….bene del lavoratore

Il 30 novembre le città capoluogo di regione saranno percorse da cortei sindacali che porteranno gli attivisti ad ascoltare comizi contro la legge Finanziaria, di cui, forse, allora, si saprà finalmente che cosa contiene. Per adesso il punto decisivo, che ha scatenato le ire confederali (cioè la riduzione delle tasse) è un oggetto misterioso.
Scioperare contro un taglio fiscale è, di per sè, una sciocchezza; decidere di farlo quando non si conosce il profilo della riforma è a dir poco assurdo.
Le confederazioni sostengono di volere, invece, “rigore e sviluppo”.
Un bell’esempio di rigore lo danno subito chiedendo aumenti dell’8 per cento (più del doppio dell’inflazione) per i dipendenti pubblici.
Sullo sviluppo, poi, sembrano intenzionati a riesumare una specie di Cassa del mezzogiorno, fatta di sovvenzioni a fondo perduto che, sperimentate già per mezzo secolo, sono servite a tutto tranne che a promuovere, in quelle aree, una sana crescita economica.
Ormai uno sciopero generale è diventato come un sigaro o una croce di cavaliere, che, come diceva Vittorio Emanuele II, non si negano a nessuno. Servirà al segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, per far pesare le sue idee estremiste sul tavolo dell’Ulivo e al segretario della Cisl, Sabino Pezzotta, per dimostrare che la sua scelta di dialogo con le controparti non è sinonimo di cedimento.
Ai lavoratori, invece, non servirà assolutamente a niente.
I guai legati all’ipotesi di una riduzione delle tasse il governo li ha in casa, e le proteste palesemente strumentali provenienti dall’esterno possono servire, caso mai, a ricompattare una maggioranza confusa e disorientata.
D’altra parte quale vantaggio possa venire a chi lavora davvero da una linea sindacale che sembra costruita solo per premiare chi lavora poco o niente, rimane un mistero.
Forse, però, in questo melanconico tramonto del mito novecentesco dello sciopero generale, si può riscontrare una specie di beffarda ironia della storia. Quella che doveva essere l’arma finale della sovversione della società ormai crea solo problemi di traffico.

da Il Foglio del 29 ottobre

saluti