Lo sfruttamento commerciale non risparmia neanche il giorno dei morti. E così anche in Italia si festeggia Halloween comprando zucche e vestiti carnevaleschi e presenziando alle feste in discoteca. Ci stiamo sempre di più distaccando dai nostri costumi per abbracciare quelli degli altri.
I n questi giorni, avvertiamo profonda tristezza a guardare le vetrine dei negozi. Anche dalle nostre parti, infatti, vengono esposte maschere grottesche e zucche colorate. In tanti le comprano per celebrare la notte di Halloween, la festa di origine celtica a cavallo tra la notte del 31 Ottobre e la ricorrenza di Ognissanti. Gli americani hanno fatto propria tale ricorrenza e ne hanno ingigantito la portata. Così, dopo le feste dei vari parenti (al momento, madri, padri, moglie e fidanzati) sono riusciti a imporci anche quella della zucca, frutto un tempo evocato solo per ricordare speciali risotti o i tortelli di Mantova. Per parte nostra, contribuiamo all'evento, un business di 250 milioni di euro. Precisiamo subito che, per ora, non siamo ai livelli d'imbecillità degli americani in fatto di maschere di mostri, di zucche e di gadget, ma stiamo scendendo adeguatamente, nella speranza di raggiungerli al più presto. I locali e le discoteche sono già pronti per ospitare riunioni pubbliche o private, in cui passare la nottata in compagnia. Pure taluni raffinati organizzano party cultural-chic, per esorcizzare le paure nella festa delle streghe, e cercano di riportare la tradizione a più sofisticati ragionamenti.
I figli di Halloween si organizzano per trascorrere la notte magica in un clima gioioso e carnascialesco, in mezzo a sceneggiature da brivido, magari per eleggere “miss Strega” o per esibirsi senza freni nel “ballo delle Streghe”. In tale clima di supina accettazione di qualsiasi novità, non passa per la mente di nessuno di chiedersi cosa c'entri Halloween con le nostre almeno più recenti tradizioni e perché mai dobbiamo lasciare liberi i bottegai di scipparci la “festa dei morti”. Sino a non molti anni fa, il 31 Ottobre, l'1 e il 2 Novembre le discoteche restavano rigorosamente chiuse, non per un divieto, ma perché nessuno le frequentava. Andavamo tutti ai cimiteri, senza gioia e senza angoscia. I bambini, distanti dal senso della morte, prendevano confidenza con il silenzio e, dopo, facevano qualche domanda. Gli adulti, onorando i loro defunti, cercavano inutilmente nella pietà delle pietre i segni di una vita insieme e le vie per ritrovarsi. Era una ricorrenza familiare, in cui per due mezze giornate spegnevamo le luci di qualsiasi ribalta e rinsaldavamo gli affetti con i lumini dei nostri carissimi morti e con lo splendore - quando c'era - delle loro esistenze. Accompagnavamo su quelle lapidi i nostri piccoli figli come un dono, fiori rinnovati, mirabilmente venuti fuori anche da quelle radici sepolte. Quasi a bilanciare la mestizia, i fanciulli si addormentavano nella speranza di trovare dentro le scarpe i dolcini di pasta reale, mentre i “grandi” speravano che le persone che li avevano tanto amati potessero ancora aiutarli. Nell'ultimo passaggio.
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stupidi bambini idioti???
