Il nuovo dittatore democratico americano sarà ancora quello vecchio: George W. Bush. John F. Kerry è rimasto incollato al suo rivale, ma alla fine ha perso. Gli Usa non avranno un altro JFK.
Kerry, in una telefonata al suo avversario, ha ammesso la sconfitta, senza attendere il responso degli ultimi stati il cui risultato era ancora in bilico, che avrebbe potuto procrastinare il responso definitivo anche di molti giorni. Se, infatti, nel 2000 si combatté in Florida una battaglia all’ultimo voto tra Bush e Gore, questa volta l’ago della bilancia sarebbe stato l’Ohio.
I venti grandi elettori dello stato nord orientale degli Usa potevano essere infatti determinanti per entrambi i candidati alla Casa Bianca.
Nelle urne Bush ha raccolto circa 140mila voti più di Kerry, ma ce ne sono quasi 400mila “in frigorifero”. tanti sono stati gli elettori “accettati con riserva” perché i loro nomi non figuravano nelle liste elettorali. Se questi fossero stati inferiori al distacco che separa i contendenti queste schede non sarebbero state nemmeno scrutinate, in questo caso, invece, sarebbero state scrutinate dopo l’accertamento del diritto al voto di ogni singolo elettore e questo non sarebbe potuto avvenire, per le leggi dell’Ohio, prima di 11 giorni. C’è da dire che non esistevano le basi statistiche per recuperare un gap di 140mila voti con sole 400mila schede da scrutinare. Kerry avrebbe dovuto ottenere quasi un plebiscito in queste schede “di riserva” e ciò non era assolutamente in linea con la tendenza del voto nello stato, quasi in assoluta parità.
Per questo Kerry ha ammesso la sconfitta evitando inutili battaglie legali, conteggi e riconteggi. E sicuramente questa generosità è stata o sarà in qualche modo ripagata da Bush.
In ogni caso già possiamo fare alcune considerazioni generali su questo voto.
Enorme, per le abitudini americane, l’affluneza al voto e chiara la preferenza per Bush in termini assoluti: tre milioni e mezzo di voti in più del suo avversario.
Possiamo quindi dire che Bush è stato l’effettiva scelta del popolo americano, che con questa scelta ha “democraticamente” approvato l’invasione dell’Iraq, le bugie di Bush circa la presenza di armi di distruzione di massa poi dichiarate inesistenti, l’occupazione militare dell’Iraq e dell’Afghanistan, l’aggressiva politica estera americana camuffata da “operazione di polizia internazionale”.
Ovviamente una vittoria di Kerry non avrebbe mutato di una virgola la sostanza, solo la stolta sinistra di Palazzo italiana poteva credere a questa favoletta del Kerry pacifista, ma la campagna elettorale dello sfidante è stata certamente imperniata su una aperta condanna della guerra in Iraq: votare Kerry non avrebbe rimandato a casa i soldati, ma almeno avrebbe insegnato ai presidenti americani che chi fa guerre sbagliate non viene confermato alla Casa Bianca.
Ora sarà veramente difficile, invece, separare le responsabilità di Bush da quelle del popolo americano. Non parliamo dei proclami di Osama bin Ladin , arrivati con sospetta puntualità per sostenere di fatto la campagna elettorale del suo ex (?) socio in affari, ma dell’antiamericanismo che sta montando in Europa e presso tutti i popoli stanchi dell’arroganza yankee.
Gli iracheni possono ora rallegrarsi, da oggi saranno uccisi da criminali democraticamente legittimati.
E questa è una bella soddisfazione. O no?
Paolo Emiliani