Da campione osannato a macchietta: le "cassanate" ora sono diventate anche una gag di Fiorello

ANTONIO Cassano è passato in quattro mesi da Capello a Fiorello, però lui non ci trova niente da ridere. Da qualche giorno è tornato a parlare e dice cose strepitose, strabilianti. "Vi sembra un buon motivo tenermi fuori rosa solo perché ho dato una testata a Del Neri?". "Il mio amico Luciano, di Torino, mi ha spiegato che dovrei mettere i tappini nel rubinetto dello spogliatoio e allagarlo, oppure posso rigare la macchina a Sensi, posso fargli l'allegro chirurgo sulla carrozzeria". "O magari faccio i miei bisogni nella lunetta del calcio d'angolo, così Totti va a calciare e ci resta dentro con le scarpe". Così parla Cassano, però con la voce di Fiorello, nell'irresistibile imitazione in onda su "Viva Radio2". Accento barese spinto, vocetta da cartone animato, e quella Ferrari (lui dice: Frrrrèri) che passa sotto la sbarra del telepass per non pagare il pedaggio.

Oppure il pedaggio è proprio questo, diventare un pupazzo comico, un buffo clone di se stesso nel momento più serio (oppure no, la situazione è grave ma non seria) di tutta la sua carriera, di tutta la sua strampalata storia di "problema mai cresciuto", di fuoriclasse con la zavorra: lui. "C'è bisogno che l'uomo diventi come il calciatore" ha appena commentato Berlusconi, non capendo che Cassano è Cassano proprio perché l'uomo (il ragazzo, vabbè) e il calciatore coincidono: negli estri, nelle mattane, nei temporali dell'anima. Però stavolta il fulmine rischia di incenerirlo: Del Neri non dovrebbe convocarlo neanche oggi, per la trasferta di San Siro contro il Milan, contro la squadra di Ancelotti che ha appena dichiarato: "Cassano venga da noi, abbiamo l'ambiente ideale". Ed è tutta una sirena non solo omerica, anche di allarme, di antifurto. Chi si piglia il campione imbizzarrito? "La cessione di Cassano non si può escludere" aveva detto Baldini (non la spalla di Fiorello, quello della Roma) e subito è arrivato Moggi. "Non ci interessa". Ma poi, qualche momento dopo: "Dire che non ci piace sarebbe una bugia". Una frase su cui si è costruito tutto il castello delle eventualità. Moggi cioè Gea cioè Juve cioè i nuovi rapporti tra Roma e Torino. Cioè Cassano juventino, magari già a gennaio? Da Capello a Fiorello a Capello, da Del Neri ai bianconeri, ogni filastrocca a questo punto è possibile. Milan? Manchester? Real Madrid?

Anche se poi, con Cassano, la rima baciata mica funziona. Lui la scassa, come le difese avversarie. E' tipo da scartare di lato, è asimmetrico, è un bambino a zig zag. Agli Europei, con il Trap era stato pio e rispettoso come un boy-scout: merito anche di Gigi Riva, gran domatore di teste matte. E quando di Cassano si erano perse le tracce, dopo l'ennesima fuga dall'allenamento con fragore di porte, cellulari staccati e visite mediche fiscali, il ragazzo è riemerso proprio telefonando a Riva: "Ehi, Gigi, smetti di fumare".

Contatto. In Portogallo giocò poco e meravigliosamente, con quel gol inutile ai bulgari affogato di pioggia e lacrime. Perché Antonio Cassano ha sempre la faccia dei bambini sul punto di piangere, quando un'ingiustizia gli riga la pelle e, di lì a poco, le guance.

Totalmente muto con giornalisti e microfoni, lui parla molto di più con gli allenatori. Per litigarci. Già tre volte ufficiali con Del Neri, fino all'esclusione "per comportamento irriguardoso verso il tecnico e i compagni". Ora le cassanate escono dallo spogliatoio e finiscono nelle radio romane a velocità sospetta, segno che qualche compagno si è stufato e fa la spia. Anche Totti ha ormai mollato quella specie di fratellino adottivo perché, come diceva Totò, ogni limite ha una pazienza. Non gli fa più da ombrello né da scudo, così il bambino può sbagliare da solo e farsi del male fino in fondo. "Stanno uccidendo il suo talento" ammonisce Eugenio Fascetti, l'allenatore che l'ha cresciuto da padre burbero e che ora gli consiglia di cambiare aria. "Sì, è meglio se lascia la Roma" ha detto lo juventino Zambrotta, e in tanti pensano che le ultime cassanate possano essere frutto di una tattica, di una strategia per andarsene a Torino. "Si vede che non lo conoscete: Cassano non è in grado di fare mosse strategiche" ha commentato una voce romanista, non senza perfidia.

Ed è come se il bambino imbizzarrito avesse bruciato tutto il credito, tutto il capitale. Era riuscito persino a litigare con Prandelli, nell'amichevole di Perugia. La sua frase-tipo ai tecnici che lo tolgono dal campo? "Con te non parlo, non sei un uomo, non sei nessuno" riferiscono gli spioni. Mezzo stadio lo ha fischiato contro l'Inter, nel primo ammutinamento della nuova gestione. Il 4-4-2 di Del Neri (lui e Cassano si parlano meno dei fidanzati col muso), con Totti e Montella davanti, può emarginarlo. "Tecnicamente, adesso non mi serve" ha detto l'allenatore e questo sì è uno sfregio, altro che carrozzeria di Sensi. Quelli di "Striscia" hanno provato a dargli il tapiro, e due amici del nostro hanno spintonato Staffelli (uno che ci gode, peraltro). Il resto, come sempre, è ampio dibattito. Andreotti: "Fuori dal campo, ignoratelo". Zola: "Non serve punirlo, col tempo capirà da solo". Matarrese (Antonio): "Serve qualcuno che lo schiaffeggi". Sensi: "Io, dopo Bayer Leverkusen-Roma lo avrei preso a sberle sul serio, e non so se lo tengo". Gattuso: "Usi il cervello".

E lui? Per parlare parla. Alla radio. "Ho visto in tv il Grande Fratello americano, erano rimasti solo due concorrenti, una specie di presidente della Repubblica e un altro con lo scucchione, col mento grosso. Uno dei due doveva vincere, così io ho mandato un sms per votare". Mitico. Ma anche in campo lo è.



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