IRAQ LIBERO – COMITATI PER LA RESISTENZA DEL POPOLO IRACHENO



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Nel sito www.iraqlibero.at potete trovare il diario aggiornato della Resistenza irachena, informazioni, analisi ed altri documenti utili





Questo bollettino contiene:

1. Ancora Bush

2. 27 Novembre - Convegno nazionale "Resistere oggi per esistere domani"

3. Il tour italiano di Sammi Alaà, rappresentante dell'Alleanza Patriottica Irachena

4. Solidarietà ai compagni di Milano

5. Sottoscrizione per Iraq Libero





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1. Ancora Bush



Le elezioni americane del 2004 passeranno certamente alla storia non come la competizione tra due candidati simili come tradizione vuole, ma come il più grande referendum confermativo mai realizzato.

In palio non c’era la banale riconferma di Bush, ma piuttosto quella del disegno imperiale che sta violentando il mondo ed insanguinando intere nazioni, l’Iraq in primo luogo.

Tutti sanno che se avesse vinto Kerry le cose non sarebbero cambiate, le coordinate di fondo della politica di Washington sarebbero rimaste le stesse. A confermarlo sono le stesse parole di Kerry che si è affrettato a ricordare che “Dobbiamo vincere la guerra in Iraq e quella contro il terrorismo”.

Ma la vittoria di Bush ha spazzato via i castelli di sabbia dei filoamericani di sinistra, ha chiarito che il successo del 2000 non è stato il frutto di un “golpe” di un passato che non vuole arrendersi alle teorie globaliste, ma l’espressione di una volontà di dominio planetario che intreccia interessi economici, ambizioni geopolitiche, aggressività militare ed egemonismo culturale.

Ed ha chiarito che questo torbido intreccio non solo ha solide basi materiali, ma ha anche un sufficiente consenso popolare.

Non siamo tra coloro che si sono stupiti di questo esito. Solo chi pensava davvero che Bush fosse un incidente di percorso, poteva credere alla favola della cosiddetta “Altra America”, l’America buona da contrapporre a Falchi cattivi spuntati da chissà dove.

George W. Bush non è stato un incidente di percorso, basti pensare a chi lo ha preceduto nell’ultimo ventennio, dal Reagan dei missili e delle guerre stellari, al Bush padre della Prima guerra del Golfo e del Nuovo Ordine mondiale, al Clinton dell’aggressione alla Jugoslavia.

Ma è evidente che la politica perseguita dal gruppo che si raccoglie attorno a Bush rappresenta un decisivo salto di qualità, un salto verso il dominio planetario consentito dagli assetti mondiali usciti dalla fine della guerra fredda: non coglierlo non è un semplice errore, oggi più di ieri è un autentico crimine, quel rifiutarsi di guardare in faccia la realtà che prepara le tragedie più grandi.



Il disegno totalitario di Washington non può certo essere battuto affidando le proprie speranze ad una sinistra liberista e imperialista quanto la destra, come quella impersonata nell’occasione da Kerry.

E questo non vale solo per gli USA, ma anche per il nostro paese.

Sul ritiro delle truppe dall’Iraq i saltimbanchi della sinistra italiana hanno creduto di potersela cavare con una mozioncina con la quale ci si è limitati a chiedere, “nel quadro della conferenza internazionale, la sostituzione delle forze di occupazione con forze multinazionali sotto egida Onu”.

In ogni caso anche questa mozione è stata presentata solo per onor di firma, senza alcun impegno, senza alcuna mobilitazione, ed il passaggio parlamentare è parso nella sostanza un mero adempimento burocratico.

Un atteggiamento questo facilmente spiegabile con l’americanizzazione della politica italiana, che vede i nostrani schieramenti politici qualificarsi sempre più come espressioni subalterne dei rispettivi referenti d’oltreoceano.



Il dopo elezioni negli USA prepara un’offensiva in grande stile in Iraq.

Questo era chiaro da tempo, chiunque avesse vinto il 2 novembre.

Gli americani vogliono legittimare la loro occupazione dando una qualche credibilità alle elezioni di gennaio.

Per far questo hanno bisogno di riconquistare le città liberate, o quanto meno semi-liberate dalla Resistenza, la città-simbolo di Falluja in primo luogo. Questa città sta subendo, da settimane, bombardamenti quotidiani mirati a fiaccarne la resistenza. Ma il peggio deve ancora venire.

Sarà questa l’ennesima prova del fuoco per la Resistenza.

Noi confidiamo sulle capacità dei partigiani iracheni e sulla volontà di non chinare la testa di un popolo martoriato ma non domo.

Ai resistenti ed al popolo di Falluja, come ai prigionieri detenuti nei lager americani o scomparsi, come Jabbar al-Kubaysi, dedicheremo le attività dei Comitati Iraq Libero delle prossime settimane, dal convegno del 27 novembre a Firenze, agli incontri programmati in 13 città italiane con Sammi Alaà dell’Alleanza Patriottica Irachena.



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2. Sabato 27 Novembre - Convegno nazionale "RESISTERE OGGI PER ESISTERE DOMANI. Ragioni e orizzonti del sostegno alla lotta del popolo iracheno per la libertà e l'autodeterminazione"



Come avevamo già annunciato, i Comitati Iraq Libero, insieme ad altre realtà, si sono fatti promotori di un Convegno nazionale di studio e riflessione sul diritto alla resistenza oggi.

Questo convegno vuole essere un momento di riflessione e confronto, ma anche una risposta alla completa omologazione della sinistra italiana, alle teorizzazioni sulla non-violenza come dogma assoluto, all'adattamento al pensiero unico imperiale che tende sempre più a giustificare la "guerra infinita" americana dentro la prospettiva della cosiddetta "guerra di civiltà".



Il convegno si terrà sabato 27 novembre a FIRENZE nella sala del Dopolavoro Ferroviario con inizio alle ore 9,30.



Nel corso del dibattito si terranno le relazioni e gli interventi di:

Sammi Alaà, Aldo Bernardini, Giovanni Bacciardi, Andrea Catone, Luigi Cortesi, Eros Francescangeli, Roberto Gabriele, Ugo Giannangeli, Willi Langthaler, Alessandro Leoni, Roberto Massari, Leonardo Mazzei, Giancarlo Paciello, Moreno Pasquinelli, Costanzo Preve, Pietro Vangeli.



Quello che segue è il testo di convocazione del convegno



RESISTERE OGGI PER ESISTERE DOMANI

Ragioni e orizzonti del sostegno alla lotta del popolo iracheno per la libertà e l’autodeterminazione
Mentre in Iraq la Resistenza popolare ha liberato ampie zone del paese ed ha impedito la stabilizzazione voluta dagli occupanti, disvelando agli occhi di tutti il carattere imperialista dell’aggressione iniziata nel marzo 2003, in buona parte dell’occidente il pensiero unico del totalitarismo americano riesce ancora ad imporre i suoi dogmi.

Clamoroso e particolarmente grave è il caso dell’Italia, dove il governo Berlusconi, “il più fedele alleato degli USA”, ha incassato una riedizione dell’unità nazionale, ottenendo dall’opposizione parlamentare la sostanziale subordinazione della richiesta del ritiro delle truppe alla cosiddetta “lotta al terrorismo”.

Ed è proprio l’equazione resistenza=terrorismo, accompagnata dal dogma della non violenza assoluta – cioè, in concreto, la negazione del diritto a resistere in condizioni di occupazione militare – il fondamento di uno scivolamento opportunistico che rischia di travolgere lo stesso movimento pacifista.
Ciò che è in gioco è dunque l’opposizione alla “guerra infinita” scatenata dagli Stati Uniti d’America per realizzare il loro progetto di dominio planetario, e la stessa possibilità di lottare contro ogni forma di aggressione imperialista.

Mentre l’apparato mediatico filoamericano, negando che ci sia una guerra di occupazione, nega l’esistenza di una guerra di liberazione da parte irachena, anche a sinistra c’è chi ha deciso di mettersi l’elmetto descrivendo il conflitto in corso come una lotta tra occupanti un pó brutali, ma comunque democratici e “tagliatori di teste” irrimediabilmente antidemocratici oltreché barbari.

Queste menzogne non cadono dal cielo, sono le stesse che vennero smerciate ad ogni sanguinosa avventura coloniale e imperialistica italiana: alla fine del secolo scorso in Africa orientale, in Libia nel 1911-12, in Etiopia e in Spagna nel 1936, per non parlare delle guerre mondiali. Se ieri il popolo doveva convincersi che il sangue veniva versato per strappare gli aggrediti alla barbarie, oggi deve credere che si esporta la democrazia e le guerre sono addirittura “umanitarie”. Come ai tempi di Crispi, di Giolitti, di Mussolini, gli oppositori vengono perseguitati come “sovversivi”, accusati di “intelligenza col nemico”. Ieri come oggi la guerra divora i diritti e gli spazi democratici, spiana la strada al dispotismo dei governi.
Occorre dunque, accanto ad un rinnovato sostegno alla lotta di liberazione del popolo iracheno, una risposta forte, chiara e determinata da parte di tutti coloro che ritengono fondamentale il principio del diritto dei popoli a resistere all’imperialismo ed all’oppressione. Difendere la Resistenza irachena non è solo un dovere morale, è un imperativo politico, poiché essa chiama in causa il nostro stesso diritto a resistere, a lottare, qui in Italia, contro le ingiustizie e lo sfruttamento.

Ci rivolgiamo perciò a tutte le forze che si riconoscono in questo principio e che intendono battersi per affermarlo nell’attuale contesto del nostro paese.

Dato che la risposta da costruire deve basarsi su analisi, approfondimenti e riflessioni collettive, promuoviamo un convegno nazionale per il prossimo 27 novembre.

Pensiamo che i temi da sviluppare siano:

1. Il diritto a resistere oggi, con particolare riferimento all’Iraq ed alla Palestina.

2. La centralità della lotta del popolo iracheno, prima linea della resistenza alle pretese imperiali americane.
3. Resistenza irachena e Resistenza italiana: due esperienze storiche a confronto.

4. Le imprese coloniali italiane: come vennero presentate come e da chi vennero contrastate.

5. Che cosa è realmente il terrorismo?

6. La questione della non violenza.

7. La sinistra italiana di fronte alla guerra infinita.

8. La vita quotidiana (democrazia, informazione, eccetera) nell’occidente in guerra.

9. Resistenza dei popoli del sud del mondo e lotta anticapitalista in occidente.



Promuovono:

-COMITATI IRAQ LIBERO

-Rivista ROSSO XXI

-Rivista PRAXIS

-Rivista LA MONTAIGNE (già ERNESTO TOSCANO)

-AMR PROGETTO COMUNISTA-SINISTRA DEL PRC

-CAMPO ANTIMPERIALISTA Italia

-AGINFORM

-UTOPIA ROSSA

-UMBRIA CONTRO LA GUERRA

-Rivista RAPPORTI SOCIALI

-LUPO di Osimo

-ASSOCIAZIONE PELLEROSSA Cesena

-ASSOCIAZIONE ITALO-ARABA ASSADAKAH Roma

-CAMPO ANTIMPERIALISTA Sardegna

-ANTIMPERIALISTI MARCHE



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3. Il tour italiano di Sammi Alaà, rappresentante dell'Alleanza Patriottica Irachena



Continuano le assemblee e gli incontri con esponenti della Resistenza irachena.

E' questo il modo migliore per far conoscere gli sviluppi della situazione in Iraq, le valutazioni, le prospettive e i programmi della Resistenza.

Questa volta, dal 23 novembre al 5 dicembre, sarà in Italia Sammi Alaà, dell'Alleanza Patriottica Irachena (vedi schede).



Questo è il calendario degli incontri:



Martedì 23 novembre BRESCIA

Mercoledì 24 novembre MILANO

Giovedì 25 novembre TORINO

Venerdì 26 novembre FABRIANO

Sabato 27 novembre FIRENZE

Domenica 28 novembre FOLIGNO

Lunedì 29 novembre CESENA

Martedì 30 novembre POGGIBONSI

Mercoledì 01 dicembre PIETRASANTA

Giovedì 02 dicembre PIOMBINO

Venerdì 03 dicembre SASSARI

Sabato 04 dicembre CATANIA

Domenica 05 dicembre CATANIA



Nel prossimo notiziario renderemo noti luoghi ed orari esatti di questi incontri.



CHE COS’E’ L’ALLEANZA PATRIOTTICA IRACHENA


L’Alleanza Patriottica Irachena (API) venne fondata nel giugno del 1992 con la prima conferenza in Svezia. Essa raggruppa, nel folto ambiente degli iracheni che a varie riprese furono obbligati all’esilio, baathisti di sinistra, socialisti, curdi, e molti fuoriusciti dal Partito Comunista. I fondatori dell’API, Jabbar al-Kubaysi e Awni al-Kalemji, erano prima esponenti di spicco del “Fronte Popolare Iracheno” formatosi nel 1979 in opposizione al regime di Saddam Hussein. Del Fronte facevano parte, oltre al Partito Comunista, socialisti di varia osservanza, i nasseriani e i due movimenti nazionalisti curdi: il PUK di Talabani e il PDK di Barzani. Jabbar al-Kubaysi, Awni al-Kalemji e molti altri escono nel 1982 dal Fronte quando esso, su pressione di Damasco e Tehran, adotta una posizione antirachena di appoggio all’Iran nella fratricida guerra in corso tra i due paesi. Davanti all’aggressione del 1991, mentre coloro da cui si erano separati dieci anni prima danno il benvenuto all’invasione imperialista pur di rovesciare Saddam Hussein, Jabbar al-Kubaysi e Awni al-Kalemji si schierano dalla parte dell’Iraq e da allora, pur nelle difficoltà dell’esilio, si battono contro le sanzioni e l’embargo e denunciano come filoimperialisti i vari raggruppamenti politici degli esiliati iracheni. Davanti all’imminenza della seconda aggressione, nel novembre-dicembre 2002, una delegazione dell’API si reca a Bagdad, dove svolge incontri ad alto livello con le autorità politiche irachene. Il governo di Saddam Hussein chiede all’API di rientrare nel paese e di partecipare legalmente alla vita politica. L’API condiziona il rientro ad un accordo su tre punti: adozione di una nuova costituzione democratica, pluripartitismo e libertà di parola e di stampa. Il Governo accetta in linea di massima e promette di onorare gli accordi entro il 15 aprile del 2004. Nel frattempo scatta l’aggressione e gli americani occupano Bagdad. L’API, mentre intensifica i suoi sforzi per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale e anzitutto europea, decide di far rientrare, nell’Iraq appena occupato, alcuni suoi dirigenti, tra cui Jabbar al-Kubaysi. Jabbar svolge subito un ruolo di punta nella Resistenza e, a partire da Falluja, tenta di unificare i vari gruppi partigiani in un fronte di liberazione unito. Per questo verrà alla fine arrestato il 3 settembre scorso dagli americani, che ora lo detengono illegalmente e in violazione dei più elementari diritti umani.

CHI E’ SAMMI ALAA’


Sammi Alaa’ crebbe in un ambiente familiare comunista. Nel1982 si trasferì per ragioni di studio in Ungheria, dove divenne membro del Partito Comunista Iracheno. Con un gruppo di altri compagni animati da uno spirito guevarista, abbandona il partito per fondare a Budapest un Comitato Patriottico Iracheno. Dal 1986 al 1988 visse in Siria per poi trasferirsi in Danimarca come rifugiato politico. Proprio negli anni del crollo dell’URSS si impegna nell’ambiente dei rifugiati iracheni ed entra in contatto con la sinistra danese di cui scoprirà con disappunto il deficit di antimperialismo, soprattutto davanti all’aggressione all’Iraq del 1991. Dal 1994 è tra i fondatori del Comitato contro le sanzioni all’Iraq che raggruppa le varie forze che erano contro l’embargo contro l’Iraq decretato dall’ONU. Raggiunge l’Alleanza Patriottica Irachena nel febbraio 2003, in occasione della sua terza conferenza di Parigi. Nel settembre 2003, dopo la seconda aggressione imperialista al suo paese, è tra i fondatori, assieme alla sinistra marxista-leninista, del Comitato Iraq Libero di Danimarca, di cui diventa Presidente. Compie diversi viaggi in Scandinavia, Austria e Italia partecipando a varie manifestazioni e assemblee contro la guerra e in difesa della Resistenza popolare irachena, di cui è uno dei portavoce europei.



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4. Solidarietà ai compagni di Milano



Apprendiamo, da un comunicato del Coordinamento di lotta per la Palestina di Milano, di un nuovo tentativo di criminalizzazione a mezzo stampa nei confronti di un militante antimperialista impegnato nel sostegno alla lotta di resistenza dei popoli palestinese ed iracheno.

Questa volta il giornalista si chiama G. Amadori e scrive su Panorama.

Ad essere dipinto come “terrorista”, in un articolo che prende fra l’altro di mira la manifestazione tenutasi a Milano lo scorso 25 settembre in occasione della “Giornata internazionale d’azione per la Resistenza irachena", è infatti un compagno palestinese del Coordinamento stesso.



Al compagno ed al Coordinamento va la piena solidarietà dei Comitati Iraq Libero.

D’altra parte questa notizia non ci stupisce, essendo solo la puntuale conferma degli intenti repressivi che muovono con grande sincronia gli apparati governativi, i grandi mezzi di informazione e la magistratura, in special modo contro chi si batte a fianco dei popoli in lotta e della Resistenza irachena in particolare.

Di tutto ciò siamo la prova provata, essendo oggetto da oltre un anno di attacchi a mezzo stampa; basti pensare – solo per citare gli esempi più clamorosi - alla demonizzazione della manifestazione del 13 dicembre 2003, alla campagna calunniatrice di Magdi Allam che aprirà la strada agli arresti di Moreno Pasquinelli, Alessia Monteverdi e Maria Grazia Ardizzone ed al sequestro del sito di Iraq Libero, all’attenzione ossessiva di Libero e del Giornale.



Insomma, niente di nuovo sotto il sole. La repressione è un aspetto del regime che vuol negare il diritto a resistere e la stampa di regime fa il suo servizio.

Per resistere alla repressione è necessaria la massima unità e consapevolezza. Anche per questo rinnoviamo la piena solidarietà ai compagni del Coordinamento di lotta per la Palestina con i quali abbiamo condiviso la mobilitazione del 25 settembre.



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5. Sottoscrizione per Iraq Libero



Come tutti possono immaginare, le attività a sostegno della Resistenza irachena richiedono non solo tempo, impegno e militanza, ma anche soldi.

Fino ad oggi si è cercato di far fronte alle varie esigenze, con piccole sottoscrizioni, raccolte fondi in occasione delle riunioni nazionali ed anticipi vari.

Ora, con lo svilupparsi delle iniziative, occorre una contribuzione più ampia.

Nell'ultima riunione di Iraq Libero abbiamo perciò deciso di aprire un Conto corrente postale dove effettuare i versamenti.

Ora tocca a tutti voi!


I versamenti vanno effettuati sul ccp n° 57286221 intestato a Leonardo Mazzei, mettendo nella causale SOTTOSCRIZIONE.

Lo stesso ccp è utilizzabile per fare versamenti sia per ricevere il libro TORTURE "MADE IN USA" di Mauro Pasquinelli al prezzo unitario complessivo (libro + spese di spedizione) di 13 euro (causale LIBRO), sia per ricevere le bandiere irachene al prezzo unitario (bandiera + spese di spedizione) di euro 9 (causale BANDIERA).

Per comunicazioni scrivere a comitato_nazionale@iraqlibero.at



COMITATI IRAQ LIBERO – 5 NOVEMBRE 2004