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Ho votato Ben Hur. E' troppo facile fare i Kolossal (vedi Troy) grazie all'ausilio inesauribile dei pc. I capolavori di ieri erano più arditi e ben più lontani nel compimento di quanto lo siano oggi. Ben Hur rappresenta le fatiche, il genio, l'ardire di una scenografia e di una sceneggiatura fatte di sudore e di genio.
Inoltre per quanto mi riguarda è rilevante anche la parentesi (soprattutto finale) spirituale quando la morte del Cristo si intreccia con la storia del film, indice di una ricerca spirituale di quei tempi molto radicata ed in contrasto con il cinismo della miseria Hollywoodiana di oggi tutt'alpiù condita con lo sterile New Age che un po ovunque vanno propinandoci.
Un saluto


Torna il kolossal "peplum", forte della computer grafica, che regala panoramiche mozzafiato sulla Roma antica (ma c'è un'alba che ricorda più BLADE RUNNER) e dovrebbe permettere spettacolari sequenze di battaglia e duello (in apertura, con incendio vero della foresta: Scott ha approfittato di un disboscamento governativo; le bighe alla BEN HUR). Dovrebbe perché il regista delude proprio nella tecnica utilizzata: tutti i dettagli sono montati in modo caotico, subendo accelerazioni e rallentamenti tipici dell'otturatore veloce e del montaggio fatto al computer, così comodo e così artificioso, fastidioso. Il regista, per fortuna, s'affida anche all'appassionante drammaturgia, da tragedia classica, della sceneggiatura, e alla bravura degli interpreti. Crowe, nel ruolo (tradizionale ma non meno esaltante) del cavaliere senza macchia e senza paura, portato dal dolore alla vendetta, per due volte alla ricerca della libertà, simbolo di probità contro la corruzione dei costumi dell'Impero, si conferma attore talentuoso e carismatico: entra di diritto nell'Olimpo dei grandi. Di fronte ha il "perfido" Phoenix, una mente contorta da problematici rapporti con la figura paterna, tanto da arrivare al parricidio e all'incesto. Intrighi di corte, rapporti di potere, un braccio di ferro fra il gladiatore (il beniamino delle masse) e il Cesare (leader per investitura divina) nell'arena: entrambe temono più i fischi dagli spalti che l'avversario, in quanto l'opinione pubblica può essere cavalcata, pilotata, ma è difficile andarvi contro. Se le civiltà avanzate abbisognano di moralità, la Roma di allora è l'Occidente di oggi e i giochi violenti per sedare il pubblico sono stati sostituiti dalla TV: immancabile, purtroppo, l'accenno finale al "sogno" (americano).
Saluti Romani...![]()
Hieronimus
Quest'intreccio con le vicende bibliche c'è anche in altri capolavori peplum degli anni 50/60 come La tunica (che ha come protagonista il tribuno Marco Gallio, a cui fu affidato il compito della crocifissione di Gesù e cadde in una crisi mistica dopo essere entrato in possesso della sua tunica) e ovviamente lo straordinario Quo vadis, la cui storia è nota a tutti.In Origine Postato da Nebbia
Inoltre per quanto mi riguarda è rilevante anche la parentesi (soprattutto finale) spirituale quando la morte del Cristo si intreccia con la storia del film,
Un saluto
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Nel tempo della tecnica e nell'irrimediabile condizione di dipendenza da essa ,finalmente un regista con grande senso scenografico e con grande ardimento si è lanciato a creare un'opera di rimpianto al tempo antico, al pathos e ai boni mores. Sembra assistere ad una magica atmosfera nata dagli scritti di Livio, talmente è alto il senso dell'antica virtus e della pietas. Anche la visione idillica dei campi elisi chiarisce l'eccezionale e peculiare precisione di un grande Regista ,il quale attraverso l'accortezza delle musiche imprime allo spettatore commozione e nostalgia per un mondo purtroppo ormai fluito e scomparso . Nella trama non c'entra la fedeltà storica, lo scopo era, come si è già capito, una rappresentazione, un "affresco" del mondo romano. Certo convengo che se non fosse stata plasmata la storia alla trama ma fosse stato fatto il contrario sarebbe stato un indiscutibile classico per il futuro, come fu "Spartacus" di Stanley Kubrick .
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