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    Predefinito Fiat: la fine di un impero e degli Agnelli

    Ifil cede il «food» Rinascente
    La holding della famiglia Agnelli ha girato ad Auchan la sua quota del 50% nella divisione prodotti alimentari. Il gruppo torinese incassa dai francesi 1,06 miliardi di euro, con una plusvalenza superiore a 600 milioni

    di Aldo Bernacchi


    Impero della distribuzione

    Annunciata a settembre, da giorni in dirittura d'arrivo, è puntualmente giunta in porto la cessione da parte di Ifil delle attività alimentari della Rinascente . Ad acquistare la quota del 50% è Auchan , partner degli Agnelli nel gruppo milanese dal 1997. Per la parte tessile, cioè i Grandi magazzini Rinascente e Upim, circa 900 milioni di fatturato, si conta di concludere entro il prossimo aprile. Sarà allora l'addio definitivo degli Agnelli non solo alla grande distribuzione - oggi sempre più in mani straniere - ma anche a un pezzo della loro storia che, sia pure con una parentesi a metà degli anni Settanta, li ha visti per decenni legati alla Rinascente. Anticamera dell'operazione definita ieri era stata la scissione che aveva creato due società: la Rinascente Spa, a cui fanno capo le attività tessili, e la Società italiana distribuzione moderna, che riunisce essenzialmente le attività «food and beverage». Cedendo la propria quota, cioè la metà di quest'ultima newco, Ifil incasserà 1.063 milioni di euro con una plusvalenza superiore ai 600 milioni. La transazione prevede un pagamento di 810 milioni al closing che avverrà entro fine anno dopo l'ok dell'antitrust mentre il saldo sarà perfezionato nella prima metà del 2005. Finanziariamente un buon affare per Ifil - da tempo penalizzata dalla partecipazione istituzionale di Fiat - ben accolto dalla Borsa che ha premiato il titolo della società d'affari torinese con un rialzo del 2,16% a 2,778 euro. Con l'intesa di ieri escono dall'orbita del gruppo Agnelli per passare sotto il pieno controllo dei francesi gli ipermercati italiani a insegna Auchan, i supermercati Sma, il 50% di Sib (bricolage) e il 51% di Gallerie commerciali: in tutto oltre 5,5 miliardi di fatturato. Sistemata la parte alimentare, Auchan e Ifil hanno anche definito un accordo relativo alle attività tessili di Rinascente Spa e al processo di vendita tramite asta competitiva, sotto le cure di Lazard che peraltro ha già ricevuto offerte. Auchan si era detta subito disinteressata a questo business. Non è un caso che in questi anni di controllo paritetico di Rinascente tramite Eurofind, il gruppo milanese è stato guidato da due amministratori delegati, con competenze ben suddivise: Benoit Lheureux, manager Auchan, per il food e Giovanni Cobolli Gigli, manager Ifil, per il resto. Tranne la quota Fiat , tutto è cedibile quando l'asset raggiunge la migliore valorizzazione: fedele a questa strategia, il vertice di Ifil aveva annunciato la decisione di mettere in vendita Rinascente nel cda del 9 settembre. A due mesi di distanza è stata compiuta la prima tappa, che - come ha sottolineato l'ad Daniel John Winteler - consente a Ifil di valorizzare appieno lo sviluppo avvenuto negli ultimi dieci anni, di cui sette insieme ad Auchan». Nel 2002 Ifil e Auchan lanciarono un'Opa totalitaria con l'obiettivo di ritirare Rinascente dalla Borsa. La valutazione totale di Rinascente fu allora di circa 1,8 miliardi al netto dei debiti. Un cifra inferiore a quanto oggi è stata valutata la sola parte alimentare. All'epoca dell'Opa il prezzo offerto di 4,45 euro ad azione era comunque già superiore del 33% sul corso segnato dall'azione il giorno prima dell'annuncio del delisting. L'Opa volontaria registrò adesioni pari al 98% circa. In questi due anni è peraltro seguita la valorizzazione dell'asset con la creazione di una serie di società autonome che ha permesso tra l'altro la conclusione dell'intesa immobiliare con Simon per la cessione del 49% delle Gallerie. L'intesa di ieri - elemento non da poco - ha per oggetto il passaggio del controllo che di solito ingloba un importante premio. Con la maxiplusvalenza Ifil conta innanzitutto di riequilibrare la posizione finanziaria netta che è negativa per circa 400 milioni. Una volta sistemato il fronte dell'indebitamento, le nuove risorse verranno impiegate in nuovi investimenti - con la tecnica sempre più simile alle società di private equity - che dovranno controbilanciare il rosso derivante dalla partecipazione in Fiat. Rosso che ha pesato anche sulla semestrale Ifil in perdita per 111 milioni. La partecipazione resta al 30,6% ma si avvicina la scadenza del prestito da 3 miliardi: se a metà settembre il pool di banche lo convertirà in azioni, potrebbe divenire il primo azionista del Lingotto con la diluizione della quota Ifil sotto il 22 per cento.

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  2. #2
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    Predefinito Toyota ride!!!!

    Corrono contro corrente i conti di Toyota
    Il colosso giapponese ha chiuso il primo semestre con risultati record. In forte aumento utili, fatturato e veicoli venduti.





    Toyota corre contro corrente rispetto agli altri grandi dell’auto. La casa giapponese - ormai al secondo posto nella classifica mondiale dopo General Motors e prima di Ford - ha chiuso il primo semestre 2004 con risultati record. Gli utili sono aumentati dell'11,4 %, rispetto al corrispondente periodo di un anno fa, raggiungendo quota 584 miliardi di yen (circa quattro miliardi di euro).

    Lo “zaibatsu” delle quattro ruote è riuscito a controbilanciare gli effetti negativi legati all'apprezzamento dello yen, quantificati in 12 miliardi di yen (886 milioni di euro) grazie a una politica di contenimento dei costi, limati di 330 miliardi di yen (2,4 miliardi di euro), senza ricorrere a tagli occupazionali.
    Il reddito operativo è cresciuto del 12,8 % raggiungendo la somma di 866, 2 miliardi yen (circa 6,4 miliardi di euro). Il fatturato ha visto un rialzo del 9,7% e ammonta a 9.025 miliardi di yen, grazie al netto progresso delle vendite di veicoli (+12,5%) per un totale di 3.567.000 milioni di unità.
    I risultati di Toyota sono stati ottenuti grazie a un balzo nelle vendite di vetture in tutte le aree geografiche-chiave di attività. In Europa, particolarmente positivi continuano a essere i risultati della piccola Yaris e della media Corolla. La casa automobilistica giapponese ha consolidato anche la sua posizione negli Stati Uniti e ha aumentato anche il capitale investito in ricerca e sviluppo arrivando a circa 351,4 miliardi di yen (circa due miliardi di euro) rispetto a 304,6 miliardi di yen utilizzati per lo sviluppo di nuovi prodotti nel 2003. In controcorrente anche la situazione occupazionale: al contrario delle altre Case, come Gm e Volkswagen, che hanno varato un piano di riduzione drastica degli organici, Toyota fa ha assunto circa cinquemila persone in più e ora il gruppo vanta quasi 270mila dipendenti in tutto il mondo
    La Toyota prevede tuttavia, per i prossimi mesi una serie di rischi per il futuro soprattutto per quanto riguarda le fluttuazioni nel mercato dei cambi, il calo delle riserve di petrolio, gli scioperi, i disordini e le interruzioni del lavoro nei mercati sui quali la Toyoya acquista materiali e componenti per le sue auto.

  3. #3
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    Mesi fa Toyota chiese di acquistare gli stabilimenti del sud dalla Fiat.

    Contraria GM che teme la concorrenza ad Opel.

    Si aprirà un lotta?

    Intanto dal 2006 le auto giapponesi vendute in Europa non saranno più sottoposte a dazi doganali per gli accordi del WTO.

    Organizzazione mondiale del commercio.

  4. #4
    Padania libera dai padioti
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    Sono bravi e fanno le cose come Dio comanda, ovvero come le facevano una volta i tedeschi che vendono le loro auto a prezzi assurdi se paragonati alla qualità espresse.

    I giapponesi hanno una mania per la qualità e un rispetto per il cliente che viene giustamente premiato.

    Certo una volta la Padania era una delle regine incontrastate del mercato automobilistico mondiale con nomi e qualità da fare accapponare la pelle.

    Alfa Romeo, Lancia, Ferrari, Maserati.

    Oggi se si esclude la Ferrari che per motivi di prestigio internazionale si è salvata, il resto sono marchi piatti , che fanno auto scontate e dalla dubbia qualità.

  5. #5
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    Le automobili FIAT non mi piacciono.
    L' industrializzazione voluta dai vertici di quell'azienda ha devastato
    il Piemonte e ridotto a silenziosa minoranza la popolazione
    autoctona.
    Gli attuali discendenti della famiglia non mi sono simpatici.
    La prossima auto che acquistero' sara' una Ford.

 

 

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