientale o in Asia. Uno studio del Boston Consulting Group "prevede" che in Germania 2 degli attuali 8 milioni di posti di lavoro nell'industria saranno rilocati all'estero entro il 2015 se non entreranno in vigore le "riforme" lungo le linee sopra accennate. Michael Rogowski, presidente dell'associazione degli industriali tedeschi BDI, ha criticato la Mitbestimmung, la famosa cogestione, definendola "un errore della storia" che deve essere corretto. Il sistema della cogestione tra impresa e maestranze nel processo decisionale, che in certi casi è paritario, rappresenta un aspetto centrale del "capitalismo renano".
Questo modello, che storicamente è alla base dello sviluppo economico tedesco, è anche noto come "economia sociale di mercato". Le basi del suo successo straordinario sono investimenti e strategie d'impresa a lungo termine, retribuzioni e standard sociali molto alti, assenza quasi completa di conflittualità sindacale, buona istruzione, infrastrutture eccellenti, forte identificazione dei dipendenti con le sorti della "propria" impresa. Chi tenta di minare questo sistema ora sostiene che esso sarebbe incompatibile con le "nuove realtà" dell'economia mondiale, che sono rappresentate dallo "shareholder value", i dividendi immediati che vanno agli azionisti, e dalla "globalizzazione liberistica".
La "prova" addotta per dimostrare che il capitalismo renano sarebbe definitivamente giunto al capolinea è il dilagare della disoccupazione in Germania. Ma si tratta di un "argomento" che ignora il fatto che da quando sono state imposte le regole di Maastricht e dell'UE, allo stato non è più consentito prendere misure attive contro la disoccupazione, soprattutto nel finanziamento dei grandi progetti infrastrutturali e progetti connessi che creano lavoro produttivo.
Un importante economista tedesco ha detto all'EIR: "Assistiamo ad una riedizione sconvolgente delle politiche deflative degli anni Venti e dei primi anni Trenta. Oggi, come allora, ci sentiamo ripetere che ridurre i livelli di vita della maggioranza della popolazione e l'austerità fiscale sono 'l'unico modo' di affrontare i problemi dell'economia tedesca. Sappiamo come questo andò a finire, nel 1933".
Sinarchismo: che cosa può rivelare un'inserzione
Tra il 2 e il 3 ottobre sui principali giornali tedeschi è apparsa un'inserzione intitolata "Anche noi siamo il popolo", evidentemente in polemica contro lo slogan "il popolo siamo noi", coniato nelle grandi manifestazioni popolari, a Lipsia e in altre città tedesche-orientali, che alla fine degli anni Ottanta condussero alla caduta del muro di Berlino ed alla riunificazione tedesca. L'inserzione attacca duramente la manifestazioni che da qualche mese sono riesplose in molte città, questa volta contro l'austerità imposta con la riforma del mercato del lavoro Hartz IV. I firmatari dell'appello, molti dei quali sono vicini al Cancelliere Schroeder, provengono dal mondo bancario e industriale, dei grandi studi legali e di consulenza, dell'arte, del giornalismo e dell'università.
Essi raccomandano a Schroeder di "tenere la rotta" e attaccano istericamente "demagoghi e populisti" che avrebbero sobillato le proteste del lunedì, che ancora si susseguono numerose, anche se i media non ne parlano. Dovrebbe essere ovvio che il riferimento è in particolare rivolto al partito BüSo di Helga Zepp-LaRouche, il Movimento Solidarietà tedesco, che diede il via a quelle manifestazioni all'inizio dell'estate. L'inserzione rappresenta un grido di guerra delle élite tedesche, o almeno di una parte di esse, decise a rinnovare gli sforzi per impedire che il governo faccia fronte al suo primo dovere di salvaguardare il bene comune.
Resta da notare un particolare: nell'inserzione i firmatari non riferiscono la propria affiliazione. Se lo avessero fatto, sarebbe emersa un'"area sinarchista" in pompa magna. Bernd-Georg Spies, ad esempio, ad Amburgo dirige la Russell Reynolds Associates, uno studio che dal 1969 si occupa di piazzare manager e di valutare la loro efficienza. Con 32 uffici in nazioni diverse, lo studio è tra i più grandi del mondo nel suo genere.
Nel consiglio della Russell Reynolds figurano Jonathan Bush, uno zio del presidente Bush, Philip Caldwell, ex amministratore delegato della Ford ed ex direttore di Lehman Brothers; Hoson Brown, ex presidente della Morgan Guaranty; Claude L. Janssen, presidente di INSEAD (scuola d'elite per la formazione di manager nei pressi di Parigi) ed ex socio e manager della banca Worms et Cie; Frederick W. Gluck, ex direttore dell'impresa di consulenze McKinsey.
Nella storia del sinarchismo la Banque Worms ha un posto cospicuo. A tutt'oggi, il 23% delle azioni della banca sono in mano alla famiglia Worms. Gerard Worms, esponente della famiglia, è socio della banca Rothschild et Cie. Il suo nome figura inoltre nel comitato supervisore di Publicis Groupe, una delle principali imprese dell'informazione e delle comunicazioni; nello stesso organismo figurano Michel David Weill di Lazard Freres e Felix Rohatyn, che è appena entrato nella Rothschild & Cie. Rohatyn si è distinto nella manovra interna al partito democratico per fare muro contro la politica del New Deal promossa da LaRouche. Publicis Groupe ha da poco assoldato Roland Berger, a cui ha affidato le sue operazioni in Germania. Berger è tra i firmatari dell'inserzione "Anche noi siamo il popolo".
Fascismo dal "volto umano"
Più volte, su questa pubblicazione, abbiamo affermato che le oligarchie sinarchiste avrebbero fatto ricorso a regimi autoritari per imporre politiche economiche di tipo schachtiano. In questo contesto, la puntata di "Porta a Porta" dedicata al libro di Romano Mussolini (Il Duce, mio padre), con ospiti sia l'autore che la sua esuberante figlia Alessandra, rappresenta un tentativo nemmeno tanto mascherato di presentare l'immagine "umana" del capo del fascismo attraverso i racconti dei suoi familiari, scindendola da quella pubblica di Mussolini e quindi da un giudizio storico e politico. Un tentativo apologetico solo in parte salvato dalla presenza in studio dello storico Lucio Villari, che ha fatto del suo meglio per correggere le cialtronerie degli altri ospiti (oltre ai due Mussolini, lo storico Arrigo Petacco, il libertino Roberto Gervaso e l'attrice Alessandra Martinez). Tra le sparate più grosse, quella che Mussolini sarebbe stato considerato "il più grande statista della storia d'Italia" se si fosse ritirato nel 1936, prima dell'alleanza con Hitler. Purtuttavia, Romano Mussolini si è lasciato scappare un paragone che non sarà piaciuto agli sponsor del salotto di Vespa: quando gli è stato chiesto come spiegasse il fatto che Mussolini, attorniato da ebrei e debitore ad alcuni di essi per la sua carriera politica (Margherita Sarfatti), abbia promulgato le famose leggi razziali del 1938, Romano ha risposto che lo ha fatto per far piacere a Hitler. "Se posso azzardare un paragone", ha affermato, "era un po' come oggi col governo italiano, che è andato in Iraq perché siamo alleati all'America".
Nella stessa rubrica "fascismo dal volto umano" va inserita la recente visita a Roma di Michael Ledeen, esperto di "fascismo universale" e membro del covo neocon asserragliato al Pentagono di Rumsfeld. Ledeen ha presentato il 25 ottobre il suo nuovo libro, "Il principe dei neocon - un Machiavelli del XXI secolo", ospite del pittoresco principe Sforza ("Lillo") Ruspoli presso l'omonimo palazzo. Tra gli invitati figuravano l'ambasciatore americano presso il Vaticano, James Nicholson, il ministro Gasparri e il forzitaliota Adornato. L'anfitrione principe Ruspoli milita da tempo nel partito Forza Nuova di Roberto Fiore, che fa parte dell'alleanza falangista internazionale di Blas Piñar e ha recentemente eletto al Parlamento Europeo proprio Alessandra Mussolini. Da notare che accanto alla retorica antiplutocratica, il principe contadino sostiene da tempo una "crociata" per un governo europeo che amministri la deindustrializzazione.
LaRouche su Bush-Cheney e i rischi dell'influenza
"Quest'anno potrebbero morire più persone, come conseguenza dell'influenza, di quelle decedute nell'attacco terroristico dell'11 settembre" ha dichiarato il 18 ottobre Lyndon LaRouche. Il rischio è dovuto al fatto che l'amministrazione Bush ignora le proprie responsabilità in materia sanitaria. Da anni infatti si evita di risolvere seriamente il problema della disponibilità di vaccini antinfluenzali. LaRouche ha fatto riferimento alla battuta meschina di Bush, nel dibattito del 13 ottobre -- "quest'anno non mi faccio vaccinare" -- buttata lì a sostegno del rifiuto dell'amministrazione di collaborare con le autorità statali e locali per decidere una distribuzione razionale ed efficiente dei vaccini esistenti e definire altri piani per far fronte all'emergenza.
Nella stessa occasione Bush ha minimizzando dicendo che, semmai, si importeranno vaccini dal Canada. Si tratta di una bugia, tanto che già il 14 ottobre il ministro della Sanità Tommy Thompson ha ribadito la linea dell'amministrazione che dal Canada non sara probabilmente importato alcun medicinale per motivi di "sicurezza".
In effetti l'amministrazione Bush-Cheney semplicemente non vuole rischiare le ripercussioni pubblicitarie che seguirebbero un'importazione di medicinali perché essa vi si è sempre solennemente opposta! "Per Bush le sue bugie sono più importanti della vita degli altri" ha commentato LaRouche. I decessi che accompagnano le annuali ondate di influenza si stimano sui 36 mila casi, ma quest'anno si stima che le bugie di Bush possano far salire la media di qualcosa tra i 5 e i 10 mila casi in più.
Da parte americana era già stato accertato ad agosto che i vaccini ordinati alla britannica Chiron erano contaminati, come in effetti hanno poi confermato le autorità britanniche che hanno sospeso la licenza all'impresa farmaceutica. Messa al corrente del fatto, però, l'amministrazione Bush non ha cercato di garantire delle forniture alternative di vaccini.
Il 18 ottobre l'American College of Emergency Physicians, un'associazione a cui aderiscono 22 mila medici, ha lanciato un appello affinché si prendano decisioni e si stanzino i fondi per gestire la prevedibile ondata di pazienti che si presentano per la vaccinazione. Nemmeno le strutture ospedaliere, già ridotte all'osso, sono in grado di affrontare l'ondata dei ricoveri che si prospetta.
Il 16 ottobre l'organizzazione elettorale Kerry/Edwards ha diffuso un comunicato in cui si legge: "Tre anni fa gli esperti sanitari hanno avvisato George Bush del fatto che si stava andando incontro ad una carenza pericolosa. Invece di risolvere il problema è stato deciso di affidare la produzione all'estero -- ma i vaccini sono risultati contaminati."
Il disastro che si prospetta ovviamente è responsabilità di un'amministrazione che dice di avere come priorità assoluta la "homeland security", la sicurezza del territorio!
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