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Uranio impoverito. Denuncia del maresciallo Diana

«A Teulada sparano come in una guerra vera»

Nel giorno il cui il Senato dà il via libera alla commissione d'inchiesta che dovrà far luce sull'eventuale utilizzo di uranio impoverito nel corso delle esercitazioni militari, il maresciallo Diana, da anni in lotta con un tumore per cui chiede il risarcimento del danno biologico, lancia un appello: «La Commissione - sostiene Diana - deve indagare su tutte le sostanze mutagene e cancerogene e non deve essere dirottata politicamente soltanto sul discorso uranio impoverito. Se faranno così, si concluderà tutto con un nulla di fatto e con lo spreco di altre vagonate di euro, denaro che non si trova, invece, per curare chi si è ammalato al servizio dello Stato». Diventato suo malgrado un esperto sulle cause delle malattie che negli ultimi anni stanno falcidiando gli appartenenti alle Forze armate italiane, il maresciallo dei Granatieri attacca anche sul tema delle esercitazioni: «Teulada è una zona dove si possono fare esercitazioni uno a uno di ogni cosa, come in una guerra reale. Tempo fa, per un errore durante un'esecitazione, si riattivò un vulcano sottomarino a Sant'Antioco, episodio che le autorità hanno cercato di coprire in ogni modo possibile». Marco Diana ha partecipato a diversi "giochi di guerra". «Sì, ci esercitavamo con i miei ragazzi a lanciare missili a Capo Zafferano, area che deve restare nascosta a tutti gli italiani, il governo non vuole che ci mettiate piede», ha raccontato Diana davanti alla sala gremita di pubblico e pescatori del Basso Sulcis per assistere all'anteprima del film-documentario «Piccola pesca» di Enrico Pitzianti. Alla proiezione hanno assistito anche i genitori di Valery Melis, militare dell'Esercito morto per un linfoma di Hodgkin nel febbraio scorso e ammalatosi dopo alcune missioni nei Balcani. «Questo è un mondo che rigettiamo», ha detto la madre del ragazzo con un filo di voce. Il via libera alla istituzione della Commissione monocamerale è arrivato ieri dal Senato e nel giro di un anno dovrà illustrare le conclusioni a cui sarà arrivata su una vicenda intricata quanto complessa. Già alla fine della scorsa legislatura furono avanzate diverse proposte di inchiesta parlamentare che miravano a far luce sul cosiddetto allarme uranio. All'epoca la vicenda fu liquidata con una «assoluzione» frettolosa dell'uranio impoverito quale possibile causa dei tumori maligni riscontrati su militari italiani di ritorno dalla missione di pace, la cosiddetta Sindrome dei Balcani. «Affinché la commissione abbia un esito positivo», ha fatto sapere Falco Accame, ex parlamentare e presidente dell'associazione vittime arruolate nelle Forze armate «occorre chiaramente stabilire i compiti da attribuire partendo dal dato di fatto che molte morti e molti malati tra personale civile e militare in aree contaminate da uranio e nei poligoni non vengono inclusi nella denominazione ufficiale della commissione».

18/11/2004
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SONO BASTATE POCHE DICINE DI MIGLIAIA DI EURO, PER LEGGITTIMARE LA ROVINA AMBIENTALE DEL TERRITORIO.
COSA VOGLIONO LASCIARE AI LORO FIGLI? ASSISTENZIALISMO AD OLTRANZA? UN FUTURO DI MANI TESE PER CHIEDERE L'ELEMOSINA? IN QUEL MARE NON POTRANNO PIU' PESCARE! CON QUEI SOLDI, METTANO IN BILANCIO L'AMPLIAMENTO DEI CIMITERI ... L'URANIO IMPOVERITO HA TEMPI LENTI ... NON HA FRETTA ED É IMPLACABILE E DETERMINATO... MOLTO PIU' DEI SARDI CHE NON SANNO DIRE DI NO!... QUESTA TERRA É NOSTRA, NON SI TOCCA!