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  1. #1
    Ospite

    danza macabra e senso della morte/amore nel fascismo

    Tra il Medioevo e il rinascimento, in un periodo di circa cento anni, si verifica uno stravolgimento del pensiero attinente al rapporto tra i viventi e i morti, al morire e alla precarietà della vita, assumendo connotati destinati a influenzare a lungo le età successive.

    Questo cambiamento si ritiene originato dai seguenti motivi:

    a) il dilagare di nuovi movimenti religiosi eretici;
    b) la reazione della Chiesa a questi fenomeni culminante con l'Inquisizione;
    c) la predicazione costante degli Ordini mendicanti;
    d) la nascita Purgatorio (secondo Jacques Le Goff)
    e) l'iniziale miglioramento delle condizioni di vita tra il XI e XIII secolo;
    f) le successive crisi climatiche, sociali ed economiche del XIV secolo
    g) l'accanimento del flagello della "Peste nera" (1347-1350)

    Le epidemie così frequenti e distruttive, come la "Peste nera", portarono alla ribalta e resero popolare il tema della morte nella sua valenza universale.
    La grande epidemia della metà del XIV secolo, che decimò circa un terzo della popolazione europea, non fu la sola. Altre ne scoppiarono in seguito e, per gli abitanti dei paesi europei, la paura delle epidemie fu una parte fondamentale della vita di ogni giorno.
    Anche per questo motivo aumentò in maniera rilevante il fascino e l'attenzione verso la morte, comprovato da una lunga serie di testimonianze nell'arte e nella cultura del tempo. Questa ossessione mise le radici specialmente per la discrepanza tra gli splendori e l'aumento del benessere della vita e l'inevitabile putrefazione che accompagna la morte.
    Su questo contrasto si basa a maggior parte dell'iconografia occidentale della morte. Questo culto prese diverse forme e influenzò in maniera determinante la cultura e l'arte del tempo.
    La "Danza Macabra" era originariamente una specie di commedia teatrale simile a quelle morali inglesi. Si ritrovano tracce già dalla metà del XIV secolo.
    La morte segna la conclusione del percorso terreno, la dottrina cristiana afferma che il credente non deve essere preoccupato per la sorte del corpo dopo la sua dipartita, l'unica cosa che conta è la sua salvezza spirituale.
    E' vero, la morte indica la fine della vita terrena, ma al contempo anche l'inizio della vita eterna dell'anima. Per gli uomini del XIII secolo, invece, l'accresciuto attaccamento ai beni terreni, alla fama, al successo e al potere, è tale da non riuscire a tollerare il pensiero di un distacco forzato dalle gioie dell'immanente.
    La conseguenza di questo fenomeno è un acceso incitamento al godere della vita terrena, la pratica del motto "carpe diem", uno sconfinamento nel vizio e nella lussuria. La gente sembra essersi scordata del paradiso. La chiesa per frenare questo allontanamento dai temi spirituali, trova come soluzione l'uso dei registri emotivi della paura e del terrore, accogliendo all'interno degli edifici sacri una serie di temi macabri (vedi la "Danza Macabra", "Il Trionfo della Morte" ecc.), e incentivandone la diffusione.

    LA DANZA

    LA FARANDOLA
    Ballo tratto dalla cultura popolare tipica della Provenza e della Catalogna. Forme simili sono comunque presenti in quasi tutte le culture europee sin dalla fine del Medio Evo. Era eseguita tradizionalmente dai giovani per le strade del villaggio per festeggiare l'arrivo della Primavera. Alla freschezza della melodia sempre brillante e in ritmo ternario fa riscontro l'estrema semplicità dell'esecuzione. Essa consiste infatti nel formare una catena che procede a piacere del capofila disegnando spirali e figure stravaganti, nell'ilarità generale.
    Tale danza è stata spesso utilizzata nell'iconografia della morte, soprattutto per quanto riguarda la Danza macabra

    LA DANZA MACABRA

    Il termine deriva probabilmente da "danse macabré" o "danza dei Maccabei" eroi biblici il cui culto è avvicinato a quello dei morti.
    Il genere d'arte della "Danza Macabra" nacque e si sviluppò probabilmente in Francia tra la fine del XIV secolo e l'inizio del successivo, soprattutto nelle rappresentazioni figurative ma anche in letteratura e nel teatro. Il termine macabro deriva dal francese macabre introdotto nel periodo romantico recuperando l'antico termine macabré, forse inizialmente un nome proprio poi trasformatosi in aggettivo.
    L'origine etimologica è incerta, forse risale al siriaco "marqadta" o "maqabrey", rispettivamente "danza" e "becchino", o ai martiri Maccabei perseguitati da Antioco di Siria celebrati con riti in memoria dei defunti che prevedevano danze allegoriche. Il significato di macabro è "ispirato alla morte, funebre, lugubre, grottesco".
    L'origine della Danza Macabra è ancora sconosciuta, sebbene ci siano molte teorie. Una cosa è certa: il termine "Danza Macabra" fu conosciuto e usato prima del 1424 (anche prima della creazione della danza macabra di Parigi).

    Nel suo poema intitolato "Respit de la Mort", Jean Lefebre scrisse:

    Je fis de Macabre la danse,
    Qui tout gent maine à sa trace
    E a la fosse les adresse.

    Feci la danza di Macabro
    che a tutti fa seguire i propri passi
    e li conduce alla fossa

    Non è difficile pensare che questo poeta fosse appena sfuggito alla morte mentre scriveva queste righe. Sappiamo che era appena stato dimesso da una seria malattia.
    Nel Medioevo, la Danza Macabra fu ideata come ammonimento per gli uomini potenti, come conforto per i poveri, e infine come invito a condurre una vita responsabile e cristiana. Ma è la sua fondamentale idea è ancora più semplice, e senza tempo: il richiamo alla brevità della vita. Ricorda agli uomini che tutti dovranno morire, senza alcuna eccezione. Non è una sorpresa che ogni secolo, dal Medioevo ha avuto la propria Danza macabra.
    Nella Danza macabra una serie di scheletri ghermisce in scene successive, o comunque in una sorta di corteo, personaggi diversi che rappresentano tutte le fasi della vita e tutte le classi sociali, a significare che ogni uomo - dal vecchio al giovane, dal povero al sovrano - sono destinati a divenire preda della morte.
    La Danza Macabra del cimitero degli innocenti a Parigi, disegnata nel 1424, è considerata a tutti gli effetti il punto di partenza di questa tradizione artistica (Quest'opera è andata distrutta, ne conosciamo l'esistenza grazie ad una riproduzione di un libro pubblicato nel 1485 dall'editore Guyot Marchant).
    In seguito furono prodotti degli altri affreschi, e tra gli altri quello di Londra (1430 circa), di Basilea (il primo attorno al 1440 e il secondo circa nel1480), di La Chaise-Dieu (circa 1460-70), di Lübeck (1463).
    Durante la seconda metà del XV° secolo, la danza macabra cominciò a diventare sempre più popolare. Alcune opere sono state affrescate, altre invece si ritrovano in manoscritti o come incisioni su libri, alcune dipinte da artisti famosi come Hans Holbein il giovane, Daniel Nikolaus Chodowiecki o Johann Elias Ridinger ed altre da artisti sconosciuti.
    Tra i più noti esempi di danze macabre quattrocentesche: l'affresco della chiesa di San Lazzaro a Como (oggi andato perduto) e quello di Clusone, oppure le serie di incisioni di Hans Holbein note come Alfabeto della morte (ad ogni scena è riferita una lettera) e la Danza macabra costituita da 45 scene.
    Le danze macabre sono per la maggior parte affrescate (raramente su tela) sui muri esterni di chiostri, di sepolcri, di ossari o all'interno delle chiese. Questa tipologia di affreschi rappresentano dei corpi emaciati o scheletri appaiati con delle rappresentanze delle varie classi sociali. Il numero di personaggi e la composizione della danza è variabile.
    In questo tema affiorano anche elementi di violenta satira sociale. Ogni scheletro è, rispetto al vivo che costringe suo malgrado a danzare, il suo doppio: così sarà un'orribile donna-scheletro ad afferrare una bella fanciulla che si rimira allo specchio, oppure sarà uno scheletro con la mitria in testa ad afferrare, beffardo, il vescovo che invano cerca di tenersi aggrappato al tavolo ingombro di monete e di gioielli, segni di una falsa vocazione religiosa: morire è una sorte comune che non privilegia chi è stato favorito dalla bellezza, ricchezza o posizione sociale.
    L'inesorabilità di una tale legge dà ai poveri ed ai diseredati la triste consolazione di vedere la morte come regolatrice di ogni giustizia.
    La danza macabra spesso ricorda la Farandola (danza a catena tipica della Provenza).
    Sopra o sotto l'immagine sono riportati versi che la morte indirizza alle sue vittime. Spesso parla in tono aggressivo e accusatorio, qualche volta anche in maniera cinica e sarcastica.
    Poi segue le argomentazioni dell'uomo, piene di rimorso e disperazione, sciolto in pianto di pietà. Ma la morte comanda la danza, e guida tutti i partecipanti: da tutta la gerarchia clericale (papa, cardinale, vescovo, ecc.) a ogni singolo rappresentante del mondo laico (imperatore, re, duca, conte, cavaliere, dottore, mercante, usuraio, ladro, contadino, fino all'innocente infante).
    La morte non si preoccupa della classe sociale, né della ricchezza, sesso o età delle persone coinvolte nella danza.
    E' spesso rappresentata con dei strumenti musicali. Questa caratteristica ha un significato simbolico ed appare già agli inizi della danza macabra.
    Gli strumenti evocano la tentazione, il piccolo diabolico incantamento del potere della musica.
    Basta pensare al canto delle sirene, al flauto suonato da Hameln, ecc.. In questo modo la morte ammalia l'umanità con la sua musica.



    fonte

  2. #2
    Ospite

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    Inno dei Giovani Fascisti

    Fuoco di Vesta che fuor dal tempo irrompe con ali e fiamme la giovinezza va. >>> Fiaccole ardenti sull’are e sulle tombe <<< , noi siamo le speranze della nuova età.
    Duce, Duce, chi non saprà morir? Il giuramento che mai rinnegherà? Snuda la spada quando Tu lo vuoi, gagliardetti al vento, tutti verremo e Te! Armi e Bandiere degli antichi eroi, per l’Italia, o Duce, fa balenare al sol!
    Va, la vita va, con sé ci porta, ci promette l’avvenir, una maschia gioventù con romana volontà combatterà.
    Verrà, quel dì verrà che la gran madre degli eroi ci chiamerà. Per il Duce o Patria Immortal: A Noi! Ti darem gloria e terre in Oltremar.

    Camerata Richard

    >>> chi divide pane e morte <<<,
    non si scioglie sulla terra!
    Camerati fuori il passo sulla strada della gloria
    coglieremo la vittoria
    per la nostra libertà.

    La Sagra di Giarabub

    Colonnello non voglio il cambio:
    qui nessuno ritorna indietro
    non si cede neppure un metro
    se la morte non passerà !
    Colonnello non voglio encomi:
    sono morto per la mia terra ...
    ma la fine dell’Inghilterra
    incomincia da Giarabub!

    Giovinezza

    Salve, o popolo d’eroi
    salve, o Patria immortale!
    Son rinati i figli tuoi
    con la Fe’ nell’Ideale.
    Il valor dei tuoi guerrieri,
    la virtù dei pionieri,
    la vision de l’Alighieri
    oggi brilla in tutti i cuor.

    Giovinezza, giovinezza,
    primavera di bellezza,
    della vita nell’asprezza
    il tuo canto squilla e va!
    Dell’Italia nei confini
    son rifatti gli italiani,
    li ha rifatti Mussolini
    per la guerra di domani.
    Per la gioia del lavoro,
    per la pace e per l’alloro,
    per la gogna di coloro
    che la Patria rinnegar.

    Giovinezza, giovinezza,
    primavera di bellezza,
    della vita nell’asprezza
    il tuo canto squilla e va!

    I poeti e gli artigiani,
    i signori e i contadini,
    con l’orgoglio d’italiani
    giuran fede a Mussolini.
    Non v’è povero quartiere
    che non mandi le sue schiere,
    che non spieghi le Bandiere
    del Fascismo redentor.

    Giovinezza, giovinezza,
    primavera di bellezza,
    della vita nell’asprezza
    il tuo canto squilla e va!

    E per Benito Mussolini: Eja, eja, alalà!




    teschio/rosa mistica della morte



    giovine fascista pronto al martirio

  3. #3
    Ospite

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    simbolismo dei primi fasci












    oltre la morte

  4. #4
    Ospite

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    ESSENZA MISTICA DEL FASCISMO TOTALITARIO

    Titolo: Essenza mistica del fascismo totalitario. Dalla Scuola di MIstica Fascista alle Brigate Nere
    Autore: Luca Fantini
    Costo: € 15.00
    Casa editrice: Associazione uno dicembre 1943
    N° pagine: 320
    Modalità di pagamento: Invio di € 15.00 (+ 3 di spedizione) da versare sul c/c postale numero 11477148
    intestato a MFL - Via Villanova 48 - 14017
    Valfenera (AT)


    Per informazioni scrivere a: vicesegreteria@libero.it
    Recensione:

    Io voglio presentarmi al Padre/ povero come un soldato di ventura/ senza nome e sorte/ macerato come un asceta/ immobile come la scolta del tempo/ dinnanzi all'eternità/ nel nome del Figlio della Legione Fedele".



    Cesare Mazza, "Disperata"

    Ho portato degli uomini a morire. Solo allora sono stato veramente capace di amare (...) Il pensiero della morte è là (...) Dove siete eterni ragazzi, coi quali ho diviso pane e speranza, bestemmia e preghiera? (...) L'essere in pochi è la suprema garanzia della vittoria dello spirito. Una insurrezione di Combattenti e di Credenti (...) Di uomini volti ad una vita più alta."


    Da"I giorni della chimera" di Cesare Mazza




    ESSENZA MISTICA DEL FASCISMO

    "Che esso sia una dottrina di vita, lo mostra il fatto che ha suscitato una fede: che la fede abbia conquistato le anime, lo dimostra il fatto che il fascismo ha avuto i suoi Caduti e i suoi Martiri. Il fascismo ha oramai nel mondo l'universalità di tutte le dottrine, che realizzandosi, rappresentano un momento nella storia dello spirito"."
    Benito Mussolini



    E' il "viaggio" di un giovane di oggi in un mondo quasi del tutto sconosciuto ai più: quello di una generazione che oltre mezzo secolo fa che visse il fascismo come una religione di vita.
    L'autore si riallaccia alla Scuola di Mistica Fascista fondata da Nicoloò Giani in stretta collaborazione con Arnaldo Mussolini, dove si formavano i quadri del fascismo che si ispiravano ad una concezione di vita altamente spirituale.
    Solo una conoscenza dei principi a cui si ispirava l'ascetismo fascista può dare al lettore la giusta chiave di interpretazione dell'atteggiamento sprezzante con cui migliaia e migliaia di giovani e non giovani fascisti affrontarono la "signora morte" in modo beffarto.
    Sono state le migliaia e migliaia di volontari, nella strgrande maggioranza giovani o adoloscenti, i quali, avendo assimilata e fatta propria la ventennale predicazione di Mussolini, erano già "l'italiano nuovo", che era portatore dei valori spirtuali, morali ed etici che il fascismo aveva fatto emergere e che, se si dimostrarono utili in tempo di guerra, ancora più preziosi si dimostrarono in tempo di pace.
    E' un grande merito di LUCA FANTINI, giovane laureato in scienze politiche, nella sua opera prima, quello di aver delineato i meccanismi psicologici per i quali l'ideale fascista suscitò quegli immensi entusiasmi, al punto da indurre quasi un'intera generazione al sacrificio supremo, disponibilissima a morire in un impeto di generosità e di altruismo.



  5. #5
    Ospite

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    Cari Moderatori, potete correggere il titolo del 3d, ho dimenticato di editare la lettera a nella parola macbra.
    Grazie

  6. #6
    Ospite

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    CAMICIE NERE
    In senso lato, gli aderenti al movimento fascista; specificamente, i membri del Partito nazionale fascista e della Milizia volontaria della sicurezza nazionale, la cui uniforme comprendeva appunto una camicia nera. Quest'ultima derivava dall'uniforme degli arditi della guerra del 1915-1918, poi adottata dai legionari di D'Annunzio a Fiume e infine (1922) dalle squadre fasciste partecipanti alla marcia su Roma.

    ARDITI
    Componenti dei reparti d'assalto dell'esercito italiano (costituiti per la prima volta nel 1917 sull'esempio di altri eserciti) durante la prima guerra mondiale. Massimo disprezzo per l'esistenza propria e altrui e rifiuto di qualsiasi autorità che non derivasse in modo diretto dalla forza: queste erano le componenti principali della ideologia, l'arditismo, che da loro prese nome. Per la sua stessa natura facilmente indotto a degenerare, e comunque incapace di affrontare, se non in termini di violenza, i problemi posti dalla realtà sociale e politica, l'arditismo, che durante il conflitto aveva goduto di una certa popolarità, attirò su di sé, nel dopoguerra, più ostilità che simpatie e finì per entrare a far parte del bagaglio "ideologico" e soprattutto del costume del fascismo. Non pochi arditi tuttavia rifiutarono questa deriva e, tra il 1921 e il 1922, combatterono le violenze squadristiche entrando a far parte delle schiere degli arditi del popolo.



    ARDITI

  7. #7
    Ospite

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    Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale - MVSN, che divenne operativo col Regio Decreto 14.1.1923 n. 31.

    CORRISPONDENZA TRA I REPARTI DEL R. ESERCITO E DELLA MVSN
    R. ESERCITO MVSN
    SQUADRA SQUADRA
    PLOTONE MANIPOLO
    COMPAGNIA CENTURIA
    BATTAGLIONE COORTE
    REGGIMENTO LEGIONE
    COMANDO DI BRIGATA COMANDO DI GRUPPO
    COMANDO DI DIVISIONE COMANDO DI ZONA

    CORRISPONDENZA TRA I GRADI DEL R. ESERCITO E DELLA MVSN
    R. ESERCITO MVSN
    Soldato ------------
    Appuntato Camicia Nera
    Caporale Camicia Nera Scelta
    Caporal Maggiore Vice Capo Squadra
    Sergente Capo Squadra
    Sergente Maggiore Primo Capo Squadra
    Maresciallo Ordinario Aiutante
    Maresciallo Capo Aiutante Capo
    Maresciallo Maggiore Primo Aiutante
    Sottotenente Sotto Capo Manipolo
    Tenente Capo Manipolo
    Capitano Centurione
    Maggiore Seniore
    Tenente Colonnello Primo Seniore
    Colonnello Console
    Generale di Brigata Console Generale
    Generale di Divisione Luogotenente Generale
    Generale di Corpo d’Armata Luogotenente Generale Capo di S.M.
    Generale d’Armata Comandante Generale



  8. #8
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    Rassegna di documenti di gran fascino e profondità, caro Antonio...

    Certo, simili immagini e concetti si prestarono ancora in tempi recenti a facile strumentalizzazione... Ricordo un manifesto della sinistra anni Settanta che, dopo qualche superficiale riferimento del genere, concludeva più o meno: "Avete notato che parlano solo di morte?"...

  9. #9
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    In origine postato da geom.antonio

    ARDITI ... ....
    Per la sua stessa natura facilmente indotto a degenerare, e comunque incapace di affrontare, se non in termini di violenza, i problemi posti dalla realtà sociale e politica
    La fonte, Antonio, di questa affermazione?


  10. #10
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    Riterrei più idonea questa:

    "il ruolo politico degli arditi, che vennero ad impersonare la volontà di vittoria a tutti i costi, ma anche l'implicito rifiuto delle tradizioni e delle istituzioni dello stato liberale e del suo esercito. E infatti gli arditi subito dopo l'armistizio si schierarono con il nascente fascismo". Presentazione del libro di Giorgio Rochat sugli arditi, appunto.

    Il link:

    http://www.leg.it/editrice/gliarditi.htm

 

 
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