…il complotto
Il caso Buttiglione non esiste, il vero caso, in Europa, si chiama
“Barroso-Berlusconi-Vaticano”.
A tre giorni dalla firma del trattato costituzionale europeo, e a quattro dal congresso radicale, Marco Pannella, che all’esistenza di un caso Buttiglione aveva inizialmente creduto, ha mandato una lettera ai membri del Parlamento europeo per invitarli a rovesciare la commissione Barroso, che Pannella aveva inizialmente sostenuto (ma per mancanza “degli elementi di conoscenza essenziali”, scrive).
Afferma di aver aperto gli occhi da “40 ore, da quando all’Onu si è stati sul punto di adottare una risoluzione che avrebbe proibito la ricerca sulle cellule staminali a fini terapeutici”, risoluzione presentata dal Costa Rica e appoggiata da Stati Uniti, Vaticano, Italia e Portogallo.
“Le apparenti gaffes” di Buttiglione, Berlusconi e Barroso, scrive, “facevano parte di un’azione deliberata… allo scopo di realizzare un vero ukase politico” in Europa.
“Buttiglione potrà anche dimettersi, il suo onore è nell’obbedienza al potere politico del Vaticano”, ma la vera posta in gioco all’europarlamento e all’Onu è “questa politica, antiliberale, antidemocratica, antilibertà di coscienza, quindi anche antireligiosa”.
Guardare cosa fa Pannella è sempre interessante. Di guerre culturali se ne intende, ha esperienza di quella politica che si fonda sulle idee.
Pannella ha un lato appenninico, naturalmente cristiano e perfino apostolico, è un virtuale antipapa e dunque un po’ papa.
Ma è anche un radicale, dunque un modernista, un relativista ultra-liberale per costituzione, un euro-federalista, un libertario attivo nel campo della scienza, che idoleggia, e un adepto consapevole della tecnica, in politica e in tutto il resto.
Pannella sente l’aria, il caso Buttiglione lo ha allarmato. Non gli piace stare nell’angolo, come un politicamente corretto qualsiasi, non gli piace che gli si rinfacci il suo contributo alla caccia alle streghe cattoliche. Si smarca, e cerca di farlo alla grande nella solenne settimana in cui l’Europa deve al tempo stesso decidere se sbaraccare la commissione Barroso, sulla scia del caso di un commissario cattolico illiberalmente sgradito per le sue idee religiose anche se ben separate dal suo programma politico, e al tempo stesso deve firmare un trattato costituzionale che nasce debole, senza anima né identità profonda, una cosa con qualche novità istituzionale fragile approvata dalle burocrazie intellettuali di Bruxelles travestitesi da convenzione, che non convince nella sostanza e che potrebbe essere freddata da uno o più referendum.
Anche Mario Monti, che non è stupido né impolitico, ha tirato fuori in difesa della “sua” Europa la proposta di cacciare chi non aderisce al trattato costituzionale, come forma di intimidazione preventiva (e il ministro degli Esteri di Berlusconi, Franco Frattini, promette incredibilmente di “studiare la cosa”).
Pannella ha bisogno di una giustificazione alta per il suo lobbying antiBarroso, e la trova nel terreno che i fatti e le campagne di idee intorno ai fatti (compresa la nostra) gli propongono.
Così, come vedete qui sopra, inventa un fantastico complotto degli Stati Uniti, dell’Italia, del Vaticano e del Portogallo per far passare all’Onu, sulla questione della clonazione terapeutica a scopo di ricerca scientifica, un ukase, un diktat contro la libertà laica, prodotto della nuova alleanza di trono e altare, del concordatarismo intollerante che si prepara a farci tutti gregari, tutti bigotti, tutti intolleranti nel generale ritorno al medioevo.
La lettera di Pannella ai suoi colleghi contro il “nuovo fondamentalismo” di Bush, Berlusconi, Barroso e Giovanni Paolo II è fondata, a nostro giudizio, sul nulla più puro.
Ma così è la tecnica, così è la manovra parlamentare: si fondano sul nulla.
L’unica cosa vera è che nel mondo, e magari arriva anche in Europa, chissà, spira un venticello fatto di idee non preventivamente iscrivibili nell’ideologia del moderno, cioè nel dogma laico-clericale che ogni problema si risolve in laboratorio e che l’uomo deve smettere di pensare perché a pensare ci pensa il numero, quella maggioranza a cui Pannella si rivolge nella sua lettera, zapaterizzandosi almeno un poco.
Ferrara su Il Foglio del 26 ottobre
saluti




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