Ciao ragazzi, date un'occhiata a questo articolo tratto dalla rivista dell'U.P.:
L'Italia aeronautica fuori dall'Europa
Nell'ltalia aeronautica le licenze sono da più di un decennio un problema insolubile. Ieri con la sostituzione del 1°, 2°, 3° grado con licenze di pilota privato e pilota commerciale ci siamo visti consegnare un brevetto eternamente provvisorio; oggi, in ambito JAA abbiamo un brevetto l.C.A.O., valevole in Italia, nel Terzo e Quarto mondo ma non in Europa.
Se ieri la provvisorietà delle nostre licenze era tema di ironie e paradigma della burocraticità sterile di Civilavia, oggi comporta una fortissima riduzione delle possibilità di occupazione per i piloti italiani.
Nello scenario attuale, con la forte crisi del settore del trasporto aereo mondiale, non essere in possesso di una licenza J.A.R. significa avere in Italia più di duecento piloti stranieri impiegati in compagnie nazionali e praticamente nessun italiano impiegato in Europa con la licenza aeronautica rilasciata dall' E.N.A.C.
La situazione dei piloti italiani è gravissima, non solo abbiamo centinaia di colleghi disoccupati provenienti da Compagnie in crisi o chiuse, come Minerva,Gandalf, Alisea, Air industria, Azzurra ma anche giovani ragazi di Sky Master (sono piu di centoventi attualmente a casa), impossibilitati a trovare lavoro nel resto della nostra, oramai comune, casa europea.
Unione Piloti non sostiene tesi nazionalistiche, non chiede di assumere prima i piloti italiani di quelli stranieri, tesi sciovinistiche ormai fuori dal mondo, tuttavia pretende le pari opportunità in un momento in cui i piloti italiani soffrono di fatto una situazione discriminatoria in Europa a causa della limitazione della licenza E.N.A.C. oltre i confini nazionali.
L' Italia, stato fondatore dell' Unione Europea, nell'implementazione e recepimento delle J.A.R. è superata anche da Slovenia e Repubblica Ceca ed è in compagnia di Turchia, Ungheria e Romania. Si pongono anche altri problemi oltre quelli suddetti, ad esempio il tipo di tassazione attuata oggi ai piloti stranieri che lavorano in compagnie italiane. Un pilota che viene assunto da una compagnia italiana tramite le agenzie di lavoro interinale (proprio cosi esistono anche per noi) subirà la tassazione del paese in cui l'agenzia è registrata. Queste agenzie di ''trova lavoro'' stranamente hanno sede esattamente dove hanno sede le agenzie di leasing, facendo un esempio a caso, quelle che hanno sede in Irlanda pagano un 15% di tasse anzichè un buon 35% e questo significa non solo posti di lavoro persi in Italia ma anche una diminuzione del gettito fiscale italiano; stessa cosa vale per il Fondo Volo.
Senza entrare nei dettagli, si puo avere un'idea di quanti danni la non certificazione delle licenze rilasciate da E.N.AC. ha per il sistema Italia.
I piloti stranieri che vogliono venire a lavorare in Italia devono semplicemente iscriversi all'E.N.G.A., unico albo di professionisti che non richiede un esame ( per fare un parallelo, puo un architetto o ingegnere europeo iscriversi all'albo corrispettivo nella stessa maniera? La risposta è chiaramente NO). Ma vediamo cosa non rende le licenze italiane J.A.R. e perchè L' E.N.A.C. ha subito l'ultimo audit da parte della J.A.A. nel novembre 2003, superando il F.C.L.1 (ala fissa) e il F.C.L.2 (ala rotante) ma non ha ancora superato l'audit per F.C.L.3, cioè il protocollo riguardante le visite mediche periodiche.
Oggi l'ostacolo che impedisce il riconoscimento europeo delle licenze italiane è l'inadeguatezza del sistema visite mediche rispetto alle indicazioni europee (la normativa per le visite mediche in Italia è paradossalmente più restrittiva di quella europea del F.C.L.3).
Così un pilota straniero che non supererebbe le nostre visite all'l.M.L. ma che è nei limiti F.C.L.3 puo volare in Italia, mentre un italiano che ha superato una visita medica più fiscale, pero non riconosciuta dalle J.A.R., non puo volare in Europa.
Il nodo di certificazione F.C.L.3 delle visite mediche dunque è essenzialmente burocratico.
Attualmente in Italia le idoneità psico-fisiche dipendono dal Ministero dei Trasporti, dal Ministero della Sanità, dal Ministero della Difesa e anche da quello dell' Economia (per il budget). Il problema è solo di giurisdizione in quanto dalla situazione attuale, dove le visite mediche competono al Ministero della Difesa l.M.L., e al Ministero della Sanità S.A.S.N., si passerebbe tutta la gestione all' E.N.A.C. per adempiere al F.C.L.3 e quindi avere definitivamente le licenze italiane in linea con le normative J.A.R.. Il mancato adeguamento, questa volta, non è colpa delle lentezze E.N.A.C.(Ministero dei Trasporti), anzi l'ex Civilavia sta cercando di implementare prima possibile le normative europee. La colpa non ricade nemmeno sul Ministero della Difesa pronto ad applicare i nuovi limiti europei, meno restrittivi, nelle visite mediche.
Il responsabile sembra risiedere nel Ministero della Sanità, restio ad applicare le nuove norme comunitarie in quanto queste sono solo indicazioni e non vi è obbligatorietà nel recepirle. Non capiamo questa politica del Ministero della Sanità e di chi per conservare pezi di passato senza un motivo valido, penaliza non solo i singoli piloti impossibilitati a trovare lavoro all'estero ma tutto il sistema Italia relegandoci ai margini dell'Europa. Riteniamo che questo atteggiamento miope e controproducente sia inaccettabile in un paese democratico ed avanzato quale l'ltalia dichiara di voler essere. Unione Piloti continua a premere affinchè possa essere attuato un intervento concreto ed immediato nei confronti del Ministero della Sanità in modo da sbloccare questa situazione incresciosa e si giunga finalmente ad una soluzione.




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