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  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito FLAT TAX:e la Slovacchia abbassa le imposte al 19%

    E la Slovacchia abbassa le imposte al 19% : la Cenerentola d'Europa ha il coraggio che manca all'Italia

    di Alberto Mingardi


    La riforma fiscale, in Italia, è ferma da mesi su un binario morto. Silvio Berlusconi rilancia periodicamente la sua scommessa, quella delle tre aliquote per un fisco più leggero e meno iniquo, anche se in versione di volta in volta ritoccata. Ma oltre le parole non si va.



    Altri Paesi, altri governi, mostrano più decisione. La Slovacchia, ad esempio. A una manciata di chilometri da Vienna, in quella che ai turisti continua a sembrare la Cenerentola dell’Est, è entrata in vigore una riforma pensata e approvata più o meno quando Berlusconi e Tremonti strappavano al Parlamento una legge delega per il passaggio dall’Irpef all’Ire. La Slovacchia ha scelto la “flat tax”: un’aliquota unica di imposta sul reddito, per persone fisiche e persone giuridiche. Un’aliquota, nello specifico, del 19% - destinato a scendere al 18% in capo a un paio d’anni. Corollario: la tassazione sui dividendi è pari a zero.


    L’economista Alvin Rabushka, teorico della flat tax, informa che la Slovacchia imbocca questa strada dopo l’Estona (1994), la Lettonia (1995), la Russia (2001) e l’Ucraina (2004).



    Con quali benefici? Dal punto di vista del contribuente, il dato più incoraggiante è la semplificazione di un sistema fiscale tentacolare e contorto, difficilmente decrittabile se non da parte di un risicato manipolo di esperti.



    Dal punto di vista del fisco, secondo Rabushka la flat tax porta con sé tipicamente un aumento del gettito. L’argomento è controintuitivo ma convincente. Il problema dell’evasione riguarda soprattutto i contribuenti più importanti: per i quali è più facile accedere a soluzioni alternative all’obbedienza. L’attrativa di queste ultime ingigantisce man mano che la tassazione si fa più “progressiva”, cioè più confiscatoria: mirando di fatto a punire quanti producono e guadagnano di più.



    Con un’aliquota fissa, e per giunta fissata ad un livello più rispettoso della dignità di tutti, gli incentivi ad evadere rimpiccioliscono. Diventa più costoso frodare il fisco che versargli semplicemente quanto esige. Rabushka è affezionato all’esempio della Russia, realtà dove il numero dei contribuenti “effettivi” è striminzito, e nel quale l’introduzione della flat tax ha portato ad un aumento delle entrate del fisco del 25,2% (al netto dell’inflazione). Variazione solo in parte attribuibile ad una più robusta crescita economica, e riflesso autentico di una piccola ma significativa rivoluzione sul piano degli incentivi.



    In Slovacchia, questo cambiamento di paradigma porta la firma di Ivan Miklos, vicepremier e ministro delle finanze, economista. Miklos cavalca l’onda di una svolta culturale costruita, mattone dopo mattone, dalla Fondazione F.A. Hayek, piccolo think tank di Bratislava che ha saputo allevare, in pochi anni, una nuova generazione di studiosi, pubblicisti e uomini politici al servizio della libertà individuale.



    E’ vero che la Slovacchia è un Paese piccolo, quindi per definizione le riforme vanno più lisce, sono meno le ruote da ungere per conservare consenso. Ma è davvero surreale che le democrazie dell’Europa occidentale, come l’Italia, si facciano superare in curva dai nuovi Stati membri dell’UE. Che in questi anni seminano bene, sicuri del raccolto: una riforma fiscale di questo genere porterà a un afflusso senza precedenti di capitali e cervelli. Noi tappezziamo di mine il percorso delle riforme, alla ricerca dell’applauso delle clientele. E ci impoveriremo. Loro uniscono grinta e riformismo. E si arricchiranno.

    (Da Libero, 29 ottobre 2004)

    •   Alt 

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  2. #2
    Silvioleo
    Ospite

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    In origine postato da antonio
    il coraggio che manca al nano...abbassarsi le tasse senza precipitare nella vergogna e nel ridicolo.
    prima lo faceva con la corruzione della GdF...

    avete piu' di 100 deputati rispetto alle opposizioni e le uniche cose di cui vi occupate 'e parare il culo a previti...
    ti vedo sempre piu'in stile missbojangles...la moglie ti manda in bianco??

  3. #3
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    Lo scandalo è la posizione schizoide, per la quale se le riforme non si fanno mancano le palle, se si fanno sono riforme di merda.
    Comunque in Italia nessuno ha mai parlato di flat tax: anche la doppia aliquota nel programma originario manteneva la progressività. Figuriamoci se qui ci si può permettere di intaccare certi totem...

    In ogni caso, per chi può pensare che Mingardi sia troppo estremista, propongo un articolo sulla Slovacchia firmato da Sergio Romano e apparso qualche tempo fa sul Corrierone.

    AUTO E RIFORME: LA CORSA DI BRATISLAVA

    BRATISLAVA (Slovacchia) - Visto dagli spalti del castello, il quartiere di Bratislava al di là del Danubio è ancora un paesaggio sovietico: torri per appartamenti di sette o otto piani, allineate e coperte come soldati della grande rivoluzione proletaria contro un cielo attraversato dal fumo bianco-sporco delle ciminiere.
    Il quartiere si chiama Petrzhalka e fu costruito negli anni in cui la Slovacchia era soltanto la seconda metà di uno Stato nato a Praga dopo la dissoluzione dell'Impero austroungarico e divenuto comunista nel 1948. Ebbe una indipendenza breve e apparente nel 1939, quando Hitler ne fece uno Stato satellite del Grande Reich, divenne nuovamente «cecoslovacca» nel 1945, rinacque dopo la fine della Guerra fredda e la separazione consensuale dalla Repubblica Ceca nel 1992. Ma per sei anni, fino al 1998, sembrò condannata a finire nel grande libro della storia centro-europea come un esempio di liberazione abortita.



    Vladimir Meciar (AP)

    DA MECIAR A DZURINDA - Aveva un cattivo governo postcomunista, guidato da Vladimir Meciar e composto da una nomenklatura che non aveva altro desiderio fuor che quello di spartirsi, con qualche falsa privatizzazione, i beni dell'eredità sovietica. Quando Madeleine Albright, segretario di Stato nell'ultima fase della presidenza Clinton e figlia di un diplomatico cecoslovacco, parlava del Paese di Meciar, diceva con rassegnazione: «È il buco nero dell'Europa». Altri, confrontandola ai suoi vicini (Repubblica Ceca e Ungheria), dicevano più gentilmente: «È il brutto anatroccolo della famiglia». Le cose cambiarono nel 1998 quando il Paese, con uno scatto di orgoglio, si sbarazzò di Meciar e mandò al potere una coalizione di partiti democratici di destra, centro e sinistra, sotto la guida di Mikulas Dzurinda. Il governo rifece in parte la Costituzione tenendo conto dei consigli di Bruxelles e si mise a studiare le 80 mila pagine dell'«acquis comunitaire» vale a dire quell'enorme corpus di regole, norme e ordinanze che la Comunità europea aveva emanato nel corso della sua storia.




    La facciata restaurata del palazzo dell'Opera (AP)

    PRESBURGO - Partì allora, insieme alle vere privatizzazioni, un'operazione simbolica, ma entusiasmante: il restauro della città vecchia. Sotto il grigiofumo dell'era comunista riapparvero gli stucchi, le cariatidi, le guglie, i putti, gli angeli, il pastello giallo o azzurro delle dimore patrizie delle chiese barocche e delle case borghesi costruite negli anni in cui la città si chiamava Presburgo ed era un affascinante crocevia danubiano fra il mondo di lingua tedesca e quello di lingua ungherese. Riapparve tra gli altri il palazzo del Primate, coronato da uno stemma su cui troneggia, al centro della facciata, un enorme cappello vescovile. Qui nel dicembre del 1805, dopo la vittoria dei francesi a Austerlitz, Talleyrand firmò il trattato con cui Napoleone cambiava ancora una volta la carta d'Europa strappando all'imperatore d'Austria, insieme al Tirolo, quasi tutti i possedimenti della defunta repubblica veneziana.

    RIFORME - Nel dicembre dell'anno prossimo, quando verrà celebrato il secondo centenario della pace di Presburgo, gli slovacchi saranno cittadini di un altro «impero», l'Unione europea. Vi saranno riusciti soprattutto grazie alle riforme economiche e sociali realizzate dai governi di Dzurinda. Dopo la coalizione consociativa del 1998 e una nuova tornata elettorale, la Slovacchia è stata governata da una formazione di centrodestra in cui il compito delle riforme spetta a un economista di 43 anni, Ivan Miklos, vice Premier e ministro delle Finanze. Miklos ha liberalizzato il mercato del lavoro, tagliato il sostegno pubblico alle tariffe delle aziende di pubblica utilità (elettricità, gas) e innalzato a 62 anni l'età della pensione. Ma la sua maggiore riforma, quella che ha suscitato un coro di applausi e un'ondata di proteste, è l'introduzione della flat tax: una stessa aliquota (19%) per i redditi individuali, i profitti delle aziende e l'Iva. Questo paniere di riforme ha avuto l'effetto di rendere la Slovacchia, in breve tempo, uno dei Paesi più ospitali e promettenti dell'Unione.


    LE AUTO- Se ne sono accorti i sudcoreani della Hyundai. Dopo un lungo negoziato con la Polonia hanno deciso di installare qui la fabbrica europea delle automobili Kia. Ne costruiranno più di 200 mila all'anno, assumeranno circa 2.500 operai e partiranno dalle pianure slovacche alla conquista del mercato europeo dove hanno già venduto, nel 2003, 150 mila macchine sportive del tipo Sorento.
    Con quali lusinghe, promesse e incentivi gli slovacchi sono riusciti a scavalcare i polacchi? Secondo Juraj Stern, economista ed ex presidente della Conferenza dei rettori, il governo di Bratislava non ha concesso nulla più di quanto è autorizzato dalla Commissione di Bruxelles. Secondo Martin Milan Simecka, direttore del quotidiano Sme (un giornale indipendente nato dieci anni fa nei circoli dell'opposizione liberal-democratica contro il regime nazional-populista di Meciar), non tutti gli impegni assunti dal governo di Bratislava potrebbero rivelarsi compatibili con le regole degli arcigni commissari di Bruxelles. Ma la Slovacchia, per il momento, si gode la soddisfazione di essere diventata una sorta di distretto automobilistico dell'Unione. Prima di Hyundai altre due grandi aziende (Volkswagen e Peugeot) si erano installate nel Paese con le loro fabbriche.

    NUOVA POVERTÀ - Non tutto è positivo, naturalmente. La flat tax al 19% e i tagli alla spesa pubblica giovano ai gruppi sociali più intraprendenti e alle fasce più prospere della società, ma colpiscono i ceti a redditi fisso e creano nuova povertà. Può accadere che molti slovacchi, dopo avere pagato una tassa sul reddito inferiore a quella degli anni precedenti, scoprano di avere meno denaro di quanto ne avessero prima. Particolarmente danneggiati dalle misure neoliberiste di Miklos sono gli zingari che rappresentano probabilmente il 6% della popolazione (molti di essi, nei censimenti, si dichiarano slovacchi o ungheresi) e hanno perduto il sostegno del vecchio Welfare State alle famiglie numerose. Vi sono state proteste e jacqueries nell'est del Paese con saccheggi di negozi e parecchi arresti. Il governo ha risposto con qualche misura assistenziale che il «parlamento» dei Roma (un organo ufficioso della comunità) ha giudicato insufficienti.



    Il neopresidente Ivan Gasparovic al voto con la moglie Silvia (Afp)

    EUFORIA E OTTIMISMO - Ma i malumori e le proteste non tolgono molto al clima euforico e ottimistico con cui la Slovacchia si appresta a fare il suo ingresso nell'Unione. Meciar non ha smesso di rincorrere il potere e sarà candidato alle elezioni presidenziali in aprile. Cercherà di rappresentare la Slovacchia impaurita dalle riforme e preoccupata dalle sfide del mercato unico, ma è, secondo Simecka, un pariah, ormai incapace di raccogliere intorno alla sua persona una percentuale superiore, nella migliore delle ipotesi, al 15% dell'intero Paese. Esiste un euroscetticismo intelligente, ispirato soprattutto dalla linea dei conservatori britannici e dagli editoriali dell'Economist. Uno dei suoi maggiori esponenti è Frantisek Sebej, già presidente della commissione parlamentare per l'integrazione europea, ora direttore di un settimanale politico, Domino, che critica «da destra» la politica riformatrice del governo Dzurinda. Sebej non è contrario all'Unione, ma cita lo scetticismo di Milton Friedman sulla sorte dell'euro, sorride del verboso progetto costituzionale della Convenzione, è convinto che la guerra americana contro l'Iraq fosse giustificata e dichiara che la Slovacchia non deve cedere a nessuno il diritto di fare la politica estera che meglio la garantisce dal colosso russo.

    PERIFERIA - Sono sentimenti condivisi forse da una parte dell'opinione slovacca, ma che appaiono oggi «stonati». Quando arrivano a Bratislava, le notizie sulla situazione internazionale, sul dissenso euro-americano e sul fallimento della conferenza intergovernativa per l'approvazione del trattato costituzionale dell'Unione, hanno perduto il loro tono minaccioso. Il Paese è felice di essere uscito dal buco nero dell'epoca di Meciar e di avere superato brillantemente il suo esame europeo. Nel mio albergo ho visto una folla elegante di trentenni e quarantenni che si era data appuntamento per un ballo e un banchetto: uomini in smoking, donne «in lungo» con grandi scollature e brillanti parure. Quando sono nati, il loro Paese viveva alla periferia di Mosca, oggi è nuovamente alla periferia di Vienna. Per ora può bastare. Al resto penseranno poi.

    Sergio Romano


  4. #4
    Silvioleo
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    In origine postato da ARI6
    Lo scandalo è la posizione schizoide, per la quale se le riforme non si fanno mancano le palle, se si fanno sono riforme di merda.


    il problema è che le riforme che si fanno effettivamente non sono quelle x cui servirebbero le palle,quindi spesso sono riforme di merda... io comunque le preferisco quasi sempre all'immobilismo...

  5. #5
    Estremista della libertà
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    In origine postato da silvioleo
    il problema è che le riforme che si fanno effettivamente non sono quelle x cui servirebbero le palle
    Questo è innegabile: ma non ricordi le proteste sul sistema della doppia aliquota ingiusto e antiprogressivo?

  6. #6
    Silvioleo
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    In origine postato da antonio
    Paolo Bonaiuti, portavoce della presidenza del Consiglio, replica all'esponente di An Mario Landolfi che ha definito 'imbarazzante' il vantaggio economico derivante al premier dalla promessa riforma delle aliquote fiscali (leggi qui). ''All'amico Landolfi replico che la sua dichiarazione non è aggiornata, anzi arriva fuori tempo massimo", ha detto Bonaiuti. "Il presidente Berlusconi infatti ha piu' volte pubblicamente e solennemente dichiarato che avrebbe destinato totalmente in beneficenza ogni eventuale vantaggio che gli potesse derivare dalla riforma fiscale del Governo''


    non e' Mr Bojnagles, ma Mr Landolfi

    devo ancora capire come mai un'ottima riforma diventa da censurare se anche il premier ne trae vantaggio...a casa mia resta un'ottima riforma...

  7. #7
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    In origine postato da antonio
    non e' Mr Bojnagles, ma Mr Landolfi
    Che rappresenta un partito biecamente conservatore e da prima repubblica.
    AN non vuole tagliare le tasse. Berlusconi dovrebbe scriverlo sui manifesti 6x3.

  8. #8
    Silvioleo
    Ospite

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    il progetto di riforma fiscale che ha consentito alla Cdl di vincere era ancora + estremo di quello che,speriamo,vedra'la luce fra pochi mesi...gli italiani gia'si sono espressi in merito,nel 2001....quindi cosa pensino oggi in proposito AN (che quel progetto ha sottoscritto),gli europei e ancor di piu'un antonio qualunque non credo abbia molta rilevanza..perlomeno non dovrebbe averla

  9. #9
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da ARI6
    Che rappresenta un partito biecamente conservatore e da prima repubblica.
    AN non vuole tagliare le tasse. Berlusconi dovrebbe scriverlo sui manifesti 6x3.
    magari fossero conservatori...

  10. #10
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da antonio
    e c'e' da dire che senza quei biechi conservatori difficilmente avrebbero raggiunto il potere...
    sarebbero stati ancora a raccogliere merda nelle stalle di Silvio
    mah,se c'è qualcuno che sarebbe a spalare merda sono i fascisti,i democristiani e i leghisti senza Silvio...se vuoi andiamo a rileggerci i risultati del 2001....

 

 
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