Il nuovo numero (25) di Enclave. Rivista libertaria edita dall'editore Leonardo Facco si apre con un incisivo editoriale del direttore Leonardo Facco, che giudica il cosiddetto federalismo fiscale come l'ultima versione dei furti fiscali che la classe politica escogita ai danni degli individui. Alessandro Storti critica l'attuale politica troppo "romana" della Lega Nord, dalla quale l'unico esponente a distinguersi positivamente è Giancarlo Pagliarini, il quale scrive un efficace pezzo sul caso Alitalia, azienda pubblica fallimentare salvata come al solito a spese dei contribuenti.
Arturo Doilo stende quindi un pregevole pezzo su Maurizio Costanzo, "piduista e cretino" per sua stessa ammissione, mentre l'americano Doug Bandow parla dell'attuale situazione di Hong Kong.

Segue un articolo in cui Raffaele Iannuzzi chiede di mettere fine, richiamandosi a Bruno leoni, al dispotismo legale che caratterizza le attuali società democratiche dominate da una concezione positivista e statalista del diritto. Giuseppe Quarto racconta la nascita nel bresciano della Società dei libertari, mentre Roberto Salinas Leon parla dell'altra mano invisibile, quella del mercato sommerso e delle sue grandi potenzialità.

Guglielmo Piombini è presente con un lungo saggio significativamente intitolato Non si può essere uomini politici e persone oneste, mentre Leonardo Facco parla della situazione venezuelana. Il catastrofistico film di Emmerich viene poi demolito nella recensione di Alberto Migardi e Carlo Stagnaro. Seguono una serie di notevoli articoli di argomento politico ed economico: Fabio Gallazzi spiega la truffa che sta dietro la cartamoneta statale, rilevando che solo un ritorno all'oro potrà salvare il sistema monetario mondiale dal disastro. Giuseppe Motta esorta alla rivolta contro i neobolscevichi di Bruxelles, confortato in questo da un maestro come Gianfranco Miglio, del quale viene riproposto un suo notevole saggio: L'Europa di Bruxelles è un relitto.

Segue poi un interessante speciale sulle insidie stataliste alla libertà di internet, con articoli di Francesco Cisternino, Giuseppe Quarto, Luigi Cortinovis, Arturo Doilo, Giancarlo Livraghi. Conclude in bellezza Alberto Mingardi, spiegando perchè la corruzione è una metastasi dello statalismo.