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    Predefinito 3 Aprile 1969: Missale Romanum

    COSTITUZIONE APOSTOLICA

    MISSALE ROMANUM

    VIENE PROMULGATO IL MESSALE ROMANO
    RINNOVATO PER ORDINE
    DEL CONCILIO ECUMENICO VATICANO II

    PAULUS VESCOVO
    SERVO DEI SERVI DI DIO
    A PERPETUA MEMORIA



    Il Messale Romano, promulgato nel 1570 dal Nostro Predecessore san Pio V per ordine del Concilio di Trento (Cf Const. Apost. Quo primum, 13 luglio 1570), è per comune consenso uno dei numerosi e ammirevoli frutti che quel Santo Concilio diffuse in tutta la Chiesa. Per quattro secoli infatti, non solo ha fornito ai sacerdoti di rito Latino la norma per la celebrazione del Sacrificio Eucaristico, ma venne anche diffuso in quasi tutto il mondo dai predicatori del Vangelo. Inoltre, innumerevoli santi hanno abbondantemente nutrito la loro pietà verso Dio attingendo da quel messale le letture della Sacra Scrittura o le preghiere, la cui disposizione generale risaliva in gran parte a san Gregorio Magno.

    Ma da quando si è sviluppato e diffuso nel popolo cristiano il movimento liturgico che, secondo l'espressione del Nostro Predecessore Pio XII, di venerata memoria, deve essere considerato come un segno della provvidenziale disposizione di Dio per gli uοmini del nostro tempo, un passaggio salutare dello Spirito Santo nella sua Chiesa (Cf PIO ΧII, Allocuzione ai partecipanti al primo Convegno nazionale di Liturgia pastorale, tenuto ad Assisi il 22 settembre 1956: AAS 48, 1956, p. 712), si è sentita l'esigenza che le formule del Messale Romano fossero rivedute e arricchite. Primo passo di tale riforma è stata l'opera del Nostro Predecessore Pio XII con la riforma della Veglia Pasquale e del Rito della Settimana Santa (Cf. S. CONGREGRAZIONE DEI RITI, Decr. Dominicae Resurrectionis, 9 febbraio 1951: AAS 43, 1951, pp. 128 ss.; Decr. Maxima redemptionis nostrae mysteria, 16 novembre 1955: AAS 47, 1955, pp. 838 ss.), che costituì il primo passο dell'adattamento del Messale Romano alla mentalità contemporanea.

    Il recente Concilio Ecumenico Vaticano II, promulgando la Costituzione Sacrosanctum Concilium, ha posto le basi della riforma generale del Messale Romano, stabilendo che: L'ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà, da essi significate, siano espresse più chiaramente (Cf CONC. VAT. II, Const. sulla sacra liturgia, Sacrosanctum Concilium, n. 21; AAS 56, 1964, p. 106); che: L'Ordinamento rituale della Messa sia riveduto in modo che apparisca più chiaramente la natura specifica delle singole parti e la loro mutua connessione, e sia resa più facile la pia e attiva partecipazione dei fedeli (Cf ibid., n. 50, p. 114); e inoltre: Perché la mensa della Parola di Dio sia preparata ai fedeli con maggiore abbondanza, vengano aperti più largamente i tesori della Bibbia (Cf ibid., n. 51, p. 114); e infine che: Venga redatto un nuovo rito della concelebrazione da inserirsi nel Pontificale e nel Messale Romano (Cf ibid., n. 58, p. 115).

    Non bisogna tuttavia pensare che tale revisione del Messale Romano sia stata improvvisata: le hanno, senza dubbio, aperta la via i progressi che la scienza liturgica ha compiuto negli ultimi quattro secoli. Se infatti, dopo il Concilio di Trento, molto ha contribuito alla revisione del Messale Rοmano lo studio degli antichi manoscritti dello Biblioteca Vaticana e di altri, raccolti da ogni parte, come dice la costituzione apostolica Quoniam primum del Nostro Predecessore san Pio V, da allora sono state scoperte e pubblicate le più antiche fonti liturgiche, e nello stesso tempo sono state meglio conosciute le formule liturgiche della Chiesa Orientale; e così molti hanno insistito, perché tali ricchezze dottrinali e insieme spirituali non rimanessero nell'oscurità delle biblioteche, ma venissero invece messe in luce per rischiarare e nutrire la mente e l'animo dei cristiani.

    Presentiamo ora, a grandi linee, la nuova composizione del Messale Romano. Anzitutto, nella Institutio Generalis, che serve come introduzione al libro, sono esposte le nuove norme per la celebrazione del Sacrificio Eucaristico, sia per ciò che riguarda i riti e le funzioni di ciascuno dei partecipanti, sia per ciò che concerne la suppellettile e i luoghi sacri. L'innovazione maggiore riguarda la Preghiera Eucaristica.

    Mentre nel rito romano, la prima parte di tale Preghiera, il Prefazio, ha assunto lungo i secoli formulari diversi, l'altra parte invece, chiamata Canon Actionis, ha assunto, tra il IV e V secolo, una forma invariabile, al contrario delle Liturgie Orientali, che ammettevano una certa varietà nelle loro Anafore. In tale opera, oltre ad avere arricchita la Preghiera Eucaristica di un gran numero di Prefazi, presi dall'antica tradizione della Chiesa Romana, o composti ex nοvο, al fine di mettere in luce i diversi aspetti del mistero della salvezza e di offrire pii ricchi motivi di azione di grazie, abbiamo deciso di aggiungere alla medesima preghiera tre nuovi Canoni. Tuttavia, per motivi di ordine pastorale, e anche di facilitare la concelebrazione, abbiamo stabilito che le parole del Signore, siano uguali in ciascun formulario del Canone. Stabiliamo pertanto che in ciascuna delle Preghiere Eucaristiche, esse siano così espresse: sul pane: PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI: QUESTO È IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI; e sul calice: PRENDETE, E BEVETENE TUTTI: QUESTO È IL CALICE DEL MIO SANGUE PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA, VERSATO PER VOI E PER TUTTI IN REMISSIONE DEI PECCATI. FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME. L'espressione MISTERO DELLA FEDE, tolta dal contesto delle parole del Signore, e detta dal sacerdote, serve come da introduzione all'acclamazione dei fedeli.

    Per ciò che riguarda l'Ordinario della Messa, i riti, pur conservandone fedelmente la sostanza, sono stati semplificati (Cf ibid. n. 50, p. 114). Si sοno pure tralasciati quegli elementi che con il passare dei secoli furono duplicati o meno utilmente aggiunti (Ibid.), soprattutto nei riti dell'offerta del pane e del vino e in quelli della frazione del pane e della Comunione.

    Si sono pure ristabiliti, secondo le tradizioni dei Padri, alcuni elementi che con il tempo erano andati perduti (Cf ibid.); per esempio l'Omelia (Cf ibid. n. 52. p. 114), la Preghiera universale o Preghiera dei fedeli (Cf ibid. n. 53, p. 114), l'atto penitenziale, cioè l'atto di riconciliazione con Dio e con i fratelli, all'inizio della Messa, che giustamente è stato rivalutato.

    Secondo la prescrizione del Concilio Vaticano II, che stabiliva: In un determinato numero di anni, si leggano al popolo le parti più importanti della Sacra Scrittura (Cf ibid. n. 51, p. 114), tutto il complesso delle Letture delle domeniche è suddiviso in un ciclo di tre anni. Inoltre in tutti i giorni festivi, le letture dell'Epistola e del Vangelo sono precedute da un'altra lettura tratta dall'Antico Testamento oppure, nel Tempo Pasquale, dagli Atti degli Apostoli. In tal modo è messo più chiaramente in luce lo sviluppo del mistero della salvezza, a partire dallo stesso testo della rivelazione. Tale larghissima abbondanza di letture bibliche, che propone ai fedeli nei giorni festivi la parte più importante della Sacra Scrittura, viene completata da altre parti dei libri santi letti nei giorni feriali.

    Tutto ciò è ordinato in modo da far aumentare sempre più nei fedeli quella fame d'ascoltare la parola del Signore (Cf Am 8, 11) che, sotto la guida dello Spirito Santo, spinga il popolo della nuova Alleanza alla perfetta unità della Chiesa. Con queste disposizioni nutriamo viva speranza che sacerdoti e fedeli prepareranno più santamente il loro animo alla Cena del Signore, e nello stesso tempo, meditando più profondamente le Sacre Scritture, si nutriranno ogni giorno di più delle parole del Signore. Secondo quanto è detto dal Concilio Vaticano II, le Sacre Scritture saranno cosi per tutti una sorgente perenne di vita spirituale, un mezzo di prim'ordine nel trasmettere la dottrina cristiana e infine l'essenza stessa di tutta la teologia.

    In questo rinnovamento del Messale Romano oltre ai tre cambiamenti, di cui si è parlato sopra, e cioè la Preghiera Eucaristica, il Rito della Messa e il Lezionario della Messa, anche altre parti sono state rivedute c considerevolmente modificate: il Temporale, il Santorale, il Comune dei Santi, le Messe Rituali e le Messe votive. Un'attenzione particolare è stata dedicata alle Orazioni, che non solo sono state aumentate di numero, perché le nuove orazioni rispondessero meglio alle nuove necessità dei tempi, ma anche quelle più antiche sono state riportate alla fedeltà degli antichi testi. Per ciascuna feria dei tempi liturgici principali, Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua, si è provveduto a un'Orazione propria.

    Il testo del Graduale Romano, almeno per quanto riguarda il canto, non è stato cambiato. Ma, per una migliore comprensione, è stato restaurato il Salmo Responsoriale, a cui spesso si riferiscono sant'Agostino e san Leone Magno, e sono state adattate le Antifone d'ingresso e di Comunione per le Messe lette.

    Infine, vogliamo qui riassumere efficacemente quanto abbiamo finora esposto sul nuovo Messale Romano. Il Nostro Predecessore san Piο V, promulgando l'edizione ufficiale del Messale Romano, lo presentò al popolo cristiano come fattore di unità liturgica e segno della purezza del culto della Chiesa. Allo stesso modo Noi abbiamo accolto nel nuovo Messale legittime varietà e adattamenti, secondo le norme del Concilio Vaticano II (Cf CONC. VAT. II, Cost. sulla Sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, nn. 38-40: AAS 56 (1964), p. 110); tuttavia confidiamo che questo messale sarà accolto dai fedeli come mezzo per testimoniare e affermare l'unità di tutti, e che per mezzo di esso, in tanta varietà di lingue, salirà al Padre celeste, per mezzo del nostro sommo Sacerdote Gesù Cristo, nello Spirito Santo, più fragrante di ogni incenso, una sola e identica preghiera.

    Le prescrizioni di questa Costituzione andranno in vigore il 30 novembre del corrente anno, prima Domenica di Avvento.

    Quanto abbiamo qui stabilito e ordinato vogliamo che rimanga valido ed efficace, ora e in futuro, nonostante quanto vi possa essere in contrario nelle Costituzioni e negli Ordinamenti Apostolici dei Nostri Predecessori e in altre disposizioni. anche degne di particolare menzione e deroga.

    Dato a Roma, presso S. Pietro, il 3 aprile 1969, Giovedì Santo, anno sesto del Nostro Pontificato.

    PAOLO PP. VI

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    CONGREGAZIONE PER IL CULTO DIVINO
    E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI

    PRESENTAZIONE DEL NUOVO MESSALE ROMANO

    Intervento del Cardinale Jorge Arturo Medina Estévez

    Lunedì, 18 marzo 2002


    Dopo il Concilio Vaticano II e seguendo le indicazioni della Costituzione Sacrosanctum Concilium sulla Liturgia, è stata pubblicata la prima edizione tipica del Messale Romano nel 1970.

    Dopo qualche anno fu pubblicata la seconda edizione tipica nel 1975. Dopo trent'anni appare questa terza edizione tipica, divenuta necessaria per diversi motivi e la cui preparazione ha preso quasi un decennio. Siamo lieti di poter offrire a tutto il clero e ai fedeli di rito Romano questa nuova edizione del Missale Romanum, il più importante fra tutti i libri liturgici rinnovati dal Concilio Ecumenico Vaticano II.

    Il Decreto con il quale la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti pubblica questa nuova edizione del Missale Romanum attesta l'approvazione del Santo Padre avvenuta il 10 aprile del 2000 e la data di emanazione, il 20 aprile dello stesso anno, Giovedì Santo, in accordo con le edizioni del 1970 e del 1975.

    L'edizione che presentiamo è il risultato di una lunga opera di revisione e aggiornamento iniziata nel 1991 e proseguita nel 1996, anni nei quali il Dicastero ha celebrato le sue Assemblee Plenarie.

    L'impegno profuso nel mettere mano all'editio typica si è concentrato fondamentalmente nell'adeguamento della parte normativa e canonica al Codex Iuris Canonici e nel conformare quella normativa e liturgica alle disposizioni che la Santa Sede ha emanato dopo il 1975.

    Non si tratta di una semplice reimpressio emendata ma di una vera e propria editio typica, una edizione cioè ufficiale, aggiornata, destinata alla celebrazione eucaristica in lingua latina e che costituisce la base immediata per le traduzioni nelle lingue nazionali, la cui cura spetta alle Conferenze dei Vescovi dei diversi paesi del mondo, secondo quanto stabilito nella recente Istruzione della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti sulle traduzioni dei libri liturgici Liturgiam authenticam del 28 marzo 2001, per ottenere la recognitio della Santa Sede, prima di entrare in vigore nella rispettiva area linguistica. L'editio typica diventa il paradigma cui bisogna riferirsi per intraprendere il lavoro di traduzione dei testi liturgici nelle lingue vernacolari e ad essa deve attenersi in ordine alla fedeltà. Tale documento, che si è andato formulando nel corso degli anni successivi al Concilio Vaticano II e che ha ricevuto un energico impulso dalla Lettera del Santo Padre Vicesimus quintus annus del 1988 (n. 20), diventa in questo particolare momento uno strumento preciso e obbligatorio nell'opera di traduzione dei libri liturgici in vista dell'efficacia e della fedeltà nel comunicare il contenuto del patrimonio della Chiesa latina.

    Il Decreto di promulgazione di questa terza edizione tipica, approvato dal Santo Padre, stabilisce la necessità di una revisione globale dei Messali finora in uso attraverso una nuova presentazione dei testi tradotti alla Santa Sede per la necessaria recognitio. In altre parole il documento, ribadendo il contenuto essenziale della summenzionata Istruzione, dispone che le traduzioni del Messale nelle lingue vernacolari attualmente in vigore, vengano rivedute con grande cura in modo che siano quanto più fedeli all'originale latino, senza interpretazioni né parafrasi, tenuto conto nondimeno del genio di ciascuna lingua.

    Il Messale attuale è il successore degli antichi Sacramentari, libri liturgici cioè che contenevano le formule da recitarsi da parte del Vescovo o del sacerdote che presiedeva la celebrazione. Nell'evoluzione storica dei libri liturgici, furono inserite nel Messale anche le letture bibliche, facendo di esso un libro plenario, segno della mentalità che faceva del sacerdote colui che assommava in sé tutti i compiti da esercitarsi nell'ambito della celebrazione, per cui il cosiddetto Messale Plenario è testimone della considerazione affermata intorno alla figura del sacerdote come colui che è l'espressione in sé della sintesi dei ministeri e non colui che esercita il ministero della sintesi.

    Con il Concilio Ecumenico Vaticano II si è avuta una approfondita revisione dei libri liturgici e dei relativi riti in essi presenti. A motivo della varietà delle letture offerte alla comprensione e meditazione dei fedeli è stata operata una separazione tra il Messale e il Lezionario, con la conseguente rivalutazione dei singoli compiti esercitati dai diversi ministri presenti nell'ambito della celebrazione liturgica, in particolare i diaconi, i lettori ecc.

    Non stupisce il fatto che lungo la storia i diversi Pontefici abbiano prestato particolare cura nel pubblicare diverse edizioni del Missale Romanum, attraverso anche la preoccupazione di tutelare la fedeltà, la correttezza e la nobiltà del linguaggio liturgico in esso adoperato, segno evidente questo della speciale importanza che riveste l'Eucaristia nella vita della Chiesa (Sacrosanctum Concilium, n. 47).

    Nello scorrere dei secoli si è assistito ad una varietà di edizioni ufficiali del Missale Romanum, che ha conosciuto cambiamenti, integrazioni e inserimenti che hanno arricchito qualitativamente la celebrazione del mistero eucaristico, secondo le esigenze specifiche dei tempi in cui furono effettuati. Lungo questa traiettoria storica evolutiva del Missale Romanum si è cercato sempre di salvaguardare ciò che viene chiamata l'unitas substantialis del Rito Romano, elemento che deve rimanere inalterato come testimonianza della tradizione indefettibile della Chiesa. Infatti, il Messale, come anche gli altri libri liturgici, secondo l'antico adagio lex orandi legem statuat credendi, esprimono il sensus fidei della Chiesa, non attraverso formulazioni di stile dogmatico ma attraverso la densità classica dello stile verbale liturgico, nutrito non solo da parole ma anche attraverso gesti e segni secondo quanto proviene dalla stessa Rivelazione divina.

    La parte sostanziale del Missale Romanum è costituita dai formulari eucologici, cioè dalle preghiere, anche se la corretta celebrazione, l'ars celebrandi, ha bisogno di norme ed indicazioni che regolino ed aiutino sia il presidente della celebrazione sia l'assemblea stessa a svolgere ordinatamente e partecipare fruttuosamente, in conformità al ruolo specifico che spetta a ciascuno, alla celebrazione dei misteri della salvezza. Tutto ciò è contenuto in quella parte del Messale chiamata Institutio Generalis, che non è una semplice collezione di rubriche, ma un vero e proprio direttorio sulla celebrazione eucaristica, con indicazioni di carattere teologico, liturgico, pastorale e spirituale. Il suo scopo è quello di assicurare un dignitoso svolgimento celebrativo ed anche una ragionevole uniformità tra le celebrazioni, senza escludere peraltro le legittime variazioni e adattamenti che la normativa stessa autorizza in vista della partecipazione attiva e del bene spirituale dei fedeli.

    Considerata l'importanza del testo, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha proceduto ad una pubblicazione in anticipo dell'Institutio Generalis, nella forma di un libro stampato e nel sito Internet del Dicastero, diffondendolo tra le Conferenze dei Vescovi del mondo, in vista di una consultazione ed approfondimento a livello diocesano. Tale iniziativa ha avuto il suo positivo risultato, attraverso una serie di osservazioni, ricevute da più parti, che da una parte hanno migliorato la qualità del testo e dall'altra ne hanno sottolineato il valore e l'efficacia. Pertanto, il testo definitivo dell'Institutio Generalis è quello che si trova ora nel Messale che stiamo presentando.

    L'editio typica tertia del Missale Romanum ha apportato qualche ritocco e insieme alcune integrazioni nel testo dell'Istitutio Generalis, dopo aver consultato gli Eminentissimi Cardinali ed Eccellentissimi Vescovi membri della Congregazione, che sostanzialmente vanno considerate come precisazioni del precedente testo o come necessarie integrazioni in ottemperanza alla normativa emanata dopo il 1975.

    Probabilmente tra le novità più rilevanti vanno sottolineate quella di aver allargato la possibilità di amministrare ai fedeli la comunione sotto le due specie, la cui normativa, maggiormente semplificata, tiene conto sia delle facoltà abbastanza ampie concesse dopo la seconda edizione tipica sia dei precedenti storici sia dell'uso generale nei Riti orientali. La nuova normativa costituisce un'estensione notevole di quanto stabilito finora, per cui è competenza del Vescovo diocesano emanare per la sua diocesi norme circa la distribuzione della comunione sotto le due specie. Tale competenza del Vescovo è primaria, conformemente a quanto stabilito dal diritto (Codice di Diritto Canonico, can 381 1), per cui non è sottoposta ad una previa autorizzazione della Conferenza dei Vescovi. Inoltre, il Vescovo diocesano può rimettere la facoltà a ciascun sacerdote, in quanto pastore di una particolare comunità, il giudizio sull'opportunità di distribuzione della comunione sotto le due specie, al di fuori dei casi segnalati nei quali viene sconsigliata.

    Inoltre, l'inserimento di un nuovo capitolo, precisamente il IX, in armonia con quanto prescritto dall'Istruzione Varietates legitimae sull'inculturazione liturgica, risulta abbastanza rilevante e di fondamentale importanza. In esso vengono ripresi e ribaditi i principi e i criteri da applicare quando una Conferenza dei Vescovi giudichi necessario introdurre nel Messale adattamenti al di là di quelli previsti dal Messale stesso. Tali adattamenti vanno considerati come particolari ed eccezionali, la cui giustificazione non può essere altro che la necessità di venire incontro al bene spirituale delle chiese particolari interessate, ferma restando la salvaguardia dell'unità sostanziale del Rito romano.

    Dal punto di vista delle novità introdotte all'interno del testo stesso del Missale Romanum si possono elencare alcune particolarità che sono certamente di grande efficacia pastorale:

    Anzitutto è stato completato il lavoro di integrazione o di adeguamento del Calendarium Romanum generale con l'inserimento di quelle celebrazioni stabilite dopo l'editio typica altera:
    le memorie ad libitum:

    23 aprilis: S. Adalberti, episcopi et martyris; 28 aprilis: S. Ludovici Mariae Grignion de Montfort, presbyteri; 2 augusti: S. Petri Iuliani Eymard, presbyteri; 9 septembris: S. Petri Claver, presbyteri; 28 septembris: Ss. Laurentii Ruiz et sociorum, martyrum;
    le memorie obbligatorie:

    14 augusti: S. Maximiliani Mariae Kolbe, presbyteri et martyris; 20 septembris: Ss. Andreae Kim Taegon, presbyteri, et Pauli Chong Hasang et sociorum, martyrum; 24 novembris: Ss. Andreae Dung-Lac, presbyteri, et sociorum, martyrum.

    D'altra parte l'Autorità Superiore ha disposto l'aggiunta di 11 nuove celebrazioni: 3 ianuarii: SS.mi Nominis Iesu; 8 februarii: S. Iosephinae Bakhita, virginis; 13 maii: Beatae Mariae Virginis de Fatima; 21 maii: Ss. Christophori Magallanes, presbyteri, et sociorum, martyrum; 22 maii: S. Ritae de Cascia, religiosae; 9 iulii: Ss. Augustini Zhao Rong, presbyteri et sociorum, martyrum; 20 iulii: S. Apollinaris, episcopi et martyris; 24 iulii: S. Sarbelii Makhluf, presbyteri; 9 augusti: S. Teresiae Benedictae a Cruce, virginis et martyris; 12 septembris: SS.mi Nominis Mariae; 25 novembris: S. Catharinae Alexandrinae, virginis et martyris.

    Nell'Ordo Missae, precisamente nel corpus praefationum, è stato aggiunto un nuovo Prefazio per i martiri; il Comune della Beata Vergine Maria è stato arricchito di nuovi formulari, i cui testi sono presi per la maggior parte dei casi dalla Collectio Missarum de Beata Maria Virgine, con una migliore distribuzione degli stessi; nella sezione delle Messe ad diversa sono stati inseriti due formulari particolari provenienti dal Messale preconciliare, ovvero un nuovo formulario nell'ambito delle Messe Pro remissione peccatorum, desunto dall'editio typica del 1962 dove appariva sotto il titolo Ad petendam compunctionem cordis; e il formulario della Messa ad postulandam continentiam; tra le Messe votive, poi, va segnalato l'inserimento del formulario della Messa denominata De Dei Misericordia.

    Queste particolari novità, come anche gli altri inserimenti introdotti nell'editio typica tertia o il ritocco effettuato su alcune parti già esistenti, costituiscono il quadro globale della nuova edizione del Messale che contribuisce a darne l'importanza dovuta e che producono un arricchimento sul piano della prassi rituale e dell'approfondimento teologico.

    Nel presentare ufficialmente l'editio typica tertia del Missale Romanum, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti auspica che possa essere un valido strumento a servizio del popolo di Dio, una garanzia di unità all'interno del Rito romano e insieme un incentivo ad perseguire quella piena consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, solido obiettivo ed efficace mezzo per conseguire la salvezza.
    Canterò per sempre le meraviglie del Signore

 

 

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