WEEKEND - George Bush vince e convince: ecco perché
Come si spiega la trionfale rielezione del Presidente degli Stati Uniti George W.Bush ? Ti proponiamo questa analisi.
1) Con 175 milioni di americani che si erano iscritti nelle liste elettorali e oltre 125 milioni che si sono recati a votare, gli Stati Uniti hanno avviato una tendenza opposta a quella che si verifica in Europa – o meglio: nella Vecchia Europa. Qui, quando un elettore non è soddisfatto della maggioranza per cui aveva votato e/o dell’opposizione che vorrebbe andare al potere, si astiene. Negli Usa accade il contrario. E questo è ancora più significativo perché in America ci si registra per andare a votare: quanti in Europa, e in Italia in particolare, andrebbero a registrarsi per poi potersi recare alle urne a votare? La vecchia storia della scarsa affluenza alle urne degli elettori americani, interessati al loro "particolare", è una favola che non regge più.
2) I giovani, cioè gli elettori al di sotto dei 24 anni, hanno votato e in modo consistente, forse anche in maggioranza, per Bush, contrariamente a quanto avevano previsto gli esperti. Gli esperti devono rivedere i parametri attraverso cui giudicano.
3) Scompare il "terzo incomodo" – in questo caso, Nader – a dimostrazione che gli elettori americani considerano il potere come una cosa seria, e anche come una "cosa propria", non appannaggio di partiti che possono alterare il funzionamento del sistema. Significativa la bocciatura di alcuni referendum che proponevano il passaggio dal sistema maggioritario al sistema proporzionale.
4) I grandi sconfitti di queste elezioni sono i mass media. Essi, rispettando i sondaggi, sono stati fino all’ultimo prudenti quanto al risultato, ma non hanno esitato a prendere posizione, in larga maggioranza a favore di Kerry. Come strumenti per influenza gli elettori hanno dunque fallito, e soprattutto hanno messo in crisi la loro immagine funzione di strumenti che rappresentano la realtà. Se lo hanno fatto con la consapevolezza di non rappresentare la realtà, peggio ancora. Ma se hanno usato parametri sbagliati per giudicare, allora non basta riesaminare la propria correttezza, ma bisogna andare a fondo sulla competenza.
5) A differenza di quattro anni fa, Bush ha vinto con un largo margine di voti popolari: si profila quindi una coincidenza chiara tra maggioranza popolare e maggioranza dei "grandi elettori". Se l’assegnazione dei voti dei "grandi elettori" dovesse sovvertire questo quadro, allora si porrebbe un problema politico: è ammesso che un candidato sia eletto anche se è minoritario nel voto popolare, ma purché questo sia minimo: nel 2000, Bush ottenne mezzo milione di voti in meno rispetto a Gore.
6) Il Partito repubblicano ha conservato la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Dunque Casa Bianca e Congresso hanno lo stesso colore politico e possono garantire un sostegno coerente al Presidente.
7) Non ha senso parlare di Paese spaccato a metà. Le elezioni americane hanno sempre questo aspetto e la conclusione è sempre stata che il Presidente viene poi riconosciuto come il presidente di tutto il Paese. Sia la vittoria di Bush sia l’eventuale vittoria di Kerry avrebbero lo stesso significato. E’ il sistema che vuole una contrapposizione netta al momento del voto perché è un sistema alieno dai compromessi, dalla concertazione, dal consociativismo.
8) In Europa si conferma isolata la linea franco-tedesca. Hanno vinto, con Bush, coloro che lo hanno sostenuto nella guerra d’Iraq: Blair e Berlusconi più degli altri. Ha vinto anche Putin, che aveva espresso la sua preferenza per una conferma di Bush. Hanno vinto, in Asia, il premier giapponese Koizumi che ha mantenuto le truppe in Iraq, e anche la Cina, il cui sviluppo economico eccezionale è legato in primo luogo all’interscambio con gli Usa. Si rafforza il presidente pakistano Musharraf che ha scelto di collaborare a fondo nella lotta contro il terrorismo e nel Pakistan stesso e in India si rafforzano i sostenitori di una composizione pacifica della questione del Kashmir.
9) In Medio Oriente, si rafforza il governo ad interim iracheno di Allawi, si rafforzano le prospettive positive della Conferenza di pace che ai aprirà in Egitto fra tre settimane, si consolida la prospettiva che il 31 gennaio si possano tenere le elezioni in Iraq. E Israele potrà continuare a contare sulla solida amicizia di Washington. Esce sconfitto Osama bin Laden, che avrebbe salutato come un proprio trionfo l’uscita di Bush dalla Casa Bianca. E gli altri stati della regione – Iran, Siria, Arabia Saudita – sanno che avranno di fronte non un Presidente "nuovo", e inevitabilmente un po’ inesperto, ma l’uomo che ha dichiarato guerra al terrorismo e ha detto che questa guerra sarà lunga. Il punto non è se Al Qaeda riuscirà a mettere a segno qualche altro colpo strabiliante, ma se i governi della regione daranno finalmente la loro piena collaborazione a ripulire il territorio dai terroristi.
Le conseguenze sulla politica italiana della vittoria di Bush si possono così sintetizzare:
a) rilancio della scelta di campo fatta da Berlusconi, che dovrebbe essere utilizzata per dare uno slancio formidabile alla realizzazione del programma e orientare tutta la maggioranza verso le prossime elezioni;
b) rapidità decisionale sui vari fronti aperti: riforma fiscale, giustizia, rimpasto di governo e adozione di un metodo in base al quale si fissano gli obiettivi e si perseguono rispettando contenuti e tempi per dare all’elettorato un chiaro segnale di realizzare il programma di legislatura;
c) delusione a sinistra, che nel breve periodo (ovvero da qui alle elezioni regionali) avrebbe sfruttato la vittoria di Kerry come segnale di cambiamento e di perdita dell’appoggio americano a Berlusconi.
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