Un film già visto con tutti i despoti della storia: eppure qualche coglione che celebra questi personaggi si trova sempre.


09 Novembre 2004

IL FONDO MONETARIO: TRA IL ‘95 E IL 2000 DIROTTATO QUASI UN MILIARDO DAL BUDGET DELL’ANP


Una faida da milioni di dollari


Il «tesoro» del Raìss dietro la sfuriata della moglie


Cesare Martinetti
corrispondente da PARIGI
Nove milioni di euro in un anno. Quasi un milione al mese. In contanti. Dal conto svizzero dell'Autorità palestinese, ai due conti parigini (su Arab Bank e BNP) di Madame Suha Arafat, moglie di Yasser Arafat. Era il 2003. Al servizio di vigilanza antiriciclaggio della Banque de France scatta l'allarme. La Procura di Parigi apre un’inchiesta. Da allora Suha non ha più parlato con i giornalisti. Fino a domenica notte, quando dalla camera dell’ospedale Percy, dove assiste l'agonia del raiss, ha chiamato al telefono Al Jazeera per trasmettere il suo rabbioso grido di guerra: «Vogliono seppellire vivo Abu Ammar».
Oltre la politica, la storia, il mito, l'emozione, dietro la kefiah ripiegata di Yasser Arafat (Abu Ammar) si combatte una dura battaglia per il controlo di un tesoro misterioso e gigantesco, di cui quei nove milioni di euro sospetti, bloccati dalla Banque de France, sono appena una goccia. Forse soltanto il mensile della signora, perfidamente ribattezzata «Madame Sous-Sous», soldi-soldi, che da quattro anni rifiutava di tornare a Ramallah, preferendo il suo lussuoso appartamento nel XVI arrondissement parigino. Un patrimonio di centinaia di milioni di dollari. Qualcuno dice anche 3-4 miliardi.
L'ultima classifica fatta dalla rivista americana «Forbes» sulle «fortune mondiali» piazzava Arafat al sesto posto nel mondo nella categoria «re, regine e despoti», attribuendogli un capitale personale di «almeno 300 milioni di dollari». I servizi segreti israeliani (certo non imparziali) valutano che il suo gruzzolo sia addirittura di 1,3 miliardi di dollari. E’ un genere di classifica in cui ognuno può dire quello che vuole. Per avere un punto di riferimento un po’ più attendibile ci si può però basare su un rapporto del Fondo Monetario Internazionale secondo il quale, tra il 1995 e il 2000, dal budget palestinese sono stati dirottati altrove 898 milioni di dollari, 225 dei quali versati sul conto aperto a Ginevra dall'Autorità palestinese nel febbraio 1997 nella banca Lombard Odier&C.
Questi ultimi dati sono i più certi, perché le istituzioni internazionali che destinano una notevole quantità di aiuti economici all'Autorità palestinese hanno voluto controllare la verità sui flussi di denaro. Ora il fatto che centinaia di milioni di dollari si siano spostati lungo canali contorti e misteriosi non significa che Arafat se li sia messi in tasca, tanto più che il vecchio raiss ha sempre vissuto modestamente e gli ultimi tre anni li ha trascorsi nel bunker-prigione della Mukata, assediato dagli israeliani. Ma l’amministrazione «mediorientale» di questo denaro è un enigma che può nascondere di tutto. Anche l’Unione europea ha mandato i suoi investigatori a capire come funzionavano le finanze di Arafat.
L’uomo chiave di questo sistema è Mohamed Rashid, un ex giornalista curdo iracheno, che più o meno dall'80 è stato eletto dal Raiss a suo consigliere economico personale. E’ lui l'uomo dei segreti che ha seguito Arafat fino al suo letto di morte qui a Parigi. Rashid è il «mago» degli investimenti più strani compiuti attraverso la PCSC (Palestinian Commercial Services Company), che ha partecipazioni in settantanove società differenti. Accanto a questi, che sono semplici investimenti (e il denaro non ha colore da nessuna parte), ci sono trasferimenti di fondi ben più misteriosi, come 65 milioni di dollari transitati dalla banca di Ginevra a una banca di Londra di cui non si sa nulla. Movimenti di denaro che potrebbero aver finanziato anche movimenti terroristici. Una cassaforte di misteri di cui solo Yasser Arafat aveva la chiave.
Suha, impossessandosi del suo corpo, ha probabilmente in mano molte di quelle chiavi e questa è la vera trattativa che oggi faranno con lei Abu Mazen e Ahmed Qorei. Per dirla brutalmente: soldi in cambio del distacco della spina che tiene in vita Arafat. Intanto Rachid, dopo il grido di guerra di Suha su Al Jazeera, ha scelto il campo e con una dichiarazione alla Reuter s'è messo a disposizione dell'Autorità Palestinese.