Nel 1925 per mezzo di un oscuro popolo dell'America Centrale lo swastika assurse a nuovo onore nel mondo. E' di questo fatto singolare e meraviglioso che voglio parlare in questo thread.
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Nel 1925 per mezzo di un oscuro popolo dell'America Centrale lo swastika assurse a nuovo onore nel mondo. E' di questo fatto singolare e meraviglioso che voglio parlare in questo thread.
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Non dovette restare impassibile monsieur Renè Guènon quando, nell'anno di grazia 1929, trasse da un resoconto geografico del Journal de Débats la notizia che in America il fiero popolo dei Cuna si era dato un governo indipendente, ed erano ormai quattro anni, sotto il vessillo dello swastika.
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Tali indios, chiamati dai colonizzatori Cuna, si appellavano in realtà Tule, che per loro significava null'altro che uomini "gente", come leggo da fonti in lingua spagnola, e Tule fu detta la loro Repubblica.
Il metafisico francese non si interessò delle vicende politiche che avevano condotto all'autodeterminazione dei Cuna-Tule, ma colse immediatamente il significato simbolico, cristallino, sì da concludere:
per quanto riguarda la tradizioni dell'antica America, sussistono delle vestigia in misura molto maggiore di quanto non si creda .
Non aveva, forse, egli stesso preconizzato un tale stato di cose allorchè, parlando della Tula iperborea, puntava l'attenzione verso occidente, all'Atzlan , la Tula dei Toltechi?
L'Atzlan ha per simbolo una montagna bianca, la montagna polare di Tula, che molte Tradizioni indicano come l'Isola bianca.
Una montagna, l'isola, il colore bianco. Ho adesso le tracce per proseguire nella ricerca sul popolo che chiama se stesso Tule.
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Secondo la tradizione orale Cuna il mondo era fatto di oro prima che giungesse l'eroe "culturale" Ibeorgun. Egli lasciò i suoi insegnamenti e affidò alle donne e agli uomini la norma di convivenza e la morale sessuale. Ma ciononostante, e anzi proprio perciò, da allora il mondo fu meno dorato.
Le narigueras ( anelli al naso) che da quel lontano tempo le donne portarono, fatte di oro, furono il sigillo di quel deposito primordiale e il pegno della retta conservazione delle regole sociali. Il "nose ring" trovò una tardiva, o postuma, sanzione in una nuova edizione della bandiera che in tempi di antinazismo i Tule adottarono, così attestano le fonti, "because everyone knows Germans do not wear nose rings." Ma allora la Repubblica indipendente di Tule era solo un ricordo e la realtà era una stretta esistenza, il confino nella riserva.
Ecco la bandiera con lo Swastika ornato dell'anello
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Tornando all'essenziale, ricorda il ricercatore Oscar Salazar che i Tule sono genti "que no conocen la criminalidad, ni la delincuencia, ni la violencia política, donde no existe la prostitución, la usura, donde la religión es una positiva filosofía de su vida y una afirmación del desafío constituido por la existencia."
Dopo una simile, ovidiana descrizione di una razza dell'oro mi resta da percorrere un altro tratto, in cui cercherò altre preziose relique dell'età Cuna dell'oro.
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I Cuna sono bassi di statura e l'incarnato dei loro volti è di bronzo.
Tendono alla pinguedine e le masse muscolari sono compatte e conferiscono vigore alle figure. Nondimeno la donne Tule sono reputate fra gli indios specialmente belle.
Ce lo rende noto lo studioso Leslie C. Burkhardt .
C'è poi un altro dato fisico-medico, che già per la scienza ha qualcosa di curioso:The Tule have the highest incidence of albinism in the world.
La più alta incidenza di albinismo al mondo: abbiamo trovato il carattere "bianco", per la via che meno ci saremmo immaginati.
Prima che l'evangelizzazione limitasse quella pratica rituale, i Cuna-Tule erano soliti uccidere - sacrificare- gli albini appena nati.
La spiegazione di un tale cruento rituale era fornita da quegli indios: non l'eccezionale bruttezza o la mostruosità erano cagione dell'omicidio, ma il fatto che dovevano essere salvati dai raggi del sole tropicale. Ebbero forse, in illo tempore, un altro sole, meno funesto e bruciante, questi esseri diafani?
Di certo ebbero un'altra patria: le zone boschive e inaccessibili della Colombia e di Panama non ospitarono i primi Tule, ma furono il teatro di una diaspora causata dalla colonizzazione spagnola e dalle influenze Yenkee. Il mito vuole che Tiolele, l'artefice del Cosmo, avesse riservato loro la falde della mistica montagna Takarcuna, poi identificata con un monte della Colombia. Pertanto la montagna fu la prima casa di questi uomini: l'ultima, dove sorse la Repubblica di Tule , fu un territorio sul mare e la rivolta mosse dalle isole di Tupile e Ukupseni.
Albini, montani, e insulari sono i Tule.
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Molto interessante ! Complimenti all'egregio Senatore !![]()


Riporto in auge.


LA REPUBBLICA DI TULE
(articolo apparso su “La Cittadella”, prima serie diretta da S. C. Ruta, n. 25, luglio-settembre 1990; viene qui riprodotto con la correzione degli errori e con il taglio di alcune note)
In questo secolo, curiosamente, il simbolo dello swastika si è palesato pubblicamente più volte e sempre entro un orizzonte “militante”. In Germania, già prima della Grande Guerra, è agitato come segno di “arianità” dai gruppi facenti capo a personaggi come Guido von List e Lanz von Liebenfels, in cui nazionalismo e razzismo si fondono con l’occultismo; più tardi, nel 1917, Rudolf von Sebottendorf lo associa significativamente al nome della società politico-esoterica da lui fondata, la Thule, in prima linea, dopo la fine del Reich, nella lotta contro il bolscevismo; con Hitler, come hakenkreuz, assurge a simbolo del nazionalsocialismo.
In Asia, tra il 1917 e il 1921, lo swastika, simbolo tradizionalmente vivo nell’area del bon-po e del lamaismo, entra in campo contro la rivoluzione sovietica, figurando come emblema della cavalleria mongola guidata dall’enigmatico barone Ungern-Sternberg. Nell’India in lotta per l’indipendenza, partendo da Poona, la città di Tilak, lo “scopritore” della “dimora artica” degli antichi indo-arii, si diffonde il vessillo arancione con lo swastika al centro, innalzato dalla R.S.S.S., braccio armato della Società della nazione indù, fondata nel ’42 da Vinayak Damodar Savarkar, detto “Vir” (Valoroso, Eroe), cui è proprio il sogno di un’India grande e forte, libera non solo dagli inglesi, ma anche da ogni influenza e presenza islamica.
Pronunciarsi sulla consapevolezza che gli accennati personaggi e movimenti ebbero del significato più alto e autentico dello swastika è problematico, specialmente per quanto riguarda il caso tedesco. In un capitolo de Le Symbolisme de la Croix (1931), dedicato al simbolo in questione, Guénon affermava, infatti, essere l’India e l’Asia centrale e orientale “regioni […] forse le sole ove se ne conosca ancora il significato” (1). E ancor prima, ne Le Roi du Monde (1927), l’esoterista francese, a proposito dello stesso soggetto, aveva scritto: “Il suo senso reale viene qui fatto conoscere certamente per la prima volta nell’Europa moderna” (2). Lo swastika, veniva spiegato al lettore, “è essenzialmente il ‘segno del Polo’” (3): del Polo metafisico: il Principio divino che svolge la sua azione “assiale”, “regolatrice” nei confronti del mondo; del Polo iniziatico: il Re del Mondo che l’accennato principio incarna nell’ambito umano; del Polo geografico (ma d’una “geografia sacra” sconosciuta ai moderni): quell’Artide che fu la sede della civiltà primordiale iperborea e a cui allude il mito dell’ “ultima Thule”.
Abbiamo visto dapprima associati il nome Thule e lo swastika nella Germania prenazista. Guénon a ciò non accenna, ma più volte, trattando dello swastika, ha detto di un suo “uso del tutto artificiale e antitradizionale […] da parte dei ‘razzisti’ tedeschi” (4). Curioso è però che lo stesso Guénon, così poco incline ad approvare l’uso politico di simboli tradizionali, abbia ben due volte, nel 1929 e nel 1931 (5), riportato in suoi scritti, con evidente compiacimento, la seguente notizia, tratta dall’articolo di F. Grandidier Les indiens de l’isthme de Panama, apparso sul “Journal des Débats” del 22 gennaio 1929:
“Nel 1925, gran parte degli indiani Cuna si ribellarono, uccisero i gendarmi di Panama che si trovavano sul loro territorio e fondarono la Repubblica indipendente di Tulé, la cui bandiera è uno swastika su fondo arancione, con bordo rosso. Questa repubblica esiste ancora attualmente”.
Ne Le Roi du Monde (cap. X) Guénon, indicando la diffusione del toponimo “Thulé”, non aveva mancato di ricordare la sua presenza in America Centrale. L’esempio più noto è quello di Tula, una città del Messico odierno, che sorge nei pressi dell’antica Tula (o Tollan o Tonatlan), che fu centro sacro dei Toltechi, derivazione d’una scomparsa Tula atlantica cui accennano i miti più antichi delle civiltà centro-americane e che Guénon ritiene esser stata a sua volta “immagine” della Thule iperborea (6).
Ora, commentando la notizia citata sui fatti di Panama, l’esoterista francese poteva quindi “desumere che le tradizioni dell’antica America non siano andate del tutto perdute come si pensa” , ovvero che ne “sussistono delle vestigia in misura molto maggiore di quanto si creda” (8). Non ci risulta che la Repubblica di Tule abbia incontrato, dopo Guénon, l’interesse degli studiosi di cose tradizionali. Eppure essa, anche se non gode di piena indipendenza, sopravvive ancor oggi, battendo la stessa bandiera con al centro lo swastika.
I Cuna o Cuna-Cuna, o Tule, sono una popolazione del gruppo linguistico chibcha, comprendente circa 30.000 individui distribuiti nel Sud-Est della Repubblica di Panama, nelle Provincie di San Blàs e di Darìen; qui specie lungo la costa, sul Golfo di Urabà, parte più interna del Golfo del Darìen. Razzialmente appartengono al tipo istmide: brachicefali, piccola statura, naso sottile, pelle giallastro-chiara. Il dato più singolare è che nel San Blàs i Cuna sono albini. Già Vasco Nuñez de Balboa, nel ‘500, aveva parlato, incontrandoli, di indios biondi; un antropologo americano, lo Harris, ritiene che l’albinismo dei Cuna del San Blàs, che si associa a un colorito di pelle più chiaro che fra le altre tribù, ma anche ad una statura pigmoidale (149, 9 cm di media; nel Darìen si sale a 154, 9 cm) un fattore patologico, effetto dell’isolamento e del regime di consanguineità. Comunque sia, questo biondismo o albinismo, unito al nome Tule e allo swastika, non può non fare uno strano effetto…
Non bisogna tuttavia credere che tutti i Cuna facciano parte della Repubblica di Tule: solo 15.000. Alla “famosa” rivolta contro il governo panamense parteciparono infatti 15 tribù. L’insurrezione scoppiò il 15 febbraio 1925 e si concluse il 2 marzo dello stesso anno, avendo dovuto i Cuna-Tule arrendersi alla nave da guerra statunitense “Cleveland”, venuta a ribadire la politica dell’ “orto di casa”.
Quindici anni dopo, però, un rappresentante dei Cuna-Tule, tal Mario Porràs, poteva sedere all’Assemblea nazionale panamense per far valere i diritti della “Repubblica dello swastika”. Oggi pare che i Cuna sino fra le tribù indie panamensi più attive nella difesa ambientale (lo abbiamo letto su un quotidiano qualche mese fa).
Altro, purtroppo, per ora non ci è possibile aggiungere (9). Certo è che quello dei Cuna-Tule è uno dei tanti enigmi lasciatici dal mondo precolombiano, enigmi che a loro volta rimandano all’insondabile mistero della Tradizione iperborea, di cui lo swastika resta il simbolo centrale e il cui apparire entro le contingenze del mondo non toglie che, come ebbe a dire Guénon, “i misteri del Polo (elasrâr el-qutbanyah) sono sicuramente ben conservati e niente potrà esserne saputo all’esterno prima che il tempo fissato non sia compiuto” (10).
Sandro Consolato
Note
(1) – R. Guénon, Il Simbolismo della Croce, Rusconi, Milano 1973, p. 100.
(2) – Id., Il Re del Mondo, Adelphi, Milano 1978, pp. 23-24.
(3) – Ibid., p. 23.
(4) – Id., Il Simbolismo…, cit., p. 100 n. 2. Cfr.pure Id., Forme tradizionali e cicli cosmici, Mediterranee, Roma 1974, p. 32 n. 8.
(5) – 1929: su “Le voile d’Isis” (cfr. ora Forme tradizionali…, cit., p. 30 n. 5); 1931: ne Il Simbolismo…, cit., p. 99 n. 1.
(6) – E’ interessante notare che i romanzi autobiografici di C. Castaneda su gli insegnamenti esoterici dello “stregone” yaqui Don Juan, fanno riferimento alla tradizione tolteca, tanto che uno di essi, Il Dono dell’Aquila, si svolge nell’area delle rovine di Tula. Le tradizioni messicane erano al centro anche del romanzo di D. H. Laerence Il Serpente Piumato, su cui negli anni Venti il “Leo” del Gruppo di Ur portò l’attenzione, affermando altresì la persistenza nel Messico odierno delle “forze occulte aborigene” (Leo, Il Serpente Piumato, in Introduzione alla Magia, vol. III, Mediterranee, Roma 1971, pp. 302-306).
(7) – R. Guénon, Il Simbolismo…, cit., p. 99 n. 1.
(8) – Id., Forme tradizionali…, cit., p. 30 n. 5.
(9) – I dati riferiti dipendono dalle sgg. fonti: Enciclopedia Hoepli, Milano 1955, voce Cuna; R. Biasutti, a cura di, Razze e Popoli della Terra, Utet, Torino 1977 (per le pagine, v. nel vol. IV la voce Cuna, nell’Indice dei nomi etnici e razziali).
(10) – R. Guénon, Considerazioni sulla via iniziatica, Bocca, Milano 1949, p. 337.


LA REPUBBLICA DI TULE
(articolo apparso su “La Cittadella”, prima serie diretta da S. C. Ruta, n. 25, luglio-settembre 1990; viene qui riprodotto con la correzione degli errori e con il taglio di alcune note)
In questo secolo, curiosamente, il simbolo dello swastika si è palesato pubblicamente più volte e sempre entro un orizzonte “militante”. In Germania, già prima della Grande Guerra, è agitato come segno di “arianità” dai gruppi facenti capo a personaggi come Guido von List e Lanz von Liebenfels, in cui nazionalismo e razzismo si fondono con l’occultismo; più tardi, nel 1917, Rudolf von Sebottendorf lo associa significativamente al nome della società politico-esoterica da lui fondata, la Thule, in prima linea, dopo la fine del Reich, nella lotta contro il bolscevismo; con Hitler, come hakenkreuz, assurge a simbolo del nazionalsocialismo.
In Asia, tra il 1917 e il 1921, lo swastika, simbolo tradizionalmente vivo nell’area del bon-po e del lamaismo, entra in campo contro la rivoluzione sovietica, figurando come emblema della cavalleria mongola guidata dall’enigmatico barone Ungern-Sternberg. Nell’India in lotta per l’indipendenza, partendo da Poona, la città di Tilak, lo “scopritore” della “dimora artica” degli antichi indo-arii, si diffonde il vessillo arancione con lo swastika al centro, innalzato dalla R.S.S.S., braccio armato della Società della nazione indù, fondata nel ’42 da Vinayak Damodar Savarkar, detto “Vir” (Valoroso, Eroe), cui è proprio il sogno di un’India grande e forte, libera non solo dagli inglesi, ma anche da ogni influenza e presenza islamica.
Pronunciarsi sulla consapevolezza che gli accennati personaggi e movimenti ebbero del significato più alto e autentico dello swastika è problematico, specialmente per quanto riguarda il caso tedesco. In un capitolo de Le Symbolisme de la Croix (1931), dedicato al simbolo in questione, Guénon affermava, infatti, essere l’India e l’Asia centrale e orientale “regioni […] forse le sole ove se ne conosca ancora il significato” (1). E ancor prima, ne Le Roi du Monde (1927), l’esoterista francese, a proposito dello stesso soggetto, aveva scritto: “Il suo senso reale viene qui fatto conoscere certamente per la prima volta nell’Europa moderna” (2). Lo swastika, veniva spiegato al lettore, “è essenzialmente il ‘segno del Polo’” (3): del Polo metafisico: il Principio divino che svolge la sua azione “assiale”, “regolatrice” nei confronti del mondo; del Polo iniziatico: il Re del Mondo che l’accennato principio incarna nell’ambito umano; del Polo geografico (ma d’una “geografia sacra” sconosciuta ai moderni): quell’Artide che fu la sede della civiltà primordiale iperborea e a cui allude il mito dell’ “ultima Thule”.
Abbiamo visto dapprima associati il nome Thule e lo swastika nella Germania prenazista. Guénon a ciò non accenna, ma più volte, trattando dello swastika, ha detto di un suo “uso del tutto artificiale e antitradizionale […] da parte dei ‘razzisti’ tedeschi” (4). Curioso è però che lo stesso Guénon, così poco incline ad approvare l’uso politico di simboli tradizionali, abbia ben due volte, nel 1929 e nel 1931 (5), riportato in suoi scritti, con evidente compiacimento, la seguente notizia, tratta dall’articolo di F. Grandidier Les indiens de l’isthme de Panama, apparso sul “Journal des Débats” del 22 gennaio 1929:
“Nel 1925, gran parte degli indiani Cuna si ribellarono, uccisero i gendarmi di Panama che si trovavano sul loro territorio e fondarono la Repubblica indipendente di Tulé, la cui bandiera è uno swastika su fondo arancione, con bordo rosso. Questa repubblica esiste ancora attualmente”.
Ne Le Roi du Monde (cap. X) Guénon, indicando la diffusione del toponimo “Thulé”, non aveva mancato di ricordare la sua presenza in America Centrale. L’esempio più noto è quello di Tula, una città del Messico odierno, che sorge nei pressi dell’antica Tula (o Tollan o Tonatlan), che fu centro sacro dei Toltechi, derivazione d’una scomparsa Tula atlantica cui accennano i miti più antichi delle civiltà centro-americane e che Guénon ritiene esser stata a sua volta “immagine” della Thule iperborea (6).
Ora, commentando la notizia citata sui fatti di Panama, l’esoterista francese poteva quindi “desumere che le tradizioni dell’antica America non siano andate del tutto perdute come si pensa” , ovvero che ne “sussistono delle vestigia in misura molto maggiore di quanto si creda” (8). Non ci risulta che la Repubblica di Tule abbia incontrato, dopo Guénon, l’interesse degli studiosi di cose tradizionali. Eppure essa, anche se non gode di piena indipendenza, sopravvive ancor oggi, battendo la stessa bandiera con al centro lo swastika.
I Cuna o Cuna-Cuna, o Tule, sono una popolazione del gruppo linguistico chibcha, comprendente circa 30.000 individui distribuiti nel Sud-Est della Repubblica di Panama, nelle Provincie di San Blàs e di Darìen; qui specie lungo la costa, sul Golfo di Urabà, parte più interna del Golfo del Darìen. Razzialmente appartengono al tipo istmide: brachicefali, piccola statura, naso sottile, pelle giallastro-chiara. Il dato più singolare è che nel San Blàs i Cuna sono albini. Già Vasco Nuñez de Balboa, nel ‘500, aveva parlato, incontrandoli, di indios biondi; un antropologo americano, lo Harris, ritiene che l’albinismo dei Cuna del San Blàs, che si associa a un colorito di pelle più chiaro che fra le altre tribù, ma anche ad una statura pigmoidale (149, 9 cm di media; nel Darìen si sale a 154, 9 cm) un fattore patologico, effetto dell’isolamento e del regime di consanguineità. Comunque sia, questo biondismo o albinismo, unito al nome Tule e allo swastika, non può non fare uno strano effetto…
Non bisogna tuttavia credere che tutti i Cuna facciano parte della Repubblica di Tule: solo 15.000. Alla “famosa” rivolta contro il governo panamense parteciparono infatti 15 tribù. L’insurrezione scoppiò il 15 febbraio 1925 e si concluse il 2 marzo dello stesso anno, avendo dovuto i Cuna-Tule arrendersi alla nave da guerra statunitense “Cleveland”, venuta a ribadire la politica dell’ “orto di casa”.
Quindici anni dopo, però, un rappresentante dei Cuna-Tule, tal Mario Porràs, poteva sedere all’Assemblea nazionale panamense per far valere i diritti della “Repubblica dello swastika”. Oggi pare che i Cuna sino fra le tribù indie panamensi più attive nella difesa ambientale (lo abbiamo letto su un quotidiano qualche mese fa).
Altro, purtroppo, per ora non ci è possibile aggiungere (9). Certo è che quello dei Cuna-Tule è uno dei tanti enigmi lasciatici dal mondo precolombiano, enigmi che a loro volta rimandano all’insondabile mistero della Tradizione iperborea, di cui lo swastika resta il simbolo centrale e il cui apparire entro le contingenze del mondo non toglie che, come ebbe a dire Guénon, “i misteri del Polo (elasrâr el-qutbanyah) sono sicuramente ben conservati e niente potrà esserne saputo all’esterno prima che il tempo fissato non sia compiuto” (10).
Sandro Consolato
Note
(1) – R. Guénon, Il Simbolismo della Croce, Rusconi, Milano 1973, p. 100.
(2) – Id., Il Re del Mondo, Adelphi, Milano 1978, pp. 23-24.
(3) – Ibid., p. 23.
(4) – Id., Il Simbolismo…, cit., p. 100 n. 2. Cfr.pure Id., Forme tradizionali e cicli cosmici, Mediterranee, Roma 1974, p. 32 n. 8.
(5) – 1929: su “Le voile d’Isis” (cfr. ora Forme tradizionali…, cit., p. 30 n. 5); 1931: ne Il Simbolismo…, cit., p. 99 n. 1.
(6) – E’ interessante notare che i romanzi autobiografici di C. Castaneda su gli insegnamenti esoterici dello “stregone” yaqui Don Juan, fanno riferimento alla tradizione tolteca, tanto che uno di essi, Il Dono dell’Aquila, si svolge nell’area delle rovine di Tula. Le tradizioni messicane erano al centro anche del romanzo di D. H. Laerence Il Serpente Piumato, su cui negli anni Venti il “Leo” del Gruppo di Ur portò l’attenzione, affermando altresì la persistenza nel Messico odierno delle “forze occulte aborigene” (Leo, Il Serpente Piumato, in Introduzione alla Magia, vol. III, Mediterranee, Roma 1971, pp. 302-306).
(7) – R. Guénon, Il Simbolismo…, cit., p. 99 n. 1.
(8) – Id., Forme tradizionali…, cit., p. 30 n. 5.
(9) – I dati riferiti dipendono dalle sgg. fonti: Enciclopedia Hoepli, Milano 1955, voce Cuna; R. Biasutti, a cura di, Razze e Popoli della Terra, Utet, Torino 1977 (per le pagine, v. nel vol. IV la voce Cuna, nell’Indice dei nomi etnici e razziali).
(10) – R. Guénon, Considerazioni sulla via iniziatica, Bocca, Milano 1949, p. 337.
Io da Meridionale, prendo le distanze sia dal paganesimo della swastika, sia da quello romano...e non associamolo alla Tradizione Occidentale per forza di cose.


Cosa non dovremmo associare alla Tradizione Occidentale?In Origine Postato da Emiliano
Io da Meridionale, prendo le distanze sia dal paganesimo della swastika, sia da quello romano...e non associamolo alla Tradizione Occidentale per forza di cose.
Il paganesimo dello swastika [?] o quello romano?
A proposito ce l' hai ancora il portachiavi runico del coraggio?
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