Risultati da 1 a 5 di 5
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Buttiglione, Pannella e...

    …il complotto

    Il caso Buttiglione non esiste, il vero caso, in Europa, si chiama
    “Barroso-Berlusconi-Vaticano”.
    A tre giorni dalla firma del trattato costituzionale europeo, e a quattro dal congresso radicale, Marco Pannella, che all’esistenza di un caso Buttiglione aveva inizialmente creduto, ha mandato una lettera ai membri del Parlamento europeo per invitarli a rovesciare la commissione Barroso, che Pannella aveva inizialmente sostenuto (ma per mancanza “degli elementi di conoscenza essenziali”, scrive).
    Afferma di aver aperto gli occhi da “40 ore, da quando all’Onu si è stati sul punto di adottare una risoluzione che avrebbe proibito la ricerca sulle cellule staminali a fini terapeutici”, risoluzione presentata dal Costa Rica e appoggiata da Stati Uniti, Vaticano, Italia e Portogallo.
    “Le apparenti gaffes” di Buttiglione, Berlusconi e Barroso, scrive, “facevano parte di un’azione deliberata… allo scopo di realizzare un vero ukase politico” in Europa.
    “Buttiglione potrà anche dimettersi, il suo onore è nell’obbedienza al potere politico del Vaticano”, ma la vera posta in gioco all’europarlamento e all’Onu è “questa politica, antiliberale, antidemocratica, antilibertà di coscienza, quindi anche antireligiosa”.

    Guardare cosa fa Pannella è sempre interessante. Di guerre culturali se ne intende, ha esperienza di quella politica che si fonda sulle idee.
    Pannella ha un lato appenninico, naturalmente cristiano e perfino apostolico, è un virtuale antipapa e dunque un po’ papa.
    Ma è anche un radicale, dunque un modernista, un relativista ultra-liberale per costituzione, un euro-federalista, un libertario attivo nel campo della scienza, che idoleggia, e un adepto consapevole della tecnica, in politica e in tutto il resto.
    Pannella sente l’aria, il caso Buttiglione lo ha allarmato. Non gli piace stare nell’angolo, come un politicamente corretto qualsiasi, non gli piace che gli si rinfacci il suo contributo alla caccia alle streghe cattoliche. Si smarca, e cerca di farlo alla grande nella solenne settimana in cui l’Europa deve al tempo stesso decidere se sbaraccare la commissione Barroso, sulla scia del caso di un commissario cattolico illiberalmente sgradito per le sue idee religiose anche se ben separate dal suo programma politico, e al tempo stesso deve firmare un trattato costituzionale che nasce debole, senza anima né identità profonda, una cosa con qualche novità istituzionale fragile approvata dalle burocrazie intellettuali di Bruxelles travestitesi da convenzione, che non convince nella sostanza e che potrebbe essere freddata da uno o più referendum.
    Anche Mario Monti, che non è stupido né impolitico, ha tirato fuori in difesa della “sua” Europa la proposta di cacciare chi non aderisce al trattato costituzionale, come forma di intimidazione preventiva (e il ministro degli Esteri di Berlusconi, Franco Frattini, promette incredibilmente di “studiare la cosa”).
    Pannella ha bisogno di una giustificazione alta per il suo lobbying antiBarroso, e la trova nel terreno che i fatti e le campagne di idee intorno ai fatti (compresa la nostra) gli propongono.
    Così, come vedete qui sopra, inventa un fantastico complotto degli Stati Uniti, dell’Italia, del Vaticano e del Portogallo per far passare all’Onu, sulla questione della clonazione terapeutica a scopo di ricerca scientifica, un ukase, un diktat contro la libertà laica, prodotto della nuova alleanza di trono e altare, del concordatarismo intollerante che si prepara a farci tutti gregari, tutti bigotti, tutti intolleranti nel generale ritorno al medioevo.
    La lettera di Pannella ai suoi colleghi contro il “nuovo fondamentalismo” di Bush, Berlusconi, Barroso e Giovanni Paolo II è fondata, a nostro giudizio, sul nulla più puro.
    Ma così è la tecnica, così è la manovra parlamentare: si fondano sul nulla.
    L’unica cosa vera è che nel mondo, e magari arriva anche in Europa, chissà, spira un venticello fatto di idee non preventivamente iscrivibili nell’ideologia del moderno, cioè nel dogma laico-clericale che ogni problema si risolve in laboratorio e che l’uomo deve smettere di pensare perché a pensare ci pensa il numero, quella maggioranza a cui Pannella si rivolge nella sua lettera, zapaterizzandosi almeno un poco.

    Ferrara su Il Foglio del 26 ottobre

    saluti

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Però un lieto fine...

    ….è possibile

    Bruxelles. Il caso Buttiglione è ormai diventato un caso Durao Barroso. La gestione non brillantissima delle vicende seguite alla fatale audizione parlamentare del commissario italiano unita all’interesse “istituzionale” dell’Assemblea di Strasburgo ad accrescere la propria influenza sull’esecutivo comunitario hanno condotto a un “culo di sacco” politico che, domani, potrebbe trasformarsi in un piccolo dramma su scala europea. Tutti gli attori di questa inattesa rappresentazione, infatti, si sono messi in una situazione con pochissime vie d’uscita, ma a pagarne il prezzo maggiore rischia di essere proprio il presidente José Manuel Durao Barroso.
    Buttiglione, ad esempio, avrebbe potuto prevedere le trappole che lo attendevano alla commissione Libertà e diritti umani dell’europarlamento e dare risposte più consone alla funzione che era stato chiamato a ricoprire, pur senza rinunciare alle sue convinzioni personali. Soprattutto, suggeriscono gli osservatori delle cose bruxellesi, avrebbe potuto abbassare – piuttosto che alzare – il tono e il livello della “confrontation” nei giorni seguenti: talvolta una piccola ammissione fatta subito (del tipo: c’è stato un malinteso), piuttosto che una lettera di scuse in ritardo, risparmia molti problemi. Al contrario, le sue esternazioni hanno stuzzicato l’altra parte e messo la stampa internazionale alle sue calcagna.
    Per parte sua, Barroso ha cercato di far decantare la crisi sostanzialmente ignorandola, almeno fino a che non è stato costretto a intervenire. Dopo aver riaffermato la sua fiducia in Rocco Buttiglione, man mano che la pressione montava, ha provato a offrire al Parlamento un contentino (il gruppo dei cinque “saggi”). A quel punto, tuttavia, i dubbi e le critiche avevano raggiunto anche altri membri del suo collegio, a cominciare dall’olandese Neelie Kroes, responsabile della Concorrenza, i cui potenziali conflitti d’interesse sono diventati sempre più numerosi. La reazione di Barroso è stata allora di serrare i ranghi, insistendo sul team che aveva assemblato e organizzato in estate. il Parlamento di Strasburgo-Bruxelles può soltanto accettare o respingere in blocco la nuova Commissione. Prendere o lasciare, insomma.
    Ora, c’è davvero il rischio che Barroso & Co. debbano “lasciare”? Probabilmente no. Il braccio di ferro è autentico, a livello personale e istituzionale. Ma, anche se ieri il capogruppo socialista Martin Schulz ha detto che nel suo partito la maggioranza è per il “no” alla Commissione, appare difficile che il Parlamento europeo da poco eletto si assuma la responsabilità di affossare il nuovo esecutivo comunitario una settimana prima della sua entrata in servizio effettivo e, soprattutto, due giorni prima della firma solenne del nuovo Trattato costituzionale dell’Unione. Con che facce si mostrerebbero in giro e si stringerebbero la mano i dirigenti europei venerdì a Roma? E’ probabile invece che Barroso e i suoi 24 colleghi ottengano una fiducia striminzita, poco al di sopra del quorum e condizionata da numerose astensioni, dettate appunto dal senso di responsabilità individuale (molti liberali potrebbero farlo e perfino qualche socialista iberico e britannico). E che dunque entrino in servizio, come previsto, il 1° novembre prossimo, a Costituzione firmata.
    In questo caso, la cattiva notizia sarà che la Commissione partirà indebolita dal punto di vista politico: due dei commissari con i portafogli strategicamente più importanti saranno sotto l’implacabile scrutinio di parlamentari, governi e mass media per cinque lunghi anni. E dopo la già risicata fiducia parlamentare ottenuta da Barroso a fine luglio, anche il suo collegio avrà un’investitura in buona parte partisan (popolari e associati) e soprattutto modesta. Certo, non pare l’esordio migliore per un team atteso a prove molto impegnative nei prossimi anni. Non c’è dubbio tuttavia che una bocciatura in blocco sarebbe molto peggio, anche in vista dei referendum sul Trattato costituzionale che prenderanno il via già il 20 febbraio in Spagna, per poi toccare la Francia e nel marzo del 2006, secondo le anticipazioni della stampa londinese, la Gran Bretagna. La buona notizia – relativamente, s’intende – sarà invece la tenuta del presidente Barroso al primo vero test della sua leadership. Di fronte alla pressione sempre più invasiva degli Stati membri, cedere subito anche alle richieste del Parlamento potrebbe infliggere un colpo fatale alla prima Commissione dell’Ue a 25. Se piccole concessioni sono spesso segno di saggezza, la situazione che si è venuta a creare le ha rese più difficili e costose, per tutti; Barroso ha scelto quello che spera essere un male minore e un rischio contenuto. Se non perderà, la sua scommessa (vincerla del tutto non è più possibile), potrà non soltanto cominciare a lavorare per davvero, la settimana prossima, ma anche contare sulla lealtà e la gratitudine di tutti i suoi commissari, e soprattutto dei più discussi – che avrà difeso contro tutto e contro tutti, in parte anche contro loro stessi.

    saluti

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Barroso e l'Ue si prendono...

    ....un attimo per riflettere

    Strasburgo. E’ la tipica conclusione strasburghese, con il tipico compromesso bruxellese.
    “Ho deciso di non presentare la nuova Commissione all’approvazione” del Parlamento europeo (Pe).
    Così il presidente José Manuel Durao Barroso ha evitato la bocciatura e si è conquistato tempo e nuovi margini di manovra per cercare di uscire dall’impasse in cui si era infilato, dopo aver lasciato che il granello di sabbia Buttiglione si trasformasse nella valanga Kroes-Kovacs-Ure-Dimas, che stava per travolgere tutto l’esecutivo comunitario.
    Barroso si è mosso con il consenso di socialisti, liberali, verdi e comunisti, tanto pronti ad accendere il rogo per bruciare la strega cattolica a Bruxelles, ma non abbastanza coraggiosi da essere all’origine di una crisi istituzionale senza precedenti.
    Allora, visto che “non c’è una proposta su cui votare”, dice il presidente del Pe, il socialista Josep Borrell, niente voto e niente sconfitta.
    Ritirando la sua squadra, Barroso continuerà a essere un presidente senza Commissione, almeno fino a quando non troverà l’ennesima “migliore soluzione possibile”, dopo le due proposte di compromesso dell’ultima settimana e “l’arresto dell’orologio per fermare la crisi” di ieri.
    Nel frattempo, il portoghese seguita ad avere come interlocutori privilegiati i governi dei 25 con l’obiettivo di “cambiare il sufficiente e il necessario”, mentre al Pe ripete che “non dipende soltanto da me, ma anche dalla volontà di compromesso delle forze politiche”. Paradossalmente, dopo questa pretesa vittoria, l’Europarlamento ne esce indebolito perché, la prossima volta, non potrà non votare la fiducia.
    Ufficialmente, i leader dei gruppi politici non la raccontano così. Per il presidente dei socialisti, Martin Schulz, “è un successo del Pe e specialmente del gruppo socialista”. Barroso “ha fatto la cosa giusta”, aprendo “la strada a un futuro comune per tutti”.
    Ma il “kapò”, che, oltre a guidare il Pse, rappresenta a Strasburgo gli interessi del cancelliere tedesco Gerhard Schröder, è il vero artefice di questo compromesso che salva Barroso mandando a monte l’unanimità “storica” raggiunta l’altra notte dal suo gruppo. Quando tutti i suoi 200 deputati si sono espressi contro la futura Commissione è stato chiaro che a Barroso mancavano almeno 30 voti.
    Schulz ha allora chiamato il presidente designato, concordando la strategia d’uscita che faceva comodo a tutti.
    In primo luogo a Graham Watson, la cui Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa (Alde) era intenzionata a schierarsi in modo decisivo contro la Commissione più liberale della storia dell’Unione.
    Ora, invece, rivendica “la crescita del Parlamento” e ribadisce
    “l’impegno dell’Alde a lavorare con lui per approvare il nuovo esecutivo in novembre”.
    Anche Daniel Cohn-Bendit, leader dei Verdi, promette a Barroso un aiuto nella “lunga marcia per conquistarsi la fiducia del Pe”.
    Il suo è un richiamo all’“antica lingua comune” – quella maoista che condivide con l’ex primo ministro portoghese – per ricordargli che “comprendere la sconfitta significa preparare la vittoria”.

    Riecco le “scandalose” frasi di Buttiglione
    Determinante per la sconfitta-vittoria di Barroso è stato, però, un altro tedesco, Hans Gert Pöttering, il presidente dei popolari europei. Il suo gruppo aveva rifiutato ogni compromesso che prevedesse cambi di portafogli o sostituzioni in corso, anche a rischio di venire sconfitto nel voto di fiducia.
    Ma Pöttering, preoccupato che la bocciatura di Barroso potesse far saltare l’accordo tecnico con il Pse per portarlo alla presidenza del Parlamento nel 2007, nonostante le proteste dei conservatori britannici e dei popolari spagnoli e italiani, ha comunque dato il consenso al rinvio del voto sulla fiducia in cambio del rimpasto. Certo, “non ci si può limitare a cambiare un solo commissario”, ha detto, ma “il presidente della Commissione deve poter rifiutare i candidati che non gli vanno bene”.
    Buttiglione, cui Pöttering implicitamente si riferisce, è l’unico a non applaudire alle parole del presidente del Ppe.
    Resta che la soluzione gattopardesca trovata ieri a Strasburgo lo tiene ancora in sella.
    Tutti pensano che il governo italiano ritirerà il suo commissario e che Barroso esigerà la testa di qualcun altro.
    Ma, contrariamente alle aspettative di Schulz, Watson e Cohn-Bendit, il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini, ha ribadito che “il candidato dell’Italia è il candidato designato, il professor Buttiglione”.
    Mentre Barroso ha tenuto a riaffermare che la sua sarà “una Commissione pluralista e di tolleranza, in favore dei nostri cittadini”.
    Un’attenzione, questa per i cittadini, che lo stesso Rocco Buttiglione, nell’audizione “scandalosa” del 5 ottobre, si era preoccupato di sottolineare.
    Nell’esprimere le sue idee, sollecitato dalle domande, aveva kantianamente distinto moralità e legge, dicendo:
    “Si possono considerare immorali molte cose che non sono proibite. Quando facciamo politica non rinunciamo al diritto di avere delle convinzioni e io potrei pensare che l’omosessualità è un peccato e questo non ha alcun effetto in politica a meno che io non dica che l’omosessualità è un crimine”.
    Per questo, aveva poi aggiunto,
    “possiamo costruire una comunità di cittadini anche se su certi aspetti morali abbiamo opinioni differenti. Il punto è piuttosto la ‘non discriminazione’. Lo Stato non ha alcun diritto di mettere il naso in queste questioni e nessuno può essere discriminato sulla base del suo orientamento sessuale”.
    Buttiglione aveva poi ribadito:
    “Non voglio accettare l’idea che gli omosessuali siano una categoria a parte e che la difesa dei loro diritti debba partire da una base diversa di quella valida per tutti i cittadini europei. Sono ‘pro-active’ nei confronti dei cittadini europei”.

    alzi un ditino, prego, chi non è d'accordo con quanto detto da Buttiglione.
    E qualche "voce radicale" sarebbe attentamente ascoltata.

    saluti

  4. #4
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito La parola "peccato"....

    ....travolge l'Europa laico-bigotta

    La parola “peccato” ha provocato un terremoto in Europa.
    Questo è il fatto, a suo modo drammatico e grandioso, che si deve commentare e intendere.
    In passato Commissione e Parlamento litigarono sul dentista consulente della commissaria Edith Cresson, troppo generosa con l’odontoiatra di famiglia.
    Ora il livello politico delle istituzioni dell’Unione si eleva, ma solo per creare una situazione allarmante e imbarazzante di discriminazione ideologica fondamentalista ai danni di un cattolico liberale che si vuole cacciare a calci per le sue idee personali, per il suo credo religioso ben distinto, carta canta, dalla sua funzione pubblica.
    Tanto lo si vuole cacciare, che nella settimana della firma del trattato costituzionale “senz’anima e senza testa”, dopo avere già ottenuto con l’intimidazione una ritrattazione medievale, oscurantista e clericale da Rocco Buttiglione (che si è scusato per l’uso di quella oscena parola cattolica, “peccato”), al Parlamento europeo questo non è bastato, e Barroso è stato costretto a un’umiliante promessa di rimpasto, ritirando la lista dei commissari e bloccando il governo dell’Europa mentre si celebra il suo presunto risveglio costituzionale.
    Senza precedenti. Ma occorre che gli scandali vengano alla luce.
    E’ ovvio che tutto questo accade anche e soprattutto perché l’asse franco-tedesco, arrogante e perdente sulla scena dell’economia e della politica mondiale, vuole anche dare una lezione all’Italia ribelle di Berlusconi, e gliela vuole dare sul facile terreno del politicamente e dell’ideologicamente corretto, tirando in ballo il “peccato” (parola) di un commissario designato per punire il peccato (la cosa, il fatto) di una politica estera che non si è ancora uniformata (loro sperano che accada presto) agli ukase antiamericani e antibritannici di Parigi e di Berlino.
    E’ altrettanto ovvio che per la classe dirigente laica italiana, e se non avesse perduto la testa la cosa varrebbe anche per una larga fetta del centro sinistra, questa è una straordinaria prova politica e civile, culturale e morale.
    In nome della laicità e della distinzione tra diritto e fede, tra politica e religione, tanta gente seria di ogni orientamento ha firmato nei giorni scorsi il nostro manifesto di rammarico per questa pretesa di bruciare politicamente una strega cattolico-liberale, bollata con astuta e bugiarda malizia di “integralismo”. Ora Berlusconi, Casini, Fini e Bossi hanno due possibilità, non tre o quattro come sempre pensano di avere i politici che prendono “la via del mezzo” condannata da Machiavelli: o fanno questa battaglia e, pronti a compromessi accettabili, respingono un papocchio che escluda il commissario da loro designato e ratifichi la barbarie culturale di un processo al “credo” oppure si piegano a una soluzione purchessia e grandemente si denigrano da soli, grandemente svendono le ragioni stesse della loro esistenza politica, della loro funzione culturale.
    Ma la politica non esaurisce la vita.
    C’è un altro problema, e serio.
    Come si organizza la società che crede laicamente nelle libertà e nei diritti, ma non nell’uniformismo bacchettone e nel relativismo inteso come assoluto?
    Che cosa facciamo noi, che non siamo omofobi né misogini, e anche per questo non siamo favorevoli ad alcun tipo di discriminazione clerical-radicale mascherata?
    Che cosa fanno i cittadini di fede e di milizia culturale cattolica, le classi dirigenti in formazione senza le quali il conformismo laicista rimarrebbe la sola dogmatica ideologia del continente?
    Come facciamo ad andare oltre l’espressione delle opinioni, che già pesa e batte il ritmo di pensiero di tanta gente assennata? Come facciamo a far circolare le idee che legano, con mille sfumature di differenza, e in nome del diritto alla differenza e alla pluralità di linguaggi e di comportamenti, gli occidentali che non hanno rinunciato a un pensiero autonomo sulla realtà e sul mondo, sulle istituzioni e sulla politica?
    Come facciamo a pesare in un’Europa che idoleggia lo spirito di resa di Chirac e l’identificazione della verità con il numero, con la mera maggioranza aritmetica, fatta da Zapatero?
    Mobilitiamoci, scriviamo, parliamo, passiamo all’azione sociale diffusa.
    Non c’è cosa più interessante e significativa da fare in un tempo come questo.

    Giuliano Ferrara su Il Foglio, quotidiano clericale

    saluti

  5. #5
    email non funzionante
    Data Registrazione
    06 Mar 2002
    Messaggi
    13,127
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Chi è senza....

    ....peccato....

    La semplice verità, il fatto che il Parlamento europeo non tollera lo scandalo di un commissario che crede che esista il peccato (che pure riconosce non abbia alcuna relazione con il reato e quindi con l’assetto giuridico), imbarazza.
    Così, dopo aver lanciato il sasso, i nemici di Buttiglione nascondono la mano.
    Piero Fassino, nel giorno in cui Silvio Berlusconi presiede la cerimonia della firma del Trattato europeo con palese e persino eccessivo entusiasmo, sostiene che i guai di Rocco Buttiglione nascono dal presunto e indimostrabile “euroscetticismo” del governo, oppure dalla sua linea “antieuropea” sulla giustizia.
    Sono argomenti speciosi nel merito e, soprattutto, che non c’entrano niente con il tema reale.
    Esprimono un certo imbarazzo per la campagna anticattolica che si è sviluppata e che non è nelle corde personali di Piero Fassino e neppure nella tradizione togliattiana degli eredi del Pci, il partito che votò, a differenza degli altri laici, per introdurre i Patti Lateranensi nella Costituzione.
    Fassino, poi, fa politica, e si rende conto che una linea anticattolica alla Zapatero in Italia ha molte controindicazioni.
    Lo stesso imbarazzo si è notato in modo anche più palpabile nel commento di Enrico Letta, conscio che da una guerra di religione la sua Margherita può uscire solo con le ossa rotte.
    L’imbarazzo più sorprendente, però, è quello, simmetrico, che si nota negli ambienti del centrodestra e persino in quelli che vantano un’ispirazione cristiana.
    Il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini non ha trovato il modo, nell’ambito di una delle sue numerose esternazioni, di spendere una parola a difesa di Buttiglione.
    Lo stesso rigoroso silenzio è stato rispettato da Marco Follini, che pure aveva salutato come un grande successo del suo partito la designazione del professore (e presidente del suo partito) nella Commissione europea.
    Anche il presidente del Senato, Marcello Pera, che pure è impegnato in una battaglia culturale contro il nichilismo e il relativismo etico, che ha rivendicato con accenti laici le radici cristiane della civiltà europea, su Buttiglione ha taciuto. L’imbarazzo può essere comprensibile per quel che riguarda le convinzioni di Buttiglione, che sono appunto sue, ma non il suo diritto di esprimerle quando gli viene richiesto.

    L’atteggiamento degli ambienti ufficialmente cattolici è piuttosto complesso.
    L’Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale, ha ospitato numerosi articoli che bacchettavano o cercavano di persuadere i cattolici del centrosinistra sull’incoerenza della loro opposizione a Buttiglione per le sue convinzioni religiose.
    Ma sulla questione in quanto tale ha prevalso l’esigenza di non dare troppo rilievo al nuovo smacco subito in Europa, dopo quello della bocciatura della menzione delle radici giudeo-cristiane nel trattato istituzionale.
    Questa regola di prudenza è poi stata superata da Giovanni Paolo II nell’udienza concessa a Romano Prodi, in cui, oltre a insistere sul ruolo fondante del cristianesimo in Europa come “dato innegabile, riconosciuto o meno nei documenti ufficiali”, si è anche schierato decisamente perché il caso Buttiglione possa “trovare una soluzione di reciproco rispetto”.
    Anche nell’opinione internazionale la specificità della questione, l’irricevibilità razionalista del concetto di peccato, è stata largamente rimossa e annegata in una serie di altre vicende.
    Per il Times le affermazioni di Buttiglione erano talmente banali che la crisi della Commissione europea deve aver avuto altre cause.
    Anche i grandi quotidiani economici la pensano allo stesso modo.
    Per il Wall Street Journal, che pure aveva espresso l’auspicio di una maggiore tolleranza, i veri problemi stanno nell’incompetenza o nei conflitti di interesse di altri commissari.
    Per il Financial Times il caso Buttiglione è stato solo il pretesto, il “grilletto”, che ha permesso di aprire una caccia che ha come obiettivo il presidente Barroso.
    Solo il Figaro si è accorto che in Europa è all’opera “un partito anticattolico”, ma in Francia ci sono abituati.

    saluti

 

 

Discussioni Simili

  1. Buttiglione a Torino....
    Di T34 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 14
    Ultimo Messaggio: 02-05-06, 10:38
  2. Su Buttiglione
    Di Alberich nel forum Repubblicani
    Risposte: 55
    Ultimo Messaggio: 01-12-04, 23:40
  3. e di Bacardi un Buttiglione...........
    Di Guido Di Tacco nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 18-10-04, 23:24
  4. buttiglione rocco.....
    Di alfonso (POL) nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 7
    Ultimo Messaggio: 18-10-04, 23:18
  5. Buttiglione!
    Di misterX nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 26-07-04, 12:45

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito