Domenica, 31 Ottobre 2004





Treviso
La Lega chiama, Bepi Covre risponde. Ma l'ex ...


Treviso
La Lega chiama, Bepi Covre risponde. Ma l'ex sindaco di Oderzo è corteggiato anche dal centrosinistra. Lanciato dal segretario provinciale del Carroccio come candidato alla presidenza della Regione, Covre non si tira indietro: «Se la Patria, quella veneta, chiama, io sono pronto a rispondere. Anche se, sinceramente, mi auguro che si arrivi a un accordo». Gianantonio Da Re aveva fatto il suo nome dopo aver sparato ad alzo zero su FI, accusata di un paio di flirt con il centrosinistra, uno riuscito e l'altro no. Covre è già pronto per dire ciò che non funziona, a partire dalla Sanità («I nostri ospedali funzionano, ma fuori la Sanità costa troppo, soprattutto per le fasce medio-basse») e dal Fisco («Abbassare le tasse ai più ricchi sarebbe un massacro»), anche a costo di andare contro un partito alleato come Forza Italia: «Sia chiaro, questo governo ha fatto molte cose buone, ma è necessario dire anche ciò che non va». Covre sa però anche che la sua ora potrebbe non giungere mai: «Non sono così ingenuo da non sapere che quanto sta accadendo può essere moneta di scambio. Se me lo chiederanno sono pronto». All'ex sindaco di Oderzo, intanto, arriva anche l'offerta del centrosinistra che, per bocca di Diego Bottacin, coordinatore regionale della Margherita, lo invita a ricordarsi di quando erano insieme nel Movimento dei sindaci e a ripercorrere quella strada presentandosi come leader delle liste civiche.


Domenica, 31 Ottobre 2004





BOTTACIN


Caro amico ti scrivo... È Lucio Dalla a ispirare il modo in cui Diego Bottacin si rivolge a Covre dopo che Lega lo ha proposto come candidato a presidente della Regione: «Bepi, la tua candidatura può costituire il collante per l'aggregazione delle liste civiche territoriali e in questa chiave il centrosinistra può appoggiarti». Bottacin, coordinatore regionale della Margherita e sindaco di Mogliano, cerca di spaiare le carte sul tavolo del centrodestra. Per lui Covre può essere un ottimo presidente della Regione Veneto, ma non di una Regione targata Lega: «Insieme abbiamo condiviso l'esperienza del Movimento dei sindaci, nel tentativo di dare al Nord Est strumenti per una vera riforma federalista, che favorisse la modernizzazione contro i vincoli di una burocrazia asfissiante. Ora abbiamo la possibilità di dimostrare che tutto questo è possibile e Covre può essere un ottimo leader di una coalizione che si raggruppi intorno a questi principi».
Non le sembra di voler forzare troppo la situazione? In fondo Covre , nonostante sia stato spesso critico, è sempre rimasto dentro la Lega.

«Assolutamente no, e a Covre vorrei rivolgermi come alla persona che ha creduto che tutto questo potesse avvvenire all'interno della Casa delle Libertà. Caro Bepi, a tre anni di distanza dobbiamo prendere atto che il Patto di Berlusconi con gli italiani si è rivelato un sogno e che la tanto decantata devolution si è trasformata nell'istituzione di una polizia regionale, come se avessimo bisogno di un'altra polizia. Per il resto la riforma ci ha consegnato molto centralismo e molta confusione, oltre a Comuni tartassati e costretti a diventare gli esattori di tasse che questo Governo non ha più il coraggio di chiedere. E la Lega non può giocare su più tavoli, stando contemporaneamente sia in maggioranza sia all'opposizione. Caro Bepi, lì non è più casa tua, vieni con noi nel progetto aggiornato del Movimento dei sindaci».



Dopo la frattura fra Lega e Forza Italia, il candidato annunciato dal Carroccio per la presidenza espone le sue priorità: «Ospedali bene, fuori qualcosa non va»
Covre: «In Regione comincerei dalla Sanità»
L’ex sindaco di Oderzo: «Abbiamo le carte in regola per governare, bisogna anche cercare di cambiare la politica fiscale»

Buongiorno presidente.
«Guardi, per ora sono presidente solo della commissione urbanistica del Comune di Oderzo».

Giuseppe Covre , per tutti Bepi, è il nome sul quale la Lega ha deciso di puntare per la presidenza della Regione dopo la rottura con Forza Italia. Covre è stato contattato dal segretario provinciale della Lega, Gianantonio Da Re, e ha risposto di sì. Contro di lui, se non ci saranno ripensamenti, l'attuale presidente Giancarlo Galan e Massimo Carraro per il centrosinistra.

Si sta preparando alla campagna elettorale?

«Se chiama la Patria, la Patria veneta, sono pronto a rispondere, ma spero che il conflitto venga superato e spero di poter tornare al mio lavoro di imprenditore. Ho fatto politica attiva, sono stato sindaco di Oderzo e parlamentare, ma nel 2001 ho fatto un passo indietro e, devo dire, hic manebo optime», racconta Covre di sè stesso, prendendo a prestito una parafrasi di Tito Livio.

Sarebbe una lotta fratricida nel centrodestra.

«Però credo che, a prescindere da Covre , la Liga Veneta, madre legititma e mai rinnegata di tutte le Leghe, può legittimamente rivendicare la presidenza della Regione. Anche perché è stata la Liga Veneta, in passaggi storici difficili con le truppe in fuga da Tangentopoli, ad assumersi le proprie responsabilità e a prendere in mano le redini di molti municipi. Ed è stata la Liga Veneta a prendere posizione per prima su temi fondamentali come la conservazione del territorio, il blocco dei capannoni, l'allarme Cina, l'immigrazione come fonte di delinquenza e non solo di lavoro».

Che cosa cambierebbe se prendesse in mano il timone della Regione?

«Per fare un esempio la Sanità: i nostri ospedali funzionano ma, fuori dagli ospedali, la Sanità costa l'iraddidio e la fascia medio-bassa della popolazione è costretta a svenarsi. Sono aumentate a dismisura le convenzioni con i privati, che sono sicuramente bravi, ma sono bravi anche a fare i miliardi. Quando vedo negli ospedali pubblici liste d'attesa di sei mesi, mentre i privati danno risposte in sei ore, c'è qualcosa che non va».

Un altro esempio?

«Bisogna influenzare anche la politica fiscale. È insostenibile che il presidente del Consiglio voglia abbassare le tasse ai ricchi, e lo dico io che sono uno che comunque sta bene. Per questo devo fare i complimenti ad Alleanza nazionale più che alla Lega di Roma: sulle tasse non ho visto forti prese di posizione dei nostri parlamentari, spero non si siano accontentati di quel po' di devolution che hanno portato a casa».

La sua candidatura arriva dopo la crisi fra Lega e Forza Italia seguita alle elezioni all'Ato e all'Usl 7. Non crede che possa essere una vendetta perché sono state perse alcune poltrone?

«Non credo, potrebbe essere semplicemente un altro segnale della difficoltà che da tempo abbiamo a comprenderci, a parlare la stessa lingua».

Carlo F. Dalla Pasqua

Domenica, 31 Ottobre 2004





GENTILINI


- Gentilini, la Lega ha ufficialmente rotto con Forza Italia.
«Io non so niente di queste cose...».

- Però l'idea di Covre come candidato del Carroccio per le Regionali le piace.

«Ho parlato di Covre in tempi non sospetti, almeno cinque o sei mesi fa».

- Perché lo vede bene come candidato?

«Per prima cosa perché ha una grande esperienza romana, qualità fondamentale per quella carica. Inoltre è un industriale abituato a gestire le risorse umane e a capire il mercato. Terza cosa, è un uomo molto conosciuto in tutto il Veneto anche perché, con me, portò avanti il movimento dei sindaci del Nordest...».

- Movimento che però poi non le piacque più.

«Purtroppo dopo si è annacquato e politicizzato tutto. Tornando a Covre , non posso non sottolineare che c'è bisogno di persone dotate di un certo carisma e decisionismo. Lui le ha sempre avute, come dimostrano i due mandati di sindaco. E queste qualità sono necessarie per il governatore di una regione come il Veneto».

- Ma Covre è il candidato giusto per correre da soli o con Forza Italia?

«Ah non so: ho solo espresso un mio parere. Cosa volete, sono solo un povero sindaco di campagna...».

- È meglio di Zaia per quella poltrona?

«Veramente Zaia è un ottimo cavallo, ma deve portare a termine il grande disegno politico del Sant'Artemio. Io sono dell'avviso che non bisogna mai abbandonare un'idea che stravolge le strategie degli altri partiti come, appunto, il nuovo Sant'Artemio».

- Quindi meglio che se ne rimanga a Treviso...

«Certo, quando si inizia un progetto bisogna portarlo a termine. Io sono di questo avviso. Zaia ha promesso ai cittadini di fare una grande cittadella e quello è il grande messaggio che poi gli servirà per scendere nella politica. Mi pare che Zaia abbia già la strada segnata verso Roma per fare il parlamentare. È un cavallo di razza che, una volta mollate le briglie, deve correre».

P.Cal.