È questa la vera faccia occulta della ricorrenza, che ne snatura i significati

ANDREA ROGNONI
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Scritto nel 2002, in un clima da Apocalisse immediatamente successivo al crollo delle Twin Towers, La faccia nascosta di Halloween. Come la festa della zucca ha sconfitto “Tutti i Santi” del filosofo francese Damien Le Guay - tradotto in Italia dalla casa editrice piemontese Elledici - presenta note di profonda saggezza ma anche tratti di inquietante superficialità. La tesi di fondo è la seguente: i festeggiamenti relativi ad Halloween, che dall’America hanno raggiunto l’Europa, rappresentano un seria minaccia ai valori tradizionali cristiani, portando una ventata di esoterismo e stregoneria che gli stessi mass media fanno passare come legittima e nient’affatto lesiva dei diritti ludici dei nostri bambini, fino al punto di esser destinata a sostituire definitivamente la festa di Ognissanti e dei Morti.
Niente da eccepire, il discorso non fa una grinza e risulta davvero ottimale dal punto di vista del tradizionalismo cristiano. Ma la tendenza dell’autore è quella di buttare via il bambino assieme all’acqua sporca. E nella sua invettiva di savonaroliano tenore si dimentica che alcune tradizioni legate alle zucche, le grandi imputate, appartengono al meglio del bagaglio culturale europeo e non hanno mai realmente avversato o ostacolato la celebrazione delle feste cristiane. In diversi passi del libro non viene chiarito bene il fatto che l’autentica tradizione celtica, quella che parte dal sostrato etnoculturale antico e che è sopravvissuta fino alla modernità oltre che in Francia anche nelle campagne e montagne della Padania, non presentava in effetti alcun elemento stregonesco e vampiresco, fattori che solo una cultura consumistica di massa come quella americana ha messo a fuoco attraverso una strategia che tende in parte a screditare la stessa bontà di fondo della tradizione europea. Così “la faccia nascosta di Halloween” non è, come in parte si vuol far qui credere, il paganesimo celtico come “robusta” e “perversa” alternativa alla religione cristiana, ma semplicemente un’abile messinscena a mimesi mediatica che ha svilito le sue stesse radici irlandesi e rischia effettivamente di compromettere la solidità delle tradizioni religiose di inizio novembre. In altri termini, non pensiamo proprio che la ritualità della zucca lavorata e dotata di lumino abbia mai costituito una alternativa alle cerimonie dei giorni successivi, visto anzi che costituiva una sorta di “antipasto” del menu cristiano, poiché veniva esposta alla vigilia di Ognissanti. Se a tutto questo, che non rappresenta nulla di blasfemo, si è invece sovrapposta la moda di Halloween scardinando la fedeltà alla festa cristiana, ciò non è minimamente riconducibile alla presunta reviviscenza di quella che Le Guay chiama “religione pagana e neopagana” a base celtica.
Non è peraltro chiarissimo quale tipo di Chiesa voglia difendere il volume in questione. Quando a pagina 45 si parla di “Dichiarazione dei diritti dell’uomo” come versione moderna del Decalogo biblico, l’impressione è quella di una clamorosa ricaduta in quei presupposti illuministici (lo zampino dei massoni si è fatto sentire in tutte le grandi battaglie rivoluzionarie della contemporaneità) che in altre pagine si vogliono contrastare come semi moderni dell’odierna babele massmediatica (vedi ad esempio pagina 101). Infine, a parziale riaccreditamento della validità dello sforzo di Le Guay, va raccomandata la lettura dell’ultimo capitolo “Una cultura di morte”, che mette in guardia dall’assedio delle tradizioni cristiane da parte di quella cultura neoesoterica che invita, anche attraverso operazioni come “Harry Potter” , infanti ed adolescenti di tutto il mondo, a ridare sordida fiducia a quell’evocazione dei maghi e dei demoni tanto esplicitamente condannata dal catechismo (escluderemmo però dal banco degli imputati il citato “Signore degli Anelli”).


[Data pubblicazione: 29/10/2004]