Da: http://www.antiimperialista.org
1. CRISTO SI E’ FERMATO A FALLUJA, ALLAH NO
Sotto i nostri occhi sta avvenendo una massacro annunciato. Il legionario Kerry non aveva terminato il discorso con cui riconosceva la vittoria al crociato integralista Bush, che il Pentagono sferrava l’attacco promesso a Fallujia. Una carneficina e’ in corso e il mondo assiste inerme. Non tutti sono colpevoli ma nessuno e’ innocente. Non lo sono le Nazioni Unite ne’ i governi che hanno condannato l’aggressione angloamericana e che adesso non alzano un dito. Non sono innocenti i partiti della sinistra che non osano dichiarare una “guerra umanitaria” contro I nacellai americani e il cui silenzio fa eco a quello delle strade sventrate della citta’ martirizzata di Falluja. Non è innocente il Papa che riceve Allawi e gli dice di andare avanti con la sua missione, mostrando in tal modo che non il grido di sofferenza di un popolo ha a cuore, ma solo le sorti della Chiesa irachena, che saranno meglio assicurate dalla Pax Americana. La Chiesa cattolica afferma di stare dalla parte degli ultimi e dei diseredati, ma solo in quanto accettano di essere servi. Quando essi alzano la testa, quando essi impugnano le armi per la loro liberazione, la Chiesa li abbandona, anzi li condanna a passare dall’inferno di fuoco americano a quello ultraterreno. Tuttavia alcuni combattenti questo Papa li ha santificati: i preti-guerrieri che combattereno dalla parte dei franchisti in Spagna e da quella dei macellai fascisti Ustascia in Croazia. Mentre non c’e’ perdono per i ribelli iracheni, loro sono “tagliatori di teste”, volgari terroristi islamici che “ammazzano in nome di Dio”. Come se l’umanità avesse dimenticato i fiumi di sangue fatti scorrere nei secoli, dalle crociate in poi, in nome di Cristo Re. Nella guerra imperialista di civilta’ la Chiesa Apostolica Romana ha scelto la sua barricata. Essa si sente solidale con le sette fondamentaliste protestanti americane di cui Bush è comesso imperatore. Un cristianismo oscurantista e reazionario per cui l’uomo non ha alcun libero arbitrio, la giustizia apparterrebbe solo all’al di là, la libertà dono di una Provvidenza mosaica che premia i forti e punisce i deboli, mentre la fratellanza è legame esclusivo dei credenti che in virtù della fede sono in diritto di sterminare o schiavizzare gli “infedeli senz’anima”, siano essi i nativi indiani o i neri africani di ieri, o gli arabo-musulmani di oggi. Ci sara’ forse un Papa che nel prossimo millennio chiedera’ scusa per l’operato di quello attuale, per un Papa che si rifiuta di vedere la Passione di Falluja e il Cristo che e’ nel supplizio in ogni iracheno. Sara’ troppo tardi.
Non è innocente il pacifismo europeo, che riempiva le piazze prima dell’aggressione americana e che adesso che la guerriglia irachena da filo da torcere agli occupanti, si è inabissato. C’e’ una simmetria tra la posizione etica del clero cattolico e di quello pacifista. Come per i cattolici la salvezza è un dono della provvidenza e dunque l’oppresso deve patire per ottenerla, per il clero pacifista la pace è un’elargizione che la “seconda potenza mondiale” dara’ in beneficenza ai popoli oppressi i quali, nell’attesa, dovrebbero, se non sventolare bandierine a stelle e striscie, chiudersi in casa, sopportare con spirito ghandiano il tallone di ferro dell’impero. Come ha detto Barengo Balengo, meglio la democrazia americana che almeno tollera le omelie pacifiste, piuttosto che i “tagliatori di teste” iracheni. A Falluja non muore solo Dio, muore il pacifismo, che si dimostra una cattolicesimo depotenziato, di basso rango. Almeno i cattolici, in cambio della fatalistica accettazione delle angherie dei potenti, tentano di dare un senso alle pene terrene e promettono agli ultimi la salvezza delle loro anime nel regno dei morti. I pacifisti non hanno niente da offrire ai vivi, ne’ alcuna salvezza ultima da promettere ai morti. Da loro salotti ovattati dell’Occidente chiedono agli iracheni di deporre le armi, di non combattere. Vorrebbero che diventassero tutti santi, disposti a soffrire ancor piu’ e ad accettare il martirio in nome di una purezza etica superumana. Ma gli iracheni, che per fortuna seguono un Profeta che non mise una muraglia tra questo mondo e l’al di la’, sono uomini in carne e ossa, e da uomini lottano per la libertà e la dignita’ del loro popolo. Siano per sempre lodati per il loro coraggio.
2. BAGNO DI SANGUE NELLA CITTA’ SANTA (CITTA’ MARTIRE)
«A Falluja, secondo la denuncia di Amnesty International, sta avvenendo un bagno di sangue che coinvolge indiscriminatamente la popolazione civile. Secondo l'organizzazione internazionale nella città sunnita si stanno violendo tutti i principi del diritto internazionale e delle regole di guerra. »
«Sul pavimento diversi cadaveri e, appoggiati al muro, alcuni feriti che chiedono soccorso. E' a questo punto che scatta la furia omicida e partono i colpi alla testa esplosi da almeno uno del soldati americano. Il video Nbc da Falluja: http://www.corriere.it/av/galleria.h...bre/falluja2&1
«Poco dopo la denuncia di Amnesty International arriva la testimonianza dei genieri del corpo dei Marine, che hanno cominciato la valutazione dei danni sofferti dalla città. «La distruzione è incredibile. Qualcosa di impressionante», ha detto il sergente Todd Bowers, ingegnere civile inquadrato nel Quinto Reggimento. Edifici in briciole, strade ricoperte di rottami, zero servizi. Il quadro che si è presentato loro è impressionante, secondo quanto riferiscono i testimoni e quei giornalisti che hanno avuto finora un limitato accesso alla zona. Oltre ai danni provocati dalla battaglia nelle strade cittadine fra insorti e militari, bisogna infatti contare quelli provocati dai lunghi cannoneggiamenti, dalla terra e dall’aria, cui la città santa sunnita è stata sottoposta per settimane. Non c’è strada che non sia coperta di macerie, pile di mattoni, lampioni divelti, arredi urbani contorti. Le mura dei palazzi sono crivellate di colpi».
«Le testimonianze di chi è riuscito a raggiungere i campi profughi sono drammatiche. A Falluja, da sette giorni non vi è acqua, cibo, elettricità. Per le strade, giacciono cadaveri in decomposizione. I morti non sono rimossi e i feriti non vengono soccorsi».
«Amnesty Internazional ha rivolto accuse durissime contro il comando dell'esercito Usa. Le regole di condotta in guerra, che proteggono i civili e i combattenti feriti, sono state tutte violate nella battaglia in corso per espugnare la roccaforte sunnita. Amnesty chiede che venga immediatamente aperta un'indagine internazionale sul dramma di Falluja: le truppe americane ed irachene - accusa l'organizzazione - non hanno preso le necessarie precauzioni per far sì che i civili non fossero colpiti, ed anche gli insorti hanno abusato della bandiera bianca ed hanno sparato in maniera indiscriminata».
« Circa 200 mila persone - ha detto l'Ics, il consorzio italiano di solidarietà - sono fuggite dalla città prima della battaglia ma non hanno trovato alcun tipo di assistenza logistica. Sono all'addiaccio o rifugiati nei villaggi che si trovano nmella zona. Di altre 100 mila persone non si hanno più notizie, anche «se è improbabile - ad avviso dell'Ics - che si trovino tutte ancora in città». Paul Wood,corrispondente della Bbc al seguito delle truppe, ha confermato che l'immagine della città è quella della distruzione: cumuli di macerie, mozziconi di case e e di moschee ovunque. Prima di alzare bandiera bianca e andarsene via, la Mezzaluna Rossa è tornata a parlare di «catastrofe umanitaria». È stata rimbeccata subito dal Ministero della Sanità iracheno: «l'organizzazione islamica - è detto in una nota - non ha alcun titolo per fare simili affermazioni, in quanto, per l'appunto, non è entrata in città».
« In realtà, hanno affermato fonti del Ministero della Sanità irachena «i civili feriti sono stati solo 20».
Dal Corriere della Sera del 16 novembre 2004
2. IRAQ: 100.000 I MORTI DELLA GUERRA ANGLOAMERICANA
Secondo uno studio condotto dai ricercatori dalla Johns Hopkins University, dalla Columbia University e dalla Al Mustansiriya University di Baghdad, i morti causati dalla guerra in Iraq non sarebbero 20mila, ma piu’ di centomila. Vittime delle bombe e della violenza seguita all’invasione dell’Iraq, raramente in divisa, più spesso donne e bambini. Il 95% dei decessi è attribuibile a bombardamenti e fuoco da elicottero: la maggior parte delle vittime irachene muoiono per mano delle forze della coalizione. Il dato che balza agli occhi è che un terzo delle vittime sono concentrate nell’area di Falluja, ormai da mesi esposta a pesanti e pressoché quotidiani bombardamenti con il preteso di colpire “i covi dei terroristi di al-Zarkawi”. Da mesi e mesi ormai dobbiamo infatti sentire la litania dei criminali di guerra americani per cui i bombardamenti “mirati” su Falluja e la sua provincia sarebbero allo scopo di “annientare le basi del terrorista giordano”. Siccome i bombardamenti si susseguono da otto mesi alla media di almeno un al giorno noi dovremmo credere che al-Zarkawi aveva a disposizione qualcosa come 260 basi guerrigliere. La guerra non è solo fatte di bombe, ma di menzogne, specialita’ in cui gli americani sono insuperabili. Del resto che volete che gliene importi, a coloro (inglesi) che spianarano al suolo Dresda facendo in una notte 120mila morti civili, o a quelli (americani) che in cinque minuti attuarono l’unico genocidio atomico?
E che volete che gliene importi a Berlusconi e ai suoi sodali di sinistra. Loro vedono solo i “terroristi”. Loro hanno scelto da che parte stare: “meglio la imperfetta democrazia americana che i tagliatori di teste con la kefhia”. Poiche’ in guerra per questi cinici non vale la democrazia (una testa un voto), vale quella della romana decimazione ma alla decima potenza. Per cui per una testa di collaboratore degli occupanti che fa notizia ce ne vogliono almeno mille degli iracheni.
http://www.antiimperialista.org
Notiziario del Campo Antimperialista .... 18 novembre 2004
itacampo@antiimperialista.org




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