Dalla regia mi comunicano:
http://www.geocities.com/libreriaantagonista
Sezione "libri gratis"
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ho appena finito di leggere il libro (meglio comprarlo). Massimo Fini coraggioso, anticonformista, scomodo e sagace come sempre. A tratti sembra rieccheggiare Evola (accelerare l'autodistruzione del Sistema) anche se prende distanza dai filoni antidemocratici "reazionari". Alcuni scivoloni su un'antifascismo di maniera, e sulle antipatiche e prescindibilissime citazioni di Churchill.
merita di essere letto.
Dov'è questa sezione? Non la trovo!![]()


Come ho già detto, apprezzo molto l'intellletto di Massimo Fini. Ho apprezzato di meno quando mi sono accorto che - in certi tratti - mente spudoratamente e coscientemente su ciò che afferma.


In origine postato da Mr
Come ho già detto, apprezzo molto l'intellletto di Massimo Fini. Ho apprezzato di meno quando mi sono accorto che - in certi tratti - mente spudoratamente e coscientemente su ciò che afferma.
tipo dove


In "La ragione aveva torto" un capitolo è destinato a "confutare" il mito della vita breve dell'era preindustriale. Durante questa "confutazione" arriva a contraddire gli stessi testi cui fa riferimento. Per esempio cita Cipolla e la sua "Storia economica dell'Europa preindustriale", estrapolando qui e là frasi che possono dar peso alle sue affermazioni, ma confrontando davvero il testo emerge che Cipolla sostiene tutt'altro.
Nello stesso testo afferma che non si conosce quasi nulla dell'alimentazione delle masse europee di prima dell'800; palla colossale, basta leggere due righe del testo citato qualche pagina prima per avere alcune linee fondamentali dell'alimentazione dell'uomo medievale.
Si badi che Fini nel suddetto capitolo portava come "prova" che l'uomo comune mangiava spesso carne rossa l'ordine di un conte di nonsodove in Germania che comandava che ai servi venisse servita carne due volte al giorno. La storia dei pupazzi e delle marionette.
Nel suo libro sulla guerra sostiene che "la guerra Medievale tutto sommato coinvolse poche persone, nessuno che non volesse andare in guerra fu costretto ad andarci, e a parte i pochi contadini sui cui campi passò l'esercito, nessuno ne venne largamente danneggiato". Si potrebbe a questo proposito ricordare come la guerra in epoca Medievale fu un'istituzione che pareva (dal 1348 in poi) essere addetta all'incubazione delle pesti, di come la guerra dei cent'anni mise in ginocchio due paesi (altro che "pochi uomini coinvolti, e volontari"), o di come la Germania uscì dalla guerra dei trent'anni distrutta peggio che dopo la seconda guerra mondiale.
Potrei andare avanti.


Non lo trovo, te l'hanno già fatto sparire?In origine postato da Feric Jaggar
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in effetti non c'èIn origine postato da Gianmario
Non lo trovo, te l'hanno già fatto sparire?
ricordo che qualche mese fa c'era una linguetta in basso "libri gratis", dal quale ho preso svariate cose tra cui quelòlo di M.Fini.


anch'io avevo notato questi svarioni, d'altronde Fini è un giornalista, non uno storico, e dice apertamente che i suoi testi sono pamphlet, non trattati. Tuttavia si fa trascinare spesso dall'entusiasmo citando in modo parziale e decontestualizzato. Sta al lettore non farsi cogliere a sua volta dall'entusiasmo, e prendere per oro colato ogni frase di Fini, anche le cattive citazioni o le boutades.In origine postato da Mr
In "La ragione aveva torto" un capitolo è destinato a "confutare" il mito della vita breve dell'era preindustriale. Durante questa "confutazione" arriva a contraddire gli stessi testi cui fa riferimento. Per esempio cita Cipolla e la sua "Storia economica dell'Europa preindustriale", estrapolando qui e là frasi che possono dar peso alle sue affermazioni, ma confrontando davvero il testo emerge che Cipolla sostiene tutt'altro.
Nello stesso testo afferma che non si conosce quasi nulla dell'alimentazione delle masse europee di prima dell'800; palla colossale, basta leggere due righe del testo citato qualche pagina prima per avere alcune linee fondamentali dell'alimentazione dell'uomo medievale.
Si badi che Fini nel suddetto capitolo portava come "prova" che l'uomo comune mangiava spesso carne rossa l'ordine di un conte di nonsodove in Germania che comandava che ai servi venisse servita carne due volte al giorno. La storia dei pupazzi e delle marionette.
Nel suo libro sulla guerra sostiene che "la guerra Medievale tutto sommato coinvolse poche persone, nessuno che non volesse andare in guerra fu costretto ad andarci, e a parte i pochi contadini sui cui campi passò l'esercito, nessuno ne venne largamente danneggiato". Si potrebbe a questo proposito ricordare come la guerra in epoca Medievale fu un'istituzione che pareva (dal 1348 in poi) essere addetta all'incubazione delle pesti, di come la guerra dei cent'anni mise in ginocchio due paesi (altro che "pochi uomini coinvolti, e volontari"), o di come la Germania uscì dalla guerra dei trent'anni distrutta peggio che dopo la seconda guerra mondiale.
Potrei andare avanti.
Sulla "ragione aveva torto" nell'insieme direi che Fini ...ha ragione, nel senso di mettere in evidenza la qualità della vita dell'uomo medievale, di fronte alle deficienze evidenti della nostra vita moderna. Un j'accuse alle magnifiche sorti e progressive, all'arroganza autoreferenziale dei nostri tempi...
saluti


Circa la vita nell'ancien regime, avrebbe forse dovuto mettere meglio in evidenza altri vantaggi che non il benessere fisico, l'alimentazione e la lunghezza della vita. Cioè avrebbe dovuto insistere sul fatto che "non di solo pane vive l'uomo".In origine postato da Felix
anch'io avevo notato questi svarioni, d'altronde Fini è un giornalista, non uno storico, e dice apertamente che i suoi testi sono pamphlet, non trattati. Tuttavia si fa trascinare spesso dall'entusiasmo citando in modo parziale e decontestualizzato. Sta al lettore non farsi cogliere a sua volta dall'entusiasmo, e prendere per oro colato ogni frase di Fini, anche le cattive citazioni o le boutades.
Sulla "ragione aveva torto" nell'insieme direi che Fini ...ha ragione, nel senso di mettere in evidenza la qualità della vita dell'uomo medievale, di fronte alle deficienze evidenti della nostra vita moderna. Un j'accuse alle magnifiche sorti e progressive, all'arroganza autoreferenziale dei nostri tempi...
saluti
Ma d'altronde, come tu dici, ha scelto il genere del pamphlet, che deve colpire in un certo modo e toccare corde già "calde" nel lettore. E questa scelta di stile, se ha il vantaggio dell'immediatezza e dell'efficacia -anche un pò demagogica- ha evidenti limiti di fondo nella qualità dei contenuti.
E' curioso: "j'accuse" e "pamphlet" sono le armi degli stessi illuministi, e Fini gliele rivolta contro.