Pur non condividendo in toto questo articolo mi sembra offra interessanti spunti...
La rivoluzione mancata di Berlusconi
di Ida Magli
ItalianiLiberi associazione| 9 Novembre 2004
Su il Giornale del 30 ottobre scorso si sono accumulati articoli duri, chiari, critici, addirittura impazienti, eppure pieni ancora di speranza (quelli in particolare di Scarpino, di Guzzanti, di Giordano) nei confronti del governo; ma in realtà chiaramente diretti a Berlusconi. In sintesi, se Berlusconi non prenderà decisamente in mano le redini dell'azione di governo, se non farà quella riduzione delle tasse che soltanto chi dipende dalla redistribuzione di denaro fatta dallo Stato non desidera; se non capirà che non si possono accontentare le varie componenti della maggioranza soltanto annacquando le riforme e di conseguenza dando agli elettori l'impressione che in pratica nulla sia cambiato in confronto ai vecchi governi, la grande illusione che aveva indotto a votare per Berlusconi svanirà. Mi permetto di andare oltre nell'indicare le carenze del governo, nell'intento, comune a tutti, di porgergli un aiuto concreto.
Aggiungo perciò che, sotto certi aspetti, ciò che impressiona di più è la vera e propria sordità di Berlusconi nei confronti dei significati¡ e delle ricadute di significato che provengono dalle sue azioni. Prima di tutto il proclama dal quale era partito: combattere il comunismo; dare spazio allo spirito liberale che si fonda sulla coscienza di sè e della propria responsabilità nei confronti di se stessi e del gruppo in cui si vive. Ebbene, nulla è stato fatto, nei dieci anni che sono passati dal primo governo Berlusconi, per promuovere, rafforzare, creare nuove coscienze di questo genere. Anzi, direi che è stato fatto il contrario. Una scuola di Stato, per giunta obbligatoria fino ai diciotto anni, non puo'formare nessuno alla responsabilità e alla coscienza di se stesso. Tanto piu´ quando questa per principio non seleziona, non induce coloro che non amano o non sono adatti a studiare, a volgersi verso altre attività. La situazione diventa drammatica, poi, quando questa scuola è formata nella quasi totalità da insegnanti di sesso femminile, nelle quali (senza colpa di nessuno, non c'è bisogno di dirlo) nessun allievo maschio puo' trovare nè un modello di riferimento per la propria vita, nè quello spirito critico-scientifico che, almeno fino ad oggi, è patrimonio intellettuale maschile.
Dunque, tutti i giovani che nel frattempo giungono al voto, giustamente voteranno per l'eguaglianza, ossia per le sinistre.
L'insensibilità di Berlusconi per il mondo del pensiero, per i tanto vituperati intellettuali, non ha bisogno di essere dimostrata. Possiede una delle più grandi case editrici d'Italia, ma da questa, forse soltanto per disinteresse, non escono collane che imprimano una direzione culturale, cosi' come ha saputo fare per tanti anni la Einaudi, la Feltrinelli, l'Adelphi. Mi rifiuto di credere che si tratti di problemi di bilancio: se puo' andare in rosso il bilancio di una collana culturale, sarà compensato da quelle collane che incontrano facilmente il gradimento del pubblico. Ma vorrei che Berlusconi si convincesse: l'Italia non è l'America. Senza una immagine culturale positiva, non avrà mai i voti delle classi medio-alte, che hanno sempre votato a sinistra e che continuano a votare a sinistra (quale che sia il loro reddito, anche bassissimo), perchè la sinistra vive ancor oggi della rendita intellettuale e culturale che ha saputo crearsi dagli anni sessanta in poi.
Possibile che si debba rimproverare al Capo di un governo italiano una tale sordità? Pensa, forse, che l'innumerevole schiera di grandi¡ del pensiero, della musica, della letteratura, dell'arte, che tutto il mondo ci ha sempre invidiato, siano stati creati dalla scuola di stato? Questo è il comunismo, quello che lei voleva combattere - mi permetta di dirglielo - cosi' come è comunismo non lasciare la libertà d'azione e di coscienza nel campo del lavoro, della salute, della religione. Gli italiani sono oggi ben diversi da quelli dell'ottocento che i primi sindacati volevano proteggere: sono perfettamente in grado di sapere quale lavoro vogliono fare e di concordarlo con la controparte senza riferirsi alle miriadi di leggi che finiscono per impedirlo.
Lo stesso ragionamento vale per il finanziamento delle religioni. L'otto per mille offende la coscienza individuale, offende la logica¡ della coscienza individuale: non mi si puo' imporre di finanziare, attraverso lo Stato, quello che ritengo errato. Potrei fare innumerevoli esempi di questo genere, se mi fosse permesso, e potrei cosi' dimostrare che noi viviamo nello Stato più oppressivo della coscienza individuale, più comunista che si possa immaginare. La rivoluzione¡ di Berlusconi non c'è stata. Ci rendiamo conto che era, che è difficile. Ma tutti coloro che non votano, salvo le piccole astensioni fisiologiche, segnalano già da diverso tempo che senza ideali, senza passioni, non si conquistano gli Italiani.
Roma, 31 Ottobre 2004


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