L’Associazione dei Medici Cattolici: quale il ruolo, oggi?
Nei prossimi giorni, dall’11 al 13 novembre 2004, a Bari avrà luogo il 23° Congresso Nazionale dei Medici Cattolici Italiani riuniti nella loro Associazione Nazionale, l’AMCI.
In tale occasione si celebrerà anche il 60° di fondazione.
Il tema del Congresso è: “Medicina e dignità umana. I medici promotori di salute e strumenti di salvezza” .
Aprirà i lavori S.E. il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano ed Assistente Nazionale dell’Associazione.
L’AMCI è nata il 5 luglio 1944 a Roma per iniziativa di un gruppo di medici guidati dal prof. Luigi Gedda, allora Presidente Centrale della Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC), con lo scopo di (così si legge nella prima stesura dello Statuto)
1) coltivare la formazione religiosa e culturale, e di prestarsi fraterna assistenza;
2) diffondere tra i colleghi lo spirito informatore della loro vocazione, avvicinandoli alla pratica e alla cultura cristiana;
3) influire attraverso le rappresentanze professionali per un degno esercizio dell’arte medica e per una legislazione consona alla tradizione cristiana della nazione.
L’AMCI nasce e si sviluppa come una aggregazione laicale ecclesiale.
Per un cristiano ciò che conta è l’appartenenza innanzitutto a Dio e alla Chiesa; appartenere ad una associazione significa, allora, scegliere una “forma” di testimonianza di tale appartenenza.
Se è c’è accordo unanime nell’affermare che è assolutamente necessaria una testimonianza cristiana e professionale di ogni singolo medico, non sostituibile da nessun’altra opportunità, è altrettanto fuori dubbio la necessità di una testimonianza che si avvale di una forma comunitaria di presenza nella Chiesa, e nella società, come l’AMCI.
Questa associazione deve basarsi sull’ispirazione cristiana e questa non può che derivare dal Vangelo nel quale è possibile ritrovare il principio etico fondamentale della professione medica, destinata totalmente a venerare e a servire la dignità incommensurabile dell’uomo.
Il cuore del Vangelo è Gesù Cristo. Solo in Lui è possibile un esercizio della medicina come forma concreta per vivere la propria vita cristiana che è vita di comunione personale profonda con Cristo stesso.
Ma il riferirsi al Vangelo significa, storicamente, riferirsi alla Chiesa: ecco dove si basa il legame stretto fra l’agire medico e l’essere attenti a quel magistero della Chiesa che illumina i molteplici problemi della bioetica.
Nel contempo, accanto all’ispirazione dello Spirito, l’AMCI si pone in rapporto agli altri ed è così invitata ad esprimere le proprie posizioni pubbliche sui temi legati alla vita dal suo sorgere al suo spegnersi.
L’AMCI, quale “luce del mondo, sale della terra, lievito nella massa, città posta sul monte, fuoco che brucia e che divora” deve avere e far conoscere una “sua” chiara e precisa posizione sui temi che caratterizzano il variegato mondo della salute.
Lo ricordava il Santo Padre, in occasione del Giubileo del 2000: “Voi ben sapete che è vostra missione imprescindibile difendere, promuovere ed amare la vita di ogni essere umano dall’inizio al suo tramonto naturale. Oggi, purtroppo, viviamo in una società nella quale spesso dominano sia una cultura abortista, che porta alla violazione del diritto fondamentale alla vita del concepito, sia una concezione dell’autonomia umana, che s’esprime nella rivendicazione dell’eutanasia come auto-liberazione da una situazione fattasi per qualche motivo penosa. Voi sapete che al cattolico non è mai lecito farsi complice di un presunto diritto all’aborto o all’eutanasia”.
Il ruolo dell’Associazione dei Medici Cattolici è oggi quanto mai attuale :
la qualifica di cattolici, sottolinea Giovanni Paolo II,
“Vi impegna a testimoniare con la parola e con l’esempio la fede in una vita che trascende la vicenda terrena e si colloca in un disegno superiore e divino.
Ciò riveste un’importanza non secondaria nell’esercizio della vostra professione. L’esperienza insegna infatti che l’uomo, bisognoso di assistenza, sia preventiva che terapeutica svela esigenze che vanno oltre la patologia organica in atto.
Dal medico egli non s’attende soltanto una cura adeguata – cura che del resto, prima o dopo finirà fatalmente per rivelarsi insufficiente – ma il sostegno di un fratello, che sappia partecipargli una visione della vita, nella quale trovi senso anche il ministero della sofferenza e della morte.
E dove potrebbe essere attinta, se non nella fede, tale pacificante risposta agli interrogativi supremi dell’esistenza? Il vostro impegno non può limitarsi alla corretta professionalità, ma deve essere sostenuto da quell’atteggiamento interiore che opportunamente è chiamato spirito di servizio.
Il paziente, infatti, a cui dedicate le vostre cure e i vostri studi, non è un individuo anonimo sul quale applicare ciò che è frutto delle vostre conoscenze, ma è una persona responsabile, che deve essere chiamata a farsi compartecipe del miglioramento della propria salute e del raggiungimento della guarigione ”.
Essere medici cattolici costituisce una sfida da accogliere perché la fede cristiana non mortifica ma urge e rilancia l’impegno scientifico, didattico, di ricerca. Essere medici cattolici è un arricchimento che chiama e chiede di essere presenti nella società, nella cultura, nella politica della nostra città e del nostro Paese.
Non succubi, ma protagonisti propositi vi perché ogni persona sofferente sia davvero al centro dell’attenzione dei medici, degli operatori sanitari, degli amministratori.
La scienza e l’arte medica rischiano, oggi, di smarrire la loro dimensione etica. Occorre provvedere ad invertire la rotta, ritornando a riscoprire il giuramento di Ippocrate: ad ogni medico è chiesto di impegnarsi per il rispetto assoluto della vita umana e della sua sacralità.
L’AMCI deve offrire proposte chiare ai medici non impegnati, ai responsabili delle politiche sanitarie, ai cittadini sempre più delusi di un modello di sanità che non appaga. Ma non si possono proporre modelli o formulare proposte se prima non si è plasmati dalla forza spirituale che solo proviene da una solida formazione interiore.
Essa arricchisce continuamente di valori etici e rende capaci di rispondere, senza timori, alle sollecitazioni che provengono dal mondo della salute e che non possono esaurirsi unicamente nei problemi economici, amministrativi, burocratici, sindacali.
Di fronte agli sperperi, alla superficialità, all’arroganza, alle lotte, agli errori eclatanti, a tutti quegli eventi che vanno sotto il nome di “malasanità”, l’AMCI deve avere qualcosa da dire, da proporre, da inventare con metodi e strategie chiare ed inoppugnabili.
L’AMCI non è né un sindacato, né un partito.
Deve rimanere un’associazione ecclesiale, fedele al magistero della Chiesa.
Ciò non toglie che non può non proporre a chiare lettere un modello di sanità che ponga come scelta prioritaria la diaconia, cioè il servizio, per la promozione e la difesa della vita in ogni sua dimensione ed in particolare nel momento della sofferenza.
Questo modello può costituire una strada percorribile anche con gli operatori sanitari che non si riconoscono nell’ideale cristiano ma che rispettano la dignità dell’uomo ammalato.
Il dialogo, la reciproca comprensione, la condivisione dei problemi possono concorrere a realizzare il medesimo fine: l’aiuto al malato.
Ritengo che questa sia l’identità attuale di una associazione, come l’AMCI, che vuole iniziare un nuovo cammino in questo terzo millennio.
Riconosciamo gli ambulatori, le aule universitarie, le corsie degli ospedali, i laboratori di ricerca, le sedi dei congressi scientifici, le pubblicazioni quali mezzi e luoghi per la nostra azione quotidiana di testimonianza.
Allora sarà possibile rendere credibile ed utile la nostra presenza, coniugando costantemente scienza e fede, sapere ed etica, umanesimo e tecnologia.
Alfredo Anzani
Presidente Medici Cattolici – Sezione Santa Gianna Beretta Molla - Milano
(fonte: il portale della Diocesi di Milano)




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