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  1. #1
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    Predefinito Crisi, Bersani: governo la affronti, Pd pronto a "sforzo"

    Il Pd è pronto a fare la sua parte se il governo deciderà di affrontare "in modo non onirico" la crisi. Lo ha detto oggi Pier Luigi Bersani, alla sua prima uscita da segretario del Pd dopo le primarie di ieri.



    "Dopo 17 mesi in Parlamento non abbiamo avuto una discussione sulla crisi, ma solo voti di fiducia", ha detto Bersani a Prato, dove ha visitato una piccola azienda artigiana del comparto tessile, che ha risentito molto della crisi.

    "Venga (il premier Silvio) Berlusconi, venga (il ministro dell'Economia Giulio) Tremonti in Parlamento a parlare della crisi, possibilmente in modo non onirico, e noi saremo lì a fare la nostra parte".

    Bersani ha poi aggiunto: "Se c'è da fare qualche sforzo per chi è sul fronte della crisi, si faccia questo sforzo collettivo".

    L'ex ministro allo Sviluppo economico del governo Prodi è stato eletto nelle primarie di ieri segretario del Pd. Con due terzi dei seggi scrutinati, è dato al 53,3% dei voti, seguito da Dario Franceschini al 34,4% e Ignazio Marino al 12,3%. Alle consultazioni, secondo le stime provvisorie, hanno partecipato 2.826.114 persone.

    Bersani ha poi contestato gli interventi dell'esecutivo di centrodestra per far fronte alla recessione.

    "Non è vero che tutti avranno un salario, non è vero che gli ammortizzatori sociali bastino per tutti, è una vergogna che lascino passare il messaggio che tutti avranno un salario quando non è vero".

    "Siamo sempre in mezzo ai problemi suoi (di Berlusconi) e non riusciamo ad occuparci dei problemi della gente. E' la vergogna di questo Paese".

    "Abbiamo buttato un sacco di soldi, prima per finanziare gli straordinari quando aumentava già la cassa integrazione, poi per togliere la parte che rimaneva dell'Ici, poi per Alitalia e poi abbiamo ridotto la tracciabilità fiscale, così si sono buttati 8-9 miliardi".

    Bersani ha anche chiesto che gli aiuti arrivino direttamente alle piccole aziende, perché, ha detto, "non si possono dare i soldi alle banche che poi li danno alle imprese, occorre darli direttamente alle imprese".

    Crisi, Bersani: governo la affronti, Pd pronto a "sforzo"  - Yahoo! Notizie
    Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!

  2. #2
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    Decreto Bersani: mazzata IVA sulle imprese
    6 Luglio 2006 in Bersani, Comunisti, Visco

    Imprese e società immobiliari non possono più detrarre l’Iva sugli immobili acquistati e sui canoni di locazione dei fabbricati in affitto. Il cambio di regime fiscale non si applica solo alle nuove transazioni immobiliari, ma anche a quelle avvenute negli ultimi cinque anni. Il vecchio regime prevedeva che sulle transazioni immobiliari si pagasse l’Iva al 20 per cento che veniva, poi, riassorbita totalmente con una detrazione d’imposta in dieci anni. In parole povere, chi ha comprato ieri un immobile ed aveva fatto un piano finanziario che prevedeva il riassorbimento dell’Iva, oggi si ritrova a pagare quella parte dell’Iva che si era già detratta in tre rate nei prossimi tre anni. Questa incredibile iniziativa svela la vera natura autoritaria ed illiberale di personaggi come Bersani e Visco che si definiscono ex comunisti, ma forse e’ meglio levare il suffisso.


    Decreto Bersani: mazzata IVA sulle imprese Cosacchi a San Pietro
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  3. #3
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    Perché Sacchetti parlava più con Bersani che con D’Alema
    Il sogno Bnl comincia in una piazza. Ora però in Emilia è cambiato tutto. Parlano Castagnetti e un ex cooperatore
    Reggio nell’Emilia. La tessera e la banca. La coop e il sindacato. Il cooperatore e il partito. Possono servire anche sessant’anni per una telefonata e con Ivano Sacchetti, con Giovanni Consorte, con Unipol, con le coop e con quel vecchio sogno di conquistare una banca è andata proprio così. Bisogna partire da qui per capire il senso di una frase e bisogna partire da qui per capire il senso di una scalata che per Sacchetti aveva un significato diverso rispetto a quello che poteva avere per Consorte. Bisogna partire da un piccolo paese in provincia di Bologna, bisogna partire dai seimila abitanti di Sant’Agata e bisogna poi arrivare un po’ più in là, al di là della ferrovia di Reggio nell’Emilia, in quella strada stretta stretta dove ogni sera Sacchetti tornava a casa prima che il filo del suo mondo si spezzasse a metà. Le coop, il partito, il Pci, i Ds, la Cgil e oggi la Lega.

    Il sogno di una grande banca che doveva mettere insieme operai, comunisti, cooperatori e sindacati non nasce nel 2005, quando Consorte e Sacchetti tentarono di conquistare la Banca nazionale del lavoro. Non nasce neppure nel 2004, quando Pierluigi Bersani e Piero Fassino salirono al secondo piano di Palazzo Koch per fare un “giro di orizzonte” e per parlare di banche con l’ex governatore Antonio Fazio. Nasce prima e nasce con tre piccoli maiali in una piazza dell’Emilia. Nasce con l’idea stessa di Unipol. Nasce quando le coop sbocciavano negli scantinati degli operai comunisti. Nasce quando i militanti di partito cominciarono a confondere la tessera di Unipol con quella del Pci; quando anche la Coltivatori diretti aveva una sua delegazione nella Dc; e quando un insulto contro i cooperatori sui muri di Reggio era impossibile, era come leggere un insulto contro la Roma nello spogliatoio di Francesco Totti. Ma nasce, soprattutto, quando il mondo delle cooperative era un mondo che metteva insieme tutto quello che Ivano Sacchetti era riuscito a trasformare in un sogno unico. La sinistra. Il sindacato. L’operaio. L’artigiano. Il partito. La banca. Nasce tutto qui.

    Quando uno dei maestri di Sacchetti – Cinzio Zambelli, fondatore di Unipol, ex partigiano come il papà di Ivano, Walter – raccontò ai cooperatori quell’idea che avrebbe trasformato un progetto in un tentativo di scalata. Perché l’idea di una banca della cooperazione è un’idea nata nell’estate di sessantatré anni fa, quando a Sant’Agata di Bologna – dove i maialini cominciarono a essere tagliati in piazza per essere distribuiti a “prezzi equi” – nacque la prima coop in grado di assegnare prestiti ai propri soci. Il primo banco di credito. E’ anche per questo che oggi ci possono essere sfumature molto diverse per spiegare il significato di quella frase scappata dalla bocca a Piero Fassino tre anni fa: “Siamo padroni di una banca”. Perché si possono alludere cose più o meno corrette, si possono fare collegamenti più o meno legittimi, si possono intendere cose più o meno querelabili.

    Ma il sogno di una banca è un sogno che Sacchetti conosceva meglio di Consorte. Perché per lui quello non era un possibile successo personale. Era altro. Era il desiderio di un riscatto. Erano le parole dei padri degli assicuratori che diventavano realtà. Era quello che Cinzio Zambelli aveva spiegato qualche anno prima anche allo stesso Ivano. Perché, come diceva Zambelli, “quella di avere una banca propria è sempre stata tra le aspirazioni più forti dei cooperatori. Si trattava di rendersi autonomi nei confronti di un contesto finanziario e creditizio tutto sommato ostile”. Perché non doveva essere dimenticato “l’antagonismo che ha animato a lungo la cooperazione nei confronti dei ceti di governo e quindi l’ostilità politica contro di essa”. Poi però cosa è successo. E’ successo che oggi non esistono più le feste dell’Unità con gli striscioni verdi e con la U scontornata dell’Unipol sotto i banchetti delle sottoscrizioni.

    E’ successo che oggi non esiste più quello che Beniamino Andreatta – inventore dell’Ulivo – definì un “reticolo asfissiante di consenso universale”. La tessera e la banca. Il cooperatore e il partito. E’ successo che la tessera del partito e la tessera della coop non sono più lati identici della stessa medaglia. E’ successo, lo dice al Foglio anche il reggiano Pierluigi Castagnetti, che oggi “ogni ragione sociale delle cooperative purtroppo è stata rimossa”. E’ successo, come racconta un ex dirigente coop, “che molto è cambiato e la gente, per fortuna, si è accorta di tutto. Perché non si erano mai visti cooperatori con i segretari personali. Con le macchine con autista. Con i premi di ventimila euro l’anno. Non si erano mai visti presidenti con tripli e doppi e quadrupli incarichi. Perché un tempo le cooperative erano la cinghia di trasmissione del partito. Oggi no. Hanno perso quello che da queste parti si chiama ancora ‘spirito mutualistico’. I cooperatori ora devono fare impresa. Devono ottimizzare. Devono essere competitivi. E invece sono diventati irriconoscibili. Sono un’altra cosa. Non più quelli che ci dicevano: ‘Vi diamo il servizio migliore al minor costo possibile’. E qui c’è qualcuno che ha cominciato ad accorgersene sulla propria pelle. L’Emilia è diventata un’altra cosa. E’ diventata la regione dei democristiani che si sono fatti furbi. La terra rossa è ora la terra dei dossettiani. E’ cambiato tutto. E’ come se si fosse aperta una ferita profonda. Qui un tempo, prima delle elezioni, le cooperative convocavano le assemblee per dare indicazioni di voto. Da due anni, invece, questo non succede più. Ecco. Sacchetti è l’immagine perfetta di tutto questo. E’ l’immagine del cooperatore vero che fa cambiare un mondo che poi gli sfugge di mano. E qui, oggi, si vota un po’ meno a sinistra anche perché la sinistra è un po’ meno rappresentata da quello che significò il mondo coop. Chiedetevi se c’entra qualcosa, tutto questo, con la Lega che ha preso il triplo dei voti rispetto a due anni fa. Chiedetevi perché il presidente della Lega cooperative nomina come vice non più un comunista, ma un bravo leghista. Chiedetevi che cosa significa quando da queste parti scopri che la coop, l’Unipol e il partito sono diventate cose che non ti rappresentano più”.

    E’ anche per questo che Sacchetti era quello a sinistra. Era il partito. Era la tessera. Era il sindacato. Era lo specchio e l’evoluzione di quel “consenso universale”. Era quello che parlava con la base, e non con i giornalisti. Era quello che parlava più con Pierluigi Bersani che con Massimo D’Alema. Era quello che stava al mondo di sinistra come il Lambrusco sta a Reggio. Come Vasco sta all’Emilia. Come la Ferrari sta alla Romagna. Poi però è cambiato tutto ed è cambiato tutto anche per colpa di due conti in banca che con quel pezzo dell’Emilia sono in molti a dire che non c’entravano nulla. Il conto numero 046.1039.38 e il conto numero 046.1038.37. La storia dei 40 milioni comincia più o meno così
    Perché Sacchetti parlava più con Bersani che con D’Alema - [ Il Foglio.it › La giornata ]
    Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    E poi questo "rinnovamento" del PD dove sarebbe?

    A parte Rosy Bindi mancano giovani ed idee nuove
    Ultima modifica di GNU-GPL; 08-11-09 alle 18:15

  5. #5
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    Citazione Originariamente Scritto da GNU-GPL Visualizza Messaggio
    E poi questo "rinnovamento" del PD dove sarebbe?

    A parte Rosy Bindi mancano giovani ed idee nuove
    beh...con Veltroni si videro "volti nuovi"...beh...diciamo che non è cosa...anche perchè lo voglio vedere un giovane dialogare con uno come Gasparri...io durerei 2 secondi, poi gli metterei le mani addosso...

    comunque rinnovamento non si vede da nessuna parte...è parola un po' troppo abusata in Italia.
    Si dice il corrotto ma non il corruttore

  6. #6
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    Citazione Originariamente Scritto da Kronos Visualizza Messaggio
    beh...con Veltroni si videro "volti nuovi"...
    E infatti gli avete fatto le scarpe in tempo zero, per prendere le posizioni di Di Pietro. Bella mossa davvero. Adesso con Bersani diventerete ancor più piccoli dell'IDV

  7. #7
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    Citazione Originariamente Scritto da Shane Visualizza Messaggio
    E infatti gli avete fatto le scarpe in tempo zero, per prendere le posizioni di Di Pietro. Bella mossa davvero. Adesso con Bersani diventerete ancor più piccoli dell'IDV
    seh...ok....va bene. Ricordiamo tutti le polemiche sui "volti nuovi". Evidentemente si preferiscono i vecchi "tromboni"...obbiettivamente il modello cdx funziona...dal '94 non ne è cambiato uno...bisognerà rifletterci sopra...

    sì sì colpa dell'IDV repapelle:
    Si dice il corrotto ma non il corruttore

  8. #8
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    Berzani sarà un uomo, forse, conoscendo i gusti dei suoi colleghi di partito...:mmm:
    Comunque per levarsi i dubbi basterebbe chiedere alla moglie.

    Per quanto mi riguarda, politicamente non è che un comunista senza baffi.


    ... e dare del comunista ad uno oggi, anniversario dell' abbattimento del muro della rossa vergogna, dovrebbe essere la più grande offesa per un uomo.
    Ultima modifica di ugolupo; 09-11-09 alle 12:04

  9. #9
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    Il tema del 3d sono le contraddizioni di Bersani.
    Se fossi intelligente capirei che i comunisti sono brave persone... Per fortuna sono una testa di cazzo e me ne vanto!

  10. #10
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    Predefinito Rif: Bersani: un uomo un perchè

    Citazione Originariamente Scritto da ugolupo Visualizza Messaggio
    Berzani sarà un uomo, forse, conoscendo i gusti dei suoi colleghi di partito...:mmm:
    Comunque per levarsi i dubbi basterebbe chiedere alla moglie.

    Per quanto mi riguarda, politicamente non è che un comunista senza baffi.


    ... e dare del comunista ad uno oggi, anniversario dell' abbattimento del muro della rossa vergogna, dovrebbe essere la più grande offesa per un uomo.
    oddio...Bersani comunista...ci manca solo La Russa accademico della Crusca e Gasparri scienziato, poi le abbiam dette tutte
    Si dice il corrotto ma non il corruttore

 

 
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