Berlusconi preme sulla giustizia Fini: io non firmo
RIFORME. Entro mercoledì un vertice di verifica della maggioranza
Il premier vorrebbe dagli alleati un impegno scritto L'ex An attacca: «Del Pdl non mi piace la caserma Il Cavaliere governi rispettando le istituzioni»
ROMA
Nel centrodestra è in arrivo la resa dei conti. Al più tardi mercoledì Silvio Berlusconi convocherà un vertice, già rinviato due volte, con gli alleati Gianfranco Fini ed Umberto Bossi: lo scopo che si è prefisso il presidente del Consiglio è di verificare se gli alleati intendono oppure no, sostenere una norma che metta al riparo il presidente del consiglio da problemi giudiziari.
La norma in questione è quella sulla durata dei processi e sulla loro prescrizione. Allo studio sarebbe una prescrizione veloce che estingua il procedimento e non il reato. Il premier vuole chiedere agli alleati un impegno chiaro e preciso anche su riforma del processo penale e delle intercettazioni; riforma costituzionale della giustizia; riforma del meccanismo di elezione del Csm.
Secondo il «Giornale» (di proprietà della famiglia Berlusconi), il premier vorrebbe lanciare un ultimatum agli alleati perché si impegnino per iscritto, o saranno «fuori dal Pdl», e nel caso i «nemici» siano più degli «amici», il premier sceglierebbe le urne. «Io non firmo niente», ha risposto Fini dalla trasmissione «Che tempo che fa». «Gli autografi si chiedono a Sting non ai deputati. Ma sono convinto che le volontà che Feltri attribuisce a Berlusconi non siano tali».
«Il Pdl così com'è organizzato non mi soddisfa al 100 per cento. È la caserma che non mi piace», ha detto ancora Fini a Fabio Fazio. «Berlusconi ha il diritto di governare, glielo hanno dato gli elettori. Ma deve governare nel pieno rispetto di altri organismi previsti dalla Costituzione, nel rispetto della Corte costituzionale, del parlamento, del presidente della Repubblica e della magistratura».
Fini ha quindi detto che occorre discutere «di ciò che nella giustizia non va, compresa l'abnorme lunghezza dei processi. Ci sono testi su questo problema già depositati alla Camera». Fini ha però frenato sulla legge sulla prescrizione breve: «Il problema è dare al cittadino danneggiato il diritto di veder tutelata la propria volontà di arrivare a una sentenza. Se con una leggina si annullano processi, questo danneggerebbe molti cittadini parte lesa nei processi che in base a questa norma cadrebbero».
Nel Pdl sono numerose le prese di posizione a favore del sì alla riforma della giustizia, anche di ex esponenti di An. Come il capogruppo dei senatori, Maurizio Gasparri, che difende la proposta del Pdl, ritenendola «non illiberale» e lo dimostra, sostiene, il fatto che a più riprese «l'Europa ci ha chiesto interventi urgenti sulla giustizia». Quanto a Fini, Gasparri considera legittime alcune sue posizioni, contrastanti con il Pdl, su temi come l'immigrazione clandestina e il testamento biologico, ma precisa che sono «minoritarie nel partito». Comunque «il problema di una sua uscita dal Pdl è pura fiction».
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