La giornalista Rosanna Sapori, leghista doc, licenziata in tronco. Tutto comincia con la malattia di Bossi e con il blitz in radio del senatore Stefani...
Vietato parlar male del premier: epurazione a Radio Padania
da L'Unità di Natalia Lombardo
ROMA Mobbing in casa leghista. Rosanna Sapori, giornalista di «Radio Padania Libera» dal 2000, è stata licenziata in tronco. Senza preavviso e senza neppure una lettera, le ha telefonato l’amministratore Cesare Bossetti il 2 novembre: «La radio ha una nuova linea editoriale in cui lei non rientra. Il suo contratto è scaduto il 30 ottobre. Arrivederci». A denunciare l’accaduto è stato il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Franco Abruzzo: ha chiesto alla Lega di cancellare «l’ingiusto licenziamento» e «di applicare la "legge Biagi", voluta dal ministro Maroni. Rosanna era da anni co.co.co., contratto che mascherava una prestazione professionale a tempo pieno». A dichiarare guerra a Rosanna Sapori è stato il senatore Stefano Stefani, nominato da Bossi responsabile dei Media (del resto ha la licenza media...), consigliere della Editoriale Nord nonché vicepresidente della banca leghista CrediEuroNord; ha avuto anche qualche imbarazzo con la giustizia. È l’ex sottosegretario alle Attività produttive, con delega al Turismo, che la sparò tanto grossa da far disdire a Schroeder le sue vacanze in Italia: «I turisti tedeschi fanno roboanti gare di rutti dopo pantagrueliche bevute di birra e scorpacciate di kartoffel fritte... ».
Rosanna Sapori, 46 anni, dal 2000 conduceva la trasmissione in diretta «Sapori e dissapori», tre ore tre volte a settimana, molto seguita. Una leghista doc ascoltata dallo stesso Bossi che, racconta, «mi chiedeva sempre: “Cosa dice la gente? Ora non mi chiama più... ». Uno stipendio da 720 euro al mese saliti ora a 990, pagandosi i contributi Inpgi. Già pubblicista, iscritta all’albo dei praticanti giornalisti come free lance, il 30 ottobre ha fatto lo scritto dell’esame da professionista. Tra l’altro, ricorda Abruzzo: «In passato l'Ordine ha riconosciuto almeno 5 praticantati alla Padania dello stesso tenore - (co.co.co.) - So personalmente che l'amministratore del giornale, senatore Stefani, si è infuriato quando l'Inpgi gli ha presentato il conto (500 milioni di vecchie lire di contributi evasi)». Eppure, continua, «la Padania e Radio Padania, testate autonome giuridicamente, sono una sola realtà di fatto; vivono di soldi pubblici» che dà loro la vituperata «Roma Ladrona». E sembra che a Radio Padania sia in arrivo un miliardo di lire in finanziamenti pubblici.
Che fosse nel mirino di Stefani non era una novità, per Rosanna, che ora aprirà una vertenza e scriverà un libro sul mobbing. Non ha mai ricevuto un richiamo ma le raccontavano gli insulti del boss. La «svolta» è stata il passaggio di mano come responsabile dell’informazione da Matteo Salvini a Giulio Cainarca, il primo novembre. Il 2 è stata licenziata. Da quando il Senatur si è ammalato, «dalle 17 di quell’11 marzo del 2004 sono cominciati i problemi», racconta Rosanna. Quel giorno Stefani si precipitò alla radio cominciando a farla da padrone. «Forse mi hanno fatto pagare la schiettezza, ultimamente sono stata molto critica verso Berlusconi e Pisanu, ma non ho mai attaccato né Stefani né i ministri leghisti». La radio oggi spiegherà la sua scelta, ma ha già cancellato Rosanna dai palinsesti.
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