Grazie all'evento in agenda delle olimpiadi invernali Torino sta subendo la sua terza radicale trasformazione urbanistica, da cittadina prealpina di gusto barocco a citta automobilistica dilatata abnormente con periferie ghetto, fino ad arrivare oggi a nuovo centro polivalente cosmopolita con ambizioni turistiche e culturali di grande rilievo. Un progetto insperato, che sta riportando Torino sotto i riflettori del mondo e che vede realizzare progetti di sviluppo urbanistico della città che erano stati congelati da decenni a causa degli interessi economici dei poteri forti. Un progetto che porta finalmente metropolitane, treni ad altavelocità, grattacieli, stazioni ferroviarie futuristiche e ampliamenti insperati del piccolo aereoporto di Caselle. Un ridisegno urbanistico totale, una rimessa al passo coi tempi della città, ferma urbanisticamente e non solo agli anni 70 da ormai 30 anni. La nuova metropoli Torino vede anche però lo sbarco delle Grandi firme della moda nochè dell'affarismo capitalistico e consumistico in generis. Gigantografie pubblicitarie, Monitor pubblicitari, arredi interni dei negozi e dei centri commerciali minimalisti nel design e massimalisti nelle dimensioni. Marchi famosi dell'imprenditoria piemontese e padana vengono così sistematicamente cancellati a colpi di plexiglas e cristalli dai nuovi marchi moderni nell'offerta ma anche nella presentazione con tutto il loro design aridamente futuribile. Spariscono così i vari Galtrucco, Zucca ecc ecc, non solo come nomi importanti nella pagina dello sviluppo commerciale ed economico della capitale Sabauda, ma anche come punti di riferimento nella fisionomia storico architettonica della città. L'ultima vittima è stato un cinema all'angolo con la storica Via Roma, e precisamente il cinema Vittoria, trasformatosi in un grande centro commerciale targato Zara (la famosa multinazionale dell'abbigliamento ispanico). La Commissione Edilizia risponde alle polemiche asserendo di non credere che "si possa rimpiangere il fianco cieco dell'ex cinema Vittoria" Un orrido fianco fatto di nudo cemento intervallato dalle uscite di sicurezza del cinema che certamente non è possibile rimpiangere questo si, ma che ha portato via con se anche ciò che stava dietro di esso, un bellissimo spazio arricchito da lastre di marmo, da lampadari, dalla memoria di una delle sale storiche della cinematografia torinese; quello si possiamo rimpiangerlo.
Un qualcosa che una pinza meccanica, non solo metaforicamente ha triturato. Certo non si può ascrivere la mancanza di sensibilità per l'ambiente urbano alla sola Commissione Edilizia, perchè i primi a non averne sono i committenti, che pur di uniformare ed appiattire la propria immagine sono disposti a sacrificare uno spazio bellissimo. Prima del fenomeno Zara ci fù una nota catena di ottica che spazzo via sempre in via Roma un suggestivo e storico cafè di Torino, Zucca e con esso i suoi arredi, e Benetton in piazza San Carlo che sempre in nome dell'uniformità di stile, aveva sacrificato la ricchezza degli arredi di Galtrucco per arredi anonimi e dozzinali.
I progettisti non sono meno responsabili quindi dei committenti e dei menbri della C.E perchè dovrebbero essere loro o i loro consulenti, se ne sono capaci, a sensibilizzare e a guidare le scelte estetiche e funzinali.
Il ruolo della Commissione Edilizia è comunque prioritario sulle altre figure perchè essa è consapevole di quello che sono le strategie di sviluppo, anche in senso estetico, della citta; in un certo senso ne è motore e cardine e dunque anche responsabile primo della qualità urbana. Potrebbe trattarsi di esaltazione cieca ma anche di malafede dettata dall'affarismo (in questo caso quello di costruire piuttosto che conservare) il centro storico di Torino comunque sta cambiando radicalmente, da piccolo centro storico barocco ad anonimo, inflazionato modernissimo quartiere metropolitano e cosmopolita, barattando storia ed identità cittadina con icone del consumismo facile e alla portata di qualsiasi angolo depresso del mondo.


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