Il dramma di Onofrio Chiricallo, ex giocatore di serie C
Adesso, a 45 anni, ha una rara forma di tumore


I suoi 85 chilogrammi di vent'anni fa sono diventati sì e no una sessantina. "Il calcio mi ha rovinato la vita", sussurra amaro Onofrio Chiricallo. Che oggi, a 45 anni, ha il corpo segnato da una rarissima forma del morbo di Parkinson e un dubbio atroce: "Temo che sia colpa del doping". Un nuovo caso che si aggiunge agli altri che hanno segnato il calcio italiano.

Quest'uomo minuto non sembra affatto il difensore di Bari vecchia, lo stesso borgo di Antonio Cassano ("da bambino era molto legato a me"), che sfiorò la B con la squadra della sua città, debuttò in serie C col Cosenza di Sonetti, passò al Monopoli e infiammò Matera. "La mia tragedia è cominciata sei anni fa. Giocavo a calcetto con gli amici e il braccio destro si bloccò".

Fu la prima avvisaglia della malattia?
"Da un paio di anni avevo notato un leggero tremolio alle mani, ma non avevo dato molto peso alla cosa".

In campo si era mai infortunato in maniera grave?
"L'unica volta risale a una partita a Benevento con la Primavera del Bari. Fui colpito al capo da una pallonata e persi i sensi: in ospedale mi dissero che non era nulla di preoccupante. In realtà ho ben altri sospetti".

Ovvero?
"Per un anno intero, quando giocavo in C, il sabato mattina mi iniettavano nel braccio una flebo di un liquido giallastro. Usavano aghi sottilissimi e l'operazione durava circa mezz'ora".

Qual era la sua squadra dell'epoca?
"Preferisco non dirlo".

Sapeva almeno il nome della sostanza che le iniettavano?
"I massaggiatori dicevano che erano vitamine. Spesso i compagni più anziani rifiutavano le flebo. Noi giovani, invece, temevamo che rifiutando ci saremmo ritrovati fuori squadra. Quell'anno capitava prima di ogni partita. In altre squadre succedeva una volta ogni tanto".

Il medico sociale sapeva di quelle iniezioni?
"Era lui a disporre tutto".

Ritiene che quella sostanza servisse a qualcosa?
"Io so soltanto che quell'anno, dopo una partita avrei potuto giocarne un altro paio di fila: non ero mai stanco. E la domenica sera ero eccitatissimo".

Le era mai successo prima di allora?
"No".

E poi?
"Col tempo ho cominciato a soffrire di crisi di panico. Ed ero sempre più nervoso".

Com'è possibile che non abbia mai sospettato di quelle flebo?
"Era una pratica diffusa in molte squadre. I dubbi sono venuti dopo che è morto Signorini".

Sa di altri casi analoghi fra i suoi vecchi compagni?
"Uno di loro è morto d'infarto e un altro per un tumore. Sono cose che possono succedere, ma il dubbio continua a rodermi".

Ne aveva mai parlato in famiglia?
"Mio padre morì a 35 anni quando io ne avevo uno e mezzo: era stato anche lui un calciatore e aveva già cominciato ad allenare".

Suo zio Nicola giocò nella Lazio e allenò in C.
"All'epoca nessuno di noi si poneva il problema di quelle flebo".

Ricorda qualche altro episodio del genere?
"Avevo 12 anni ed eravamo col Bari a Ravenna per un torneo giovanile. Prima della partita il massaggiatore diede a ciascuno di noi una pillolina rotonda. Tranquilli, ci dissero, siete troppo emozionati e allora vi diamo queste pillole per tranquillizzarvi: è come la Coramina che prendono i vostri genitori".

Si rende conto che era un bambino?
"Sì. Ed è per questo che oggi racconto questa storia. Sto malissimo: quando arriva mezzogiorno il mio corpo comincia a irrigidirsi e a malapena riesco a parlare. Ogni giorno a quell'ora mi sembra di morire".

Quanto guadagnava in serie C?
"Negli anni Ottanta con i premi partita si sfioravano i tre milioni e mezzo di lire al mese".

E oggi?
"Oggi lo Stato mi nega la pensione di invalidità. Il mio vecchio datore di lavoro ci ha messo in mobilità: 700 euro al mese. Ma sono quasi quattro mesi che non ci pagano".

Un gruppo di ex calciatori del Bari le sta dando una mano.
"Io non voglio farmi illusioni, ma darei l'anima per evitare alla mia bambina di 12 anni la sofferenza di vedermi in queste condizioni: papà, dice, ma davvero facevi il calciatore?".

All'età di sua figlia tanti ragazzi sognano di fare i calciatori.
"A loro dico: non accettate niente da medici e massaggiatori senza averne parlato a casa".

E ai suoi vecchi medici e massaggiatori che cosa direbbe?
"Avreste fatto la stessa cosa ai vostri figli?".

Rifarebbe il calciatore?
"No: studierei e poi cercherei un lavoro".

da:http://www.repubblica.it