Risultati da 1 a 8 di 8

Discussione: Poesia contro Usura

  1. #1
    Orazio Coclite
    Ospite

    Predefinito Poesia contro Usura

    Poesia contro Usura
    Trentadue anni Ezra Pound trapassava in quella Venezia dove aveva pubblicato il suo primo libro di poesie e che aveva scelto per chiudervi la vita di arte e militia.

    Nacque a Halley nell’Idaho, il 30 novembre 1885

    Morì il 1 novembre 1972 in quella Venezia dove aveva pubblicato a proprie spese il primo libro in versi con il titolo “A lume spento”. Lì decise significativamente di chiudere la sua parentesi terrena.

    Grande poeta, uomo di militia e forse il più grande scopritore di talenti del XX secolo, Pound nel 1910 conosce il collezionista e magnate John Quinn, e lo persuade a comprare i quadri di Wyndham Lewis, le sculture di Gaudier-Brzeska (che morirà nel 1915 sul fronte francese), e i manoscritti di Thomas S. Eliot e di James Joyce.

    Dal 1911 inizia a collaborare al settimanale londinese «New Age». Successivamente collaborerà alle riviste «Poetry» (di cui diverrà "foreign editor"), «Little Review», «Egoist» dove introdurrà l'opera di Joyce Eliot e Wyndham Lewis, «Dial», «The Exile».

    Nel 1913 abbiamo l'esperienza imagista, il contatto con la cultura cinese, e la traduzione di alcune poesie di Kabir in collaborazione con l'amico Kali Mohan Ghose

    A questo incontro si debbono le sue traduzioni di antiche liriche cinesi condotte con gusto imagista, la conoscenza diretta di fondamentali testi confuciani, che Pound tradusse e che lo influenzarono dal punto di vista ideologico- poetico. Da qui soprattutto nasce la concezione globale della sua opera maggiore, i Cantos , concepito come poema ideografico. I Cantos sono una specie di ambiziosissima storia dell'umanità in cui le epoche e le civiltà più diverse e remote si sovrappongono e si intrecciano intorno a un singolare filo conduttore: la convinzione che la radice di ogni male, di ogni decadenza e corruzione, sia annidata nella pratica dell'usura e quindi nell'istituzione quattrocentesca delle banche e dei banchieri.

    Nel 1925 si trasferisce a Rapallo dove resta fino al 1945.

    Nel 1927 fonda la rivista «Exile», dove uscirà "Sailing of Byzantium" di Yeats.

    Pound è venuto in Italia perché convinto che il regime mussoliniano abbia non pochi punti in comune con il sistema sociale da lui sognato, ispirato al "socialismo corporativo" di C.H. Douglas. Pound collabora così a riviste italiane, come «L'indice» di Genova diretto da Gino Saviotti, nel 1930- 1932. Tiene nel 1933 una serie di conferenze su "A Historic Background for Economics" presso l'Università Commerciale Luigi Bosconi di Milano. Incontra Mussolini. Organizza a Rapallo una stagione di concerti con musiche di Corelli, Bach, Debussy, Ravel: suonano tra gli altri Gerhart Münch, Olga Rudge, Luigi Sansoni.

    Nel 1939 va negli Stati Uniti, per la prima volta dopo il 1910: vuole parlare con Roosevelt per evitare il conflitto tra USA e Italia, ma il criminale non lo riceve. Tuttavia lo Hamilton College gli conferisce la laurea honoris causa. Torna in Italia

    Durante la guerra fa alla radio italiana discorsi sulla natura economica delle guerre, ribadisce il principio che «libertà di parola, senza libertà di parola alla radio, equivale a zero» e rimprovera a Roosevelt di aver iniziato una nuova «guerra dei trent'anni» e di aver stretto l'alleanza con l'URSS. Nel 1943 per i suoi discorsi a Radio Roma viene accusato di tradimento dal tribunale dei distretto di Columbia. Nel 1945 si presenta al comandante dell'esercito nordamericano. È internato prima a Genova e poi nel campo di concentramento di Metato presso Pisa: per tre settimane è esposto rinchiuso come un animale in una gabbia di ferro presso il Disciplinary Training Centre. Nel periodo di prigionia a Pisa scrive la sua opera più sublime, i Cantos pisani.

    Trasferito a Washington con l'accusa di tradimento Pound viene dichiarato infermo di mente (solo un pazzo può accusare le banche…) e internato nel manicomio criminale di Saint Elizabeth. La prigionia smuove il mondo della cultura internazionale. Nel 1949 gli viene assegnato il premio Bollingen per la poesia: la giuria era composta da T.S. Eliot, W.H. Auden, Robert Lowell, Allen Tate, Conrad Aiken, Robert Penn Warren, Willard Thorp, Louise Bogan, Katherine Garison Chapin, Karl Shapiro, Katherine Anne Porter e Leonie Adams

    Liberato nel 1959 torna in Italia. Muore l'1 novembre 1972 a Venezia ed è sepolto all'Isola di San Michele [Venezia].



    Opere poetiche:

    Poesie tra il 1908 e il 1920 Personae (1909, dedicato a Mary Moore di Trenton), Ripostes (1912) che comprende anche tutte le poesie di T.E. Hulme ed era dedicato a William C. Williams.

    Questo gruppo porta tracce rilevanti della sua riscoperta della poesia provenzale e stilnovista, della sua ammirazione per alcuni autori dell'ottocento francese come Gautier e Flaubert, e la sua partecipazione ai movimenti letterari del tempo, tra cui l'imagismo e il verticismo

    Canzoni (1911) dedicato alle due Shakespear. Del 1915 Cathay e l'anno successivo Lustra (1916) dedicato a V.L. (Vail de Lencour, il pseudonimo usato da Pound per Brigit Patmore).

    Umbra (1920) contiene le prime poesie di Pound, poesie scelte da "Personae" "Exultations" "Ripostes" ecc., e traduzioni da Guido Cavalcanti (di cui già nel 1912 aveva pubblicato un "The sonnets and ballate of Guido Cavalcanti") e Arnaut Daniel, e con poesie di T.E. Hulme (l'amico morto in guerra nel 1917).

    Ai "Cantos" Pound ha lavorato dal 1917 fino alla morte: i primi tre "Canti" apparvero nel 1917 sulla rivista «Poetry», poi in nuova edizione rivisti all'interno di Quia Pauper Amavi insieme al "Canto IV" e all'"Homage to Sextus Propertius". Nel 1921, all'interno dei Poemi 1918- 1921 (Poems 1918-1921), pubblica i cantos IV-VII. Sulla rivista «Criterion» nel 1923 i "Malatesta cantos (IX- XII)". Un abbozzo del XVI Can tos (A draft of XVI cantos) è del 1925 e così via. L'ultimo gruppo è apparso nel 1960 con il titolo Abbozzi e frammenti dei cantos CX-CXVII (Drafts and fragments of cantos CX-CXVII). Al periodo di prigionia a Pisa rimandano i Cantos pisani (Pisan cantos), tra le sue cose migliori.

    Per una biografia completasi internet confronta www.girodivite.it/antenati/xx2sec/-pound.htm



    http://www.noreporter.org

  2. #2
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sono un uomo che ama il suo Popolo. "Chi fa del male al mio Popolo e' un mio nemico" "Regnum Italicum".
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    Scusami Orazio non avevo visto questo post. Ho provveduto a correggerlo
    Non vedendo nulla mi era sembrato giusto postare in merito.

  3. #3
    Cattolico Resiliente
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    Ricordiamo anche il celebre motto dell'eroico poeta contro la viltà imperante:
    "Se non si rischia qualcosa per le proprie idee, o non valgono niente le idee, o non vale niente chi non rischia"

  4. #4
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    .......

    Ma avere fatto piuttosto che non fare
    questa non è vanità
    aver bussato, discretamente,
    perché un Blunt ti apra
    avere colto dall'aria una tradizione viva
    o da un occhio fiero ed esperto l'indomita fiamma
    questa non è vanità.
    L'errore sta tutto nel non fatto,
    sta nella diffidenza che tentenna...

  5. #5
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    Che ragazze, che ragazzi, portano il nero.. (Canto LVIII)

    E poi dormii
    e svegliandomi nell'aere perso
    vidi e sentii,
    e quel ch'io vidi mi pareva andare a cavallo,
    e sentii:
    "A me non fa gioia
    che la mia stirpe muoia infangata della vergogna
    governata dalla carogna e spergiurata.
    Roosvelt, Churchill ed Eden ed il popolo spremuto in tutto ed idiota!
    Morte che fui a Sarzana aspetto la diana della riscossa.
    Son quel Guido che amasti pel mio spirito altiero
    e la chiarezza del mio intendimento.
    De la Ciprigna sfera
    conobbi il fulgore già cavalcante (mai postiglione)
    per le vie del borgo detto altramente
    la città dolente (Firenze) sempre divisa,
    gente stizzosa e leggiera che razza di schiavi!
    Passai per Arimnio ed incontrai uno spirito gagliardo
    che cantava come incantata di gioia!
    Era una contadinella
    un po' tozza ma bella ch'aveva a braccio due tedeschi
    e cantava cantava amore senz'aver bisogno d'andar in cielo.
    Aveva condotto i canadesi su un campo di mine
    dove era il Tempio della bella Ixotta.
    Camminavano di quattro o in cinque ed io ero ghiotto
    d'amore ancora malgrado i miei anni.
    Così sono le ragazze nella Romagna.
    Venivan' canadesi a spugar i tedeschi
    a rovinar' quel che rimaneva della città di Rimini;
    domandarono la strada per la via Emilia a una ragazza
    una ragazza stuprata
    po' prima da lor canaglia
    - Bè! Bè! soldati!
    quest'è la strada
    andiamo, andiamo a via Emilia
    con loro proseguiva.
    Il suo fratello aveva scavato
    i buchi per le mine, là verso il mare.
    Verso il mare la ragazza, un po' tozza ma bella,
    condusse la truppa. Che brava pupa! Che brava pupetta!
    Lei dava un vezzo per puro amore, che eroina!
    Sfidava la morte,
    conquistò la sorte peregrina.
    Tozza un po' ma non troppo raggiunse lo scopo.
    Che splendore!
    All'inferno nemico, furono venti morti,
    morta la ragazza fra quella canaglia,
    salvi i prigionieri. Gagliardo lo spirito della pupetta
    cantava, cantava incantata di gioia,
    or'ora per la strada che va verso'l mare.
    Gloria della patria! Gloria! gloria
    morir per la patria nella Romagna!
    Morti non morti son',
    io tornato son' dal terzo cielo per veder la Romagna,
    per veder'le montagne nella riscossa,
    che bell'inverno!
    Nel settentrion rinasce la patria,
    ma che ragazza!
    Che ragazze,
    che ragazzi,
    portan ' il nero!

  6. #6
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    E Naturalmente...

    CONTRO L'USURA (Canto XLV)

    Con usura nessuno ha una solida casa
    di pietra squadrata e liscia
    per istoriarne la facciata,
    con usura
    non v'è chiesa con affreschi di paradiso
    harpes et luz
    e l'Annunciazione dell'Angelo
    con le aureole sbalzate,
    con usura
    nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
    non si dipinge per tenersi arte
    in casa ma per vendere e vendere
    presto e con profitto, peccato contro natura,
    il tuo pane sarà staccio vieto
    arido come carta,
    senza segala né farina di grano duro,
    usura appesantisce il tratto,
    falsa i confini, con usura
    nessuno trova residenza amena.
    Si priva lo scalpellino della pietra,
    il tessitore del telaio
    CON USURA
    la lana non giunge al mercato
    e le pecore non rendono
    peggio della peste è l'usura, spunta
    l'ago in mano alle fanciulle
    e confonde chi fila. Pietro Lombardo
    non si fe' con usura
    Duccio non si fe' con usura
    nè Piero della Francesca o Zuan Bellini
    nè fu "La Calunnia" dipinta con usura.
    L'Angelico non si fe' con usura, nè Ambrogio de Praedis,
    nessuna chiesa di pietra viva firmata :"Adamo me fecit".
    Con usura non sorsero
    Saint Trophine e Saint Hilaire,
    usura arrugginisce il cesello
    arrugginisce arte ed artigiano
    tarla la tela nel telaio, nessuno
    apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito;
    l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
    in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
    usura soffoca il figlio nel ventre
    arresta il giovane amante
    cede il letto a vecchi decrepiti,
    si frappone tra giovani sposi
    CONTRO NATURA
    Ad Eleusi han portato puttane
    carogne crapulano
    ospiti d'usura.

  7. #7
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    In origine postato da cristiano72
    [B]
    Vi inviterei, se passate per Venezia, a visitare la tomba di Pound nel cimitero di San Michele.
    Un paio di volte, troppo poche comunque, mi è capitato di lasciare un fiore per onorare una delle più grandi Persone della nostra storia
    Raffaella

  8. #8
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    INTRODUZIONE ALLA SESTINA ALTAFORTE
    Da una raccolta di poesie giovanili -Personae - scegliamo la sestina, detta Altaforte che aspira a dei contenuti epici, nei quali si affaccia per la prima volta il tema della necessaria sovrapposizione dei ruoli del poeta e del combattente politico.
    La sestina, struttura formale desunta dalla poesia provenzale, richiede chiarimenti non tanto sulla vita e sulle opere della persona che vi parla (il bellicoso nobile e trovatore Bertrans de Born) quanto sulla sotterranea complicità creata fra questi e Pound. Postulando qui dal secondo verso un ascoltatore, il giullare Papiols, e schizzando una serie di scene medievali di battaglia, Pound esprime, pur situando in un passato storico la "situazione drammatica", la propria nostalgia per un'epoca in cui i poeti non avevano abdicato all'azione e osavano "seminare discordie" pur di combattere la stagnante ipocrisia. Nel componimento si delinea l'atteggiamento irrequieto dell'autore nei confronti del ruolo istituzionalmente riservato dai moderni al poeta.
    Prima di leggere la Sestina Altaforte vorrei ricordare quello che la poetessa inglese e amica di Pound, Marianne Moore, gli aveva ricordato: - non c'è mai stata guerra che non fosse dentro di noi.
    El Jihad acghar - chiamano gli islamici la piccola guerra delle armi
    El Jihad akbar - la grande guerra interiore dell'anima
    La guerra cruenta come degenerazione della guerra interiore, e non vi è pace senza il superamento dell'una e dell'altra.
    Anche San Paolo sentiva la vita come milizia.
    Non crediate che io sia venuto a portare la pace sulla terra. Non sono venuto a portare la pace, ma la spada.
    (Matteo 10,34)

    SESTINA ALTAFORTE

    Loquitur: En Bertrans de Born.
    Dante Alighieri mise quest'uomo nell'inferno
    perché era un seminatore di discordia.
    Eccovi!
    Giudicate!
    Scavando l'ho tratto fuori nuovamente?
    La scena è al suo castello, Altaforte. "Papiols" è il suo giullare.
    "Il Leopardo", la divisa di Riccardo Cuor di Leone.
    All'inferno! la pace appesta tutto il nostro Sud.
    Tu, cane bastardo, Papiols, vieni! Diamoci alla musica!
    Io non ho vita tranne quando cozzano le spade.
    Ma quando vedo stendardi d'oro, di vaio, violacei. opporsi
    e i vasti campi sotto loro farsi vermigli
    allora urla il mio cuore, quasi pazzo di gioia.
    Nell'ardore dell'estate provo immensa gioia
    quando le tempeste sulla terra ne uccidono la sporca pace
    e i fulmini dal cielo nero sfolgorano vermigli
    e i tuoni furiosamente ruggiscono a me la loro musica
    e i venti ululano tra le pazze nuvole, nell'opporsi,
    e per tutto il cielo lacerato le spade di Dio cozzano.
    Conceda l'inferno di sentire presto il cozzo delle spade!
    E i nitriti acuti dei destrieri che gioiscono nella battaglia,
    petto chiodato opporsi a petto chiodato!
    Meglio un'ora di battaglia che un anno di pace
    con tavole opime, lazzi osceni, vino e lieve musica!
    Ah! Non c'è vino che eguagli il vermiglio del sangue!
    E io amo vedere il sole levarsi rosso sangue.
    E guardo le sue lance per il buio cozzare di armi
    e mi riempie il cuore di gioia
    e mi empie la bocca di una forte musica
    quando lo vedo così sdegnare e sfidare la pace,
    la sua forza solitaria alle grandi tenebre opporsi.
    L'uomo che teme la guerra e s'accascia opponendosi
    alle mie parole per la battaglia, non ha sangue vermiglio.
    Adatto solo a marcire nella femminea pace
    lungi da dove il valore ha vinto e le spade cozzano
    per la morte di tal baldracche io gioisco;
    sì, riempio tutta l'aria della mia musica.
    Papiols, Papiols, alla musica!
    Non c'è suono che eguagli l'opporsi di spade a spade,
    né grido simile all'urlo di gioia in battaglia
    quando gomiti e spade stillano sangue vermiglio
    e le nostre cariche cozzano contro l'assalto del "Leopardo".
    Maledica per sempre Iddio quelli che gridano "Pace"!
    E che la musica delle spade vermigli li renda!
    L'inferno conceda presto che di nuovo s'oda il cozzar delle spade!
    L'inferno cancelli in nero per sempre il pensiero "Pace"!

    INTRODUZIONE AL CANTO XVL
    Pound avvertì che una caratteristica del sistema industriale sta nell'accentuarsi della dicotomia tra economia naturale ed economia finanziaria.
    Ora, dal 1931, occupandosi febbrilmente della politica del suo paese, e seguendo un costume tipico della democrazia americana, Pound aveva preso a scrivere a senatori e membri del Congresso, per indurli a convincersi che l'uso innaturale e scorretto della ricchezza produceva sulla nazione un'influenza perversa.
    Indicando in Jefferson, il presidente degli Stati Uniti che aveva redatto la Dichiarazione d'Indipendenza nel 1776, il "principe giusto d'America", vedeva, al contrario, in Rooswelt, che riteneva influenzato negativamente dall'alta finanza, il campione d un regime politico - economico corrotto: "L'ordine civico sorge dall'ordine etico", ribadirà nel 1944, e citerà ancora una volta Confucio: " Il tesoro di una nazione è la sua onestà".
    Pound combatteva l'idea che la moneta fosse trattata come merce, criticava la sua tesaurizzazione.
    In pratica si richiamava all'idea aristotelica di usura, fatta propria anche dalla tradizione cristiana, secondo la quale l'interesse sui prestiti di denaro sarebbe un peccato contro natura, pur senza spingersi all'estremo di condannare ogni attività finanziaria.
    Per lui l'usura è "una tassa prelevata sul potere d'acquisto senza riguardo alla produttività", e sovente senza riguardo persino alla possibilità di produzione, come dice nel Canto XLV (45). http://media.salon.com/mp3s/pound.mp3
    mp3 Contro l'usura (inglese)

    CONTRO USURA
    Con usura nessuno ha una solida casa
    di pietra squadrata e liscia
    per istoriarne la facciata,
    con usura
    non v'è chiesa con affreschi di paradiso
    harpes et luz
    e l'Annunciazione dell'Angelo
    con le aureole sbalzate,
    con usura
    nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
    non si dipinge per tenersi arte
    in casa ma per vendere e vendere
    presto e con profitto, peccato contro natura,
    il tuo pane sarà staccio vieto
    arido come carta,
    senza segala né farina di grano duro,
    usura appesantisce il tratto,
    falsa i confini, con usura
    nessuno trova residenza amena.
    Si priva lo scalpellino della pietra,
    il tessitore del telaio
    CON USURA
    la lana non giunge al mercato
    e le pecore non rendono
    peggio della peste è l'usura, spunta
    l'ago in mano alle fanciulle
    e confonde chi fila. Pietro Lombardo
    non si fe' con usura
    Duccio non si fe' con usura
    nè Piero della Francesca o Zuan Bellini
    nè fu "La Calunnia" dipinta con usura.
    L'Angelico non si fe' con usura, nè Ambrogio de Praedis,
    nessuna chiesa di pietra viva firmata :"Adamo me fecit".
    Con usura non sorsero
    Saint Trophine e Saint Hilaire,
    usura arrugginisce il cesello
    arrugginisce arte ed artigiano
    tarla la tela nel telaio, nessuno
    apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito;
    l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
    in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
    usura soffoca il figlio nel ventre
    arresta il giovane amante
    cede il letto a vecchi decrepiti,
    si frappone tra giovani sposi
    CONTRO NATURA
    Ad Eleusi han portato puttane
    carogne crapulano
    ospiti d'usura.


    BREVE INTRODUZIONE AI CANTOS
    I Cantos sono l'immane sforzo per avvicinare l' Est e l'Ovest e arrivare ad una sintesi dello scibile umano, per compiere questo è necessario il ritorno alle origini. Pound, uomo vivo, scende nel mondo dei morti, dove passato, presente e futuro sono in costante fluire, fra scene umane e visioni celesti, verità storiche e intuizioni poetiche.
    E quando attraverso i ricorsi storici, passando dal quotidiano al mondo divino o perenne, si giunge al momento magico, al momento della metamorfosi, Pound bruscamente ci richiama alla realtà: sui Cantos non v'è mistero, "sono la storia della tribù".

    CANTO I
    Poi scendemmo alla nave,
    e la chiglia tagliò il divino mare
    drizzammo l'albero e le vele della nave negra,
    a bordo portammo pecore e i corpi nostri
    carichi di lacrime, e il vento in poppa
    ci avviò con panciute vele,
    di Circe benecomata arte fu questa.
    Poi sedemmo sulla nave, correndo col vento
    a vele tese sino a sera.
    Spento il sole, ombra sull'oceano,
    noi venimmo al limite delle acque profonde,
    alla terra dei Cimmeri, e città popolose,
    sovra tessuta nebbia fitta, mai strale
    di sole la trafigge
    nè rotando alle stelle, nè tornando dal cielo,
    notte fosca copre quella misera gente.
    L'oceano in moto contrario, noi venimmo al luogo
    predetto da Circe.
    Qui Euriloco e Perimede compiron riti,
    traendo la spada dal fianco
    scavai il fosso di un cubito quadro;
    ad ogni morto spargemmo libagioni,
    Idromele, poi vin dolce, acqua con bianca farina.
    Molte orazioni mormorai sulle inferme teste dei morti:
    come d'uso, giunto ad Itaca, i migliori bovi
    sacrificherò, ammassando beni sulla pira,
    e al solo Tiresia un nero campano.
    Sangue scuro scorreva nella fossa,
    anime dell'Erebo, morti cadaverici, schiere di spose,
    di giovani e di vecchi provati dagli affanni;
    anime ancor macchiate di fresche lacrime, blande fanciulle,
    uomini molti, dalle teste tartassate da lance di bronzo,
    predati in guerra, ma pur recanti sanguinose armi,
    mi s'affollarono intorno, urlando,
    impallidii, gridai ai miei uomini per altre bestie;
    trucidarono i greggi, pecore colpiron con bronzo;
    versai unguenti, invocai gli dei,
    l'immane Plutone, lodai Proserpina;
    a spada sguainata
    allontanai gli impetuosi ed impotenti morti,
    fino ad udir Tiresia.
    Ma prima venne l'amico Elpenor,
    l'insepolto, gettato sulla terra lata,
    salma abbandonata in casa di Circe,
    non pianto, non sepolto, ché altro urgeva.
    Miserando spirito. E io gridai affrettato:
    "Elpenor, come giungesti all'oscura sponda?
    Hai preceduto a piedi i rematori?"
    Ed egli con parlar lento:
    "Malo fato e molto vino. Dormii presso il fuoc di Circe.
    Scendendo caddi per la lunga scala
    contro il barbacane
    rompendomi l'osso del collo, e l'anima cercò l'Averno.
    Ma vi prego, sire, ricordatevi di me, non pianto e insepolto,
    ammucchiate l'armi mie, la tomba sul lido porti:
    Misero fu, ma con fama futura
    E sul tumulo s'innalzi il remo mosso tra i compagni".
    Venne Anticlea, che tenni lontana, poi Tiresia di Tebe,
    tenendo l'aurea verga, mi riconobbe e per primo parlò:
    "Una seconda volta? Perché? Uomo di torva stella,
    visiti i morti senza sole e questo regno infausto?
    Via dal fosso, fa ch'io beva il sangue,
    e vaticini."
    Ed io indietreggiai,
    ei, forte di sangue, disse: "Odisseo
    tornerà pur Nettuno contrario, sovra mari oscuri,
    perderà tutti i compagni". Anticlea rivenne.
    Taccia ormai Andreas Divus (che cito).
    In officina Wecheli (stampato) A.D. 1538, da Omero.
    Oltrepassò le Sirene, lungi da lì
    sino a Circe.
    "Venerandam".
    In stile cretense, con l'aurea corona, "Venerem,
    Cypri munimenta sortita est", gioconda, oricalca,
    auree cinte alla vita e ai seni, palpebre di bistro,
    che portò il ramo d'oro dell'Argicida. Si che:
    I BELIEVE IN THE RESURRECTION OF ITALY QUIA IMPOSSIBLE EST NOW IN THE MIND INDESTRUCTIBLE


    INTRODUZIONE AL CANTO LXXII
    Ed è sulla base di questa fede che si innestano le immagini di resurrezione nel famoso Canto 72 in lingua italiana, scritto nel dicembre 1944 in occasione della morte di Marinetti e soprattutto del bombardamento del Tempio Malatestiano.
    Tornano gli spiriti di Marinetti, di Ezzelino da Romano, si scoperchiano i sarcofagi di Galla Placidia a Ravenna, dove riposa anche Gemisto, il filosofo neoplatonico che credeva nella palingenesi e chi sa se le dottrine di Gemisto (egli stesso si riteneva un'incarnazione di Platone) non abbiano ispirato il tono di rinascita del Canto. Lo stesso tempio ristrutturato nel '400 rappresenta la rinascenza dell'ideale classico e ora, bombardato, si rianima e dappertutto sui sepolcri spuntano vessilli di vittoria. Nel Canto 72 a Marinetti che vuol tornare (risorgere) per lottare ancora, Pound risponde...

    CANTO LXXII
    Purché si cominci a ricordare la guerra di merda
    certi fatti risorgeranno. Nel principio, Dio,
    il grande esteta, dopo aver creato cielo e mondo,
    dopo il tramonto volcanico, dopo aver dipinto
    la roccia con licheni a modo nipponico,
    cacò il gra usuraio Satana-Gerione, prototipo
    dei padroni di Churchill. E mi viene ora a cantar
    in gergo rozzo (non a (h)antar 'oscano) ché
    dopo la sua morte mi venne Filippo Tomaso dicando:
    "Bè, sono morto,
    ma non voglio andare in Paradiso, voglio combattere ancora.
    Voglio il tuo corpo, con che potrei ancora combattere".
    Ed io risposi: "Già vecchio il mio corpo, Tomaso
    e poi, dove andrei? Ne ho bisogno io del corpo.
    Ma ti darò posto nel Canto, ti darò la parola, a te;
    ma se vuoi ancora combattere, va; piglia qualche giovinotto
    pigiate hualche ziovinozz' imbelle ed imbecille
    per fargli un po' di coraggio, per dargli un po' di cervello
    per dare all'Italia ancor' un eroe fra tanti;
    così puoi rinascere, così diventare pantera,
    così puoi conoscere la bi-nascita, e morir una seconda volta
    non morir viejo a letto,
    anzi morir a suon di battaglia
    per aver Paradiso.
    Purgatorio già hai fatto
    dopo il tradimento, nei giorni di Settembre Ventunesimo,
    nei giorni del crollo.
    Vai! Vai a farti di nuovo eroe.
    Lascia a me la parola.
    Lascia a me ch'io mi spieghi,
    ch'io faccia il canto della guerra eterna
    fra luce e fango.
    Addio, Marinetti!
    Tornaci a parlar quando ti sembra".
    "PRESENTE"
    e, dopo quel grido forte, mesto aggiunse:
    "In molto seguii vuota vanitade,
    spettacolo amai più che saggezza
    ne conobbi i savi antichi e mai non lessi
    parola di Confucio né di Mencio.
    Io cantai la guerra, tu hai voluta pace,
    orbi ambedue!
    Che all'interno io mancai, tu all'odierno".
    E parlava a me
    in parte solamente né al vicino
    una parte di se con se dialogava
    e non di se il centro; e da grigia
    la sua ombra si fè più grigia
    finché un altro tono della gamma
    uscì dalla diafana del cavo vuoto:
    "Vomon le nari spiriti di fiamma"
    Ed io:
    "Venisti tu Torquato Dazzi a ninna-nannarmi i versi
    che traducesti vent'anni or sono per svegliar Mussato?
    Tu con Marinetti fai il paio
    ambi in eccesso amaste, lui l'avvenire
    e tu il passato.
    Sovra-voler produce sovra-effetto
    purtroppo troppo, egli distrugger volle
    ed or vediamo le sue rovine più che nel suo voler".
    Ma il primo spirito impaziente
    come chi porta notizia urgente
    e non sopporta affare di minor urgenza
    riprese, ed io riconobbi la voce di Marinetti
    come sentita Lungotevere, in Piazza Adriana:
    "Vai! Vai!
    Da Macalè sul lembo estremo
    del gobi, bianco nella sabbia, un teschio
    CANTA
    e non par stanco, ma canta, canta:
    -Alamein! Alamein!
    Noi torneremo!
    N O I T O R N E R E M O !-"
    "Lo credo", diss'io,
    e mi pare che di codesta risposta ebbe pace.
    Ma l'altro spirito tornò al suo ritornello
    con:
    "poco minor d'un toro"...
    (che è verso dell'Eccerinus
    tradotto dal latino).
    Egli non pose fine al verso.
    Perché tutta l'aria tremò, e tutta l'ombra
    con sconquasso
    e come tuono che la pioggia ingombra
    saettava frasi senza senso. Finché con scrocchio
    come nello scafo sommerso quando il raggio lo trova
    che precorre forse la morte
    ed in ogni caso gran pena,
    udii in stridio crepitar':
    "Calunnia Guelfa, e sempre la loro arma
    fu la calunnia, ed è, e non da ieri.
    Furia la guerra antica in Romagna
    lo sterco sale sino a Bologna
    con stupro e fuoco, e dove il cavallo bagna
    son marocchini ed altra genia
    che nominar è vergogna,
    sì che il sepolto polvere s'affasca
    nel profondo, e muove, e spira,
    e, per cacciar lo straniero, agogna
    a tornar vivo.
    Di sporco vidi io parecchio ai miei tempi,
    la storia dà esempi a serie sporca
    di chi tradì città o una provincia
    ma quel mezzo feto
    tutta l'Italia vendé e l'Impero!
    Rimini arsa e Forlì distrutta,
    chi vedrà più il sepolcro di Gemisto
    che tanto savio fu, se pur fu greco?
    Giù son gli archi e combusti i muri
    del letto arcano della divina Ixotta..."
    "Ma chi sei?" clamai
    contra la furia della sua tempesta,
    "Sei tu Sigismundo?"
    Ma egli non m'ascoltòfuriando:
    "Più presto sarà monda la Sede
    da un Borgia che non da un Pacelli.
    Figlio d'usuraio fu Sisto
    e tutta la lor combutta
    di Pietro negator' degni seguaci,
    d'usura grassi e di ottimi contratti!
    Ch'or' vengon' a muggirVi che Farinacci
    ha mani rozze, perché è mangia foglia.
    Ha una mano rozza, ma l'altra ha dato
    così avendo onore cogli eroi,
    tanti ne sono: Tellera, Maletti,
    Miele, de Carolis e Lorenzini
    Guido Piacenza, Orsi e pedrieri
    fiol di banchiere fu Clemente, e nato
    d'usuraio il Decimo Leone..."
    "Chi sei?" clamai
    "Io son quell'Ezzelino che non credé
    che il mondo fu creato da un ebreo.
    Se d'altro scatto io fossi reo
    poco t'importa ora.
    Mi tradì chi il tuo amico ha tradotto
    cioè Mussato, che ha scritto
    ch'io son fiol d'Orco,
    e se tu credi a simile patocchia
    ogni carota può ben farti ciuco.
    Il bello Adonide morì d'un porco
    a far pianger' la Ciprigna bella.
    Se feci giocattolo della ragione
    direi che un toro da macello,
    o dal zoologo, vale un piccione;
    chi delle favole prende piacere e gioia
    dirà che l'animale non fa la religione.
    Un solo falso fa più al mondo boia
    che i miei scatti: tutti! Ragna, ragnaccia!
    Cavami quella belva dal suo buco
    se non è questa:
    Bestia umana ama la pastoia?
    Se mai l'imperatore quel dono fece,
    Bisanzio fu madre del trambusto,
    lo fece senza forma e contra legge,
    scindendo sé dal sé e dallo giusto;
    né Cesare se stesso mise in schegge,
    né Pietro pietra fu prima che Augusto
    tutta la virtù ebbe e funzione.
    Chi dà in legge è solo il possidente,
    e'l caso ghibellin ben seppe il fiorentino".
    E come onde che vengon da più di un trasmittente
    sentii allora
    le voci fuse e con frasi rotte
    e molti uccelli fecer' contrappunto
    nel mattino estivo,
    fra il cui cigolar
    in tono soave:
    "Placidia fui, sotto l'oro dormivo".
    Suonava come note di ben tesa corda.
    "Malinconia di donna e la dolcezza"...
    Ma io ebbi la pelle convulsa
    fra le mie spalle,
    e il mi polso preso
    in sì ferreo laccio
    che muover non potei
    né mano né spalla, e ad afferrare il polso
    io vidi un pugno
    e non vidi avambraccio
    che mi tenne come chiodo in muro;
    mi crede insulso chi non ha fatto la prova.
    E poi la voce che prima furiava,
    mi disse feroce, dico feroce, ma non ostile
    anzi era paterna quasi, come chi spiega
    in mezzo di battaglia che deve fare un giovin' poco esperto:
    "La voglia è antica, ma la mano è nuova.
    Bada! Bada a me, prima ch'io torni
    nella notte.
    Dove il teschio canta
    torneranno i fanti, torneranno le bandiere".
    Abbiamo evocato Marinetti; ascoltiamo ora, attraverso le parole della moglie Benedetta, la prefazione alla sua ultima opera
    Il primo dicembre l'alba, dietro i monti del centro lago di Como, sollevava appena le tenebre, Marinetti fu sveglio. Marinetti rifuggiva da queste ore di trapasso dalla notte al giorno; così per abitudine accendevo molte lampade e parlavamo. Quell'alba parlò Marinetti. Scagliò contro la fuliggine sporca che opprimeva il cielo d'Italia rancore, dolore fede, il suo dramma. Ritornando dal fronte sul Don dove 30° sotto zero avevano leso il suo cuore, in 23 mesi paziente speranza e volontà di guarire aveva potenziate chiarificate sublimate al massimo le proprie possibilità spirituali ma sempre in pericolo mortale per ogni minimo sforzo fisico. Marinetti poteva solo essere pensiero azione. Concluse: "Benedetta fammi uscire da questo tormento altrimenti muoio". Simili stati d'animo gli nuocevano. Mi chiese un calmante. Si assopì. La cima del monte Crocione era già imbevuta d'oro e le pallide nebbie su Cadenabbia vinte quando si svegliò. Marinetti guardò felice al sole, al giorno luminoso nitido senza decoro di foglie, ingioiellato dall'aria rigida, cesellato in ogni tono e forma. "Sono contento", disse, "nel dormiveglia ho precisato un poema per l'Italia".
    Quando il sole era alto, scese a riva lago dove l'acqua madreperla rosa viola si sforzava di plagiare trasparenze blu capresi. Ricordi di vita solare. Ora la fuga a toni degradante dolcissimi dei promontori portava lo sguardo in alto al candore delle navi circonfuse di luce e di azzurro.
    Marinetti fu a lungo assorto, costruiva un suo nuovo libro sul paesaggio manzoniano. Lo stupì e interessò un volo opaco pesante cieco: andava tornava fior d'acqua davanti alla nostra ringhiera, un piccolo pipistrello fuori tempo e luogo. Segnava forse già la pausa nera del destino. Poi, scolaro diligente compito d'esame bene eseguito, volle proprio scrivere lui il poema sulla X Mas e proprio volle sul quaderno della primogenita Vittoria incitamento gara colla esuberante giovinezza tormentata e altalenante fra indolenza oriente letteratura e passione azione vita, universitaria aspirante ausiliaria. "Come me", diceva "sono responsabile, sei il mio ritratto". Lesse a lei e a me il suo poema. Finita la breve cena un libro americano in mano di una signora belga scatenò in lui una delle tipiche conversazioni monologo in francese: essenza della poesia, del romanzo, universalità precisione stilistica psicologia immaginazione primato italiano.
    Alla 1 e 20' del 2 dicembre la sua voce calma mi chiama: "Scusami. Già sveglio ho voluto lavorare troppo intensamente. Ho un po' d'affanno" La crisi precipita. Il cuore si bloccava. Mi guardò concentrando nello sguardo una sorprendente potenza di pensiero disperato interrogante, mentre la bocca disegnava non espresso un violento canto alla vita. Dio mi concesse un sorriso per confortarlo. E fu nel cielo della notte lunare. Marinetti lo hai detto alle stelle conquistate a 20 anni con il tuo primo libro il tuo ultimo canto, e il tuo pensiero lo hai consegnato al Cuore Divino. Velocemente come sapevi tu cancellare le distanze terrestri da Nord a Sud da Continente a Continente sei passato oltre il fronte della vita. Lottando per l'Italia con la tua arma che crea e non uccide e la sapevi mirabilmente usare. Vincendo per la Poesia una nuova quota. Sei partito da noi come partivi in guerra: per agire. "Finalmente", dirai, "posso senza divieti e limiti ispirare proteggere guarire la nostra adorata Italia ferita ma immortale". Le avevi dato fantasia idee sentimenti volontà ubbidienza sofferenza disperazione non potendole dare sul campo di battaglia soldato il tuo sangue il tuo cuore si è fermato.
    Marinetti, il tuo sangue ha seminato i campi del cielo il 2 gennaio, per i fiori della primavera italiana.
    L'hai promessa con questo poema ai soldati della nostra Italia Repubblicana.
    Benedetta


    QUARTO D'ORA DI POESIA DELLA X-MAS

    Salite in autocarro aeropoeti e via che si va finalmente a farsi benedire dopo tanti striduli fischi di ruote rondini criticomani lambicchi di ventosi pessimismi.
    Guasto al motore fermarsi fra italiani ma voi voi ventenni siete gli ormai famosi renitenti alla leva dell'Ideale e tengo a dirvi che spesso si tentò assolvervi accusando l'opprimente pedantismo di carta bollata burocrazie divieti censure formalismi meschinerie e passatismi torturatori con cui impantanarono il ritmo bollente adamantino del vostro volontariato sorgivo a mezzo il campo di battaglia.
    Non vi grido arrivederci in Paradiso che lassù vi toccherebbe ubbidire all'infinito amore purissimo di Dio mentre voi ora smaniate dal desiderio di comandare un esercito di ragionamenti e perciò avanti autocarri.
    Urbanismi officine banche e campi arati andate a scuola da questi solenni professori di sociologia formiche termiti api castori.
    Io non ho nulla da insegnarvi mondo come sono d'ogni quotidianismo e faro di un' aeropoesia fuori tempo spazio.
    I cimiteri dei grandi Italiani slacciano i loro muretti agresti nella viltà dello scirocco e danno iraconde scintille crepitano impazienze di polveriera senza dubbio esploderanno esplodono morti unghiuti dunque autocarri avanti.
    Voi pontieristi frenatori del passo calcolato voi becchini cocciuti nello sforzo di seppellire primavere, entusiaste di gloria ditemi siete soddisfatti d'aver potuto cacciare in fondo fondo al vostro letamaio ideologico la fragile e deliziosa Italia ferita che non muore.
    Autocarri avanti e tu non distrarti raggomitola il tuo corpo ardito a brandelli che la rapidità crudele vuol sbalestrarti in cielo prima del tempo.
    Scoppia un cimitero di grandi Italiani e chiama Fermatevi fermatevi volantisti italiani avete bisogno di tritolo ve lo regaliamo noi ve lo regaliamo noi noi ottimo tritolo estratto dal midollo dello scheletro.
    E sia quel che sia la parola ossa si sposi colla parola possa con la rima vetusta frusti le froge dell'Avvenire accese dai biondeggianti fieni di un primato.
    Ci siamo finalmente e si scende in terra quasi santa.
    Beatitudine scabrosa di colline inferocite sparano.
    Vibra a lunghe corde tese che i proiettili strimpellano la voluttuosa prima linea di combattimento ed è una tuonante catedrale coricata a implorere Gesù con schianti di petti lacerati.
    Saremo siamo le inginocchiate mitragliatrici a canne palpitanti di preghiere.
    Bacio ribaciare le armi chiodate di mille mille mille cuori tutti traforati dal veemente oblio eterno.


    INTRODUZIONE AL CANTO LVIII
    Canto 73 in lingua italiana, fu pubblicato su "Marina Repubblicana" il I febbraio 1945, con il titolo "Cavalcanti - Corrispondenza Repubblicana". Come nel Canto 72 si tratta di incontri con spiriti Lo spirito di Guido Cavalcanti narra della morte di un'eroina anonima. Uno dei generi della poesia del Duecento, "la pastorella" viene ripreso per cantare l'incontro della ragazza romagnola con i soldati canadesi, innervando nel tema d'amore la testimonianza d'amor di patria. Questo stato e condizione dell'essere è un passaggio dello spirito volitivo simile al passaggio attraverso la morte alchemica, il nero più nero del nero, quella morte attiva che Pound invoca nell'altro canto in lingua italiana, il 72, letto poc'anzi: così puoi rinascere, così diventare pantera, così puoi conoscere la bi-nascita e morire una seconda volta , non morir viejo a letto, anzi morir a suon di battaglia per avere Paradiso. Nell'Opera al nero si conosce la Terra, nel bagliore che si annuncia nell'Opera al Bianco, si raggiunge il centro di sè, l'essere immortale, il luogo recintato, il giardino, il Pairidaeza di origine iranica, termine da cui deriva Paradiso.

    CANTO LVIII
    E poi dormii
    e svegliandomi nell'aere perso
    vidi e sentii,
    e quel ch'io vidi mi pareva andare a cavallo,
    e sentii:
    "A me non fa gioia
    che la mia stirpe muoia infangata della vergogna
    governata dalla carogna e spergiurata.
    Roosvelt, Churchill ed Eden ed il popolo spremuto in tutto ed idiota!
    Morte che fui a Sarzana aspetto la diana della riscossa.
    Son quel Guido che amasti pel mio spirito altiero
    e la chiarezza del mio intendimento.
    De la Ciprigna sfera
    conobbi il fulgore già cavalcante (mai postiglione)
    per le vie del borgo detto altramente
    la città dolente (Firenze) sempre divisa,
    gente stizzosa e leggiera che razza di schiavi!
    Passai per Arimnio ed incontrai uno spirito gagliardo
    che cantava come incantata di gioia!
    Era una contadinella
    un po' tozza ma bella ch'aveva a braccio due tedeschi
    e cantava cantava amore senz'aver bisogno d'andar in cielo.
    Aveva condotto i canadesi su un campo di mine
    dove era il Tempio della bella Ixotta.
    Camminavano di quattro o in cinque ed io ero ghiotto
    d'amore ancora malgrado i miei anni.
    Così sono le ragazze nella Romagna.
    Venivan' canadesi a spugar i tedeschi
    a rovinar' quel che rimaneva della città di Rimini;
    domandarono la strada per la via Emilia a una ragazza
    una ragazza stuprata
    po' prima da lor canaglia
    - Bè! Bè! soldati!
    quest'è la strada
    andiamo, andiamo a via Emilia
    con loro proseguiva.
    Il suo fratello aveva scavato
    i buchi per le mine, là verso il mare.
    Verso il mare la ragazza, un po' tozza ma bella,
    condusse la truppa. Che brava pupa! Che brava pupetta!
    Lei dava un vezzo per puro amore, che eroina!
    Sfidava la morte,
    conquistò la sorte peregrina.
    Tozza un po' ma non troppo raggiunse lo scopo.
    Che splendore!
    All'inferno nemico, furono venti morti,
    morta la ragazza fra quella canaglia,
    salvi i prigionieri. Gagliardo lo spirito della pupetta
    cantava, cantava incantata di gioia,
    or'ora per la strada che va verso'l mare.
    Gloria della patria! Gloria! gloria
    morir per la patria nella Romagna!
    Morti non morti son',
    io tornato son' dal terzo cielo per veder la Romagna,
    per veder'le montagne nella riscossa,
    che bell'inverno!
    Nel settentrion rinasce la patria,
    ma che ragazza!
    Che ragazze,
    che ragazzi,
    portan ' il nero!
    Dai CANTI PISANI un frammento del testamento spirituale di Ezra Pound
    Ciò che sai amare rimane, il resto è scoria
    ciò che sai amare non ti sarà strappato
    ciò che sai amare è il tuo vero retaggio
    il mondo, quale? Il mio, il loro
    o di nessuno?
    Prima venne la vista, poi diventò palpabile
    Eliso, fosse pure in quell'antro d'inferno,
    ciò che tu sai amare è il tuo vero retaggio
    ciò che tu sai amare non ti sarà strappato.
    La formica è centauro nel suo mondo di draghi.
    Deponi la tua vanità, non è l'uomo
    che ha fatto il coraggio, o l'ordine o la grazia,
    deponi la tua vanità, dico, deponila!
    La natura t'insegni quale posto ti spetta
    per gradi d'invenzione o di vera maestria,
    deponi la tua vanità,
    Paquin, deponila!
    Il casco verde tua eleganza offusca.
    "Padroneggia te stesso, e gli altri ti sopporteranno".
    Deponi la tua vanità
    sei cane bastonato sotto la grandine
    tronfia gazza nel sole delirante,
    mezzo nero mezzo bianco
    tu non distingui fra ala e coda
    giù la tua vanità
    spregevole è il tuo odio
    che si nutre di falso,
    deponi la tua vanità,
    sollecito a distruggere, avaro in carità,
    deponi la tua vanità
    dico, deponila!
    Ma avere fatto piuttosto che non fare
    questa non è vanità
    aver bussato, discretamente,
    perché un Blunt ti apra
    avere colto dall'aria una tradizione viva
    o da un occhio fiero ed esperto l'indomita fiamma
    questa non è vanità.
    L'errore sta tutto nel non fatto,
    sta nella diffidenza che tentenna...

    VECCHIO EZ
    Vent'anni son passati, non invano, vecchio Ez, sui nostri volti e sulle nostre inquiete certezze, se oggi c'è chi è nuovamente poeta anche grazie a te, è perché hai saputo darci più di mille lezioni di chi pensa ma non vive per simboli, di chi non pensa più, con una limpida, coinvolgente passione.
    Così consumatesi le macerie ideologiche, sparsi al vento gli utopismi sciocchi, siamo, assieme a te, gli orfani di un dopoguerra ormai logoro, nell'avanguerra che incalza. Altre le maschere, certo, ma i volti, vecchio Ez, son gli stessi, quelli che volevi tu "rettificare" giocandoti con tutto il tuo impeto, un tempo, col tuo silenzio alla fine.
    I volti sono i medesimi, più cupi e sicuri, Usura Caos Bruttezza. Certo i tuoi versi non li hanno fermati, certo non li fermeranno i nostri, i tuoi ed i nostri così muti nei cuori induriti, agli occhi distratti, i tuoi, esemplari di trasgressione e norma, verità ed inganno, di pieno e di vuoto, violenza e tenerezza, disincanto ed illusione, di nostalgia e d'impazienza, i nostri che, incerti dell'onere -onore risalgon la china, per renderci da orfani, eredi.
    Che dire, vecchio Ez, se non che, al di là di parole, oltre ogni limite e tempo, la Tradizione, come tu volevi, è trasmessa.

 

 

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