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    Arrow Droghe “leggere” e non: perchè Dio non vuole?

    Droghe “leggere” o dignità umana?

    È in corso da anni nel nostro paese una campagna di opinione dei radicali e degli antiproibizionisti per la liberalizzazione delle droghe cosiddette “leggere”, che si è concretizzata a livello parlamentare in una proposta di legge, presentata nella passata legislatura dall’on. Franco Corleone dei Verdi, e sorretta da 122 firme di parlamentari di Rifondazione, dei Verdi, del PDS, ma anche da Taradash, Sgarbi e Maroni. L’ex ministro per gli affari sociali, on. Livia Turco, aveva addirittura proposto di “rendere non punibili anche le attività prodronimiche all’uso individuale [di sostanze stupefacenti], attività cioè di piccolo spaccio” (cfr. Bollettino della Camera dei Deputati. XII Legislatura. Bollettino delle giunte e delle commissioni parlamentari, mercoledì 26 febbraio 1997, p. 55).

    A fronte di una simile massiccia mobilitazione antiproibizionista vogliamo allora cercare di svolgere alcune considerazioni morali, rese ancor più urgenti dal dilagare a livello giovanile del fenomeno dell’assunzione di sostanze stupefacenti.


    1. Esiste una linea di demarcazione tra “droghe leggere” e “pesanti”, nel senso che soltanto le seconde producono tossicomania e dipendenza?

    Questa distinzione è falsa, come dimostra ormai una vasta letteratura scientifica. Tra tanti possibili studi scientifici citiamo per esempio alcuni passi del documento degli autorevoli esperti della Società Italiana di Farmacologia sugli effetti della Cannabis, cioè l’haschish e la marijuana: “è dimostrato che la Cannabis è una sostanza che induce tossicomania”; “non è raro che singole assunzioni [di Cannabis] possano indurre ansia, panico, stati paranoidi e reazioni disforiche”; “nei consumatori abituali di Cannabis è abbastanza comune l'instaurarsi della così detta sindrome amotivazionale, caratterizzata da apatia, indifferenza affettiva, mancanza di interesse per il futuro, per i rapporti sociali e per il lavoro […], confusione mentale, perdita della memoria, delirio, comportamento regressivo”; “uno dei più costanti effetti indotti dall'assunzione di Cannabis è la tachicardia, spesso accompagnata da ipotensione posturale”; “sono state descritte alterazioni comportamentali nei bambini nati da madri che hanno usato Cannabis durante la gravidanza”.

    Oltre a produrre questi effetti nocivi a breve termine, a lungo termine queste sostanze inducono facilmente il consumo di droghe “pesanti”. Da un punto di vista fisiologico, per esempio, “l’azione farmacologica della Cannabis spinge verso altre sostanze, agendo sui recettori per l’eroina” (cfr. G. B. Cassano, Lo “spinello” innocuo? Una favola. Crea una precisa sindrome e altri guai, “Idea”, 3 (2001), p. 2), rivelandosi ad essa propedeutica. D’altra parte, dal punto di vista psicologico il passaggio dagli “spinelli” alle droghe “pesanti” è quasi naturale: il consumo di sostanze stupefacenti è provocato dal desiderio dell’eccesso, dell’evasione, della trasgressione, e questa logica spinge inevitabilmente a ricercare sensazioni sempre più forti, dato che quelle provate mediante le droghe “leggere” cominciano ben presto a non soddisfare più.

    Insomma, già l’assunzione di piccole dosi di Cannabis provoca danni fisiologici e psicologici, espone con buona probabilità al rischio di intraprendere la strada distruttiva delle droghe “pesanti”, e inoltre mette a repentaglio la sicurezza e l’incolumità degli altri, perché i consumatori di queste sostanze, in preda a confusione mentale, delirio ed eccitazione possono più facilmente diventare aggressivi e violenti, provocare incidenti stradali, ecc. Tale assunzione, dunque, è immorale, perché ogni uomo é moralmente tenuto a preservare la propria salute e l’incolumità altrui.



    2. Il discorso precedente vale anche per l’assunzione occasionale o estemporanea di Cannabis?

    Un’assunzione occasionale può già produrre gli effetti sopra menzionati, ma anche quando non li produce la valutazione morale riguardo ad essa resta di riprovazione e di biasimo. Infatti, la dignità umana consiste nella stupenda capacità di poter pensare e agire liberamente, nella capacità di autodominio, mentre già questa assunzione occasionale può comportare alterazione del senso della realtà, esperienza di stati di allucinazione, modificazioni delle percezioni auditive e visive, cessazione delle inibizioni (insomma, il cosiddetto “sballo”), ovvero la rinuncia a pensare, volere e agire come persone libere, e dunque l’abdicazione dalla propria dignità umana. Il consumo di droga, di qualsiasi tipo, spersonalizza la persona, la svilisce e la degrada. Quando questi effetti spersonalizzanti non si producono (un solo “spinello” può essere insufficiente per “sballare”), resta pur sempre vero che il consumatore di droghe desidera sperimentare proprio questi effetti, anche se non sempre riesce di fatto a sperimentarli. Ma, allora, la moralità di un uomo dipende già dalle sue intenzioni e dai suoi desideri interiori: se io desidero rubare e poi non ci riesco, la mia intenzione interiore immorale mi rende immorale, allo stesso modo se io desidero abdicare dalla mia umanità assumendo droghe, anche se poi non ci riesco, la mia intenzione immorale mi rende già immorale.



    3. Ma questa obiezione non vale per tutte le sostanze eccitanti o tranquillanti, come alcool, caffè e tabacco?

    Quest’obiezione vale anche rispetto a queste sostanze, ma solo relativamente ad un loro abuso, perché questi effetti spersonalizzanti e degradanti si producono solo in conseguenza dell’abuso di tali sostanze, non per un loro uso moderato.



    4. Perché lo Stato deve opporsi alla legalizzazione delle “droghe leggere”?

    Perché, come abbiamo visto finora, queste sostanze sono nocive e lo Stato deve tutelare il bene comune.



    5. Ma la legalizzazione non colpisce l’economia delle organizzazioni criminali?

    Questo discorso è assurdo. Perché queste organizzazioni vengono definite criminali? Perché (tra le loro varie attività), procurano e smerciano sostanze stupefacenti, attività evidentemente disoneste e immorali, altrimenti non si capisce perché si dovrebbe loro impedire di guadagnare profitti mediante attività lecite e oneste. Ma, allora, legalizzando la Cannabis lo Stato si fa garante che altri (per es. in Olanda i Coffee shop) possano legalmente esercitare attività criminali, purché con la licenza. Sarebbe come dare ad alcuni la licenza di fare i killer, cioè la licenza di uccidere, per togliere i proventi ai killer che uccidono senza licenza. In ogni caso, gli spacciatori che rimanessero senza la licenza dello Stato, non potendo più guadagnare con le droghe “leggere”, si concentrerebbero sul commercio di droghe “pesanti”, che sono molto più redditizie.



    6. Un comportamento è immorale solo fintanto che è proibito dalla legge, dunque la legalizzazione di un comportamento (come la vendita della Cannabis) lo rende morale.

    Anche questa tesi è inaccettabile. Un comportamento è immorale anche se lo Stato lo legalizza: per es., durante il nazismo le leggi dello Stato prescrivevano l’eliminazione degli ebrei.



    7. La legalizzazione non consente almeno di concentrare le energie delle forze dell’ordine nella repressione del traffico delle “droghe pesanti”?

    Tesi inaccettabile: sarebbe come proporre di tralasciare la repressione dei furti nelle case per concentrarsi solo sulle rapine a mano armata.

    Inoltre, nessun traffico di stupefacenti può mai essere del tutto libero, neanche per le droghe “leggere”, altrimenti bisognerebbe concedere che anche un bambino possa acquistarle. Dunque, in primo luogo, le forze dell’ordine dovrebbe ancora dedicare le loro energie per contrastare questo traffico. In secondo luogo, gli spacciatori, non potendo guadagnare profitti con coloro a cui l’accesso alle droghe fosse consentito dalla legge, cercherebbero di avvicinare alla droga coloro ai quali le droghe restassero precluse, cioè, appunto, i bambini, per poter almeno guadagnare qualcosa con loro, e inoltre (cfr. punto 5) comincerebbero a vendere droghe “pesanti”, incrementandone il traffico.



    8. La legalizzazione diminuirebbe almeno la criminalità, perché i giovani non avrebbero bisogno di rubare per procurarsi le droghe leggere.

    È falso perché uno “spinello” costa poco più di 5.000. lire, e questa somma di denaro è facilmente reperibile in casa, senza bisogno di rubare. È vero semmai che la criminalità aumenterebbe, perché (cfr. punto 1) queste sostanze inibiscono la capacità di autocontrollo e stimolano aggressività e violenza.



    9. Nei paesi dove è avvenuta la legalizzazione il consumo è diminuito, perché è venuto meno il fascino del proibito.

    Falso. In questi paesi il consumo è aumentato, (per es., un rapporto della Columbia University del 1997 ha mostrato come nei tolleranti Paesi Bassi il consumo di marijuana fosse aumentato del 250%!), perché non solo non sussistono più remore morali al consumo delle droghe, ma è altresì venuta meno la difficoltà di procurarsele. Inoltre il gusto della trasgressione si è spostato dalle droghe “leggere” a quelle “pesanti”, contribuendo a farne aumentare il consumo (sempre nei Paesi Bassi i tossici che facevano uso di droghe “pesanti” erano aumentati del 22%).



    10. Lo Stato non può almeno somministrare gratuitamente la droga ai tossicodipendenti gravi, per evitare loro le crisi di astinenza ed evitare che delinquano per procurarsi il denaro?

    La droga di Stato è una forma di resa, che accetta di mantenere il tossicodipendente in una condizione di schiavitù subumana e degradata. Viceversa dalla tossicodipendenza si può guarire e liberarsi.

    (Giacomo Samek Lodovici - Il Timone, 17, 2002, pp. 44-45.)

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  2. #2
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    Il problema della droga


    Definizione: che cos’è la droga?

    L' OMS ha proposto di sostituire al vecchio termine di tossicomania quello di farmaco-dipendenza.

    Farmaco-dipendente è l'individuo che ha il bisogno incoercibile di assumere una sostanza di cui deve aumentare progressivamente le dosi per ottenere lo stesso effetto. (1)

    Il termine droga potrebbe derivare dall'olandese droog che significa propriamente sostanza secca: tra le droghe devono essere collocate anche le spezie, ma oggi questo termine viene usato soprattutto per indicare le sostanze stupefacenti cioé quelle in grado di provocare stupore. Stupore sta a significare sia uno stato di meraviglia che uno stato di stordimento.

    Per classificare queste sostanze stupefacenti occorre una definizione scientificamente più precisa.

    Da un punto di vista farmacologico, si intende per droga o sostanza stupefacente una sostanza psicotropa ad azione psicodislettica in grado di produrre farmaco-dipendenza.

    La sostanza psicotropa è quella che agisce sull'attività cerebrale: le sostanze psicotrope si possono dividere in psicolettiche (che deprimono l'attività mentale), psicoanalettiche (che eccitano l'attività mentale) e psicodislettiche (che provocano un'alterazione del giudizio).

    La sostanza psicotropa con effetto psicodislettico è quella sostanza che serve per uscire fuori da se stessi e dalla realtà e per rifugiarsi in un modo illusorio ed artificiale. (2)

    Il tossico-dipendente ricorre alla droga per abolire la coscienza di sé e della realtà e la droga, progressivamente, distrugge la stessa coscienza, cioè distrugge progressivamente la struttura del fare volontario e cosciente. (3)

    Scrive il professor Borgognoni Castiglioni dell'Università La Sapienza di Roma: - Il tossicomane, con l'andare del tempo, va fatalmente incontro ad un progressivo decadimento psichico e fisico per cui mentre da un lato la produzione intellettuale, l'attenzione e la memoria non sono più all'altezza di prima, la volontà diventa fiacca, i sentimenti etici si attutiscono, la capacità di lavoro diminuisce ed il soggetto privato dei suoi poteri critici discende inesorabilmente tutti i gradini della scala sociale-. (4)


    Droghe leggere e droghe pesanti

    Tutti i farmaci psicodislettici sono da ritenersi pericolosi: la distinzione tra piccoli e grandi stupefacenti può essere fatta solo nel senso che i piccoli generano dipendenza psichica e i grandi dipendenza psichica e fisica. (5)

    La dipendenza fisica consiste in disturbi fisici violenti (crisi di astinenza) quando la somministrazione della droga viene interrotta.

    La dipendenza psichica è il bisogno mentale di ricorrere alla droga, di rifugiarsi nel mondo artificiale della droga: si tratta sia di una dipendenza biologica cerebrale dovuta all'assunzione della sostanza, sia di una dipendenza dovuta ad un disordine dei fattori cognitivi e comportamentali (abitudine di rifugiarsi in un mondo illusorio ed artificiale).

    Il professor Enrico Malizia, docente di tossicologia clinica e direttore del centro antiveleni dell'Università -La Sapienza- di Roma, dice che la dipendenza psichica produce una pulsione psichica (spinta incontrollabile) a consumare la droga ed essa - comporta alienazione da genitori, amici, religione, Dio; vuoto, una vasta e tediosa apatia, un continuo senso di insignificanza o anonimità o mancanza di scopo; inadeguatezza interiore che si riflette nello studio, nel lavoro, nei rapporti umani; incapacità ad eseguire i più piccoli compiti che implichino responsabilità (6).

    Le droghe piccole o leggere non hanno, in genere, indicazioni terapeutiche: il professor Ottavio Gandolfi, docente di farmacologia all’Università di Bologna ed esperto delle droghe, dice che recenti esperimenti negli USA hanno accertato che, al massimo, un componente chimico ricavato dalla marijuana può ridurre la nausea indotta dai farmaci chemioterapici (nausea che può essere benissimo controllata con altri farmaci anti vomito) ma c’è sempre il problema della dipendenza: questa sarebbe l’unica indicazione terapeutica e quindi l’eventuale uso in medicina sarebbe molto ristretto (cfr AMG, Farmacologi sconcertati, proposte pazzesche e pericolose, Il Giornale 29 novembre 2000, p.3).

    La marijuana contiene 60 elementi chimici chiamati cannabinoidi. La Federal Drug Administration (FDA) negli USA ha approvato solo l’uso terapeutico di 1 cannabinoide (il thc: tetra-hydrocannabinol) per la nausea causata dalla chemioterapia e per trattare l’inappetenza dei malati di AIDS: questo cannabinoide è stato sintetizzato con il nome di Marinol. Il fatto che un componente chimico, ricavato dalla marijuana, abbia un uso terapeutico, non rende la marijuana fumata una medicina.

    Infatti, la Federal Drug Administration pone in categoria 1 quelle sostanze psicodislettiche e che generano dipendenza le quali non sono ritenute idonee per usi medici: eroina, LSD, la marijuana fumata, l’oppio fumato.

    In categoria 2 sono classificate tutte quelle sostanze che, pur a rischio di dipendenza fisica e psicologica, tollerano impieghi in medicina: amfetamine, oppioidi come la morfina, i barbiturici e il cannabinoide Marinol.

    Nessun ente scientifico ha approvato il fumo della marijuana per qualche uso medico. La marijuana fumata non ha altro effetto che quello di fare uscire l'individuo fuori da se stesso e dalla realtà, questo effetto si raggiunge con l'uso e non con l'abuso: la dipendenza psichica è provocata dall'uso e non dall'abuso delle droghe leggere.

    L'uso abituale delle droghe leggere limita progressivamente la struttura del fare volontario e cosciente della persona.

    Sono queste le conclusioni del I° Congresso europeo di farmacologia: lo hanno affermato, durante la conferenza stampa del congresso, il professor Giancarlo Pepeu, presidente della società italiana di farmacologia ed il professor Pier Francesco Mannaioni, presidente della società italiana di tossicologia.

    La Società italiana di farmacologia ha pubblicato un documento in cui prende in esame gli aspetti di natura farmacologica e medica connessi con l'uso delle droghe leggere.

    Secondo gli esperti, chi fuma cannabis (il cosiddetto spinello) deve sapere che:

    1) I principi della marijuana fumata si accumulano nell'organismo di chi fuma lo spinello ed è necessario un mese per la loro completa eliminazione

    2) l'incidenza della schizofrenia (perdita di contatto con la realtà) è 6 volte più alta nei fumatori di spinello

    3) il rischio di cancro del polmone è doppio rispetto a chi fuma tabacco

    4) il sistema immunitario diminuisce le sue capacità difensive in modo da favorire devastanti infezioni da parte dei virus dell'epatite e dell'AIDS.

    5) l'alterazione del senso del tempo e dello spazio è la causa dell'aumentato numero degli incidenti stradali (20 milioni di incidenti negli USA sono stati causati dalla cannabis)

    6) i fumatori di spinello vengono colpiti da sindrome amotivazionale: mancanza di interessi, inadeguatezza interiore, incapacità di eseguire compiti che implichino responsabilità

    7) la cannabis provoca dipendenza psichica: spinta mentale a rifugiarsi nel mondo artificiale della droga che ormai appare l'unico mondo normale e reale, perdita progressiva della personalità e della responsabilità (cioè danneggiamento progressivo della struttura del fare volontario e cosciente)

    8) l'80% degli eroinomani hanno iniziato il loro cammino verso la tossicodipendenza fumando lo spinello che viene considerato una droga-ponte: il processo della farmaco-dipendenza porta ad aumentare le dosi per ottenere lo stesso effetto fino a suggerire l'uso di una droga simile ma con efficacia psicotropa superiore.(7)

    9) L’ultima ricerca scientifica, effettuata dal massimo istituto americano di studi sulla droga, ha dimostrato che la marijuana – brucia - i tessuti cerebrali con modalità analoghe a quelle della cocaina (cfr Antonella Fiori, Spinello bruciacervello, L’Espresso , online, del 17-08-02).



    L'uso della droga leggera uccide gradualmente la personalità fino a far diventare l'individuo una sorta di zombi, di morto vivente.

    I paragoni che spesso vengono fatti tra l'azione degli stupefacenti e l'azione dell'alcool e del tabacco non sono del tutto idonei.

    L'alcool etilico è una sostanza nutritivo-medicamentosa il cui uso è utile: - un uso moderato di alcolici è utile, in dose di 1 grammo per ogni chilogrammo di peso corporeo al giorno, ripartita tra i due pasti (...): è termodinamogeno, migliora la digestione e la crasi ematicaa (azione stomachica e ricostituente); aiuta il lavoro muscolare (...) aiuta anche a sopportare il freddo, mantenendo più elevata la temperatura interna-(8).

    L'alcool etilico assume un'azione tossica e psicodislettica solo con l'abuso: la dipendenza (etilismo cronico) si instaura molto lentamente e solo a causa di un abuso abituale e prolungato. Il tabacco è una sostanza che ha solo un'azione tossica e nessun effetto psicodislettico: il benzopirene, che si forma dalla combustione della sigaretta, sarebbe responsabile dell'aumentata frequenza del cancro polmonare nei fumatori che sono geneticamente predisposti; l'uso prolungato del fumo, inoltre, provoca danni alle pareti vascolari.

    Tuttavia il tabacco non ha un'azione psicodislettica, non provoca alienazione dalla realtà, non provoca una sindrome amotivazionale, non limita progressivamente la struttura del fare volontario e cosciente e con essa la capacità di adempiere ai doveri di solidarietà verso gli altri uomini: il tabacco nuoce alla salute ma non uccide gradualmente la personalità fino a far diventare l'individuo una sorta di morto vivente.

    Bisogna sottolineare il fatto che alcuni farmaci, i quali hanno pure un effetto psicodislettico, hanno delle indicazioni terapeutiche – limitate, riguardanti casi particolari e il cui uso prevede un rigoroso controllo medico: è questo il caso dei barbiturici, delle amfetamine, della morfina, del Marinol. I gravi effetti collaterali di questi farmaci, pur previsti e conosciuti, vengono tollerati quando non esiste altra terapia possibile e solo per impedire un male maggiore.

    I barbiturici, per esempio, vengono usati nelle anestesie generali, nelle convulsioni epilettiche, le amfetamine nelle terapie, per brevi periodi, dell’obesità, nella narcolessia, nelle depressioni da farmaci. La morfina nella sedazione dei gravi dolori non altrimenti trattabili.

    Secondo gli esperti dell'organo internazionale di controllo degli stupefacenti, molte sostanze ad azione psicotropa dovrebbero essere soggette ad un maggiore controllo per i danni che il loro uso può comportare. (9)




    Bibliografia:

    1) Giuseppe Campailla, Manuale di psichiatria, Minerva medica, Torino 1982, pag 95; E. Borgognoni Castiglioni, Le tossicomanie secondo l'OMS, inserto de Il Medico d'Italia, febbraio 1989, n.15, pag 3

    2) Giuseppe Campailla, ibidem, pag 96-97

    3) A Semerari e A. Castellani, cit. in Mauro Ronco, Il flagello della droga, note su cause, effetti e rimedi, Cristianità n.155, marzo 1988, pag 4, nota n.17

    4) E. Borgognoni Castiglioni, op. cit., pag 3

    5) E. Bogognoni Castiglioni, ibidem, pag 3

    6) Enrico Malizia, Le droghe, Newton Compton, Roma 1989, pag 18

    7) Il punto di vista della società italiana di farmacologia sulla proposta di liberalizzazione delle droghe leggere, SIF Notizie. Periodico della Società Italiana di Farmacologia, anno X, numero 1, settembre 1995, pag 25-27; Lo spinello è cancerogeno, farmacologi e tossicologi si appellano al ministro della sanità, Il Giornale 14-O6-1995, pag 10; Enrico Malizia, ibidem, pag 66;

    8) L. Magelli, Igiene, facoltà di medicina e chirurgia di Bologna, Monduzzi, Bologna, pag 64

    9) E. Borgognoni Castiglioni, op. cit., pag 3

  3. #3
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    Vedo che citare IL TIMONE non è reato. Speriamo non lo sia neppure leggerlo.....
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  4. #4
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    Vedo che citare IL TIMONE non è reato. Speriamo non lo sia neppure leggerlo.....
    è lettura consigliata, anzi!

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    è lettura consigliata, anzi!
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    Originally posted by antonio


    allora..per poter valutare gli effetti delle sostanze ossia il loro impatto occorre tener conto anche della variabilita' genetica interindividuale..che si riflette in una diversificata vulnerabilita' rsipetto agli effetti psichici degli stessi..legata a diversita' di ordine farmacocinetico e farmacodinamico...

    P.S.: c'e' bibliografia piu' recente sull'argomento eh..

    quindi, in pratica, che si fa?

  7. #7
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    Originally posted by Dreyer
    è lettura consigliata, anzi!
    a parte certi toni super-apologetici..

  8. #8
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    Originally posted by antonio


    allora..e' piu' verosimile che in persone gia' predisposte geneticamente la cannabis possa innescare il processo patologico..cioe', meglio, renderlo clinicamente manifesto..
    e di qui la necessita' di cautela e la giustezza della non legalizzazione...

    cosi' come puo' essere che i soggetti con una predisposizione alla schizofrenia siano naturalmente piu' inclini alla ricerca di sotanze come peraltro accade per altre sostanze..

    quindi il consumo di cannabis non farebbe che esplicitare, rendere manifesto e peggiorare magari, uno stato di schizofrenia latente?
    Insomma, la cannabis facilita un processo che probabilmente già avverrà di suo..è così?



  9. #9
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    a parte certi toni super-apologetici..
    e vabbe', è la rivista degli apologeti!!!

  10. #10
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    grazie per la risposta.

    e dà anche altri effetti negativi alla salute?


 

 
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