da "L'unione sarda"
L'Ulivo alla corte dei Quattro mori
I leader del centrosinistra cercano l'alleanza con i sardisti
Dal nostro inviato Stefano Lenza ArboreaAutonomi ma non isolati. Il popolo sardista riunito a Arborea rivendica con orgoglio la propria identità nazionalista ma vuole chiudere con il limbo politico, con l'equidistanza dai poli "italianisti" che ha portato al disastro elettorale delle ultime regionali. I seimila voti andati in fumo e quel risicato 3,8 per cento di consensi rastrellato nelle urne brucia e alimenta lo scontro interno: da una parte chi contesta la mancata alleanza con il centrosinistra, dall'altra chi difende quella scelta perché «la dignità conta più del successo elettorale», come ha ribadito il segretario uscente, Giacomo Sanna, nella sua relazione. Si tratta di capire se il futuro del partito sarà deciso dalla forza dei numeri o da quella della ragione. Nel primo caso, si accentuerebbe la spaccatura tra le due fazioni, nel secondo verrebbe invece salvaguardata l'unità. Comunque vada a finire, il Psd'Az sembra orientato a schierarsi accanto al centrosinistra con una sorta di percorso parallelo ma distinto. Resta tuttavia da sciogliere il nodo della Costituente: ai sardisti non è andata giù la scelta di accantonare la consultazione popolare su un tema così importante. Esplicita nella mozione presentata dalla federazione cagliaritana illustrata da Gesuino Muledda, l'opzione a sinistra traspare anche da quella della componente sassarese capeggiata dal segretario uscente e da quella presentata dai nuoresi guidati dal presidente Lorenzo Palermo. E lo stesso Giacomo Sanna ha ribadito la necessità di rilanciare il confronto con i mancati alleati delle regionali: «Non farlo sarebbe un danno troppo grande». Dalla tribuna congressuale, i leader del centrosinistra hanno proposto una strategia della seduzione con fin troppo espliciti inviti ad alleanze strategiche e tattiche in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, cioè le provinciali della primavera. «Credo che il partito di Mario Melis non possa sentirsi lontano dal progetto della coalizione che in Regione ha sconfitto il centrodestra», ha sostenuto il coordinatore della Margherita, il deputato Antonello Soro. Che ha concluso con un vero e proprio appello: «Vi chiedo di stare insieme a noi». Renato Cugini, segretario Ds, si è spinto anche oltre recitando il mea culpa per conto proprio e dei partner: «La rottura non è attribuibile solo al Psd'Az, abbiamo sbagliato anche noi». Nel corteggiamento dei sardisti si sono lanciati un po' tutti. Da Sergio Marracini (Udeur) ad Alberto Manchinu (Autonomia socialista Sardegna), da Antonello Licheri (Rifondazione comunista) a Tore Serra (Comunisti italiani) fino a Rina Salis (Italia dei valori) e Pasquale Carboni (Forza Paris). Tanto che Bustianu Cumpostu (Sardigna Natzione) ha invitato i delegati «a non lasciarsi ammaliare dalle sirene dei partiti italianisti». Più che strizzare l'occhio a potenziali alleati («ho grande rispetto per la vostra autonomia»), Giorgio Carta (segretario nazionale del rinato Psdi) ha messo in guardia sul «restringimento degli spazi di democrazia», riferendosi a meccanismi elettorali che «comprimono la rappresentatività politica». Meno diretto nella forma, ma non tanto nella sostanza, anche il centrodestra ha fatto le sue avance. Parlando come sindaco di Arborea e vice coordinatore isolano di Forza Italia, il deputato Giovanni Marras ha invitato a misurarsi sui programmi «e, se condivisi, creare liste comuni come già in passato». Carmelo Porcu, leader regionale di An, ha quasi commosso la platea ricordando Mario Melis (in prima fila sedevano i figli del leader scomparso) e Franco Meloni, «due grandi uomini». Una sincera manifestazione di stima da non confondere con la ricerca di facile consenso. «Siete maggiorenni, potete scegliere da soli. Non vi si può tirare per la giacca». La porta resta comunque spalancata: «Siamo qua, guarderemo con rispetto alle vostre posizioni e saremo contenti e orgogliosi di fare un percorso insieme a voi». Il dibattito ha fatto capire quanto il flop elettorale abbia avvelenato il clima interno. Alla rabbia per la sconfitta, negli oppositori del leader uscente si somma però la consapevolezza della necessità di rammendare gli strappi. Da qui i ripetuti inviti alla pacificazione giunti da tutte le parti. La componente guidata dal segretario della federazione cagliaritana Paolo Mureddu chiede a Sanna e Palermo di fare un passo indietro. Ovvero, se non proprio di mettersi da parte, di passare in seconda fila. I sardisti cagliaritani rivendicano la guida del partito. Non indicano però nomi per la carica di segretario. Almeno ufficialmente. Qualcosa comunque filtra. Un'ipotesi è Paolo Mureddu in tandem con Giacomo Sanna alla presidenza. In subordine, al posto di Mureddu potrebbe essere indicato il sindaco di Seneghe Salvatore Cubeddu o l'ex consigliere regionale Piero Marras. I giochi sono più che mai aperti, anche perché il leader uscente non sembra per nulla disposto a gettare la spugna. Oggi verranno eletti il presidente e gli 80 componenti del consiglio nazionale che dovrà scegliere il segretario. Dopo il voto tutto comincerà a essere più chiaro.




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