Sul quotidiano LIBERO di oggi, 31 ottobre 2004, Marcello Veneziani esprime la propria opinione, di autororevole giornalista "di destra", sulle ragioni profonde che costingono Alleanza Nazionale, il partito della destra "post-fascista" a duellare con Forza Italia. A parte le ragioni specifiche di natura "sociale" o "sociologica" che starebbero alla base dei contrasti sulle modalità di attuazione della riforma fiscale, è la collocazione politica stessa del partito di Gianfranco Fini, nel contesto della politica nazionale, a costringere questi a periodiche sortite contro l'Alleato. Se un tempo il MSI-DN si diceva che costituiva un "frigorifero di voti", oggi ALLEANZA NAZIONALE è comunque costantemente messa "nell'angolo" se non "all'angolo", sia dall'Alleato maggiore, che soprattutto dal sistema politico generale e da quello dell'informazione.
Riguardo ai contenuti politici "immediati" dello "scontro" Alleanza Nazionale - Forza Italia si veda invece l'intervista di Feltri a Fini che ho postato nel 3d: "Berlusconi lasci il Governo" e sul Forum del SENATO.
" AN CONDANNATA A DUELLARE CON SILVIO...
di MARCELLO VENEZIANI
Ma che succede a Fini? Era così bravo e misurato, non sbottava mai, non faceva mai autogol, a differenza del Cavaliere; preferiva non fare piuttosto che rischiare l'errore. E ora? Così dice la gente berlusconiana. Per carità, non voglio entrare nel merito della polemica. Convengo che Fini abbia sbagliato giorno per dire quelle cose; una giornata storica per l'Europa, grande evento guidato da piccoli uomini per una grande civiltà con una meschina costituzione, non puoi imbrattarla così. E un altro errore, probabilmente, è come ha impostato la sua battaglia sulle tasse. Ma la destra italiana è sociale e nazionale, profondamente radicata nel centro-sud e deve dunque rappresentare una sensibilità diversa in tema di tasse, liberismo, distribuzione del reddito. È la sua storia, la sua cultura, il suo mandato ricevuto dagli elettori. Ma non è di questo che voglio parlare. Ma tornare alla domanda di prima. Perché Fini si agita? Perché è prigioniero politico. Non solo di Berlusconi e della sua personalità debordante. Non solo di una situazione politica che non gli consente altre alleanze e altri giochi politici perché lui non sta al centro e non può fare il gioco antico e ripugnante dei due forni. Finché è questo il sistema, Fini o si allea con quel centro o va all'opposizione, e si lepenizza o si imbertinotta. Ma Fini è prigioniero politico per una ragione principale: il sistema di potere italiano, a cominciare dai mass media, gli riconosce un ruolo e una visibilità solo se intralcia, rompe e litiga con Berlusconi. È un meccanismo perverso ma è così: giacché i tre quarti del potere in Italia sono ostili al Cavaliere e alla destra e usano la frattura tra i due come cavallo di Troia, e che Troia, per sfasciare. Sarebbe facile dire: ah, Fini che fesso e che masochista, che si presta al gioco. No, il discorso è assai più complesso. Fini non può fare altro. Dentro l'alleanza, Berlusconi spadroneggia, ne ha i titoli e le capacità, ne convengo, è sette spanne sopra gli altri, nonostante la statura, in fatto di capacità e comunicativa. Ma questo mortifica, penalizza gli alleati, a cominciare dal più cospicuo. Quando poi non è nemmeno Berlusconi ma sono i suoi concessionari a sgomitare e a peggiorare perfino la detestabile lottizzazione, che pur sempre riconosceva delle regole, con una più detestabile occupazione generale, allora il condominio diventa insopportabile. E la cosa peggiore è che la destra in Italia si trova, nonostante rappresenti la terza forza nel nostro Paese, schiacciata in un angolo non solo per inagibilità politica, ma anche per invisibilità mediatica e culturale. Prendete il caso dell'informazione che è più vistoso anche se non è il solo: qui la destra ha insieme a Berlusconi i quattro quinti dell'ostilità della stampa e della cultura italiana, perché di destra e dunque fascista, e perché alleata, anzi asservita, dicono, a Berlusconi. E nel restante quinto che orbita dentro o intorno a Berlusconi è marginalizzata, ridotta ad un quartiere di periferia del Grande Centro, ad un suburbio di Berlusconia. È duro far politica così. Alla fine ti saltano i nervi. Perché poi se Berlusconi è maltrattato dai media ostili a lui, Fini e la sua destra sono ignorati, a volte disprezzati per fascisterie presunte; e non hanno dunque nemmeno il gusto mussoliniano di "molti nemici molto onore", che produce consensi per reazione. No, silenzio. L'unico modo per rubare i titoli in prima, per condizionare l'agenda politica, è ribellarsi al Capo. Allora hai interviste sulle prime pagine dei giornaloni, fai dibattito. E' un meccanismo perverso, ma inevitabile. Che vedo riprodursi in tante sfere, compreso quelle a me più vicine, da autore, editorialista e consigliere della Rai. Vai alla grande se spari contro il Cav. , passi inosservato se fai il tuo dovere o concordi con lui. E non ricevi il plauso riconoscente nemmeno da Berlusconia. Solo che io, in quanto libero pensatore, posso fregarmene, e poi darmi al bosco. Lui che tiene partito, e deve preoccuparsi di pesare, è costretto a fare il numero per avere più numeri. Meccanismo perverso, dicevo. La colpa è certo, soprattutto del conformismo canagliesco del sinistro paesaggio nostrano. Ma è anche un po' colpa di lorsignori della Casa. Degli abitanti di Berlusconia, che non riconoscono pari dignità ai loro alleati e non capiscono le loro sensibilità e le loro culture; la natura dei loro consensi e il ruolo per cui sono votati. E della destra stessa che poco ha fatto per crescere; oggi la destra è completamente cancellata nei media italiani, esiste solo in relazione a Berlusconi: per sottolinearne la dipendenza o per esaltare la divergenza. E basta. A questo ha contribuito in modo rilevante l'errore di partenza: l'aver accettato di fare il vice di Berlusca, per giunta senza ministero, a Palazzo Chigi, passando per un suo portavoce, una sua spalla. Meglio presidenti della Camera, o di altro; meglio ministri di qualcosa o meglio fuori dal governo. Vice è un errore. Crea una dipendenza anche simbolica, tremenda, che poi produce quelle frustrazioni e quelle sbottate. A questo aggiungete la scarsa attività e incisività della destra; ma tutto viene aggravato dall'inutilità degli sforzi perché qualunque cosa fai non fai agenda politica, non fai notizia, non fai copertina, se non in relazione a Re Silvio. Dieci anni fa, al primo affiorare di dissensi tra i due, sostenni che Fini e Berlusconi sono come Pesaro e Urbino, due città diverse e distinte, ma solo insieme fanno provincia. La mia opinione non è cambiata. Stringete i denti e accennate un finto sorriso. "
Saluti liberali




Rispondi Citando
, e lui stesso ormai ci si sarà abituato....
