Premetto che non condivido x nulla le idee di Travaglio e quelle del gionrale sul quale scrive, mi permetto però di riportare questo pezzo stupendo sul fenomeno paraculo del momento, cioè il Ferrara clericale, perchè merita davvero.Inutile dire che certe cose sarebbe bello se le leggessimo sulla Padania ma credo che oltre alla penuria di penne di questo livello non ci sia nemmeno la volontà politica di fare una cosa del genere...


Marco Travaglio

È un vero peccato che, come dice Luttwak, negli Stati Uniti non si badi alla politica italiana («ininfluente, inesistente») e dunque non si leggano i giornali italiani né si faccia caso alle tv italiane: con tutte le paure che attanagliano il popolo americano, sarebbe un'occasione per qualche ora di sano svago.

Nel nostro mondo a parte, per esempio, c'è un presidente del Consiglio convinto che Bush abbia vinto le elezioni perché ha copiato da lui riducendo le tasse: neppure gli viene in mente che Bush le tasse le ha tagliate davvero, mentre lui le ha ridotte nei cartelloni pubblicitari e nei monologhi a Porta a Porta (ieri i tg annunciavano comicamente a reti unificate che «Berlusconi rilancia la riforma fiscale nel prossimo libro di Vespa»).



Ci sono pure eminenti leader dell'opposizione convinti che le elezioni le abbia perse Michael Moore e, per estensione, i girotondi. Poi c'è Giuliano Ferrara, che è un mondo a parte nel mondo a parte: lui è convinto di aver vinto le elezioni americane in Italia.

Chi volesse meglio comprendere le evoluzioni e le reincarnazioni di questo bizzarro personaggio non ha che da leggere «L'arcitaliano» (Kaos), biografia non autorizzata e molto informata scritta da Pino Nicotri su questo eterno raccomandato, sempre dalla parte del più forte e del più prepotente, dalla Russia di Stalin alle ginocchia di Togliatti, dagli stivali di Craxi alle buste della Cia, dai tacchi di Berlusconi alla valigetta di Calisto Tanzi.

Mancava un solo coté alla sua peripatetica esistenza: quello clericale. Lacuna prontamente colmata nell'ultimo mese, con la recente folgorazione dovuta a un evento soprannaturale davvero irresistibile: gli è apparso Rocco Buttiglione di bianco vestito e gli ha affidato una missione di alta spiritualità: diffondere il Verbo di Bush in tutt'Italia, isole comprese, da Arcore a Gallipoli.


Il Platinette Barbuto s'è subito convertito, pescando alla rinfusa nel Concilio di Trento, nel Sillabo, nell'opera omnia di Torquemada, Oriana Fallaci e Brancaleone alle crociate. E trasformando il Foglio nella bibbia-bignami di una nuova religione: l'ateoclericalismo. Una strana setta popolata di miscredenti dichiarati (ci sono anche Pera, Galli della Loggia, Ostellino, Panebianco, Rossella e Adornato) che curiosamente si battono per le «radici cristiane dell'Europa», dopo aver passato anni a combattere il comunismo appena morto. Ieri anticomunisti senza comunismo, oggi religiosi senza Dio.

A bordo di Ferrara, è già partita la prima crociata: contro quel «manipolo di girotondini» che «tiene in ostaggio il Parlamento europeo» (i celebri «culattoni» di cui parla un altro prestigioso socio onorario del club). Insomma contro il complotto demoplutomassonico che avrebbe le sue punte di lancia in Michael Moore, Pedro Almodovar e addirittura Franco Frattini.

Secondo Ferrara, infatti, il nuovo commissario europeo, colpevole soltanto di aver sostituito l'amato Rocco, «si è formato in ambienti massonici». Dunque, al rogo (anche Berlusconi era iscritto a una loggia massonica, tale P2, ma paga bene e lo si lascia in pace).

Per spiegare la differenza fra De Gasperi e Andreotti, Montanelli diceva: «Il primo parla con Dio, il secondo parla col prete». Ecco: Ferrara non parla nè con Dio nè col prete; parla con Buttiglione. Che poi è l'unico che gli risponde. Strana liaison, la loro. Nel '95, quando il fratacchione di Gallipoli approdò al Polo, il Platinette Barbuto lo fulminò: «L'onorevole Buttiglione ci ha portato il voto suo e quelli dei suoi parenti stretti».


Ora che i voti di Buttiglione si sono ulteriormente ridotti dopo il figurone europeo, Ferrara l'ha eletto a sacerdote del bushismo all'italiana. Trascurando una lievissima differenza. Bush ha dalla sua qualche decina di milioni di voti, di cui 4 solo dalla setta degli evangelici, lobby potentissime, i petrolieri al completo, la famiglia saudita, le multinazionali delle armi, miliardi a palate.

Ferrara ha 8 mila lettori scarsi, che corrispondono più o meno agli elettori di Buttiglione; più gli «ascoltatori di Radio Maria che - come informa Libero - lo vedono come l'unico possibile Bush italiano»; più i due o tre lettori di una rivista clandestina diretta da tal Luigi Amicone, il ciellino di belle speranze (peraltro irrealizzate) che sabato ha «moderato» la prima uscita della strana coppia in un teatro di Milano, aperta con un inno religioso e chiusa con un'invocazione dell'incolpevole Spirito Santo.

Ora questi tre noti frequentatori di se stessi si son messi in testa di fondare un nuovo movimento politico, spiritosamente battezzato «La società dei liberi». Che, per una sigla inventata da un signore che prendeva soldi fuoribusta dalla Cia e poi dal cavalier Tanzi, non è niente male.

Ma le rimanenze dei fondi neri ormai scarseggiano. Così l'altro giorno, seminascosto fra le lettere del Foglio, è comparso il conto corrente per le eventuali offerte: «Presso Banca di Roma - Agenzia 5 di Milano. Il numero è cc 65522039. Abi 3002». Causale del versamento: «La Società dei Liberi». Banconote di piccolo taglio, possibilmente non segnate. Astenersi demoplutomassonculattoni.