….per processare i vari Qaradawi
Roma. Dove si nascondono i musulmani moderati?
Quelli che il terrorismo islamico internazionale lo condannano senza tanti giochi di parole?
E’ vero, sono poche le voci del dissenso che arrivano a noi dal mondo arabo, ma ciò non significa che non ci siano.
Le critiche alle deliranti fatwa di Youssef al Qaradawi – figura vicina ai Fratelli musulmani e autorità religiosa molto considerata e soprattutto molto conosciuta grazie ai suoi programmi sull’emittente al Jazeera – che ha giustificato il sequestro e l’uccisione di civili americani in Iraq, non sono arrivate soltanto dal preoccupato occidente.
Sui mass media, dal quotidiano panarabo Sharq al Awsat al giornale del Bahrein Al Ayyam, dal kuwaitiano al Rai al Aam al sito liberale Elaph.com, è trapelato lo sdegno nei confronti dell’infelice intervento dello sceicco, che purtroppo non è stato un episodio isolato.
E se non bastano gli editoriali sui giornali mediorientali, ecco che, nell’indifferenza dei media occidentali che cercano le prove della moderazione islamica senza poi saperla vedere, su due siti arabi, il già citato Elaph.com e Metransparent.com è stato pubblicato alla fine di ottobre un appello, firmato da tre intellettuali islamici che si definiscono liberali, che chiede alle Nazioni Unite di bollare come terrorismo anche le incoscienti fatwa, gli editti religiosi islamici, di imam radicali, e clerici musulmani che invocano la guerra santa contro l’occidente e giustificano gli attentati e l’uccisione di civili.
“Noi, i firmatari di questa lettera – è scritto nel testo – un gruppo di arabi e musulmani liberali, vorremmo attrarre la vostra attenzione su una fonte di terrorismo estremamente pericolosa. Questa fonte è quella di supposti pronunciamenti religiosi, le fatwa lanciate da alcune figure piscotiche musulmane che incoraggiano la commissione di atti terroristici nel nome e sotto le insegne dell’islam”.
E per raccontare queste fatwa parlano del più famoso sceicco mediatico, Qaradawi, ma non soltanto. Altri prima e dopo di lui hanno abusato della propria autorità incitando alla violenza e all’odio interreligioso.
“Certe fatwa restano la causa più importante degli attacchi di terrorismo. Fatwa che rivestono questi atti di terrore di legittimità, come se si trattasse di uno dei principi della fede islamica”.
Chiedono inoltre, questi intellettuali liberali, che le Nazioni Unite istituiscano un tribunale internazionale contro gli attacchi del terrore, “affiliato all’Onu per la persecuzione degli individui, dei gruppi o delle istituzioni coinvolte, direttamente o indirettamente, con le attività terroristiche includendo, ma non limitandosi a questo, le fatwa emesse da religiosi nel nome dell’islam, che chiedono ai musulmani di compiere atti di terrorismo”, perché “non è abbastanza per il Consiglio di sicurezza adottare risoluzioni che condannino il terrorismo”, è scritto nella lettera.
Jawad Hashim, iracheno, ex ministro per la Pianificazione alla fine degli anni Sessanta, per molto tempo in esilio all’estero, al Afif al Akhder, intellettuale tunisino, ex editorialista del quotidiano pana-rabo al Hayat, Shakir al Nabulsi, scrittore e stimato intellettuale giordano, firmano la missiva, fanno appello al Consiglio di sicurezza e chiedono adesioni, rigorosamente dal mondo islamico.
E arrivano: in due giorni ne sono piovute più di 2.000, ma ne servono 10 mila perché il Palazzo di vetro possa prendere in considerazione la proposta dei tre e sperano, i firmatari, che le adesioni continuino; credono di poter arrivare a 10 mila nel giro di un mese.
Perché, almeno sul web, la voce si è propagata con velocità: dell’appello se ne accorgono i neoblogger iracheni, che chiedono subito una traduzione inglese del testo, se ne accorge Memri, il Middel East Media Research Institute, e alla fine l’eco arriva fino al Times.
Chissà però se si arriverà mai a toccare le 10 mila firme e soprattutto chissà se la lenta macchina dell’Onu riuscirà a non annegare nella lenta burocrazia onusiana e conseguentemente a far dimenticare questo moto spontaneo di rifiuto, nato all’interno del campo di battaglia.
Rolla Scolari su Il Foglio
saluti




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