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  1. #1
    Il Patriota
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    Predefinito i nostri "fratelli maggiori"


  2. #2
    Il Patriota
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    "...according to the known Jewish ruling that Christians are idol worshippers." (Likkutei Sichos 37:198)

    A gentile...is liable for the death penalty...if he has invented a religious holiday for himself...The general principle is we do not allow them to make new religious rituals and to make 'mitzvahs' for themselves by their own devices. Rather they may either become a Ger Tzeddek and accept all the Mitvahs; or he (the Noahide) should stand fast in his Torah (the seven Noahide Laws) without adding or diminishing...and if he does make some new 'mitzvah,' we lash him, punish him, and inform him that he is obligated with the death penalty for this..." (Rambam Mishne Torah—Hilchos Melachim 10:9)

  3. #3

  4. #4
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    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  5. #5
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    Predefinito Citazioni Di "grandi" Personaggi Israeliani

    David Ben Gurion
    Primo Ministro d’Israele, 1949-1954, 1955-1963, 1937

    "Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti" (Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985)

    "Dobbiamo usare il terrore, l’assassinio, l’intimidazione, la confisca delle terre e l’eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba" (Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore; Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York, 1978)

    "I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c’è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba" (citato in The Jewish Paradox, di Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99)

    "Tra di noi non possiamo ignorare la verità (...) politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono (…) Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista gli vogliamo cacciare dal loro paese" (riportato a pp 91-92 di Fateful Triangle di Chomsky, che apparve in "Zionism and the Palestinians" pp 141-142 di Simha Flapan che citava un discorso del 1938)

    "Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d’Israele, avrei scelto la seconda soluzione, a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d’Israele" (citato a pp 855-856 in Ben-Gurion di Shabtai Teveth)

    Golda Meir
    Primo Ministro d’Israele, 1969-1974

    "Non esiste una cosa come il popolo palestinese (…) Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il oro paese. Essi non esistono" (dichiarazione al The Sunday Times, 15 Giugno 1969)

    "Come possiamo restituire i territori occupati? Non c’è nessuno a cui restituirli" (8 Marzo 1969)

    "A tutti quelli che parlano in favore di riportare indietro i rifugiati arabi devo anche dirgli come pensa di prendersi questa responsabilità, se è interessato allo stato d’Israele. E bene che le cose vengano dette chiaramente e liberamente: noi non lasceremo che questo accada" (in un discorso alla Knesset, riportato su Ner, Ottobre 1961)

    "Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità" (Le Monde, 15 Ottobre 1971)

    Yitzhak Rabin
    Primo Ministro d’Israele, 1974-1977, 1992-1995

    "Uscimmo fuori, Ben-Gurion ci accompagnava. Allon rifece la sua domanda, 'Che cosa si doveva fare con la popolazione palestinese?' Ben-Gurion ondeggiò la mano in un gesto che diceva 'cacciateli fuori'!" (versione censurata delle memorie di Rabin, pubblicata sul New York Times, 23 Ottobre 1979)

    "[Israele vorrà] creare nel corso dei prossimi 10 o 20 anni le condizioni per attrarre naturalmente e volontariamente una migrazione dei rifugiati dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo arrivare ad un accordo con Re Hussein e non con Yasser Arafat" (un "Principe di Pace" secondo Clinton; riportato da David Shipler sul The New York Times, 04/04/1983 citando i commenti di Meir Cohen al comitato affari esteri e difesa della Knesset del 16 Marzo)

    Menachem Begin
    Primo Ministro d’Israele, 1977–1983

    "[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe" (discorso alla Knesset, riportato da Amnon Kapeliouk, "Begin and the 'Beasts'," su New Statesman, 25 Giugno 1982)

    "La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta (…) Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà ricostruito per il popolo d'Israele. Tutta quanto. E per sempre" (il giorno dopo il voto all’ONU sulla divisione della Palestina)

    Yizhak Shamir
    Primo Ministro d’Israele, 1983-1984, 1986-1992

    "I vecchi dirigenti del nostro movimento ci hanno lasciato un chiaro messaggio di prendere Eretz Israel dal mare al fiume Giordano per le future generazioni, per un'aliya di massa [immigrazione ebraica], e per il popolo ebraico, che tutto quanto sarà radunato in questo paese" (al ricordo funebre dei primi dirigenti del Likud, Novembre 1990, servizio locale di Radio Gerusalemme)

    "Determinare la terra d’Israele è l’essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. E’ semplice" (21/02/1997, su Maariv)

    "(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette... con le teste sfracellate contro i massi e le mura" (in un discorso ai coloni ebrei, New York Times, 1 Aprile 1988)

    Benjamin Netanyahu
    Primo Ministro d’Israele, 1996-1999

    "Israele avrebbe dovuto approfittare dell’attenzione del mondo sulla repressione delle dimostrazioni in Cina, quando l’attenzione del mondo era focalizzata su quel paese, per portare a termine una massiccia espulsione degli arabi dei territori" (allora vice ministro degli esteri, ex Primo Ministro d’Israele, in un discorso agli studenti della Bar Ilan University, dal giornale israeliano Hotam, 24 Novembre 1989)

    Ehud Barak
    Primo Ministro d’Israele, 1999-2001

    "I palestinesi sono come coccodrilli, più gli date carne, più ne vogliono" (28 Agosto 2000, apparso su Jerusalem Post, 30 Agosto 2000)

    "Se pensassimo che invece di 200 vittime palestinesi, 2.000 morti metterebbero fine agli scontri in un colpo, dovremmo usare più forza" (citato dall’Associated Press, 16 Novembre 2000)

    "Sarei entrato in un’organizzazione terroristica" (risposta a Gideon Levy, giornalista del quotidiano Ha'aretzr, quando chiese a Barak che cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese)

    Ariel Sharon
    Primo Ministro d’Israele, 2001–ad oggi

    "E' dovere dei dirigenti d’Israele spiegare all’opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c'è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l’espropriazione delle loro terre" (Ministro degli esteri d’Israele, parlando ad una riunione di militanti del partito di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 Novembre 1998)

    "Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline possibile in modo da allargare gli insediamenti perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro... Tutto quello che non prenderemo andrà a loro" (Ministro degli esteri d’Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 Novembre 1998)

    "Ogni volta che facciamo qualcosa tu mi dici che l’America farà questo o quello… devo dirti qualcosa molto chiaramente: non preoccuparti della pressione americana su Israele. Noi, il popolo ebraico, controlliamo l’America, e gli americani lo sanno" (31 Ottobre 2001, risposta a Shimon Peres, come riportato in un programma della radio Kol Yisrael)

    "Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d’Israele" (25 Marzo 2001, citato dalla BBC News Online)
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  6. #6
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    Der Wehrwolf

  7. #7
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    La pietra d'angolo della violenza

    di ISRAEL SHAMIR







    Mentre gli F-16 bombardano nuovamente le citta' palestinesi, e nuovi giovani sacrificano le loro vite e quelle degli altri, Martin Indyk, del New York Times, proclama che "la violenza sta peggiorando". Gli articoli della BBC e della CNN, come un coro greco, echeggiano Indyk con i loro rapporti sulla "Violenza in Palestina". La Casa Bianca dirama un altro comunicato in cui chiede "la fine della spirale di violenza". Questa "violenza" senza volto e senza cause, dovrebbe probabilmente essere scritta in maiuscolo, come "L'Ira" del primo verso dell'Iliade. Questo poema immortale inizia con una richiesta a "cantare l'Ira di Achille". Nel mondo omerico, l'Ira (come la Furia, la Guerra, l'Amore, la Speranza) era una condizione personificata.


    Oggi tendiamo, piuttosto, a vedere un Achille arrabbiato o un marito violento, piu' che l'Ira o la Violenza in se'. All'opposto, ne vediamo un abuso nello stato ebraico. In quel caso, torniamo al concetto omerico di Violenza come essere personificato, piu' che come azione perpetrata da uomini. Qui la gente discute, con serieta', come "trattare con " la Violenza allo scopo di portare la Pace.

    Nel mondo reale, la Violenza non e' come il tempo. A volte lo e', sicche' noi possiamo identificare il mucchio di nubi come responsabile della pioggia. E cosi' fu, sicche' quando fu invocato il piano "Mitchell" e la quota giornaliera di morti comincio' ad abbassarsi lentamente, i fautori della supremazia ebraica riproposero la provocazione della visita di Sharon alla spianata delle Moschee, ponendo la pietra d'angolo del Terzo Tempio.

    Immediatamente dopo la provocazione della pietra angolare, Israele si rese responsabile di un'ondata di omicidi a Nabul, Ramallah ed altrove, cercando di suscitare la risposta palestinese. Sembra la recita di un copione. Lo scorso settembre, dopo la visita di Sharon alla spianata delle Moschee, la polizia di frontiera israeliana assassino' sette fedeli in preghiera alla moschea di Gerusalemme, dando il via alla seconda intifada. Gli assassini di Sharon continuarono ad uccidere fino a che non ottennero la risposta da parte di un attentatore suicida.

    Non e' una coincidenza. Israele vuole che la rivolta palestinese continui. Israele non vuole la pace, ma un conflitto a bassa intensita'. Un stato perpetuo di guerra con i palestinesi, permette ai leaders israeliani di compattare le comunita' eterogenee dell'interno evitando che si scannino le une le altre. Cio' che e' piu' importante, la guerra permette ai leaders ebraici di tutto il mondo di perpetrare l'arduo compito di tenere in vita il "Giudaismo Mondiale", una costruzione medievale ormai fuori moda. Ecco perche' non ha senso parlare contro la "Violenza", a favore della "Pace". Finche' esistera' lo stato della supremazia ebraica, continuera' a inseguire la violenza e ad allontanare la pace.

    I recenti assassinii hanno anch'essi lo scopo di coprire la provocazione della pietra angolare sotto una montagna di cadaveri. IL significato di questa oscura cerimonia e' stato anch'esso oscurato dai media principali, e tutti i riferimenti ad essa si sono smaterializzati come per incanto. Ad esempio, la Reuters ha riportato, il 3 agosto 2001: "La polizia israeliana ha preso d'assalto il Monte del Tempio, venerato dai musulmani quale Haram esh-Sharif, dopo che alcuni palestinesi avevano lanciato pietre su ebrei in preghiera al Muro del Pianto sottostante".

    Perche', all'improvviso, i palestinesi avevano cominciato a lanciare sassi ai fedeli ebrei? Ovviamente, il rapporto ometteva la storia della pietra angolare e cosi' l'europeo o l'americano medio avevano la conferma che i "selvaggi" musulmani avevano attaccato senza motivo pacifici ebrei in preghiera. A questo proposito, l'unanimita' dei media in lingua inglese e' stata orrenda. La BBC, per una volta piu' obiettiva rispetto ai media americani, colmo' la lacuna. Anch'essa riporto' di "soldati israeliani che sono entrati nella moschea rispondendo al lancio di pietre da parte dei musulmani", ma, alla fine dell'articolo faceva riferimento anche alla pietra angolare. Sembra proprio che la messa in onda della tramissione su Sharon da parte della BBC sia stata un singolare atto di coraggio che non sara' ripetuto tanto facilmente.

    Per quanto riguarda le televisioni americane, il loro supporto continua ad essere consistente, ed esse pubblicizzano, senza esitazione, il punto di vista israeliano. Ecco perche' bisogna tornare sui dettagli della strana, gia' dimenticata storia della pietra angolare. Non si tratta della solita provocazione israeliana. Essa ci riporta alle formule di magia nera di Pulsa di Nura, la formula cabbalistica usata contro il primo ministro israeliano Yitzak Rabin. Nel 1995, i giornali israeliani riportarono la notizia dell'incontro di importanti Cabbalisti che invocarono gli spiriti del male affinche' estinguessero la vita del primo ministro. Poco dopo, Rabin fu assassinato da un religioso fanatico ebreo. Uno degli organizzatori della cerimonia di Pulsa di Nura fu processato dalla Corte di Giustizia ed imprigionato per incitamento all'omicidio. Non c'e' bisogno di credere alla magia nera per capire la logica del giudice.

    Per poter comprendere meglio cio' che ha significato la deposizione della pietra angolare, immaginate la seguente scena: vi svegliate, una splendida mattina di domenica, nella vostra bella casa fuori citta', prendete il caffe' e vi incamminate verso la chiesa. Qui incontrate del movimento. Di fronte alla chiesa, un gruppo di uomini, ben protetto dalla polizia e da soldati armati, e' intento a sistenare un enorme striscione che dice: "In questo luogo, nel 2001 sara' edificata una sinagoga". Sullo sfondo, il suono cupo dei bulldozers e la voce amplificata di un rabbino che benedice la nuova sinagoga. Probabilmente diventereste isterici come l'eroe di "Guida alla Galassia" di Hitchhiker. Immaginate che la chiesa in questione sia San Pietro o il Santo Sepolcro, e riuscirete a capire i sentimenti dei gerusalemiti.

    Sebbene "I fedeli del Monte del Tempio", che hanno svolto questa cerimonia magica, siano un gruppo piccolo e difficilmente riconducibile alla maggioranza, non si puo' dire altrettanto di coloro che hanno dato luce verde all'operazione. Nonostante le obiezioni della polizia, la Corte Suprema, massima autorita' legale ebraica, gli permise di svolgere la cerimonia nella data carica di auspici del Nono giorno del mese lunare di Ab, con tutti i suoi significati esoterici. Tutta la potenza dello stato ebraico, incluse migliaia di soldati e poliziotti, furono mobilitati affinche' la cerimonia potesse svolgersi. Ecco perche' è lecito paragonare il piccolo gruppo dei Fedeli all'estremità sottile, affilata dello strumento odontoiatrico in mano al dentista, che lo spinge nella profondità del dente per verificare che la radice sia morta, devitalizzata.

    I risultati di questo doloroso esame non lasciarono spazio ai dubbi. Il nervo, apparentemente, era vivo, e la rapida mobilitazione dei palestinesi costrinse gli ebrei a deviare la processione dei Fedeli del Tempio. La cerimonia ebbe luogo al di fuori delle mura della Citta' Vecchia, un po' prima dell'ora stabilita. Duro' pochi minuti, e la pietra torno' al suo posto consueto, all'ombra profondamente protettiva del Consolato americano. La spinta inferta dal trapano provoc? un dolore intenso e la prevedibile reazione dei palestinesi e, in seguito, l'aggressione violenta della polizia ai fedeli presenti nella moschea. Qual fu il motivo di tutto quel turbamento? Perche' mai i ragazzi palestinesi osarono sfidare la Polizia di frontiera, famosa per la sua brutalita'? Perche' la pietra angolare era cosi' importante?

    Molti ebrei ed i loro alleati sionisti-cristiani ritengono che la preziosa bellezza delle moschee di Gerusalemme, risalenti al Settimo secolo, debba essere distrutta per fare posto, sulle sue rovine, ad un tempio ebraico. Perche' questo dovrebbe accadere? La gente prova a dare differenti spiegazioni, storiche ed escatologiche. Non e' certo per giustizia storica, o per esigenze di culto, dal momento che il giudaismo ortodosso proibisce qualsiasi interazione con il Monte del Signore. Alcuni ebrei con inclinazioni esoteriche credono che quest'atto rendera' totale ed irreversibile il dominio ebraico sul mondo. Questa credenza non e' dominio esclusivo di gente folle o stramba, ne' dei soli sionisti, ma rappresenza una credenza piuttosto diffusa.

    I media occidentali presentano spesso i termini del conflitto come una lotta tra musulmani ed ebrei. Invece, questa gente vede il conflitto come lotta tra ebrei e gentili, ossia tutti coloro che non sono ebrei. Nelle loro menti, il Monte del Tempio e' un cerchio magico di potere, che essi dovrebbero ottenere al momento giusto. Come l'Anello del "signore degli Anelli" di Tolkien, esso portera' il Messia. Per i religiosi ebrei il messia non e' quello cristiano. Per le loro scritture, il Messia non e' un personaggio gentile con un messaggio per tutta l'umanita'. Il loro messia rendera' per sempre schiave tutte le nazioni della terra e rendera' il Popolo Eletto signore dell'universo. Il loro messia, colui che schiavizzera' i popoli della terra, e' l'Anticristo delle profezie.

    Col volgere dall'uno al due nella conta dei millenni sul metro della nostra Cabalina Cosmica, anche le menti normalmente sane vengono facilmente assalite da pensieri apocalittici. Questa non e' la prima volta che alcuni ebrei sognino della dominazione sul mondo e della supremazia eterna dell'Anticristo. Solo che adesso hanno a disposizione armi atomiche, jet all'avanguardia e navi da guerra, ricchezza, cieco supporto da parte degli USA, decine di milioni di entusiasti schiavi "cristiani-sionisti", ed una vasta rete di media internazionali, docili e mansueti.

    E non e' solo l'esoterismo. Dieci anni fa, un importante giornalista israeliano, Nahum Barnea, scrisse in "Yediot Aharonot": "Per decenni gli ebrei hanno cercato di rifiutare il mito (della dominazione ebraica sul mondo e della riduzione in schiavitu' dei non-ebrei) considerandolo una orribile manifestazione di anti-semitismo. Ora molti ebrei vi credono". Lo scomparso intellettuale ebreo Israel Shahak commento': "Il governo del Likud (per non parlare dell'estrema destra), crede in quel mito ciecamente".

    L'importante quotidiano israeliano, Ha'aretz, ha riportato che Sharon, come Barak prima di lui, si reca furtivamente a chiedere consiglio ai maghi della Cabbala. Sembra sia di moda. Scuole cabbalistiche, corsi e negozi si espandono come una rete su tutto lo stato ebraico. Secondo i loro dettami, la Terra Santa dovra' trasformarsi in una Terra Deserta. Non e' questione di scelta. Si ritiene che la Cabbala sia opera del mistico del Primo secolo Simeon ben Yohai, la cui massima piu' nota afferma: "Schiaccia la testa del migliore tra i serpenti, uccidi il migliore tra i Gentili".

    Questo modello arcaico di dominazione, genocidio e riduzione in schiavitu' richiede un contenuto religioso arcaico. Molti israeliani sentono riemergere l'antico spirito di odio e dominio. Il supplemento settimanale di Ha'aretz ha pubblicato una breve storia di un presidente americano che cerco' di disobbedire agli ordini dei Cabbalisti e che, per questo, fu rimosso dai suoi subordinati. Gli ebrei sono destinati a dominare il mondo, predicava il rabbino Leichtman, un importante Cabbalista, in un lungo articolo pubblicato da Vesti, un giornale russo-israeliano. Nelle chat-rooms israeliane, si trova anche di peggio. Si cita un vecchio poema di Uri Zvi Greenberg, un defunto poeta ebraico, che predicava lo sterminio dei Gentili. Greenberg non si limitava ai palestinesi, come Menahem Begin, ne' solo agli arabi, come la massima autorita' spirituale in Israele, il rabbino Ovadiah Yussef. Lo sterminio di Edom, una parola in codice usata tradizionalmente per indicare i Gentili europei ed americani, e' un'opzione plausibile per le menti febbricitanti dei seguaci della Cabbala.

    Questo sentimento si riversa anche nella diaspora. Nel cuore degli USA, ad Atlanta, c'e' stato recentemente un dibattito nel Centro della Comunita' ebraica alla presenza del Console israeliano, di un uomo d'affari ebreo, di un importante rabbino di Atlanta e di un giornalista del New York Times. Un osservatore mi ha scritto: "Sono stato molto colpito dalle parole del rabbino. Nonostante si dichiarasse non-sionista, ha dichiarato che lo scopo ultimo della creazione di Israele, per come la vede lui, e' controllare il denaro ed il potere mondiali. Gli ebrei faranno crollare i governi mondiali ed occuperanno posizioni che consentiranno loro di dominare il mondo. Cio', ha asserito, accadra' tra pochi anni".

    All'altro capo del mondo, in Russia, un seguace ebreo del movimento ultra-nazionalistico di Jabotinsky, cui appartiene lo stesso Sharon, Eliezer Dacevitch-Voronel, che si definisce Professore all'Universita' Ebraica, ha composto un poema: "Noi, gli Eletti, siamo uniti dall'odio verso le tribu' schiave che sorsero, detronizzarono i nostri antenati e rifiutarono il nostro Dio. Una volta che hai compreso qual'e' il tuo posto nel mondo, getta il maiale nella sua tana. Vi siete ribellati e ci avete costretti a servirvi, ma ora e' arrivata la vostra fine. Siamo i vostri padroni e voi siete i nostri schiavi. Questo e' il piano di Dio. Presto il nostro sole sorgera' ancora, e gli schiavi non oseranno guardarlo. E allora, il Signore del Mio Popolo apparira' nel Cielo, mentre noi, la dozzina della dozzina delle migliaia (i.e. 144.000) tra gli Eletti siederemo nel grande anfiteatro e vedremo le miserabili colonne di anime riversarsi nel paradiso loro concesso. Per volonta' di Dio, lo chiameremo Auschwitz".

    Questi esaltati parlano persino di ricostruire geneticamente il Re dell'Anticristo. Il dott. Avi ben Abraham, un brillante capo branco, sembra essere dietro quel progetto. Questo strano uomo e' appena ritornato in Israele dopo alcuni anni trascorsi in California, dove ha lavorato ad un progetto chiamato Deep Freeze per ebrei molto facoltosi. Riempitosi di denaro, ben Abraham ha costruito un palazzo a Cesarea sulle rive del Mediterraneo, 50 km a nord di Tel Aviv, ed ha contattato un esperto di genetica italiano, il dott. Severino Antinori. Ben Abraham, che si e' laureato in medicina all'insolita eta' di 18 anni, parlo' del suo progetto in un'intervista ad Ha'aretz. Pochi giorni fa, il piano ha ricevuto un'attenzione benevola da parte del New York Daily News, il giornale di Mortimer Zuckerman, un miliardario supremazista ebreo a capo della Conferenza delle Organizzazioni Ebraiche americane.

    Dunque, gli uomini dell'odio e della vendetta sono pronti a prendere il cerchio magico del potere, il Monte del Tempio, per rinforzare e perpetuare il ruolo dell'Anticristo. Ma cio' non puo' essere ottenuto con la forza bruta, poiche' vi e' una proibizione medievale, Issur Homah. Una azione prematura non sarebbe accettata. Un religioso ebreo di Brooklyn, Lubavitcher Rebbe, era considerato dai suoi discepoli come un Messia potenziale, ecco perche' non mise mai piede nella Terra Santa. Non si sentiva pronto per la prova di forza. Nel frattempo, i figli della Palestina, i fratelli di Fares Odeh, i nipoti di Cristo fanno il possibile per mantenere a bada questi fanatici. Ora, Sharon e la sua banda di pazzi credenti cercano di conquistare l'Orient House, una villa della famiglia Husseini di Gerusalemme. Se la passeranno liscia, avranno fatto un altro passo verso la conquista del Cerchio del Potere.

    Il ricercatore dell'anima e scrittore russo Eugene Zamyatin ha composto una breve favola sul tipo del Vangelo. E' la storia di un uomo che aveva deciso di costruire un tempio, ma non aveva soldi. Allora assali' un mercante per strada, lo torturo' fino ad ucciderlo, rubo' il denaro e costrui' il tempio. Invito' un Vescovo e molti preti e tanta gente comune, ma, dopo breve tempo, tutti lasciarono la chiesa: il luogo era intriso di odore di morte. Non si costruisce un tempio sul sangue degli innocenti. Un anziano contemporaneo di Zamyatin, intellettuale ebreo di Odessa, il "sionista dello spirito" Ahad HaAm, lo specifico' con parole semplici e belle:

    "Se questo e' il Messia, desidero non vedere il suo arrivo".
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

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    Sharon: "Siamo giudei nazisti"

    Antica intervista a Sharon che la dice lunga sull'individuo e sulla filosofia che ha guidato la sua vita.
    Intervista rilasciata dal Primo Ministro d'Israele Ariel Sharon allo scrittore Amos Oz, pubblicata sul quotidiano israeliano Davar, il 17 dicembre 1982.

    (Traduzione di Milly Martinelli)

    Nel 1982 Amos Oz pubblicò questa intervista insieme ad altre nel suo libro
    in Ebraico: Amos Oz: Poh va-sham be-Erets-Yisra'el bi-setav, 1982 ,
    ripubblicata poi nel 1986 da Am Oved,Tel-Aviv.
    L'intervista compare alle pagine 70-82. Amos Oz non menziona il nome di
    Sharon, ma usa l'abbreviazione Z. I fatti indicati da Amos Oz confermano
    chiaramente che la persona intervistata è Ariel Sharon.
    Il libro è stato pubblicato in Francese: Amos Oz: Les voix d'Israël,
    translated by Guy Seniak, Calmann-Lévy, Paris, 1983, dove l'intervista
    compare alle pagine 79-91. Anche in questo caso Amos Oz non menziona il nome
    di Sharon ma usa l'abbreviazione T. Un'altra versione francese appare anche
    nella Lettera n° 2 di FAITS ET DOCUMENTS, 3 Settembre 2001:
    http://www.argent.fr/fetd2.htm.
    Lo stesso libro è stato pubblicato in Inglese: Amos Oz. In the Land of
    Israel, translated by Maurie Goldberg-Bartura. 1st Vintage Books Edition.
    New York: Vintage Books, 1984. Neppure qui Amos Oz menziona il nome di
    Sharon, ma usa l'abbreviazione C.
    L'intervista qui riportata è quella pubblicata, tra gli altri, sul sito
    http://www.counterpunch.org/pipermai...eptember/01305
    4.html dove si indica che la persona indicata con C. è Sharon.
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    Sharon: "Lei può chiamarmi come le pare. Mi chiami pure mostro o assassino.
    Soltanto tenga presente che io non odio gli Arabi. Al contrario.
    Personalmente mi trovo molto meglio con loro, e specialmente con i beduini,
    che con gli Ebrei. Gli Arabi che noi non abbiamo ancora rovinato sono gente
    fiera, sono irrazionali e anche crudeli ma generosi, sono gli yids (ebrei
    della Mitteleuropa) che stanno piegati. Per farli star dritti bisogna
    tirarli energicamente dall'altra parte. In questo, in breve, consiste tutta
    la mia ideologia."

    "Dica dello stato di Israele ciò che vuole, dica che è uno stato
    giudeo-nazista, come fa Leibowitz. E perché no? Meglio un giudeo nazista
    vivo che un santo morto. Non mi importa di essere come Gheddafi. Io non
    cerco l'ammirazione dei Gentili. Non ho bisogno di essere amato da loro. E
    neppure ho bisogno di essere amato dagli Ebrei come lei. Io devo vivere e
    intendo assicurarmi che anche i miei figli possano vivere, con o senza la
    benedizione del papa e degli altri leader religiosi citati dal New York
    Times. Io distruggerò chiunque alzerà una mano sui miei figli, distruggerò
    lui e i suoi figli, con o senza la nostra famosa purezza delle armi. E non
    me ne importa se si tratti di un Cristiano, di un Musulmano, di un Ebreo o
    di un Pagano. La Storia ci insegna che colui che non uccide sarà ucciso.
    Questa è una legge di ferro"

    "Se anche lei mi provasse con matematica precisione che l'attuale guerra nel
    Libano è una sporca guerra immorale, non m'importerebbe. Dirò di più: anche
    se lei mi provasse che noi non abbiamo raggiunto e non raggiungeremo mai
    alcuno dei nostri obbiettivi in Libano, e che neppure potremo creare in
    Libano un regime amico né sconfiggere i Siriani e neppure l'OLP, nemmeno
    allora mi importerebbe. Questa guerra valeva comunque la pena di farla.
    Anche se la Galilea venisse di nuovo bombardata dai "katjusha" entro un
    anno, anche di questo in fondo non m'importerebbe. Noi cominceremmo un'altra
    guerra, uccideremmo e distruggeremmo ancora e ancora finché quelli ne
    avranno abbastanza. E lo sa lei perché ne vale la pena? Perché sembra che
    questa guerra ci abbia reso ancora più impopolari presso il cosiddetto mondo
    civile."

    "Non sentiremo più ripetere le assurdità sulla famosa moralità ebraica,
    sulla lezione morale dell'olocausto o sulla immagine di purezza e virtù
    degli ebrei emersa dalle camere a gas. Facciamola finita. La distruzione di
    Eyn Hilwe (è un peccato che non abbiamo spazzato via del tutto questo nido
    di calabroni), il salutare bombardamento di Beirut e quel modesto massacro
    (si può chiamare massacro l'uccisione di cinquecento Arabi nei loro campi?)
    che avremmo dovuto compiere con le nostre delicate mani invece di lasciarlo
    fare ai falangisti, queste ottime operazioni hanno troncato finalmente tutti
    quei merdosi discorsi su "un popolo eccezionale, faro per tutte le nazioni"
    . Basta con questo popolo eccezionale, buono, faro di civiltà.
    Sbarazziamocene."

    "Personalmente non desidero affatto essere migliore di Komeini o di Breznev,
    o di Gheddafi, di Assad o della signora Thatcher e nemmeno di Harry Truman
    che ammazzò mezzo milione di giapponesi con due belle bombe. Io voglio solo
    essere più intelligente, più veloce e più efficiente di loro, non più buono
    o più bello.. Secondo lei i cattivi di questo mondo se la passano male? Se
    qualcuno prova a toccarli, quelli gli tagliano le mani e anche le gambe.
    Sono cacciatori che inseguono e acchiappano tutto quello che gli par buono
    da divorare. E non soffrono di indigestione e il Cielo non li punisce. Io
    voglio che Israele si associ a questo club così, forse, alla fine il mondo
    comincerà a temermi invece di compatirmi. Forse allora cominceranno a
    tremare, a temere il mio furore invece che ammirare la mia nobiltà. Grazie a
    Dio. Lasciateli tremare, lasciate che ci chiamino uno stato aggressivo,
    lasciate che capiscano che siamo un Paese selvaggio, pericoloso per i popoli
    che ci circondano, non normale , e che potremmo diventare feroci se uccidono
    uno dei nostri figli, anche uno solo. Lasciate che pensino che potremmo
    perdere ogni controllo e bruciare tutti i pozzi petroliferi del medio
    oriente. Se, Dio non voglia, succedesse qualcosa a suo figlio, lei
    parlerebbe come me. Si rendano conto a Washington, a Mosca, a Damasco, in
    Cina che se uno dei nostri ambasciatori venisse ammazzato o anche un console
    o uno dei giovanissimi addetti d'ambasciata, noi potremmo scatenare la terza
    guerra mondiale solo per questo."

    Stiamo parlando sul balcone della graziosa casa di campagna di Sharon, che è
    situata su una fiorente moshad. A occidente si vede un tramonto di fuoco e
    nell'aria alita un profumo di alberi da frutta. Ci servono caffè ghiacciato
    in grandi bicchieri. Sharon ha circa cinquant¹anni, è un uomo famoso per le
    sue azioni militari, ha una figura forte e pesante, porta pantaloni corti
    senza camicia Ha il corpo abbronzato: è l'abbronzatura di un uomo biondo che
    vive al sole. Allunga le gambe pelose sul tavolo e appoggia le mani sulla
    poltrona. Ha una ferita sul collo, gli occhi vagano sui suoi campi
    coltivati, butta fuori la sua ideologia con una voce roca per il troppo
    fumo:

    "Mi lasci dire qual è la cosa più importante, il frutto più dolce della
    guerra in Libano: è che loro ora, non solo odiano Israele, ma grazie a noi
    odiano anche quei feinschmecker (palati delicati) di ebrei di Parigi,
    Londra, New York, Francoforte, Montreal che se ne stanno nei loro gusci.
    Alla fine ora odiano anche queste belle anime di Yids che dicono di essere
    diversi da noi di non essere come Thugs israeliani, ma ebrei puliti ed
    educati. Ma non gli servirà a niente, a questi Yids così per benino, come
    non è servito all'ebreo assimilato di Vienna e di Berlino che pregava gli
    antisemiti di non confonderlo con i vocianti e puzzolenti giudei dell'est,
    perché lui si era liberato dai costumi degli sporchi ghetti di Ucraina e
    Polonia. Lasciamoli gridare che loro condannano Israele , che sono nel
    giusto, che non vogliono far del male nemmeno a una mosca, che preferiscono
    essere ammazzati che ammazzare, che si sono assunti il compito di mostrare
    ai gentili come essere buoni cristiani porgendo sempre l'altra guancia..
    Questo non gli porterà alcun vantaggio. Ora stanno subendo questo odio a
    causa nostra E io le confesso che per me questo è un piacere."

    " Questi sono gli stessi Yids che hanno convinto i gentili a capitolare di
    fronte a quei bastardi di Vietnamiti, a mollare di fronte a Komeini, a
    Breznev, a impietosirsi per lo sceicco Yamani a causa della sua difficile
    infanzia e a fare l'amore e non la guerra. O magari a non fare né l'una né
    l'altra cosa, piuttosto a scrivere un saggio sull'amore e sulla guerra. Con
    tutto questo abbiamo chiuso. L'ebreo è stato respinto, non solo ha
    crocefisso Gesù, ma ha crocefisso anche Arafat a Sabra e Chatila, ormai essi
    sono identificati con noi e questa è una cosa buona. I loro cimiteri vengono
    dissacrati, le loro sinagoghe incendiate, tutti gli epiteti sono stati
    rispolverati. Vengono espulsi dai club esclusivi, la gente spara contro i
    loro ristoranti etnici, uccidendo anche i bambini, costringendoli a
    cancellare tutte le insegne ebraiche, costringendoli ad andarsene o a
    cambiare professione".

    "Ben presto i loro palazzi verranno coperti da slogan: Yids, andate in
    Palestina e sa che le dico? Loro verranno in Palestina perché non avranno
    altra scelta! Questo è il vantaggio che abbiamo ricevuto dalla guerra in
    Libano. Mi dica, non valeva la pena? Presto avremo tempi migliori. Gli Ebrei
    cominceranno ad arrivare, gli Israeliani smetteranno di andar via e coloro
    che se ne sono già andati torneranno. Quelli di loro che hanno scelto
    l'assimilazione capiranno finalmente che non gli serve a niente cercare di
    essere la coscienza del mondo. La coscienza del mondo si prenda nel culo
    quello che non gli è entrato nella testa. I Gentili si sono sempre sentiti
    insofferenti verso gli ebrei e la loro coscienza e ora gli Yids hanno una
    sola via d'uscita, tornare a casa, tornarci tutti, presto, per installare
    grosse porte d'acciaio, per costruire una robusta barriera, per avere
    mitragliatrici posizionate in ogni angolo della loro barriera e combattere
    come diavoli contro chiunque osi alzare la voce contro questo paese. E se
    qualcuno alza la mano contro di noi gli porteremo via metà della sua terra e
    bruceremo l'altra metà, incluso il petrolio. Possiamo anche usare le armi
    nucleari. Andremo avanti finché non ce la faranno più."

    "Lei vorrà sapere se l'arrivo in massa di Yids, in fuga dagli antisemiti,
    non mi faccia temere che finiscano per rammollirci tutti coprendoci con il
    loro olio d'oliva. Senta, la storia è buffa, in un certo senso: possiede una
    sua dialettica ironica . Chi è stato colui che ha esteso lo stato di Israele
    quasi fino ai confini del regno di Davide? Chi ha allargato questo stato
    fino a coprire l'area dal monte Hermon fino a Raz Muhammad? Levi Eshcol. Fu,
    fra tutti, quel seguace di Gordon, che sembrava una tenera vecchia signora.
    Chi invece sta per spingerci dentro le mura del ghetto, chi ha ceduto tutto
    il Sinai al fine di conservare un' immagine civile? Il governatore di Beltar
    in Polonia, quell'uomo coraggioso di Menahem Begin. Non si può mai dire. Una
    cosa sola so di certo: finché ti batti per difendere la tua vita tutto è
    permesso. Anche cacciar fuori tutti gli Arabi dalla West Bank. Tutto ."

    "Leiboviz aveva ragione. Davvero siamo giudei nazisti. Perché no? Un uomo
    che si lasci ammazzare, che lasci fare sapone dei suoi bambini e paralumi
    con la pelle della sua donna è un criminale peggiore dei suoi assassini.
    Peggiore dei nazisti Se i suoi garbati e civili genitori fossero venuti qui
    in tempo invece di scrivere libri sull'amore per l'umanità e di cantare
    "Ascolta Israele", mentre camminavano verso la camera a gas; se invece (e
    non si scandalizzi) avessero ucciso sei milioni di Arabi, ma anche solo un
    milione, che cosa sarebbe successo? Sicuramente sarebbero state scritte due
    o tre brutte pagine nei libri di storia, ci avrebbero appioppato ogni sorta
    di appellativi, ma oggi potremmo essere qui come un popolo di ventidue
    milioni di persone"

    "Ancora oggi sono disposto a offrirmi volontario per fare il lavoro sporco
    per Israele, per uccidere quanti Arabi è necessario, per deportarli, per
    espellerli e bruciarli in modo che tutti ci odino , per togliere il tappeto
    da sotto i piedi degli ebrei della diaspora così che essi siano costretti a
    correre da noi piangendo. Anche se ciò significa vedere saltare per aria una
    o due sinagoghe qua e là, non m'importa. E non mi preoccupo se a lavoro
    finito sarò messo di fronte al tribunale di Norimberga e poi messo in
    carcere a vita. Impiccatemi se volete come criminale di guerra. Così voi
    potete ripulire la vostra ebraica coscienza ed entrare nel rispettabile club
    delle nazioni civili, che sono ampie e sane.. Ciò che voi tutti non capite è
    che il lavoro sporco del sionismo non è ancora finito. Siamo ancora lontani
    dalla fine . E' vero, avrebbe potuto essere finito nel 1948, ma voi avete
    interferito, lo avete fermato. E tutto questo a causa della ebraicità delle
    vostre anime, a causa della vostra mentalità di diaspora. Perché gli ebrei
    non afferrano le cose con rapidità.
    Se apriste i vostri occhi e vi guardaste attorno vi accorgereste che
    l'oscurità sta di nuovo calando sul mondo. E noi sappiamo che cosa succede a
    un ebreo che sta isolato nel buio. Perciò sono contento che questa piccola
    guerra in Libano abbia spaventato gli Yids. Si spaventino pure, soffrano,
    così si affretteranno a tornare a casa prima che venga buio del tutto. Per
    questo, io sarei un antisemita? Bene. Allora non citi me, citi Lilienblum
    che non è sicuramente antisemita, tanto è vero che una strada di Tel Aviv
    porta il suo nome.
    (Sharon cita leggendo in un quadernetto che stava già sul suo tavolo quando
    sono arrivato)
    "Tutto ciò che sta accadendo non è forse un segno che i nostri antenati
    vollero e noi stessi vogliamo, essere perseguitati, che a noi piace vivere
    come zingari".. e questo è Lilienblum a dirlo, non io. Mi creda ho studiato
    la letteratura sionista, posso provare quello che dico.

    E scriva pure che io sono una disgrazia per l¹umanità. Non me ne importa,
    anzi. Facciamo un patto: io farò tutto il possibile per espellere gli Arabi
    da qui. Io farò tutto il possibile per incrementare l'antisemitismo e lei
    scriverà poesie e saggi sull'infelicità degli Arabi e si preparerà ad
    assorbire gli Yids che io costringerò a rifugiarsi in questo paese e ai
    quali insegnerò ad essere un faro per i Gentili. Cosa ne dice?".

    A questo punto ho interrotto il monologo di Sharon per un momento e gli ho
    espresso un pensiero che mi passava per la testa e che forse riguardava più
    me stesso che il mio ospite. Era possibile che Hitler avesse non solo
    ammazzato gli Ebrei ma anche avvelenato le loro menti? E che questo veleno
    assorbito in profondità fosse ancora attivo? Ma neppure questa idea è
    riuscita a suscitare la protesta di Sharon, o a fargli alzare la voce. Dopo
    tutto lui stesso dice di non aver mai alzato la voce sotto stress, nemmeno
    durante la famosa operazione alla quale è associato il suo nome.

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    The following is a reprint of an interview with Israeli Prime Minister Ariel
    Sharon by Amos Oz as originally published in the Israeli daily Davar on 17
    December 1982.
    The man referred to as C. is Sharon.

    (Interview by Amos Oz in 1982Amos Oz reproduced this interview, with others,
    in his book in Hebrew, Amos Oz: Poh va-sham be-Erets-Yisra'el bi-setav,
    1982, republished by Am Oved,Tel-Aviv, 1986. The interview is on pp. 70-82.
    Amos Oz does not mention the nameof Sharon, but uses the abbreviation Z. The
    facts indicated by Amos Oz clearlyconfirm that the person interviewed is
    Ariel Sharon. This book has been published in French: Amos Oz: Les voix
    d'Israël, translatedby Guy Seniak, Calmann-Lévy, Paris, 1983. The interview
    is on pages 79-91. Here again, Amos Oz does not mention the name of Sharon,
    but uses the abbreviation T. A French version is also produced in: Letter no
    2 of FAITS ET DOCUMENTS, 3 September 2001: http://www.argent.fr/fetd2.htm.
    The same book has been published in English: Amos Oz: In the Land of Israel,
    translated by Maurie Goldberg-Bartura. 1st Vintage Books Edition. New York:
    Vintage Books, 1984. Here again, Amos Oz does not mention the name of
    Sharon,but uses the abbreviation C.The interview is here distributed as
    published
    by:http://www.counterpunch.org/pipermai...1-September/01
    3054.html It is indicated that the man referred to as C. is Sharon).

    The interview of Ariel Sharon by Amos Oz


    [Sharon]: "You can call me anything you like. Call me a monster or a
    murderer. Just note that I don't hate Arabs. On the contrary. Personally, I
    am much more at ease with them, and especially with the Bedouin, than with
    Jews. Those Arabs we haven't yet spoilt are proud people, they are
    irrational, cruel and generous. It's the Yids that are all twisted. In order
    to straighten them out you have to first bend them sharply the other way.
    That, in brief, is my whole ideology".

    "Call Israel by any name you like, call it a Judeo-Nazi state as does
    Leibowitz. Why not? Better a live Judeo-Nazi than a dead saint. I don't care
    whether I am like Ghadafi. I am not after the admiration of the gentiles. I
    don't need their love. I don't need to be loved by Jews like you either. I
    have to live, and I intend to ensure that my children will live as well.
    With or without the blessing of the Pope and the other religious leaders
    from the New York Times. I will destroy anyone who will raise a hand against
    my children, I will destroy him and his children, with or without our famous
    purity of arms. I don't care if he is Christian, Muslim, Jewish or pagan.
    History teaches us that he who won't kill will be killed by others. That is
    an iron law".

    "Even if you'll prove to me by mathematical means that the present war in
    Lebanon is a dirty immoral war, I don't care. Moreover, even if you will
    prove to me that we have not achieved and will not achieve any of our aims
    in Lebanon, that we will neither create a friendly regime in Lebanon nor
    destroy the Syrians or even the PLO, even then I don't care. It was still
    worth it. Even if Galilee is shelled again by Katyushas in a year's time, I
    don't really care. We shall start another war, kill and destroy more and
    more, until they will have had enough. And do you know why it is all worth
    it? Because it seems that this war has made us more unpopular among the
    so-called civilised world".

    "We'll hear no more of that nonsense about the unique Jewish morality, the
    moral lessons of the holocaust or about the Jews who were supposed to have
    emerged from the gas chambers pure and virtuous. No more of that. The
    destruction of Eyn Hilwe (and it's a pity we did not wipe out that hornet's
    nest completely!), the healthy bombardment of Beirut and that tiny massacre
    (can you call 500 Arabs a massacre?) in their camps which we should have
    committed with our own delicate hands rather than let the Phalangists do it,
    all these good deeds finally killed the bullshit talk about a unique people
    and of being a light upon the nations. No more uniqueness and no more
    sweetness and light. Good riddance."

    "I personally don't want to be any better than Khomeini or Brezhnev or
    Ghadafi or Assad or Mrs. Thatcher, or even Harry Truman who killed half a
    million Japanese with two fine bombs. I only want to be smarter than they
    are, quicker and more efficient, not better or more beautiful than they are.
    Tell me, do the baddies of this world have a bad time? If anyone tries to
    touch them, the evil men cut his hands and legs off. They hunt and catch
    whatever they feel like eating. They don't suffer from indigestion and are
    not punished by Heaven. I want Israel to join that club. Maybe the world
    will then at last begin to fear me instead of feeling sorry for me. Maybe
    they will start to tremble, to fear my madness instead of admiring my
    nobility. Thank god for that. Let them tremble, let them call us a mad
    state. Let them understand that we are a wild country, dangerous to our
    surroundings, not normal, that we might go crazy if one of our children is
    murdered - just one! That we might go wild and burn all the oil fields in
    the Middle East! If anything would happen to your child, God forbid, you
    would talk like I do. Let them be aware in Washington, Moscow, Damascus and
    China that if one of our ambassadors is shot, or even a consul or the most
    junior embassy official, we might start World War Three just like that!"

    ......We are talking while sitting on the balcony of the pretty country
    house belonging to C. which is situated in a prosperous Moshav. To the west
    we see a burning sunset and there is a scent of fruit trees in the air. We
    are being served iced coffee in tall glasses. C. is about fifty years old.
    He is a man well known for his (military) actions. He is a strong, heavy
    figure wearing shorts but no shirt. His body is tanned a metallic bronze
    shade, the colour of a blond man living in the sun. He puts his hairy legs
    on the table and his hands on the chair. There is a scar on his neck. His
    eyes wander over his plantations. He spells out his ideology in a voice made
    hoarse by too much smoking:

    "Let me tell me [sic] what is the most important thing, the sweetest fruit
    of the war in Lebanon: It is that now they don't just hate Israel. Thanks to
    us, they now also hate all those Feinschmecker Jews in Paris, London, New
    York, Frankfurt and Montreal, in all their holes. At last they hate all
    these nice Yids, who say they are different from us, that they are not
    Israeli thugs, that they are different Jews, clean and decent. Just like the
    assimilated Jew in Vienna and Berlin begged the anti-Semite not to confuse
    him with the screaming, stinking Ostjude, who had smuggled himself into that
    cultural environment out of the dirty ghettos of Ukraine and Poland. It
    won't help them, those clean Yids, just as it did not help them in Vienna
    and Berlin. Let them shout that they condemn Israel, that they are all
    right, that they did not want and don't want to hurt a fly, that they always
    prefer being slaughtered to fighting, that they have taken it upon
    themselves to teach the gentiles how to be good Christians by always turning
    the other cheek. It won't do them any good. Now they are getting it there
    because of us, and I am telling you, it is a pleasure to watch."

    "They are the same Yids who persuaded the gentiles to capitulate to the
    bastards in Vietnam, to give it in to Khomeini, to Brezhnev, to feel sorry
    for Sheikh Yamani because of his tough childhood, to make love not war. Or
    rather, to do neither, and instead write a thesis on love and war. We are
    through with all that. The Yid has been rejected, not only did he crucify
    Jesus, but he also crucified Arafat in Sabra and Shatila. They are being
    identified with us and that's a good thing! Their cemeteries are being
    desecrated, their synagogues are set on fire, all their old nicknames are
    being revived, they are being expelled from the best clubs, people shoot
    into their ethnic restaurants murdering small children, forcing them to
    remove any sign showing them to be Jews, forcing them to move and change
    their profession.

    "Soon their palaces will be smeared with the slogan: Yids, go to Palestine!
    And you know what? They will go to Palestine because they will have no other
    choice! All this is a bonus we received from the Lebanese war. Tell me,
    wasn't it worth it? "Soon we will hit on good times. The Jews will start
    arriving, the Israelis will stop emigrating and those who already emigrated
    will return. Those who had chosen assimilation will finally understand that
    it won't help them to try and be the conscience of the world. The
    'conscience of the world' will have to understand through its arse what it
    could not get into its head. The gentiles have always felt sick of the Yids
    and their conscience, and now the Yids will have only one option: to come
    home, all of them, fast, to install thick steel doors, to build a strong
    fence, to have submachine guns positioned at every corner of their fence
    here and to fight like devils against anyone who dares to make a sound in
    this region. And if anyone even raises his hand against us we'll take away
    half his land and burn the other half, including the oil. We might use
    nuclear arms. We'll go on until he no longer feels like it..."

    "...You probably want to know whether I am not afraid of the masses of Yids
    coming here to escape anti-semitism smearing us with their olive oil until
    we go all soft like them. Listen, history is funny in that way, there is a
    dialectic here, irony. Who was it who expanded the state of Israel almost up
    the boundaries of the kingdom of King David? Who expanded the state until it
    covered the area from Mount Hermon to Raz Muhammad? Levi Eshkol. Of all
    people, it was that follower of Gordon, that softie, that old woman. Who, on
    the other hand, is about to push us back into the walls of the ghetto? Who
    gave up all of Sinai in order to retain a civilised image? Beitar's governor
    in Poland, that proud man Menahem Begin. So you can never tell. I only know
    one thing for sure: as long as you are fighting for your life all is
    permitted, even to drive out all the Arabs from the West Bank, everything."

    "Leibowitz is right, we are Judeo-Nazis, and why not? Listen, a people that
    gave itself up to be slaughtered, a people that let soap to be made of its
    children and lamp shades from the skin of its women is a worse criminal than
    its murderers. Worse than the Nazis...If your nice civilised parents had
    come here in time instead of writing books about the love for humanity and
    singing Hear O Israel on the way to the gas chambers, now don't be shocked,
    if they instead had killed six million Arabs here or even one million, what
    would have happened? Sure, two or three nasty pages would have been written
    in the history books, we would have been called all sorts of names, but we
    could be here today as a people of 25 million!"

    "Even today I am willing to volunteer to do the dirty work for Israel, to
    kill as many Arabs as necessary, to deport them, to expel and burn them, to
    have everyone hate us, to pull the rug from underneath the feet of the
    Diaspora Jews, so that they will be forced to run to us crying. Even if it
    means blowing up one or two synagogues here and there, I don't care. And I
    don't mind if after the job is done you put me in front of a Nuremberg Trial
    and then jail me for life. Hang me if you want, as a war criminal. Then you
    can spruce up your Jewish conscience and enter the respectable club of
    civilised nations, nations that are large and healthy. What you lot don't
    understand is that the dirty work of Zionism is not finished yet, far from
    it. True, it could have been finished in 1948, but you interfered, you
    stopped it. And all this because of the Jewishness in your souls, because of
    your Diaspora mentality. For the Jews don't grasp things quickly. If you
    open your eyes and look around the world you will see that darkness is
    falling again. And we know what happens to a Jew who stays out in the dark.
    So I am glad that this small war in Lebanon frightened the Yids. Let them be
    afraid, let them suffer. They should hurry home before it gets really dark.
    So I am an anti-Semite? Fine. So don't quote me, quote Lilienblum instead
    [an early Russian Zionist - ed.]. There is no need to quote an anti-Semite.
    Quote Lilienblum, and he is definitely not an anti-Semite, there is even a
    street in Tel Aviv named after him". (C. quotes from a small notebook that
    was lying on his table when I arrived

    'Is all that is happening not a clear sign that our forefathers and
    ourselves...wanted and still want to be disgraced? That we enjoy living like
    gypsies.' That's Lilienblum. Not me. Believe me. I went through the Zionist
    literature, I can prove what I say".

    "And you can write that I am disgrace to humanity, I don't mind, on the
    contrary. Let's make a deal: I will do all I can to expel the Arabs from
    here, I will do all I can to increase anti-semitism, and you will write
    poems and essays about the misery of the Arabs and be prepared to absorb the
    Yids I will force to flee to this country and teach them to be a light unto
    the gentiles. How about it?"


    It was there that I stopped C.'s monologue for a moment and expressed the
    thought passing through my mind, perhaps more for myself than for my host.
    Was it possible that Hitler had not only hurt the Jews but also poisoned
    their minds? Had that poison sunk in and was still active? But not even that
    idea could cause C. to protest or raise his voice. After all, he said to
    have never shouted under stress, even during the famous operations his name
    is associated with.
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  9. #9
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    Un nuovo libro, un testo coraggioso che, attraverso scritti di noti analisti e commentatori politici, si propone di illustrare un fenomeno generalmente occultato dai media, e mai discusso se non in sedi riservate. Serge Thion, con competenza e rara acutezza morale e storica fa luce

    SUL TERRORISMO ISRAELIANO
    Documentazione raccolta da Serge Thion
    Scritti di N.H. Aruri, R. Atelier, U. Avneri, P. Barnard, R. Bleier, N. Chomsky,
    N. Giladi, O. Yinon, L. Rokach, I. Shahak, A. Weinstein
    Euro 22,00

    Edizioni Graphos



    Di seguito riproduciamo la nota editoriale.





    A proposito di antisemitismo
    È difficile che passi giorno senza che si sia invitati a ricordare che, oltre all'America di Bush, di Cheney, di Rumsfeld, di Abu Ghraib e di Guantanamo, delle multinazionali vampiresche, delle mille e mille nefandezze perpetrate in ogni angolo della terra, c'è un'altra America che non si rassegna, che protesta, che si oppone.

    È vero. è altrettanto vero che lo stesso non si può dire di Israele, se non con molte riserve.

    Si obietterà: ma come, non c'è anche là gente che non si rassegna, che protesta, che si oppone? Forse che per popolare il paese sono stati clonati in milioni di esemplari quei figuri con il loro grifo immondo, perfetta incarnazione della politica che perseguono?

    No, non sono certo cloni quelli che adesso abitano la Palestina. E quei dissenzienti, quelle coscienze che si rivoltano, anche se in numero limitatissimo, salvano l'onore del loro popolo. Sappiamo perfettamente che tra il refusenik e Ariel Sharon passa un'incommensurabile differenza. Il punto, tuttavia, non è questo.

    Il punto è che, almeno da un punto di vista, il refusenik e Sharon sono sul medesimo piano: l'uno e l'altro stanno là dove non dovrebbero stare.

    Tutto considerato, questo non si può dire della popolazione statunitense. L'estirpazione dei pellirosse fu qualcosa di abietto, nessun dubbio su ciò, ma è un fatto che questo qualcosa fu l'irreparabile rovina di un'etnia cui possiamo, sì, guardare con ammirazione e con rimpianto, ma che, per i suoi modi di vita sociale, rimaneva pur sempre attardata in una lontana preistoria. Il genocidio dei pellirosse non perciò riesce meno ripugnante, ma fu parte di un processo assai più vasto del quale in via obiettiva non si può negare il carattere di progressività storica.

    Se il refusenik israeliano e Sharon stanno là dove non dovrebbero stare, ciò accade invece come risultato di una politica che era, nonostante il suo mascheramento in senso socialista, storicamente reazionaria nella premessa da cui partiva – l'inconsistente interpretazione dell'ebraismo come nazionalità. L'attuazione di tale politica – perseguita per decenni, molto prima di Sharon, con l'inganno, il ricatto, la prepotenza, la violenza, l'oppressione, e sempre in un'atmosfera di intollerabile ipocrisia – ha implicato come conseguenza necessaria e puntualmente prevista una guerra di stampo razziale e la catastrofe di quella che era, e in qualche misura rimane ancora oggi, la frazione del popolo arabo più laica, dunque più refrattaria alle suggestioni del fondamentalismo religioso.

    Il perseguimento della linea suddetta è stato reso possibile, specialmente dopo la guerra del 1967, solo dalla capacità dell'ebraismo americano, il più numeroso del mondo, di condizionare, grazie al proprio ingentissimo peso economico e sociale, la politica di Washington. Altrettanto efficaci sono state la multiforme rete protettiva stesa intorno allo Stato sionista dalle comunità ebraiche del mondo intero. e – elemento essenziale, ieri e oggi, di manipolazione dell'opinione pubblica – l'aureola di intoccabilità creata intorno all'ebraismo dall'imposizione come indiscutibile verità storica (con la complicità, per quanto riguarda il proletariato, delle socialdemocrazie e dallo stalinismo) di una visione radicalmente falsata dei fini, delle modalità e dei costi umani dell'infame persecuzione di cui si macchiò l'antisemitismo hitleriano.

    Oggi, in Europa e fuori d'Europa, un'opinione pubblica esente nella sua grande maggioranza da ogni preconcetta ostilità al sionismo è, giorno dopo giorno, indotta a chiedersi in che cosa la condizione del popolo palestinese sia diversa da quella dei polacchi sotto il tallone di ferro del nazismo.

    E, allora, per difendere l'indifendibile, per far sì che l'evidenza non sia tale, ecco i continui rilanci del cosiddetto olocausto, ecco la caccia agli ultimi cascami umani processabili, pretesi «responsabili nazisti», dei quali i più giovani stanno tra gli ottantacinque e i novant'anni: il che basta a lasciar pensare che, durante la seconda guerra mondiale, di ben poco potessero essere «responsabili», se si prescinde dal dovere dei militari di non obbedire a ordini palesemente ingiusti. Questo principio è applicato retroattivamente ai tedeschi vinti, ma non si dovrebbe, chissà perché, applicare ad americani e israeliani, destinatari per definizione di quegli ordini palesemente giusti in conseguenza dei quali i secondi – per non parlare di ciò che fanno gli americani in Iraq – uccidono terroristi di 4, di 5, di 6 anni, lasciano morire ai posti di blocco malati bisognosi di urgenti cure ospedaliere, massacrano gente che difende la poca terra che le rimane, demoliscono migliaia di case palestinesi, tolgono ogni libertà di movimento al presidente, internazionalmente riconosciuto, dell'Autorità Nazionale Palestinese. Ecco, soprattutto, levarsi alte strida per l'antisemitismo che starebbe dilagando.

    A meno di considerare antisemitismo la valutazione oggettiva espressa dalla maggioranza degli europei secondo la quale lo Stato di Israele costituirebbe il maggior pericolo per la pace mondiale, l'antisemitismo non dilaga affatto, oggi, e di questo siamo i primi a rallegrarci. Ma, se qualcosa gli può aprire la strada, è precisamente l'atteggiamento dei dirigenti delle comunità ebraiche (e, per la verità, non solo loro) di identificazione con lo Stato sionista: identificazione magari anche critica – cosa ben possibile, quando c'è di mezzo uno Sharon –, ma non perciò meno totale.

    A seguito del venir meno del movimento rivoluzionario proletario per tutta una fase storica della quale sappiamo con certezza che finirà, senza però poter ancora prevedere quando, le condizioni odierne nelle metropoli non meno che nelle aree marginali sono tali da non permettere, considerando questioni come quella del Vicino e Medio Oriente, di adottare un'ottica socialista e di indicare, conformemente a quest'ultima, strade che sarebbero proponibili solo in una situazione contraddistinta dalla presenza effettiva, qui e ora, di quel movimento rivoluzionario. Siamo perciò obbligati a non andare al di là di un'ottica di democrazia conseguente: non è l'ottica socialista, ma non comporta nulla che non sia contemplato in quest'ultima.

    In questa sede ci limitiamo a sottolineare che per la soluzione democratica della questione palestinese, ammesso che tale soluzione sia possibile prima della ripresa di un movimento rivoluzionario di classe, l'esistenza del sionismo costituisce un ostacolo non aggirabile e che esso sarebbe un impedimento anche all'accoglimento della minoranza nazionale israeliana (dato che una nazionalità israeliana, oggi, volere o volare, esiste) all'interno di un autentico Stato di Palestina.

    Nell'ottica di democrazia conseguente di cui abbiamo parlato, ai vertici ebraici fuori di Israele e alle loro comunità devono essere ricordate cose molto semplici. Per esempio, che il Portico di Ottavia non fa ancora parte dei Territori occupati e che dunque non può venirne estromesso a calci e spintoni un cittadino che si è reso sgradito per ciò che pensa e dice della politica israeliana (ci riferiamo alla disavventrura occorsa tempo addietro a Vittorio Agnoletto, anche se il personaggio non suscita certo le nostre simpatie politiche).

    Va ricordato che l'occupazione di un'aula di tribunale a seguito di una sentenza – quella del primo processo Priebke – che non è quella desiderata è un atto sedizioso, anche se un ministro della giustizia inammissibilmente servizievole arriva trafelato ad accomodare tutto. Che quando si appoggia una politica come quella sionista non ci si può permettere di porre sotto accusa il mondo intero per aver consentito che negli anni Trenta la Germania al proprio interno desse corso a un'odiosa discriminazione razziale (e, del resto, che cosa avrebbe dovuto fare il mondo? dichiarare guerra alla Germania nel 1935?). Infine, che il problema della «doppia fedeltà», a Israele e al paese di residenza, sarà vecchio quanto si vuole, ma non ha ancora ricevuto da parte ebraica neppure un principio di risposta.

    Si finga pure di non vedere cose come queste, ci si lasci incensare da chi, per ragioni non confessabili senza imbarazzo, trova opportuno ergersi a paladino dell'«unica democrazia del Vicino Oriente», ci si compiaccia magari del fatto che qualcuno – l'onorevole Gianfranco Fini – spinga il proprio occhiuto servilismo fino a coniare la formula dell'«Europa delle cattedrali e delle sinagoghe», mirabile sintesi in chiave di fantastoria; si continui così, e prima o poi, per nostra comune disgrazia, l'antisemitismo dilagherà per davvero.



    30 giugno 2004

    Graphos
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  10. #10
    El Criticon
    Ospite

    Predefinito Oppporcccappp ...

    Come faccio a leggere tutta 'sta documentazione?

    MODERATORI! Garde à vous!

    Una volta o l'altra vi mando una fattura per il tempo dedicato a queste letture ...

 

 
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