Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza
Comunicato n. 117/04 del 12 novembre 2004, San Renato






A ottobre 150 palestinesi uccisi dall¹esercito israeliano
(S) Ottobre passerà alle cronache dell¹Intifada come uno dei più
insanguinati. I morti palestinesi sono almeno 150, in gran parte colpiti
durante l¹operazione Giorno di Pentimento portata avanti da Israele nella
prima metà del mese di ottobre al fine di mettere fine al lancio da Gaza di
razzi artigianali Qassam contro la cittadina di Sderot, vicina al confine.
(S)
(Da Avvenire del 26 ottobre 2004)

Melfi (PZ): la diocesi offre un locale ai musulmani per il Ramadan
La diocesi di Melfi, in questo mese di Ramadan, dedicato alla preghiera
notturna, ha deciso di venire incontro alle legittime esigenze di tanti
operai maghrebini che risiedono nella città lucana da più di qualche anno.
Il vescovo di Melfi-rapolla-Venosa Gianfranco Todisco ha messo a
disposizione un locale. Nel quale la sera i maghrebini di Melfi s¹incontrano
e pregano. ³L¹integrazione etnica può essere _ ha spiegato il presule _
molto agevolata da un atto semplice e umile².
(Da Avvenire del 27 ottobre 2004)

Israele continua a negare la garanzia dell¹accesso della Chiesa ai tribunali
civili. Il pagamento delle tasse, contrario alle indicazioni Onu, rischia di
ridurre la presenza della Chiesa in Terrasanta.
Gerusalemme - Senza alcuna comunicazione ufficiale e nessuna menzione sui
media israeliani, le delegazioni della Santa Sede e di Israele hanno tenuto
una 2-giorni di negoziati a Gerusalemme mercoledì 27 e giovedì 28 ottobre.
Fonti vicine ai negoziati hanno riferito ad AsiaNews che i colloqui si sono
svolti ³in un¹atmosfera molto cordiale e che qualche progresso si è
registrato su questioni di carattere tecnico-giuridico². Rimangono ancora
irrisolte due fondamentali questioni di principio: il rifiuto di Israele a
garantire alla Chiesa l¹accesso ai tribunali a difesa di tutte le proprietà
religiose; il nodo dell¹imposta municipale di proprietà dalla quale la Chies
a sarebbe esente secondo le indicazioni stabilite dalle Nazioni Unite.
Un¹esenzione, peraltro, non riconosciuta da Israele. Padre David M. Jaeger,
esperto dei rapporti Chiesa-stato in Israele, ha spiegato ad AsiaNews le
questioni ancora sul tappeto: ³La garanzia di poter accedere al potere
giudiziario per la risoluzione di ogni disputa e ogni controversia sulle
proprietà ecclesiastiche è un¹esigenza di principio imprescindibile perché
riguarda uno dei fondamenti dello stato di diritto². Le controversie sulle
questioni dei diritti di proprietà, sottolinea p. Jaeger, devono ³essere
decise dal potere giudiziario indipendente e non dai politici. Spero, in
quanto giurista ma anche come israeliano, che su questo aspetto Israele
voglia essere fedele all¹idea che ha di se stesso come stato di diritto².
Per quanto concerne l¹imposta municipale sulle proprietà, p. Jaeger dice
che vi è anzitutto l¹impossibilità giuridica di contravvenire alle
dichiarazioni Onu, menzionate nella stessa dichiarazione di indipendenza di
Israele. Ma vi è anche un problema pratico: ³la Chiesa, afferma p. Jaeger,
non ha e non avrà i soldi per pagare l¹imposta perché essa vive soprattutto
di elemosine dai cattolici di tutto il mondo². La pretesa dello stato che la
chiesa paghi le imposte municipali di proprietà ³potrebbe comportare una
riduzione della presenza della Chiesa sul territorio. Confido che non sia
questo lo scopo di qualcuno². (...)
(AsiaNews del 29 Ottobre 2004)

³Sono morti centomila civili². Ricerca choc sulla guerra in Iraq
E così, oltre alle 377 tonnellate di super-esplosivo, mancherebbero
all¹appello anche 100 mila iracheni. Centomila persone uccise dall¹inizio
della guerra, «in gran parte donne e bambini». Centomila, «stimate per
difetto». Come dire gli abitanti di Lecce, o due volte la città di Mantova.
La stima (la denuncia) viene dall¹autorevole rivista medica The Lancet, che
a quattro giorni dalle elezioni Usa pubblica online uno studio condotto dai
ricercatori di tre università, due americane (Johns Hopkins e Columbia) e
una di Bagdad (Al-Mustansiriya). Nessuno ha contato centomila cadaveri. In
genere la contabilità dei caduti riesce più facile quando si muore in
divisa. Ieri per esempio è stato ucciso un soldato americano, e la lista si
è subito aggiornata: 1.082 morti dal 20 marzo 2003. Oltre 800 vittime nel
2004 tra poliziotti e soldati iracheni (gli ultimi ieri, 11 uomini della
Guardia Nazionale massacrati dai sequestratori che hanno messo online le
foto dei loro corpi). C¹è chi riesce a registrare, come fa The Brookings
Institution, il numero delle autobomba (138 dal maggio 2003 al 13 ottobre
2004, con 1.442 morti e 6.620 feriti), o quello degli interpreti iracheni
uccisi dalla guerriglia (52 nel 2004). Ma chi fa la somma di tutti i civili
che ci lasciano la pelle? Nessuno, finora. Non ci sono dati governativi. Di
solito si citano le stime (ricavate dai giornali) dell¹associazione
pacifista «Iraq Body Account»: 15 mila civili iracheni ammazzati dall¹inizio
dell¹invasione. Sono molti di più, dice ora The Lancet (il bisturi), rivista
britannica fondata nel 1823 dal chirurgo Thomas Wakley con il motto
«informare, riformare, intrattenere». In Iraq, denuncia The Lancet , dopo
l¹arrivo dei liberatori si muore più di prima. Ci sono 100 mila «extra
deaths», centomila defunti che nel vecchio Iraq, stando ai tassi di
mortalità ante-guerra, non sarebbero morti. Le principali cause di decesso:
prima della «liberazione», attacchi di cuore e malattie croniche. Dopo, la
violenza. Un iracheno ha 58 probabilità in più di morire rispetto a 18 mesi
fa. I responsabili, secondo lo studio di Lancet, sono al 95% le bombe e i
raid aerei americani. Un¹accusa pesantissima, che arriva sul Web nelle ore
decisive della campagna elettorale Usa. Come sono giunti i ricercatori a
queste conclusioni? Con strumenti di indagine statistica ritenuti validi tra
l¹altro da professori di statistica medica come Richard Peto dell¹università
di Oxford. Anche se lo stesso Lancet avverte che i dati da cui si sono
ricavate le proiezioni sono «di qualità limitata», perché dipendono dalle
interviste condotte sul campo. Ovvero nelle famiglie. Nel settembre di
quest¹anno una squadra di ricercatori iracheni, in maggioranza medici, ha
girato l¹Iraq a gruppi di tre, fermandosi in 33 aree, in ciascuna delle
quali ha selezionato a caso 30 nuclei familiari. Di queste 988 famiglie, 808
hanno accettato di collaborare. La domanda per tutti: quante nascite e
quanti decessi a partire dal gennaio 2002. In 78 famiglie gli studiosi hanno
chiesto i certificati di morte, ottenendoli in 63 casi. Ecco i risultati del
confronto: in 808 case irachene, 46 morti prima della guerra, 142 dopo.
Tradotto in statistiche: si è passati da 5 a 12,3 decessi ogni mille
abitanti per anno. Questo però tenendo conto dell¹effetto Falluja: un terzo
di quei 142 morti totali si registra in un quartiere della roccaforte
sunnita, dove i combattimenti e i raid Usa negli ultimi mesi sono stati più
pesanti. Ma anche escludendo Falluja, restano 73 cadaveri: il tasso di
mortalità si attesta su 7,9 ogni mille abitanti, comunque una volta e mezzo
in più del periodo anteguerra. Dodici di quelle 73 morti non sono attribuite
alle forze della coalizione, 28 sono bambini (mortalità infantile, da 29 a
57 ogni mille abitanti). Da questi dati («di qualità limitata») i
ricercatori sono giunti alla stima su base nazionale («probabilmente
sbagliata per difetto»: 98 mila «extra deaths», 98 mila «morti extra» nel
97% del territorio iracheno (eccetto l¹area di Falluja). The Lancet è un
settimanale che esce al venerdì. Ma sul numero in edicola oggi non c¹è lo
studio comparso ieri nell¹edizione Web. «Non abbiamo fatto in tempo a
metterlo», ha detto alla Ap un portavoce del giornale, aggiungendo che sul
numero del 5 novembre forse sarà troppo tardi. «L¹urgenza» dell¹uscita
online si giustifica con la scadenza elettorale? Nella corsa alla Casa
Bianca giocheranno un piccolo ruolo anche quelle 808 famiglie scelte per
caso? Conteranno, oltre alle 377 tonnellate di esplosivo di cui discutono
Bush e Kerry, le statistiche su quei «100 mila iracheni scomparsi»?
(Dal Corriere della Sera del 29 ottobre 2004)

I pellegrini possono evitare che i Cristiani scompaiano dalla Terra Santa
Gerusalemme _ Il delegato apostolico a Gerusalemme ritiene che la ripresa
dei pellegrinaggi in Terra Santa sia fondamentale per porre fine all¹esodo
dei Cristiani.
Incontrandosi con un gruppo di giornalisti spagnoli giunti a Gerusalemme in
occasione del pellegrinaggio organizzato dalla Conferenza Episcopale
Spagnola, l¹arcivescovo Pietro Sambi ha analizzato infatti la situazione
attuale della Terra Santa, soprattutto per la piccola comunità cristiana
locale. ³I Cristiani in Terra Santa sono una piccola minoranza, solo il 2%
della popolazione. Si sentono una minoranza rispetto alla grande maggioranza
ebraica e alla grande maggioranza musulmana², ha affermato. ³All¹inizio
della seconda Intifada, gli Ebrei del mondo si sono organizzati per aiutare
quelli di qui. I Musulmani del Golfo e di altre parti del mondo si sono
organizzati per aiutare i Musulmani di qui. I Cristiani, invece, sono
scomparsi, e i pochi che vivono in questi luoghi hanno avuto l¹impressione
di essere abbandonati dai loro fratelli², ha constatato. ³Sono arrivati
aiuti materiali da molte altre parti del mondo, ed è stato possibile aiutare
le scuole a sopravvivere e i centri medici a continuare a fornire i loro
servizi, ma è mancato qualcosa, la presenza dei Cristiani², ha aggiunto. ³Io
non ho paura per i luoghi santi - ha confessato -. Per dirlo in maniera
schietta, portano troppi soldi al Paese e saranno rispettati. Questi luoghi,
però, saranno luoghi vivi, che aiutano a vivere, finché ci sarà intorno a
loro una comunità che crede, ama e spera. Senza questa comunità, i luoghi
santi saranno freddi musei e non luoghi di vita². ³Il pellegrinaggio è il
modo più completo per aiutare i Cristiani di qui, la Chiesa madre di
Gerusalemme e la Terra Santa², ha affermato. ³In primo luogo - ha
proseguito -, si tratta di un aiuto spirituale, psicologico, umano. I
Cristiani locali guardano ai pellegrini molto più di quanto questi guardino
loro, e la presenza dei pellegrini fa dire loro che sono in pochi, ma ci
sono molti fratelli e molte sorelle di tutto il mondo che vengono qui, siamo
tutti parte di una grande famiglia, la famiglia dei discepoli di Cristo. E¹
un aiuto morale, umano, di prima categoria². ³Accanto a questo c'è anche l'
aiuto materiale - ha concluso -, perché la maggior parte dei Cristiani di
Terra Santa si è specializzata nel sevizio ai pellegrini: trasporti, guide,
hotel, ristoranti, negozi di souvenir, eccetera. Quando ci sono pellegrini
c¹è anche un aiuto alle famiglie cristiane di qui².
(Agenzia Zenit del 2 novembre 2004)

Terrorismi buoni e cattivi
(S) [ARAFAT] LO CONSIDERA UNO STATISTA O UN LEADER CORROTTO, PROTETTORE DEL
TERRORISMO E CON UN PASSATO, LUI STESSO, DA TERRORISTA?
Lo considero uno statista e la sua scomparsa costituirà un grave problema
per tutta l¹area mediorientale. I passati da terrorista non contano. Dietro
il Risorgimento italiano c¹è stato il terrorismo, come dietro la nascita
dello Stato d¹Israele ci sono stati la Banda Ster, l¹attentato all¹Hotel
King David e quello all¹ambasciata inglese a Roma, quando alcuni giovani
ebrei fecero esplodere l¹edificio travestiti da camerieri durante un
coktail, per senza mietere vittime. (S) Le racconterò un episodio: qualche
anno fa, a una cena, ero seduto fra un diplomatico israeliano di alto rango
e un politico inglese. A un certo punto il primo chiese all¹altro. ³Dove
avete adesso la vostra ambasciata a Roma?². E l¹inglese rispose: ³Sempre lì,
a via XX settembre. Perché le interessa?². ³Perché io sono uno di quelli che
ve l¹ha fatta saltare in aria². Il che dimostra una cosa.
CHE COSA? Che non tutti i terrorismi sono cattivi.
(Da un¹intervista a Francesco Cossiga su Arafat, La Stampa del 5 novembre
2004)

Continua l¹emigrazione dall¹Armenia
Everan - L¹esodo degli armeni dalla madrepatria non si ferma: i dati
sull¹emigrazione nei primi 8 mesi del 2004 affermano che 497mila persone
hanno lasciato il paese. Nello stesso periodo 450mila persone sono entrate
in Armenia con un passivo di 50mila persone. Rispetto allo stesso periodo
del 2003 il tasso di emigrazione è aumentato del 38%, ovvero nell¹anno in
corso 13mila persone in più rispetto al precedente hanno lasciato il paese.
Sebbene gli esperti ritengano che le cifre dei partenti siano da prendere
con precauzione - le partenze sono spesso provvisorie -, è indubbio che
l¹Armenia stia vivendo un¹emorragia di abitanti. In particolare sono gli
uomini a emigrare, la maggior parte in Russia per lavoro, tornando a casa
solo per le feste di Natale. A causa dell¹emigrazione maschile negli ultimi
10 anni la popolazione femminile è passata dal 51% al 56% del totale.
L¹emigrazione per motivi di lavoro testimonia una situazione economica non
facile per il paese, dopo la guerra con l¹Azerbajzan (1991-1994) e la grave
crisi energetica dello stesso periodo. Oggi, sebbene l¹economia interna
sembri in fase di ripresa - la crescita annua si attesta sul 12% annuo - gli
armeni continuano a emigrare all¹estero. L¹Armenia ha 3milioni 800mila
abitanti, al 67% residenti in centri urbani: oltre 1milione e 200mila
abitano nella capitale Erevan. Dal punto di vista religioso il 64% della
popolazione è ortodossa; i cattolici sono 150mila. Secondo gli ultimi dati
disponibili (1999), la diaspora armena conta circa 15 milioni di persone
sparse nel mondo. Le comunità armene più popolose si trovano in Russia
(2.800.00), negli Stati Uniti (1.500.000) e in Francia 400mila. (FC)
(Da AsiaNews del 6 novembre 2004)


Iraq: ancora bombe contro una chiesa cattolica

Baghdad _ Sono almeno 35 i feriti per l¹esplosione che ha distrutto il muro
esterno della chiesa cattolica di St. Bahnam, nella parte sud occidentale di
Baghdad e ha provocato incendi nelle case vicine. Secondo le prime notizie
diffuse dalla polizia, l'attentato è stato portato a termine con
un'autobomba, mentre secondo testimoni e abitanti del distretto di Dora si
sarebbe trattato di un ordigno piazzato nelle vicinanze. Appena il mese
scorso, cinque chiese di varie denominazioni cristiane erano state colpite
da attentati, nell'evidente intento di intimidire la comunità cristiana del
paese, già scossa da una serie di attacchi che in agosto fecero almeno 11
morti.

Le chiese danneggiate sono tre: una chiesa siro-ortodossa, una nestoriana e
una caldea.

Baghdad _ ³Due autobomba hanno colpito la chiesa dei siri-ortodossi di Dora
e la chiesa nestoriana di San Matteo; uno di questi due attentati ha
coinvolto una terza chiesa caldea che è stata danneggiata a causa
dell¹esplosione². Il Patriarca Cattolico Caldeo racconta con profonda
tristezza l¹ennesimo episodio di violenza ai danni della comunità cristiana
irachena. Mons Emmanuel Delly si rallegra perché ³non vi sono state
vittime², ma conferma i ³numerosi danni, i muri crollati e le finestre
rotte². Mons. Delly teme che gli episodi di violenze contro le chiese
aumenteranno.
(Da AsiaNews dell¹8 novembre 2004)


La satanista che uccise 4 anni fa una suora ora fa la baby-sitterS

Farebbe la ³tata² in un asilo, nell¹ambito di un programma di reinserimento
sociale a Roma Veronica P., una delle tre ragazze che il 6 giugno del 2000
massacrò Suor Maria Laura Mainetti ³in nome di satana² nel Parco delle
Marmitte Giganti di Chiavenna. La notizia arriva da un giornale locale di
Sondrio (S) Non si tratterebbe, a quanto si apprende, di vere e proprie
attività didattiche, ma comunque di azione in contatto con i bambini. Un
particolare inquietante, soprattutto alla luce del fato che, come emerge
dagli interrogatori, proprio Veronica, che ora ha 21 anni, aveva proposto di
sacrificare a satana un bambino prima che la scelta cadesse su una
religiosa.(S)
(Da la Padania del 7 novembre 2004)


Crisi in Costa d¹Avorio. Parigi sospetta gli Usa

(S) C¹è qualcosa di strano e di provocatorio in questa crisi ivoriana
manovrata da Gbagho, che è filoamericano. Le Monde di oggi accusa: c¹è un
rapporto tra la rielezione di Bush e l¹attacco ai francesi. Come se qualcuno
volesse invischiare in una crisi simile a quella irachena il presidente che
più si è opposto alla guerra in Iraq, per convincerlo e essere più
³comprensivo² verso l¹America in difficoltà a Baghdad. Dietrologia. Ma va
pur ricordato che Abidjian è l¹unico posto del (terzo) mondo dove in questi
ultimi mesi si sono viste manifestazioni a favore di Bush. E cartelli con
scritto: ³Chirac boia². (S)
(Da La Stampa del 9 novembre 2004)

Trionfale viaggio di Fini in Israele
La visita in Medio Oriente del vicepresidente del Consiglio. L¹investitura
di Fini piace agli israeliani. Gerusalemme: ³E¹ un amico schierato per la
difesa del nostro Stato². Gli ebrei italiani: l¹uomo di governo più adatto
per la Farnesina. (S) ³Superato il momento difficile dello scorso anno _
dice il presidente dell¹Associazione degli ebrei italiani al termine
dell¹incontro _ pensiamo che Fini sia veramente la persona più adatta per
fare il ministro degli Esteri, con benefici non solo per l¹Italia, ma per
tutta l¹Europa². (S) La visita del vicepremier italiano, l¹ultima di questa
serie, si conclude oggi: il ³miglior amico² degli israeliani vedrà il
premier Sharon, il ministro degli esteri Shalom e il ministro delle Finanze
Nethanyau.
(Da La Stampa dell¹11 novembre 2004)


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