Il mio elogio della polvere
di JOSIF BRODSKIJ (1996)
Quando la noia vi assale, state al gioco. Lasciate che vi prenda e vi schiacci; affondate, toccate il fondo. In generale, di fronte a cose sgradevoli, la regola è questa: quanto prima si tocca il fondo, tanto più rapidamente si torna a galla. Si tratta - per parafrasare un grande poeta di lingua inglese -
di assicurarsi la piena visione del peggio. La ragione per la quale la noia merita un esame così attento è che essa rappresenta il tempo allo stato puro. (…)
La noia, se vogliamo, è la vostra finestra sul tempo, su quelle sue proprietà che l'uomo tende a ignorare con qualche possibile pericolo per il proprio equilibrio mentale. In breve, è la vostra finestra sull'infinità del tempo, ovvero sulla vostra assoluta irrilevanza nel tempo ( ... ).
Quando questa finestra si apre, non cercate di chiuderla; al contrario, spalancatela. Perché la noia parla il linguaggio del tempo, e può insegnarvi la più preziosa lezione della vostra vita - quella che non avete ascoltato in nessuna scuola - la lezione della vostra assoluta irrilevanza. ( ... ) D'accordo, non sarà musica per le vostre orecchie; ma il senso della futilità, della limitata rilevanza dei vostri atti vale più di ogni illusione sulle loro conseguenze e più della relativa autoesaltazione.
Perché la noia è un'invasione del tempo nella vostra scala di valori. ( ... ) E quanto più imparate sulla vostra reale dimensione, tanto più diventate umili e compassionevoli verso i vostri simili, verso quella polvere che danza in un raggio di sole o è già immobile sul piano del vostro tavolo. Ah, quanta vita è finita in quei granelli! Voi state a loro come il tempo sta a voi; ecco perché sembrano così piccoli. E sapete che cosa dice la polvere quando qualcuno la spazza via dal tavolo?
"Ricordati di me", mormora la polvere.
Nulla potrebbe essere tanto lontano dall'agenda mentale di chi è giovane e aggiornatissimo quanto il sentimento espresso in questo distico del poeta tedesco Peter Huchel, ora scomparso.
L'ho citato perché mi piacerebbe instillare in voi un senso di affinità con le cose piccole - semi e piante, granelli di sabbia o zanzare - piccole ma numerose. Ho citato questi versi perché mi piacciono, perché in essi riconosco me stesso e, anzi, ogni organismo vivente che sarà spazzato via da questa o quella superficie. "Ricordati di me", mormora la polvere. E da queste parole si percepisce che, se dal tempo noi impariamo qualcosa su noi stessi, forse il tempo, a sua volta, può imparare qualcosa da noi. Che cosa? Che noi, tanto inferiori per rilevanza, lo superiamo in sensibilità.
(trad. di Gilberto Forti)
Che cosa vuole comunicarci Brodskij in realtà?




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