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  1. #1
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    Predefinito Montichiari guarda a Bergamo...

    Aeroporto di Montichiari: la "D'Annunzio" guarda a Bergamo

    BRESCIA- Le bocche sono rigorosamente cucite , ma l'argomento all'ordine del giorno della seduta del Cda della D'Annunzio in programma domani è estremamente significativo: collaborazione con altri sistemi aeroportuali. Dopo che dall’aeroporto bergamasco è giunto più di un segnale di interesse per Montichiari e dopo che nell’ultima assemblea i rappresentanti di Provincia e Camera di commercio hanno invitato a considerare le ipotesi di allargamento della società , potrebbe essere questo il primo segnale di una trattativa destinata nel tempo a spostare l’asse di interesse dello scalo bresciano più verso la Lombardia che verso il Veneto.
    Del resto ci sono situazioni oggettive che spingono in tale senso: le difficoltà di crescita che l’aeroporto bresciano sta evidenziando ormai da tempo e che la gestione all’interno del sistema aeroportuale del Garda non è riuscita finora ad appianare ( mentre nel frattempo il Catullo ha superato tranquillamente i due milioni di passeggeri) ; le remore che hanno impedito a tutt’ oggi l’avvio di un Cargo Center da 80 milioni di tonnellate l’anno , per cui il Boeing 747 arrivato sulla pista di Montichiari è tutt’ ora inattivo; sull’altro fronte la necessità della Sacbo di trovare nuovi sbocchi , sia sul piano del trasporto merci , sia su quello passeggeri , dopo che l’insediamento di RyanAir ha portato ad una crescita smisurata del traffico fino a 3 milioni di passeggeri.
    Sono tutti motivi che sembrano indicare l’interesse di entrambe le società , D’Annunzio e Sacbo , a ricercare un ‘intesa , ad avviare una trattativa , per arrivare magari ad uno scambio azionario ed a nuovi piani di investimento.. Contro questa prospettiva sembra operare il recente decreto approvato dal Parlamento sulla base del cosiddetto “emendamento Ferro “ , che intende assicurare il rinnovo quarantennale delle concessioni alle società che ne sono già assegnatarie. Per Montichiari questo significa una conferma in carico alla Catullo. Ma anche su questo fronte c’è una mobilitazione in atto. Dopo le due lettere inviate al ministro Lunardi nell’ultimo periodo , l’assessore regionale ai Trasporti Massimo Corsaro ha convocato per il 23 novembre a Milano Camere di commercio , Province , Associazioni industriali per affrontare il tema dell’allargamento delle società , in quell’ottica già delineata dalla Regione , che vede Brescia secondo hub della Lombardia dopo Malpensa.
    “ Non dimentichiamo certo – afferma l’On. Stefano Saglia – l’importante ruolo svolto dalla Catullo per la nascita dell’aeroporto di Montichiari . Ma a questo punto la questione di fondo è la necessità di un piano industriale corposo e credibile per far crescere lo scalo di Brescia. In questa ottica diventa prioritaria la battaglia politica per l’autonomia dell’aeroporto bresciano”.
    Frattanto il D’Annunzio mette a punto un nuovo collegamento : dal 14 dicembre un volo settimanale operato dalla compagnia albanese Albatros Airways collegherà Brescia con Tirana, aggiungendosi ai due che dall’11 novembre collegano ogni giovedì e domenica Tirana con Villafranca.
    Graziano Guerini

    dal GIORNALE DI BRESCIA di Martedì 16 Novembre '04

  2. #2
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    Ma guarda un po', Montichiari pensa di guardare alla Lombardia? Pensavo che stessero nel Veneto...!

  3. #3
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    Speriamo, almeno qualche cargo ce lo mandano.

    L'articolo originale però diceva 737....

    There are only 10 types of people in the world: those who understand binary and those who don't

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  4. #4
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    A chi fosse interessato, tratto da "Eco di Bergamo"


    ------


    Orio, più passeggeri e meno voli notturni
    Sacbo ridisegna le sue prospettive di sviluppo: gli obiettivi del Piano fissati per il 2016 sono già superati Nel futuro si arriverà fino a 6 milioni di viaggiatori. Il 3 dicembre la consegna ufficiale del radar



    E cresci e cresci, alla fine non ci stai più dentro. Nella fattispecie in un Piano di sviluppo che prevedeva di raggiungere quota 6 milioni e 174 mila 560 unità di traffico nel 2015. Stiamo parlando dell'aeroporto di Orio al Serio, cresciuto a tal punto da dover rivedere le proprie previsioni e strategie. Taglio secco dei voli notturni, niente cargo center e investimenti dirottati sul versante dei passeggeri.
    Bocche rigorosamente cucite dalle parti della Sacbo, la società che gestisce lo scalo, ma già da qualche tempo si stanno susseguendo gli incontri tra i soci del Patto di sindacato, quello targato Bergamo, che raccoglie il 50,02 per cento delle quote e vede protagonisti il Comune (13,84 per cento), la Provincia (13,2), la Camera di Commercio (6,56), l'Italcementi (2,46), la Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino (10,05), il Credito Bergamasco (3,46), l'Unione Industriali (0,44) e l'Aeroclub Taramelli (0,01). Il restante 49,98 per cento è in mano alla milanese Sea che gestisce gli scali di Malpensa e Linate.
    Il problema è semplice: la crescita è stata tale da rendere completamente superate le previsioni che per il 2015 disegnavano uno scenario da 2 milioni 550 mila passeggeri e 360 mila tonnellate di merci l'anno. E stabilito che 1 quintale di merci corrisponde a un passeggero si raggiungono così i 6 milioni e rotte unità di traffico. Solo che non più tardi di martedì scorso a Orio è transitato il 3 milionesimo passeggero dall'inizio dell'anno: 2004 che dovrebbe chiudersi a quota 3 milioni 350 mila viaggiatori, mentre le merci si attesteranno a 130 mila tonnellate. E per il 2005 si arriverà a 4 milioni e 200 mila passeggeri, mentre le merci resteranno stabili.
    Ora si attende il decreto di approvazione del Piano di sviluppo, che dovrà avere le firme dei ministeri delle Infrastrutture e dell'Ambiente. Una volta ottenuto, Sacbo chiederà di modificare il tetto dei 6 milioni di unità di traffico, puntando a quota 7 da qui al 2015. Sette milioni così ripartiti: 6 di passeggeri e 100-120 mila tonnellate di merci. Numeri che collocherebbero Orio al quarto posto in Italia dopo Fiumicino, Malpensa e Linate: un traguardo che di questo passo lo scalo bergamasco potrebbe però tagliare molto prima.
    Numeri che sono anche rivelatrici delle strategie future: molte meno merci (un terzo rispetto alle previsioni del Piano di sviluppo) e molti più passeggeri. Strategie che avranno diversi riflessi: il taglio alle merci significa per esempio (e soprattutto) meno voli notturni. Attualmente sono 24 movimenti a notte (tra decolli e atterraggi), il Piano ne prevedeva 49, Sacbo conterebbe di arrivare a 12 da qui al 2008. Una data non casuale, visto che coincide con la scadenza dei contratti con Ups e Dhl, i courier operanti a Orio.
    Si va quindi verso una riduzione di questi voli, ma non la chiusura totale dello scalo di notte: i voli low cost possono sempre riservare qualche sorpresa, e in Sacbo non dimenticano che sono stati proprio i courier a salvare Orio qualche anno fa, quando la crisi era a un passo. Senza contare che non si vuole precludere la possibilità di lavorare a 360 gradi nel mercato. Ma certo è che con queste prospettive si va verso la rinuncia al cargo center: gli investimenti relativi saranno invece destinati sulle aree passeggeri.
    E il minor numero di voli notturni, oltre a creare meno disagio agli abitanti delle zone circostanti Orio, avrà riflesso anche sulle cosiddette curve isofoniche (quelle che misurano l'emissione sonora in decibel), che diminuiranno di valore. La variazione complessiva dei parametri consentirà di aumentare il numero dei voli nelle altre fasce orarie, quelle del traffico passeggeri.
    E, sempre sul versante dell'inquinamento acustico, ci sono buone notizie. Il 1° dicembre a Roma, Sacbo riceverà la certificazione di qualità da parte dell'Enac (Ente nazionale aviazione civile), mentre due giorni dopo a Orio ci sarà la consegna ufficiale dell'Enav (Ente nazionale assistenza al volo) del radar di avvicinamento, che entro fine febbraio-inizio marzo entrerà a regime contestualmente a quello di terra. Il loro funzionamento consentirà un risparmio dei tempi d'atterraggio e decollo, con i reattori che verranno messi in funzione solo qualche minuto prima del via, invece degli attuali 10-15. E ancora, con i radar le rotte saranno redistribuite secondo le necessità, quindi non ci saranno più decolli solo in una direzione.
    Dino Nikpalj

    ------------------


    E l'atterraggio a Montichiari è vicino
    Quindici per cento. Lo sbarco di Bergamo all'aeroporto bresciano di Montichiari si gioca su questa percentuale, quella che dovrebbe spettare a Sacbo nel nuovo assetto della D'Annunzio, la società che controlla lo scalo.
    Ora come ora la società è detenuta all'85 per cento dalla Catullo di Verona, la stessa che controlla l'aeroporto scaligero e che finora si è guardata bene dal mollare la presa. Ora però la situazione sembra cambiata, e molto. Nel senso che da Brescia, e anche da Verona (in modo un po' meno convinto, pare), arrivano cenni d'assenso all'ingresso di Sacbo. Al punto che si è anche ipotizzato questo nuovo assetto societario che vede sempre il controllo in mano ai veronesi, con il 55 per cento, i bresciani al 30 e Sacbo al 15. Per cominciare.
    Attualmente la piattaforma bresciana è rappresentata dalla Provincia e dalla Camera di Commercio, l'obiettivo sarebbe quello di coinvolgere nella partita sia il Comune sia la potentissima Aib, l'associazione degli industriali bresciani, sul modello di quel Patto di sindacato che tanto bene ha funzionato a Bergamo. Il problema è quello di mettere d'accordo Loggia e Broletto, dove oltre che colori politici diversi (Comune di centrosinistra e Provincia di centrodestra) ci sono anche rapporti difficili tra il sindaco Paolo Corsini e il presidente Alberto Cavalli.
    Ieri il Consiglio d'amministrazione della «D'Annunzio» ha accennato alla questione alleanze. Le posizioni sono quelle di sempre, con Brescia sempre più favorevole all'ingresso di Bergamo e Verona un po' meno contraria. Soprattutto perché dal punto di vista gestionale lo scalo di Montichiari non è proprio un affare. Ma dall'altra parte c'è una discreta preoccupazione nel portarsi a casa un possibile concorrente come Sacbo, comunque ben accetta rispetto alla milanese Sea, nei confronti della quale vige un vero e proprio «no pasaran» sia dei bresciani che dei veronesi.
    Sacbo che dal canto suo può mettere sul piatto della bilancia oltre che a un indiscusso know-how gestionale (che comunque anche la Catullo possiede) tutto quel traffico cargo che con l'aggiornamento del Piano di sviluppo aeroportuale non troverà più casa a Orio al Serio. E questo è un argomento in grado di convincere anche i recalcitranti veronesi, che dall'altro lato devono però fare fronte alla voglia d'indipendenza dei bresciani che contestano a gran voce la richiesta avanzata dal Catullo di proroga trentennale della concessione provvisoria (tre anni) avuta da Enac nel 2001 per la pista di Montichiari.
    I bresciani, per essere chiari, vorrebbero una concessione tutta per sé, tramite la Regione. E proprio il Pirellone ha convocato martedì prossimo i presidenti delle Province, delle Camere di Commercio e degli Industriali di Bergamo e Brescia, oltre a quelli di Sacbo e Sea. Obiettivo «valutare congiuntamente le rispettive posizioni sullo sviluppo di breve e lungo periodo del sistema aeroportuale (lombardo - ndr) e individuare le possibili linee d'azione da sostenere in maniera coordinata».
    D. N.



    ---


    ciao

 

 

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