Non ho mai apprezzato lo stile giornalistico di Mentana; dopo un inizio interessante ha progressivamente e sempre più incarnato quella deriva "cronachistica" e "scandalistica" che oggi appesta la comunicazione giornalistica come il più pericoloso dei veleni.
Dietro la sua, non sincera(forse più semlicemente impossibile: siamo umani), ostentata neutralità(in termini giornalistici "terza posizione") si è sempre celato un continuum di ultra-americanismo culturale e morale.
Ma, questo gesto vergognoso, questa ulteriore mannaia sulla più tiepida ed acquiescente velleità di autonomia di giudizio, è un fatto osceno, schifoso.
Dopo Biagi e Santoro, ora tocca a Mentana.
Per evidenti scopi politici visto che al suo posto è stato nominato quel Rossella sotto la cui guida Panorama ha toccato gli abissi più profondi di abbruttimento, subordinazione politica e inutile scandalismo; senza contare la feroce, micidiale e vergognosa campagna anticomunista avviata da Panorama nell'ultimo anno: sfogliando le sua pagine avevo sempre l'impressione, ogni qual volta si parlava di "comunisti", di leggere un romanzo di Fleming....dipinti come bande di criminali, eversori e "terroristi" pronti a minacciare la "tranquilla" vita democratica degli italiani....
Nel più puro stile statunitense: ove i media dedicano alla creazione di un senso di permanente panico tra la popolazione, facendo riferimento continuo ad ogni sorta di nemici interni ed esterni, reali o immagnari, almeno l'80% dei loro spazi: si veda l'illuminante documentario di Moore "Bowling a Columbine"....
Con Rossella i media compiono un nuovo salto di qualità:
Dopo il telegiornale palesemente d'opinione di Fede, ora anche un tg formalmente "terzaposizionista" andrà a produrre una propaganda berlusconiana e americanista nel più micidiale dei modi.
Dove la stampa e i media sono omogenei, conformi, acritici e in mano allo stesso potere, lì NON vi può essere alcuna democrazia.
Io non stimo professionalmente Mentana;anzi: ma gli esprimo la mia più sincera solidarietà.
Non solo per lui, quanto per ciò che questo atto "fascistico" rappresenta ai danni di una ormai sempre più etera "libertà di stampa e di opinione".
Se la gente, il popolo, non avrà elementi reattivi a fronte di questa oscena società mediatica totalitaria, ben presto questo paese sarà soggetto ad una forma di autoritarismo terrificante e paralizzante. Un nuovo totalitarismo, dai confin ancora difficilmente identificabili; dove di sicuro non vige la libertà d'opinione, dove, quindi, non c'è libertà.
"Ahi, serva italia, di dolore ostello, donna non di virtute, ma di bordello"
nemo
"Da L'Unità On Line:
Mentana cacciato dal Tg5. Berlusconi al suo posto sceglie Rossella
di red.
L'ultimo servizio del Tg5 di giovedì sera è un’esclusiva di Toni Capuozzo da Nassiriya. Subito dopo, a sorpresa, appare il direttore Enrico Mentana. Faccia scura e parole pesate: lascio il Tg5. E spiega com’è andata: venerdì i dirigenti di Mediaset l’hanno convocato e gli hanno comunicato che sarà sostituito da Carlo Rossella, attuale direttore di Panorama, uomo molto gradito a Berlusconi.
Il discorso di Mentana è formalmente molto pacato, ma duro nella sostanza. «Noi, in tredici anni, dice, non abbiamo mai servito questo o quell’uomo politico, questo o quell’imprenditore». In Mediaste c’è un uomo politico e un imprenditore al quale invece pace molto avere attorno persone che sanno dire di sì: Berlusconi.
«Veloce, formalmente molto curato, niente scenografie lussereggianti ed un logo essenziale giocato su due colori. informativamente un telegiornale che si batterà con gli altri senza alcun complesso di inferiorità». Erano queste le prime parole che Enrico Mentana utilizzò per presentare il Tg5, alle 13 del 13 gennaio 1992. Mentana era arrivato alla direzione del più importante tg del Biscione dopo undici anni passati in Rai.
Ancora prima Mentana aveva mosso i primi passi nella carta stampata come direttore di [i]Giovane sinistra[i], la rivista della Federazione giovanile socialista in cui ha militato fin dagli anni del liceo. Poi nel 1980 l'ingresso al Tg1 con esordio in video nel 1981, inviato a Londra per il matrimonio di Carlo e Diana. Da allora l'ascesa fu rapidissima: inviato, capo dei servizi della testata, vicedirettore del Tg2 e, infine, arrivo alla Fininvest per la sfida con il Tg5.
Le reazioni
Immediate le reazioni alla vicenda Mentana: il segretario dei Ds, Piero Fassino, dopo aver espresso solidarietà al giornalista ha detto che «naturalmente ora si tratta di capire quali siano le ragioni di un atto che estromette un professionista di sicuro valore e da tutti riconosciuto come un eccellente professionista». «Non è certamente un difetto di professionalità - ha aggiunto Fassino - quello che può spiegare questa estromissione e dunque auspichiamo che nelle prossime ore ci sia un chiarimento».
A Giuseppe Giulietti, capogruppo dei Ds in Vigilanza, l'annuncio di Enrico Mentana sembra essere «nello spirito dei tempi, contrari a chi vuole fare giornalismo con serietà e competenza». «Non la penso come lui - dice Giulietti - ma Mentana ha sempre tentato di garantire diversi punti di vista, con equilibrio - Questo episodio giunge dopo la manifestazioni di fastidio per l'eccesso di libertà delle reti Mediaset di alcuni esponenti di Forza Italia, e si unisce agli annunci sulla par condicio, sulla privatizzazione della Rai e pare collegato alle intenzioni con cui ci si propone di prepararsi alle regionali».
Secondo Arturo Parisi presidente dell'Assemblea federale della Margherita «La cacciata di Mentana dalla direzione del Tg5 e la sua sostituzione con Rossella è una ulteriore prova che la libertà è incompatibile con Berlusconi». «Di fronte al fallimento del suo governo - dice Parisi - il complesso del bunker spinge Berlusconi a chiudersi tra i fedeli più fedeli portando ad ulteriore evidenza il conflitto tra la sua condizione di padrone dei media e l'esercizio delle sue funzioni istituzionali».
Mentre Paolo Gentiloni, capogruppo Margherita in Commisione di Vigilanza, afferma che «di tutto ha bisogno l' informazione televisiva italiana, già così segnata dal conflitto di interessi, tranne che di un TG5 allineato e privo di autonomia. È questa la sfida che i giornalisti della testata hanno di fronte a loro nei prossimi mesi». «Quella di Mentana - dice Gentiloni - è un' uscita di scena da grande direttore, che conclude in modo impeccabile la sua esperienza di direzione del TG5; una esperienza che per chi verrà dopo di lui non sarà facile ripetere».




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