PREMIATO IL LEONCAVALLO DALLA PROVINCIA

Storia di ordinaria follia Milanese
Vi voglio raccontare una storia. C’era una volta un eroe milanese, il feudatario della provincia di Milano, e c’era una volta anche un luogo ambiguo, a tratti legato con la malavita e al teppismo, un centro sociale chiamato Leoncavallo. Un giorno il nostro eroe milanese decise, su consiglio di alcuni suoi scudieri, di conferire un’onorificenza proprio a questo ambiguo centro… si sperava che questo delirio potesse rimanere solo una brutta favola, invece è tutto vero.


Il nostro eroe milanese ha, infatti, deciso di conferire il riconoscimento di Palazzo Isimbardi, una delle più prestigiose onorificenze di Milano, al centro sociale Leoncavallo perché a detta sua è da trent’anni “una presenza costante nella vita sociale e culturale milanese”. Questo è un premio che dovrebbe essere elargito a quelle persone, o associazioni, che per le loro opere fanno si che il nome della città di Milano venga conosciuto dignitosamente in tutto il mondo. Dignitosamente. Mi chiedo anche come mai lo stesso prestigioso premio non venga dato, allora, a tutte quelle associazioni che si impegnano davvero nel sociale, mettendosi in prima linea sempre, rimboccandosi le maniche e rischiando in prima persona a volto scoperto (e non coperti dai passamontagna o simili). Mi riferisco a tutte quelle associazioni di volontariato, croci azzurre, rosse, argento, verdi, viola; mi riferisco ai City Angels, alle associazioni per la salvaguarda dei disabili e degli anziani, agli oratori parrocchiali. Insomma a tutti coloro che davvero si fanno in quattro per chi ha bisogno, sacrificando tempo, energie, ma senza aver bisogno di creare disturbi di ordine pubblico, bloccare strade o piazze solo per avere far vedere che fanno qualcosa di socialmente utile (e anche su questo si potrebbe scrivere tanto, ma tanto..). Ma forse il nostro eroe milanese non sa nulla di tutte queste altre benemerite associazioni, regolari in tutto e per tutto, non ambigue, oneste e non violente. Forse non è a conoscenza neanche delle innumerevoli lamentele degli abitanti del quartiere in cui questo centro sociale è ubicato. Se poi teniamo conto che il leoncavallo non paga né tasse, né contributi, né affitto (ma chiede aiuto al Comune…) a danno di tutti quelle associazioni che per arrivare in pari alla fine del mese fanno i salti mortali ma sempre pagando tutto il necessario e il dovuto. La consegna del premio stride parecchio con la “legalità” di questo posto. In aggiunta a tutto questo c’è il fattore violenza, sempre presente, sempre pronto a tornare fuori, come se il vecchio fantasma dell’Hazet 36 si sia nascosto tra le stanze di questo edificio.. Ecco il nostro eroe milanese ha dimostrato il suo enorme senso educativo, culturale e pedagogico. Non ci stupiremo se dovesse venire fuori che le prime imprese del nostro eroe milanese furono compiute proprio tra le mura di questo palazzo che è stato per trent’anni “una presenza costante nella vita sociale e culturale milanese” (magari nascondendo una chiave inglese sotto l’eskimo..).

di Fabio Butti

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