Dal quotidiano LIBERO di oggi, 10 novembre 2004, giorno di San Baudolini, patrono di Alessandria, un articolo che riprende delle, tutto sommato condivisibili, riflessioni del prof. Raymond Tenter sulla situazione in Iraq e il ruolo, nefasto, che vi sta giuocando la politica (si fa per dire) dell'Unione Europea.
« È l’Unione Europea il maggior ostacolo alla pacificazione »
di ANDREA MORIGI
« Prima delle elezioni irachene, a Falluja sarà imposta la pace, com’è già accaduto a Nassiryia e a Najaf. Ma l’Unione Europea non dovrà rendere la situazione più difficile creando ostacoli » . A parlare è Raymond Tanter, docente alla Georgetown University di Washington, la fucina dove si formano i diplomatici statunitensi. A Milano, ospite del Consolato Usa per spiegare quali saranno gli sviluppi della politica estera della seconda amministrazione Bush, spende parole di elogio e ringraziamento per il contributo dato dall’Italia, che « ha mantenuto la rotta nonostante abbia subito il lutto di numerose vittime del terrorismo in Iraq » . Di quell’Europa che rema contro ci sono esempi anche da noi. Tanter considera « terribili » e « prive di senso » le affermazioni di Massimo D’Alema, secondo il quale, per rispettare la Costituzione, il nostro Paese dovrebbe ritirare le proprie truppe dopo l’instaurazione della legge marziale che prevede la pena capitale. Tanter si chiede ironicamente: « Se fosse così, allora gli italiani non dovrebbero cessare di appoggiare gli Stati Uniti, dove la pena di morte vige anche in tempo di pace? » . Inoltre, il governo Allawi ha imposto la legge marziale nelle aree dove c’è l’insurrezione, non per esempio nel Kurdistan, dove invece la situazione è stabile. Così, anche di fronte all’opposizione del segretario delle Nazioni Unite che ritiene « pericoloso » l’attacco su Falluja, basta la famosa battuta, mutuata da Stalin: « E quante divisioni ha Kofi Annan? » , per sterilizzare ogni polemica. Del resto, non c’è altra scelta possibile, e l’uso della forza è stato ritardato anche troppo, secondo il professore, che rivela: « I militari erano pronti, i politici no » . Cita la recente campagna elettorale, i timori per le reazioni internazionali, ma anche - lui che fu in passato candidato repubblicano per il Senato e ha collaborato con la Casa Bianca sotto Reagan e Bush padre - gli errori commessi da Bush figlio. Il più grave? « Nel novembre 2003, gli Stati Uniti hanno abbandonato la riforma costituzionale in Iraq per favorire le elezioni, volute dal Grande Ayatollah Sistani » . Una scelta errata perché, avendo trascurato la creazione di contrappesi istituzionali, ora i sunniti, che numericamente contano poco, « pensano che varrà la regola della maggioranza e alle minoranze non saranno riconosciuti i loro diritti. Perciò ritengono che sia meglio combattere che votare » . In realtà anche alcuni leader sciiti, come Moqtada al- Sadr, hanno fatto appello ai loro sostenitori perché diano filo da torcere alle truppe americane. Altro errore, secondo Tanter. Anzi, « una conseguenza del mancato uso della forza. Al- Sadr non ha consegnato le armi. Ha soltanto posticipato la sua azione militare nel caso in cui non ottenga un numero sufficiente di seggi in Parlamento » . Non tutto ovviamente dipende dall’equilibrio interno iracheno. Tanter, che fa parte anche dell’Institute for Near East Policy di Washington e ha scritto un libro sugli “ Stati- canaglia” ( Rogue Regimes: Terrorism and Proliferation, Martin’s Press, New York 1997), vede oltre, a partire dai finanziamenti alla guerriglia islamica: « Il denaro sta ritornando dalla Siria, che lo ricevette da Saddam Hussein » . E la Siria a sua volta fa coppia fissa con l’Iran, che appoggia il terrorismo « non solo nei confronti di Israele, come pensa l’Unione Europea, ma a livello generale » . La lista dei regimi da riformare, per ridare stabilità al Medio Oriente, è ancora lunga. E « finché non si trasformerà il mondo arabo, nemmeno la questione palestinese si risolverà » , anche se « l’Unione europea rimane convinta che con gli aiuti economici si riformeranno le istituzioni palestinesi » . "
Con senescenza




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