Castrazione chimica del berlusconismo
Tolte le tasse, che resta del centrodestra? E’ questa la domanda da porsi di fronte alla dcecisione della maggioranza, storica per la legislatura, di rinviare all’anno elettorale l’introduzione dei nuovi tre scaglioni (più uno) dell’Irpef. Si tratta infatti della castrazione chimica dell’approccio berlusconiano alle elezioni, della strategia immaginata dal premier per rivincere. Ora delle due l’una: o il centrodestra dà per scontato che non rivincerà, e dunque al suo interno già si lavora perché a perdere più di tutti sia Berlusconi, in vista della successione; oppure c’è un piano B per vincere le elezioni, che è stato fatto digerire al premier. Noi propendiamo per la seconda ipotesi (in politica, infatti, la sconfitta non è mai scientemente cercata, al massimo è un frutto della serendipità).
Il piano B, della cui bontà Gianni Letta deve aver convinto il Cavaliere, è il seguente: avanti col Termidoro, che ci porta bene; avanti con la moderazione, che ci fa risalire nei sondaggi. E che cosa c’è di più moderato che dar ragione a Montezemolo e destinare all’Irap le poche risorse disponibili? Che cosa c’è di più moderato che dar ragione a Follini e Fini e partire dalla famiglie meno abbienti? Che cosa c’è di più moderato che rispettare il parere di Fazio e Siniscalco, prendere atto della mancanza di soldi, e restare il più possibile dentro Maastricht? E, soprattutto: un anno e mezzo di armonia nella maggioranza e il record di durata del governo sono un viatico elettorale ben maggiore di un’operazione fiscale che comunque sarebbe stata bushiana in sedicesimo. La Dc avrebbe fatto così; Berlusconi ha fatto così.
E’ un calcolo sensato, prudente, e magari anche vincente. Però mette davvero la parola fine alla rivoluzione berlusconiana. Nel senso che ne dichiara l’impotenza. Per ragioni oggettive (il bilancio pubblico), per ragioni politiche (l’alleanza divisa) e per ragioni storiche (la potenza dei poteri extraparlamentari). Ne conseguiranno effetti sul blocco sociale stesso del berlusconismo. E ne deriverà (ecco la serendipità di cui sopra) il prefigurarsi di un altro centrodestra possibile e futuro (che, ripetiamo, può essere altrettanto vincente), con meno spiriti animali e movenze più felpate, proteso a governare l’Italia dall’alto, come è sempre stato, piuttosto che dal basso, alleato dei corpi intermedi e non a loro ostile. Per l’opposizione, una volta completato il rito della denuncia dell’inganno e della presa in giro delle promesse, verrà il momento di prendere le misure al nuovo centrodestra che sta emergendo dalle ceneri della riforma fiscale.
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