Occidente suicida per incredulità
di Giuliano Ferrara
Non è una malattia nuova, ma non è mai stata tanto diffusa. E ci impedisce di capire, per esempio, che decapitazioni e terrorismo sono rituali coerenti con l’Islam fondamentalista.
Non è nuova questa malattia del mondo occidentale, ma è diffusa come non mai, epidemica: si chiama «sindrome da incredulità». Non si crede che sia in atto una guerra, che questa guerra abbia un sostrato religioso, che implichi uno scontro di civiltà, che l'America di George Bush con i suoi alleati si sia messa alla guida dell'unica risposta possibile, una controffensiva politica e militare. Non si crede che le decapitazioni e gli atti di terrorismo suicida siano un rituale simbolico perfettamente coerente con le premesse da cui parte l'islamismo fondamentalista, non si accetta che l'avanguardia armata della comunità musulmana mondiale (la umma) stia facendosi forza delle nostre debolezze e divisioni, nella conquista dell'egemonia sociale e politica all'interno del suo mondo. Non si crede alla realtà, alla politica, al fatto: c'è la guerra, l'Occidente è diviso, bisogna unirlo per difendersi, bisogna conoscere e combattere un nemico che ci minaccia. Balle, noi non la beviamo.
La sindrome da incredulità è fatta di esorcismi che si ripetono tutti i giorni, come i gargarismi. Si agita nell'aria la parola terrorismo, che è al massimo una tecnica ma non il problema. Sia Piero Fassino sia Bush definiscono per semplicità i tagliatori di teste «criminali», ma è un errore, è un modo per non capire, per restare increduli di fronte a quel che davvero accade: non sono criminali, sono nemici che vengono da lontano, l'espressione di una rottura storica nutrita dei suoi riflessi religiosi.
Il terrorismo degli anni Settanta, quello che mimava la lotta di classe armata ed era la coda di cometa di un comunismo morente, era praticamente solo una tecnica, senza una vasta, solida, ramificata identità: i collegamenti con gli stati del sistema sovietico, e con i servizi di tutto il mondo, c'erano, ma si trattava di filamenti mollicci, non della solidarietà nel monoteismo musulmano e nella regola o sharia coranica, non della rete che attraversa tutti i singoli stati della vasta regione islamica, senza eccezioni, dai Fratelli musulmani egiziani al wahhabismo saudita, alle madrasse del Pakistan. Anche i brigatisti italiani o tedeschi non erano semplicemente «criminali», perché si trattò di un fenomeno politico, ma agivano come tali. Questi incappucciati dei tribunali islamici e gli angeli del paradiso kamikaze che ci danno l'inferno sono militanti di una fede, non sono criminali in alcun senso.
Non si crede che l'Occidente sia un impero, e che i barbari battono alle sue porte. Non si crede alla cosa più chiara e visibile che agita oggi il mondo. Al rifiuto della globalizzazione delle informazioni, dei modi di vita e dei diritti occidentali. All'assalto dispiegato, in mille forme diverse, dalla scimitarra alla penetrazione, che preme sul nostro mondo esausto, che ha perduto l'identità, che non è più la «cristianità». L'incredulità si converte nella credulità più spiccia e fragile: si crede che l'Onu ce la possa fare con la forza ideale del diritto internazionale, si crede che il dialogo sia il mezzo più efficace per rispondere, si crede che il paese assalito l'11 settembre, dopo 25 anni di guerra montante, abbia intrapreso una crociata imperialista per il petrolio. Si crede nella prima fola disponibile, pur di non credere a quello che si vede e si tocca con mano, i morti ammazzati, l'attacco agli ebrei di Palestina, il disprezzo ontologico per la vita dei civili occidentali e degli ostaggi, per gli apostati e i collaborazionisti iracheni e mediorientali.
Il grande tema della bugia aiuta l'incredulità. Bush mente perché è di destra. Tony Blair mente perché è di sinistra. Silvio Berlusconi mente perché è di centro. Bugie, bugie, bugie: è il ritornello di Michael Moore e di Al Franken e della rete generalista americana liberal, la Cbs, e pazienza se poi le bugie e la diffamazione stanno dalla parte degli increduli e dei loro media, pazienza se si devono scusare con Bush per la calunnia, pazienza se i conti non tornano nella commissione Hutton che ha liquidato la credibilità di una certa Bbc, pazienza, per non credere c'è sempre spazio mentale e tempo, è la via più facile, la via dello struzzo, della testa sotto la sabbia, quella via che conforta nella paura e nell'egoismo.
Siamo miscredenti per lezione illuminista. Vogliamo andare avanti nella vita e nella storia con l'ausilio della sola ragione. Ma la sola ragione di cui parliamo è la nostra ragione, quella che giustifica il nostro modello di vita confortevole e bolso, mentre gli altri, gli islamici non segnati da illuminismo e secolarizzazione, hanno ragioni più forti e per questo ce le impongono, stabilendo ormai loro il ritmo delle nostre esistenze, della nostra politica, dei nostri scontri diplomatici, militari, elettorali. Da miscredenti diventiamo così increduli, e la nostra laicità diventa il nostro suicidio nella sindrome da incredulità.


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(e secondo la Fallaci, ad esempio).

