Con lui iscritti nel registro degli indagati anche la moglie
e i due consulenti della difesa di Annamaria Franzoni
Cogne, indagato Stefano Lorenzi
Impronte false nella villetta
Secondo le indiscrezioni le nuove macchie di sangue trovate nella casa sarebbero state messe successivamente al delitto
ROMA - Stefano Lorenzi è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Torino. E' la prima volta dal delitto del figlio, il piccolo Samuele ucciso il 30 gennaio del 2002, che il marito di Annamaria Franzoni entra nelle indagini sul caso Cogne. Ne era sempre rimasto fuori. Con lui torna sul registro degli indagati anche la moglie Annamaria Franzoni, già condannata per il delitto del figlio.
Il reato ipotizzato per i due coniugi è quello di calunnia. L'indagine, secretata, riguarda le presunte nuove macchie di sangue e impronte digitali che sono state rilevate dai consulenti della difesa nella villetta di Cogne. Macchie e impronte che secondo i periti della Procura sono "sicuramente successive all'evento delittuoso". Il sospetto è che quelle macchie e quelle impronte siano state messe "ad hoc" dai consulenti della difesa con il tacito assenso dei coniugi Lorenzi, a conoscenza del fatto.
La notizia anticipata questa mattina dal Corriere della Sera, è stata confermata dal sostituto procuratore di Torino, Giuseppe Ferrando, uno dei titolari dell'indagine. L'indagine riguarderebbe anche due consulenti che si sono occupati della parte tecnica della controinchiesta sull'omicidio di Samuele. Sono
Enrico Manfredi e Claudia Sferra, nominati dal difensore di Annamaria Franzoni, Carlo Taormina. Anche per loro l'ipotesi di reato è quello di calunnia, reato che punisce chi, con una denuncia, incolpa o simula prove false a carico di persone in realtà innocenti.
Quelle macchie e quelle impronte erano state trovate proprio dai due periti della difesa durante un blitz notturno nella casa di Cogne. Blitz compiuto dieci giorni dopo la condanna di Annamaria Franzoni per l'omicidio del figlio, il 19 luglio scorso. Prove che, secondo la difesa della donna, i carabinieri del Ris di Parma non avevano scovato e che invece, per l'avvocato Taormina, inchiodavano il vero responsabile del delitto. Il cui nome e cognome è scritto nell'esposto presentato dalla difesa.
Nessun commento sull'inchiesta torinese da parte della Procura di Aosta. Reagisce invece Carlo Taormina. "Stefano Lorenzi indagato per calunnia? E' una notizia strumentale e distorta. Conosco il nome di chi ha violato il segreto giudiziario comunicando al Corriere della Sera tutto ciò e domani lo denunceremo", avverte l'avvocato. Ma non è tutto. Secondo Taormina l'inchiesta "è la conseguenza dell'atto di autodenuncia" per l'accertamento della verità presentato dallo stesso Taormina alla Procura di Roma e da questa trasmessa a Torino.
Un atto di autodenuncia che era stato proposto
all'autorità giudiziaria dopo la diffusione di alcune notizie relative a una presunta falsificazione delle impronte rilevate dai consulenti dei Lorenzi sulla porta di ingresso nella stanza nella quale fu ucciso il piccolo Samuele. "Se qualcuno pensasse alla falsificazione - ha dichiarato Taormina - dal grottesco e dal vergognoso, si passerebbe al ridicolo". La nuova indagine della Procura di Torino secondo l'avvocato Taormina "è un esito obbligato", a seguito "della nostra autodenucnia alla Procura d Aosta, dal momento che si era prospettata l'ipotesi, ha detto ancora il legale della Franzoni di aver falsificato le prove".
Parla anche Annamaria Franzoni. "Spero che serva per arrivare alla verità. E' quello che ho sperato fino a oggi", ha detto la donna in un'intervista trasmessa dal Tg5.
(1 novembre 2004)
da www.repubblica.it
CRONACHE
Ipotizzata la calunnia per impronta trovata dai consulenti nella villa
Cogne, indagato anche il padre di Samuele
Sotto inchiesta Annamaria Franzoni e due periti della difesa che scoprirono la traccia. Il sospetto degli inquirenti: indizi falsificati
DAL NOSTRO INVIATO
TORINO - Condannata per omicidio e indagata per calunnia. Annamaria Franzoni, la mamma di Cogne, torna nel registro degli indagati. Per la prima volta insieme con il marito, Stefano Lorenzi, fino a oggi mai finito nel mirino degli investigatori. Con loro anche due consulenti nominati dall’avvocato difensore della Franzoni Carlo Taormina: sono Enrico Manfredi e Claudia Sferra, che si sono occupati della parte tecnica della controinchiesta sull’omicidio di Samuele. L’indagine, segretata, è della Procura di Torino. Ai magistrati torinesi i colleghi di Aosta hanno trasmesso gli atti tre settimane fa. Lo hanno fatto dopo aver letto i risultati della perizia da loro disposta per valutare le presunte nuove tracce rilevate nella villetta di Cogne. Macchie di sangue e impronte digitali che per i periti della Procura sono «sicuramente successive all’evento delittuoso». Che quindi nulla avrebbero a che fare con l’omicidio di Samuele. Ma il sospetto degli investigatori è che siano state messe «ad hoc» dai consulenti della difesa e che i Franzoni ne fossero al corrente. Per questo è partita l’indagine per calunnia, reato che punisce chi, con una denuncia, incolpa o simula prove false a carico di persone in realtà innocenti.
Stefano Lorenzi (Newpress)
LA CONSULENZA - Nessuna proroga. La voce di un rinvio di due settimane del deposito della perizia disposta dalla Procura di Aosta era falsa. Giovanni Lombardi, ex colonnello del Ris, Roberto Testi, medico legale, Alessandra La Rosa e Giuseppe Privitera, della polizia scientifica, hanno in realtà consegnato il loro lavoro quasi un mese fa. Due, in particolare, i punti sui quali erano chiamati a dare un’interpretazione: un’impronta digitale trovata sulla porta della camera da letto dove fu ucciso Samuele e diciotto macchie ematiche rilevate in garage. Tutte tracce mai evidenziate dal Ris e invece scoperte da Enrico Manfredi e Claudia Sferra durante un blitz notturno nella villa del delitto dieci giorni dopo la sentenza che, il 19 luglio scorso, ha condannato Annamaria Franzoni a 30 anni di carcere per l’omicidio del figlio. Per la difesa quegli indizi li avrebbe lasciati il vero assassino di Samuele, indicato con nome e cognome nell’esposto.
LE TRACCE - I consulenti della difesa, con la tecnica del luminol, hanno trovato sulla porta della camera da letto della villa la minuscola impronta di un dito. Un segno che, secondo i periti della Procura, sarebbe stato impresso sul liquido del luminol. E che quindi non può risalire al giorno dell’omicidio. In garage, indicato come via di fuga del «vero killer», sono invece state trovate le impronte di una camminata fatta con calzature sporche di sangue. Ma le tracce riguardano un solo piede: dell’altro non sono rimasti segni perché non si sarebbe sporcato durante il delitto. Quel sangue risulta secco ma non coagulato. Quanto basta per concludere che in quel garage, il sangue ci è arrivato ben dopo l’omicidio.
L’INCHIESTA - È il 30 luglio quando l’avvocato Taormina fa arrivare alla Procura generale di Torino la controperizia con «nuove prove scientifiche» che proverebbero la presenza di un’altra persona nella villetta: il vero assassino di Samuele secondo la difesa. L’esposto-denuncia è firmato da Annamaria Franzoni e dal marito Stefano Lorenzi. Torino invia gli atti per competenza ad Aosta. Parte così l’inchiesta chiamata Cogne bis. Sulle tracce che i consulenti della difesa sostengono siano sfuggite durante la prima inchiesta la procura aostana dispone una perizia. Quando il lavoro viene depositato, lette le conclusioni, i magistrati di Aosta iscrivono nel registro degli indagati Annamaria Franzoni e Stefano Lorenzi per calunnia: sul documento ci sono le loro firme. Si aggiungono i due periti, ma la lista potrebbe allungarsi. Gli atti vengono allora rispediti alla Procura di Torino: è qui, infatti, che l’esposto è stato presentato. La nuova inchiesta viene affidata ai pm Annamaria Loreto e Giuseppe Ferrando, coordinati dal procuratore capo Marcello Maddalena.
Cristina Marrone
da www.corriere.it




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