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    Predefinito OT molto intrigante sull'immagine italiana in USA.

    Hollywood? Made in Italy!

    --------------------------------------------------------------------------------

    L'articolo è dell'agosto 2004


    L'Italian style trionfa a Hollywood. Il declino del tradizionale binomio 'pizza e mafia' è annunciato da Eta Meta Research che ha analizzato i cambiamenti della percezione del made in Italy sul grande schermo. E Hollywood è solo lo specchio dell'evoluzione dell'immaginario legato all'italianità in America


    Hollywood – Sul grande schermo americano, se sei di classe vesti Armani, viaggi in Ferrari e bevi San Pellegrino. E' finita l'epoca di pizza e mandolino, mafia e truffatori: a Hollywood il made in Italy è simbolo di stile, eleganza e qualità.

    Lo dimostra il recente monitoraggio realizzato da Eta Meta Research, agenzia di comunicazione milanese, che ha studiato e analizzato per circa un mese oltre 80 tra le più prestigiose testate internazionali dedicate al life style e al cinema, estrapolando ogni riferimento al made in Italy e all'italian life style. Nello studio sono state verificate anche le citazioni e la presenza di prodotti e marchi italiani all'interno di oltre 400 film hollywoodiani girati negli ultimi 25 anni. Sono proprio i film lo specchio dell'evoluzione dell'immaginario legato all'italianità in America. "I grandi marchi italiani come Armani, Ferrari e S.Pellegrino, con la loro storia di qualità e di immagine hanno sostituito i francesi, diventando immancabili nei film di Hollywood, diventando sinonimo di stile e di qualità assoluta e cambiando la percezione dell'Italia" aggiunge Saro Trovato, Presidente di Eta Meta Research.

    Ci sarebbe un pezzo di Italia nel 73% delle pellicole uscite da Hollywood e analizzate dallo studio. E nei film dove questo non avviene la ragione andrebbe ricercata nel tema o nell'ambientazione del film stesso. Persino la selezione di oggetti di uso comune per allestire il set sarebbe fatta, molto più di prima, ricorrendo a oggettistica made in Italy . La presenza del marchio italiano sarebbe cospicua sia nell'ambientazione delle scene che nella caratterizzazione dei personaggi. "Lo rivelano i titoli di coda – afferma Marco Bocconi, responsabile dello studio – ma è interessante vedere anche come i brand italiani vengono presentati : prima il made in Italy, nei film americani, era spesso manifestazione dell'ostentazione di ricchezza del cattivo di turno – afferma -; da qualche anno, invece, sono i buoni a vestire italiano".

    L'immagine dell'Italia che i film di Hollywood trasmettono avrebbe subito una vera e propria evoluzione, secondo quanto riportano i curatori dell'indagine. Certo, Richard Gere era elegante anche quando vestiva Armani in American Gigolò, ma il suo personaggio, se pur carico di fascino, si portava dietro, tuttavia, un'aura non del tutto positiva. La novità che colpisce è proprio il "contesto" in cui il made in Italy viene utilizzato. Nel 68% dei casi all'Italia viene associata un'immagine positiva; e lo si legge anche sull'edizione USA di Maxim: "Adesso i cattivi non indossano più giacche di Armani e non guidano più fiammanti Ferrari, simboli e oggetti di cui si sono finalmente appropriati i buoni".

    Persino la famiglia mafiosa, nell'immaginario americano, sarebbe cambiata. Non più quella del Padrino, che sembrava un pezzo d'Italia trasportato altrove; i Sopranos, pur mafiosi, sarebbero molto meglio assimilabili con una qualsiasi famiglia americana, secondo Bocconi.

    L'evoluzione dell'immaginario legato all'Italia nei film rifletterebbe cambiamenti reali avvenuti nella società americana. Una trasformazione che Marco Ursino, Executive Director del Brooklyn International Film Festival, dichiara di aver vissuto in prima persona. "Vivo in America dal 1988, l'immagine dell'Italia era diversa: mi sono trovato nella situazione spaghetti e mandolino" dice. Il cinema rifletterebbe quindi un cambio di mentalità, ma anche un'evoluzione dei modelli di riferimento. "L'Italia che va oggi in America è diversa da prima; ci vanno i professionisti, i designer, per esempio".

    A migliorare l'immagine italica in America avrebbe contribuito la sempre più profonda integrazione della comunità italo americana nella società locale. "Oggi Little Italy non esiste più – continua Bocconi -: gli italo americani si sono veramente integrati, pur mantenendo la loro identità".

    Lo studio di Eta Meta ha individuato anche i termini e gli aggettivi associati più frequentemente all'italian life style . A dominare sono "stile ed eleganza", presenti in oltre il 48% degli articoli analizzati. Si legge addirittura su Premiere: "I vestiti italiani sono in grado di trasformare qualsiasi ragazzone del Kentuky in un autentico James Bond". Così, il made in Italy starebbe strappando lo scettro dell'eleganza all'art du bien vivre francese; la parte dei pigri, sfaccendati e un po' loschi spetterebbe ora agli ispanici.

    E quando si parla di quello che le star mangiano e bevono sul set, si parla di qualità e raffinatezza. "Tutto ciò che è Italia fa tendenza" commenta Ursino. Non a caso, lo sponsor principale dello scorso anno del Brooklyn International Film Festival è stato Campari. "La classe italiana adattata al nostro target: i giovani trendy americani".

    Persino la Barilla comincia a non mancare in ogni cucina hollywoodiana che si rispetti. Fatto, questo, dovuto al successo delle strategie pubblicitarie per lanciare il marchio italico sul mercato a stelle e strisce, oltre che all'evoluzione dell'immaginario americano attinente a tutto ciò che è Italia. "Probabilmente è proprio un miscuglio di questi due fattori a rendere il marchio italiano oggi così popolare nella mente degli americani – afferma Bill DeCorso, pubblicitario italo americano specializzato nella promozione del made in Italy -. Abbiamo creato a marchi come Barilla, Bertolli, etc un'immagine molto forte, e poi ci sono i film, che aiutano a radicare questi brand nell'immaginario comune dei consumatori".

    Secondo DeCorso, il made in Italy in America sarebbe ormai entrato in un circolo virtuoso in cui il mondo del cinema e quello della pubblicità contribuiscono a migliorarne sempre di più l'immagine. Il messaggio trasmesso, sul grande schermo come nella reclame , sarebbe pressappoco lo stesso: al cinema chi veste italiano è raffinato, così come chi mangia pasta Barilla, nella pubblicità, ha un palato sofisticato . L'alto costo dei prodotti italiani, secondo DeCorso, contribuirebbe a stabilire un legame quasi automatico con il mondo della classe e dell'eleganza.

    Certo, però, che lo stereotipo fa ancora ridere: gli squali gangster del film d'animazione Shark Tales hanno pur sempre la voce di mafiosi italo americani. Il repertorio della comicità di ampia diffusione fa ancora ricorso alle classiche immagini tanto combattute dalle associazioni italo americane. "Per poter funzionare su codici di comunicazione semplici ci si ricollega a qualche cosa radicato nell'immaginario – ammette Bocconi -. Ma l'inversione di tendenza sull'immagine dell'Italia è recente, lo stereotipo è destinato a diluirsi".

    Anche nel cinema sono la moda, i prodotti eno-gastronomici e il design i cavalli di battaglia del made in Italy, ma anche le automobili e le motociclette non perdono terreno nel mondo di cellulosa: Cat Woman approderà presto sul grande schermo a cavallo di un'italianissima Ducati.

  2. #2
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    Predefinito Re: OT molto intrigante sull'immagine italiana in USA.

    In Origine postato da Paxromana
    Hollywood – Sul grande schermo americano, se sei di classe vesti Armani, viaggi in Ferrari e bevi San Pellegrino. E' finita l'epoca di pizza e mandolino, mafia e truffatori: a Hollywood il made in Italy è simbolo di stile, eleganza e qualità.
    Sarò più contento quando nell' elenco metteranno anche la Magnifica.

  3. #3
    Mind the Viking !
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    Predefinito Re: Re: OT molto intrigante sull'immagine italiana in USA.

    In Origine postato da marcogiov
    Sarò più contento quando nell' elenco metteranno anche la Magnifica.
    Verissimo: AZ non è nella lista ...

    ... no suprise ...

  4. #4
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    Verissimo. Ad esempio non avrei domenticato l'enorme seguito dell'opera e del melodramma italiano. Pavarotti in testa.
    Di più, i giornali di oggi parlano di un Bocelli che spopola attualmente in USA con l'ultimo cd "Andrea"...melodramma-pop!!!

  5. #5
    Ali six two niner
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    Da italiano negli Stati Uniti, personalmente me ne strafotto della San Pellegrino. E ritengo che essere forti nei prodotti di nicchia, nel lusso e nella ficaggine, senza avere nessuna grande industria leader globale, sia un primato scarsino, soggetto al mutare dei tempi, e che non contribuisca per nulla alla costruzione -- che a noi italiani tocca ancora fare -- di un paese seriamente in grado di reggere la ribalta internazionale (sotto vari aspetti: economici e politici in primis.)

    Preferirei che il presidente degli Stati Uniti, quando durante il primo dibattito in tv con Kerry elenca Gran Bretagna, Australia e Polonia come partecipanti alla coalizione in Iraq, si ricordasse anche dell'Italia, che contribuisce ben piu' di Polonia e Australia ma poiche' non conta una mazza non viene menzionata. Ma niente, non ci ha cagati, e John Kerry pure, nonostante conosca il mondo e gli affari internazionali ben piu' di Bush. Ah, ma pero' vendiamo le scarpe di Ferragamo.

    Preferirei che Alitalia volasse a Los Angeles. Preferirei vedere automobili italiane per strada, che non siano vetuste Duetto di 15 anni fa e rare visioni come una vecchia 164 ogni 1.000 macchine, una Ferrari ogni 2.000 (ma se stessi a Beverly Hills il rapporto sarebbe 1/10... heh) o una Lamborghini ogni 10.000.

    Preferirei che l'Italia avesse un consolato nella mia citta', un centro di importanza mondiale con 4.5 milioni di abitanti: Francia, Germania e GB ce l'hanno. Noi, as usual, un cazzo. Voglio rinnovare la carta d'identita'? Devo spedirla a Miami. Perche'?

    E poi chi se ne frega se i Sopranos sembrano piu' americani medi che brokkolini? A parte che non e' vero, e i Sopranos parlano con un accento italiano che si taglia a fette, ma se anche fosse vero, che diavolo significherebbe per la serieta' internazionale dell'Italia? Zero. Ci aiuterebbe a venire considerati un paese affidabile? A non fare spettacolari figure di merda internazionali, tipo la litigata olimpica su Torino 2006, per dire solo un caso di questi giorni? Ci permetterebbe di essere finalmente un paese in grado di andare dai propri pari europei e dirgli: Malpensa esiste e la difendiamo, se vi piace e' cosi', sinno' ve grattate?

    (Inoltre, a me Bocelli e Eros Ramazzotti non piacciono. E alla San Pellegrino preferisco la Ferrarelle. )

    [piccolo edit: Paxromana e gli altri, scusate se il tono e' un po' incazzoso, niente di personale... just politics! ]

  6. #6
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    In Origine postato da ATLMXP
    Da italiano negli Stati Uniti, personalmente me ne strafotto della San Pellegrino. E ritengo che essere forti nei prodotti di nicchia, nel lusso e nella ficaggine, senza avere nessuna grande industria leader globale, sia un primato scarsino, soggetto al mutare dei tempi, e che non contribuisca per nulla alla costruzione -- che a noi italiani tocca ancora fare -- di un paese seriamente in grado di reggere la ribalta internazionale (sotto vari aspetti: economici e politici in primis.)

    Preferirei che il presidente degli Stati Uniti, quando durante il primo dibattito in tv con Kerry elenca Gran Bretagna, Australia e Polonia come partecipanti alla coalizione in Iraq, si ricordasse anche dell'Italia, che contribuisce ben piu' di Polonia e Australia ma poiche' non conta una mazza non viene menzionata. Ma niente, non ci ha cagati, e John Kerry pure, nonostante conosca il mondo e gli affari internazionali ben piu' di Bush. Ah, ma pero' vendiamo le scarpe di Ferragamo.

    Preferirei che Alitalia volasse a Los Angeles. Preferirei vedere automobili italiane per strada, che non siano vetuste Duetto di 15 anni fa e rare visioni come una vecchia 164 ogni 1.000 macchine, una Ferrari ogni 2.000 (ma se stessi a Beverly Hills il rapporto sarebbe 1/10... heh) o una Lamborghini ogni 10.000.

    Preferirei che l'Italia avesse un consolato nella mia citta', un centro di importanza mondiale con 4.5 milioni di abitanti: Francia, Germania e GB ce l'hanno. Noi, as usual, un cazzo. Voglio rinnovare la carta d'identita'? Devo spedirla a Miami. Perche'?

    E poi chi se ne frega se i Sopranos sembrano piu' americani medi che brokkolini? A parte che non e' vero, e i Sopranos parlano con un accento italiano che si taglia a fette, ma se anche fosse vero, che diavolo significherebbe per la serieta' internazionale dell'Italia? Zero. Ci aiuterebbe a venire considerati un paese affidabile? A non fare spettacolari figure di merda internazionali, tipo la litigata olimpica su Torino 2006, per dire solo un caso di questi giorni? Ci permetterebbe di essere finalmente un paese in grado di andare dai propri pari europei e dirgli: Malpensa esiste e la difendiamo, se vi piace e' cosi', sinno' ve grattate?

    (Inoltre, a me Bocelli e Eros Ramazzotti non piacciono. E alla San Pellegrino preferisco la Ferrarelle. )

    Hai ragione Alberto.
    Sicuramente essere Italiano in USA e' cool per essere rimorchiato da ragazze in una discoteca di New York (meglio ancora se discoteca russa a Brooklyn you know what I mean), sicuramente la mamma della tua ragazza ti adorera' (ahime'), sicuramente ci riconosceranno per lo stile e per i nostri vestiti alla moda.
    Vero, sempre meglio che essere associati a mafia, pizza e mandolino (eppure qualche bruccliniano ne va addirittura fiero! ), ma ci sarebbero altre cose per cui andare fieri.
    Preferirei che Milano non fosse solo famosa per la moda (anche se la moda e' un grosso business), ma che avesse anche miriadi di aziende multinazionali come Londra o perfino la piccola Amsterdam.
    Oh, se poi ci faranno i complimenti anche per le nostre scarpe, meglio ancora!

  7. #7
    Ali six two niner
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    Si', la mamma della mia ragazza mi adora, confermo. Presumo anche la mamma della tua... and that may or may NOT be a good thing!

    Pero' le sue amiche le hanno detto (tempo fa, poi spero che abbiano cambiato idea): Ti metti con un italiano? Azzi tua, quelli so' dongiovanni!
    Episodietto sempre protagonista la mia ragazza: Essa va a una yard sale. Tra le cose in vendita, c'e' una bandiera italiana. Incuriosita, lei chiede perche' ce l'hanno. Un tipo le spiega che l'ha comprata quando stava con un italiano e che se vuole gliela cede gratis, "for burning, later." A suo credito, non l'ha voluta.

  8. #8
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    In Origine postato da ATLMXP
    Si', la mamma della mia ragazza mi adora, confermo. Presumo anche la mamma della tua... and that may or may NOT be a good thing!

    Beh, la mamma della mia ragazza e' russa, quindi moltiplica tutto il ns. fascino italico per 100!
    Poi appena ho cominciato a parlarle in russo le si sono illuminati gli occhi.
    Ora quando chiama la figlia, le dice di salutarmi.
    That's not good, man.

  9. #9
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    In Origine postato da ATLMXP
    QUOTO TUTTO QUANTO !!!]
    Altro che incazzoso, il tuo pensiero coincide perfettamente con il mio e con la realtà dei fatti.

    Alcuni giorni fa' un thread trattava i motivi per i quali le compagnie aeree italiane fanno immancabilmente una brutta fine.

    La risposta è proprio quella che hai dato tu: in Italia non esiste una classe politica, imprenditoriale e manageriale di alto livello in grado di gestire business importanti e strutturati. Purtroppo questo è un dato di fatto. Non so' se dipende da questioni sociali, politche o culturali ma è così.

    In compenso ci vantiamo perchè facciamo bei vestiti da vendere a 1500 euro agli americani! Agli altri lasciamo il grande business dell'industria pesante e dell'industria tecnologica che creano le basi strutturali durature dell'economia di un paese.

    Vabbè, tutto questo è molto OT...

    Ciao e scusate.
    Dimifox
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  10. #10
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    Ciao Alberto, hai davvero colto nel segno...

 

 
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